Marco si staccò da lei, il fiato ancora corto, e Lucia sentì il divano muoversi sotto il suo peso che si spostava per alzarsi. Le sue mani scattarono prima che il cervello potesse decidere, afferrarono il polso di lui con entrambe le mani, le nocche bianche per la forza della presa disperata. «Non andare via. Ti prego, Marco, non lasciarmi qui. Resta.» La voce le uscì rotta, singhiozzante, e si sollevò dal divano per aggrapparsi a lui, il corpo nudo che premeva contro il suo fianco, i seni cadenti schiacciati contro il braccio possente. Il seme di Marco le colava ancora dalla fica lungo le cosce, denso e caldo, le macchiava la pelle mentre si torceva verso di lui, le lacrime che le rigavano il viso. Marco si fermò. La vista dall'alto, gli occhi scuri impassibili, il volto duro come pietra, e Lucia vi meno una pazienza che stava per spezzarsi. «Allora ascoltami bene, Lucia.» La voce secca, autoritaria, senza un'ombra di cedimento. «Io resto. Ma tu sarai mia. Completamente. Sempre. Quando voglio, come voglio. Senza opporsi alla resistenza. Senza chiedere amore. Senza piangere per quello che non ti darò mai.» Le afferrò il mento tra il pollice e l'indice, stringendo quel tanto da obbligarla a guardarlo negli occhi. «Dimmi che hai capito.» Lucia annuì in silenzio, le lacrime che le colavano sulle dita di lui, e sentì qualcosa dentro di sé piegarsi e cedere del tutto. Marco la baciò con forza, la lingua che le entrò in bocca possedendola, le succhiò il respiro insieme al sapore del suo pianto. Poi si sedette di nuovo sul divano, le afferrò un fianco e la tirò verso di sé, facendole capire che il patto iniziava in quell'istante. La mano libera le scese sulla pancia, indugiando sulla curva appena arrotondata, poi scivolò più in basso. Le dita le toccarono la fica ancora bagnata del suo seme, e Lucia emise un gemito roco, il corpo che cedeva contro di lui mentre quelle dita la penetravano di nuovo. Marco spinse due dita dentro, le curvò, facendola sussultare, la schiena che si inarcava mentre la teneva ferma sul divano con l'altra mano. «Sei mia.» La voce bassa, contro il suo orecchio. «E adesso lo sai.» Le dita affondavano piano, insistendo, e Lucia lasciò cadere la testa sulla sua spalla, sconfitta e aggrappata, mentre la luce del tramonto moriva oltre la tenda scostata. Le dita di Marco dentro di lei la trattenevano ferma sul divano, la sua voce che ripeteva «Mia» mentre la luce del tramonto scompariva del tutto.Il giorno dopo piangendo senza lacrime lucia andò ad abortire,gli occhi di medici e infermieri la guardavano come fosse sporca una puttana di 53 anni messa incinta e costretta ad abortire.
La sera dopo marco e Lucia si ritrovarono sempre a casa di lei e sempre su quel divano che li vedeva scopare ormai senza piu alcun ritegno
La luce era ormai spenta, solo il chiarore giallo della lampada addossata alla parete teneva vivo il soggiorno. Lucia restava immobile contro il petto di Marco, il membro di lui ancora dentro di lei, il respiro che le si spezzava a ogni piccolo movimento. Sentiva le lacrime non versate bruciarle dietro gli occhi, e la pancia vuota sotto il suo enorme bastone di carne ,un vuoto che le faceva più male di qualsiasi altro dolore. Sollevò appena il viso, le labbra screpolate dal pianto asciutto, e parlò con una voce così sottile che quasi non uscì dalla gola. «L'ho fatto.» Marco non smise di accarezzarla, il palmo fermo sulla sua pancia. «Che cosa hai fatto?» chiese piano, come se già lo sapesse. «Ho abortito.» Le parole caddero nel silenzio come un taglio. «A cinquantatré anni, come una puttana, sono andata lì, mi sono stesa, ho aperto le gambe e l'ho buttato via.» Le tremò la voce, ma non una lacrima scese: erano tutte ficcate dentro, nel fondo del petto, dove la vergogna le bruciava in volto. Sentì il cazzo di Marco uscire da lei con un rumore umido, poi la mano le salì sul viso e il pollice le passò sotto l'occhio, asciugando qualcosa che non c'era. «Sei stata brava era la cosa giusta ora pero dovrai usare la pillola » le disse, e la voce, per la prima volta, non aveva il comando, ma una specie di sollevazione, di peso che si scioglieva. Lucia lo guardò e negli occhi scuri di lui vide il sollievo: la bestia era stata uccisa, il grembo era di nuovo vuoto, e lui tornava libero. Marco la prese per le spalle e la girò senza sforzo, facendola piegare a pancia in giù sul divano, il volto affondato nei cuscini. Le mani forti le aprirono le native con dita che non tremavano, e Lucia capì cosa stava per accadere. «No, lì no» mormorò, ma il corpo non si oppose: le ginocchia scivolarono sul tessuto, la schiena si inarcò da sola, offrendo quel punto mai toccato. Marco le si inginocchiò dietro, lo sentì appoggiare il cappello del cazzo umido di saliva e residui della sua fica contro il buchino stretto, poi spinse. Il dolore fu un incendio che le salì lungo la schiena. Lucia strinse i denti sui cuscini, le unghie affondate nella stoffa, mentre lui entrava con una lentezza che la apriva centimetro per centimetro, inesorabile. Un gemito roco le uscì dalla gola, un filo di bava le bagnò il cuscino. Marco la teneva per i fianchi, il cazzo che sprofondava nel culo vergine, e quando fu dentro fino in fondo restò fermo un istante, respirando forte contro la sua schiena. Poi cominciò a muoversi, e dai movimenti della fica le colavano gli umori bagnati giù sulle cosce, a bagnare il culo mentre lui la prendeva da dietro. Ogni spinta era profonda, lenta, i testicoli che sbattevano contro il buco bagnato e tiepido, la carne che si apriva per lui. Lucia gemeva senza più parole, il dolore che si mescolava al calore, alla resa, e il divano scricchiolava sotto i loro corpi. Marco grugniva, il respiro pesante, le mani che le stringevano la carne dei fianchi fino a lasciarvi i segni. Poi si irrigidì, un affondo ultimo, violento,e sentì il caldo del suo seme riempirle il culo, dentro in un modo nuovo, impossibile da dimenticare. Il corpo di Lucia tremò da capo a piedi, le dita storte nella stoffa, mentre lui si ritraeva piano e il seme le colava fuori, lento, sul cuscino e sul legno sotto. Marco le posò la mano aperta sulla schiena, si piegò su di lei e le sussurrò nell'orecchio, con voce bassa e stanca: «Mia». Lucia chiuse gli occhi e sentì il seme di lui scivolare ancora, caldo, tra le natiche aperte, sul divano, mentre quell'unica parola le riempiva il vuoto molto più di qualsiasi amore le avrebbe mai dato.
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Sono un uomo di 45anni, per la prima volta scrivo racconti erotici inerenti l incesto tra fratello e sorella,i miei racconti sono romanzati ma non sono del tutto finzione,nel 2020 tra me e mia sorella maggiore che ha 53anni si e instaurato un legame speciale. Mi farebbe piacere parlare in privato con chi ha avuto esperienze simili alle mie.
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