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Erotika
Sverginare l’amico di mio figlio · Cap. 2
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Capitolo 2 di 4 19 min di lettura

Toccami le tette mentre ti sego

Matteo varca la soglia aspettandosi di dover fuggire, ma si ritrova intrappolato in un gioco di seduzione troppo grande per lui. Tra imbarazzo e ormoni fuori controllo, la madre di Giulio azzera ogni sua inibizione, prendendo letteralmente in mano la situazione per prepararlo a una lunga notte.

MaestraDiVizi
5 mesi fa · 2.5k letture · 2

Deglutì pesantemente, il pomo d'Adamo che scattava in gola, e annuì un'altra volta, più deciso. "Sì," soffiò, con voce rotta.

Lasciai la presa sulla sua maglietta e feci scivolare le mani sui suoi fianchi rigidi, sorridendo vittoriosa.

"E allora basta così," mormorai, posando finalmente le mie labbra a un millimetro dalle sue. "Chi se ne frega di tutto il resto."

Senza aspettare un'altra esitazione, lo afferrai per i passanti dei jeans e mi lasciai cadere all'indietro sul materasso, trascinandolo letteralmente sopra di me.

Il tonfo sordo dei nostri corpi contro le lenzuola riempì la stanza. Matteo atterrò in modo un po' goffo, cercando istintivamente di sorreggersi con gli avambracci per non schiacciarmi. Sotto di lui, sentii tutta la consistenza del suo fisico: era magrolino, alto, quasi spigoloso contro le mie forme abbondanti, ma c'era una durezza nervosa e scattante in lui, tipica di un ragazzino con gli ormoni in fiamme. Il suo bacino era incollato al mio, e l'erezione che premeva contro la stoffa dei suoi pantaloni era una presenza dura e inequivocabile contro il mio ventre.

"Dai," gli sussurrai, accarezzandogli la nuca per farlo rilassare. "Toccami senza paura. So perfettamente che sei curioso di sapere com'è fatta una donna."

Lui deglutì a vuoto, tenendosi sollevato su un gomito. Il suo sguardo vagò dal mio viso al mio corpo seminudo, incerto, ipnotizzato.

Lentamente, come se avesse paura di scottarsi o di rompermi, allungò una mano. Le sue dita lunghe e un po' tremanti sfiorarono il pizzo scuro del mio reggiseno a balconcino. Il suo tocco era inesperto, leggerissimo, quasi timoroso mentre tracciava la rotondità del mio seno, sentendo il calore della mia pelle attraverso la stoffa. Trattenne il respiro quando il suo pollice, in modo maldestro, sfiorò il mio capezzolo indurito sotto il pizzo.

Un brivido mi attraversò la spina dorsale. La sua inesperienza, paradossalmente, era la cosa più eccitante del mondo.

Decisi di dargli la spinta definitiva. Feci scivolare le mani lungo la sua schiena stretta, sentendo le scapole appuntite sotto la maglietta di cotone, e scesi giù, fino ad afferrargli con decisione i glutei attraverso il denim dei jeans. Lo strinsi forte con entrambe le mani, tirandolo ancora più stretto contro di me.

Lui sussultò, emettendo un piccolo gemito strozzato contro il mio collo.

"Cazzo, che bel culetto sodo che ti ritrovi," mormorai contro il suo orecchio, ridacchiando della sua reazione e spingendo i fianchi verso l'alto per massaggiare la sua erezione contro la mia intimità nuda. "Dai, tesoro, toccami senza farti problemi. È tutto tuo, fa' quello che vuoi."

Quelle parole, sfacciate e crude, unite alla stretta possessiva delle mie mani sul suo sedere, sembrarono cortocircuitare le sue ultime difese.

l'istinto animale di Matteo prese finalmente il sopravvento sulle sue paure.

"Sei... sei bellissima," soffiò lui, la voce rotta.

La sua mano perse la timidezza. Infilò le dita sotto il ferretto del reggiseno, spingendo via il pizzo con un gesto un po' rude ma disperato. Il mio seno pesante si liberò dalla stoffa, cadendo morbido sul palmo della sua mano. Matteo chiuse gli occhi, emettendo un sospiro profondo mentre ne testava il peso e la morbidezza, stringendo la carne accaldata con una fame che mi fece inarcare la schiena.

Mentre lui esplorava il mio petto, abbassando la testa per rubare baci umidi e affamati alla pelle del mio collo e della mia clavicola, io iniziai a guidarlo. Gli presi la mano libera e gliela portai sul mio fianco, mostrandogli quanta pressione usare, invitandolo a stringermi. Nel frattempo, le mie mani si insinuarono sotto la sua t-shirt. Esplorai la sua pelle liscia, l'addome piatto e duro, tracciando i contorni del suo torace magro. C'era qualcosa di incredibilmente erotico nel contrasto tra la mia morbidezza matura e la sua durezza giovanile, acerba ma piena di energia.

"Così, bravo," lo incoraggiai, sospirando quando lui trovò il coraggio di prendere il mio capezzolo tra due dita, stringendolo con un misto di devozione e urgenza. "Non fermarti, Matteo... fammi vedere quanta fame hai."

Matteo teneva la stoffa del reggiseno abbassata con una mano, mentre con l'altra esplorava la rotondità del mio seno. Le sue dita si muovevano in modo disordinato, quasi casuale, pizzicando e sfiorando il capezzolo turgido. Non sapeva esattamente cosa stesse facendo, stava solo sperimentando alla cieca, guidato da un istinto puramente viscerale e dalla morbidezza della mia pelle.

Lo lasciai fare. Non lo corressi subito. Mi piaceva immensamente l'idea di essere il suo personale campo di prova, la sua prima volta. Con la mano destra scivolai sotto la sua t-shirt, accarezzando la pelle liscia della sua schiena che si tendeva e si rilassava a ogni respiro, mentre con la sinistra presi ad accarezzargli i capelli corti sulla nuca, tenendolo vicino.

"Bravo, così," mormorai, con un tono basso e roco che nascondeva un inequivocabile istinto materno e dominatore. "Ma lo sai che c'è un modo migliore per farlo?"

Lui alzò gli occhi verso i miei, le pupille dilatate, il respiro affannoso. "Quale?" sussurrò, con la voce che gli tremava.

Spostai il pollice per accarezzargli il labbro inferiore, guardandolo con una dolcezza intrisa di lussuria. "Lo sai... se fai come i bambini e lo succhi, è ancora più bello," gli suggerii, trattandolo esattamente come il mio piccolo, docile apprendista.

Matteo deglutì, esitando solo una frazione di secondo. Poi abbassò di nuovo la testa. Fu impacciato, le sue labbra cercarono il mio capezzolo in modo quasi maldestro, bagnando la pelle attorno in modo caotico, ma quando lo prese in bocca, la sensazione di calore e umidità mi fece inarcare la schiena. La sua lingua si mosse con titubanza, poi, guidato da un automatismo primordiale e rassicurante, iniziò a succhiare con più forza e ritmo.

"Mmh, cazzo, sì," gemetti, calcando volutamente la mano, rendendo il suono un po' più esagerato e rumoroso del necessario per dargli sicurezza.

E funzionò alla grande. Sentire che mi stava dando piacere lo galvanizzò; le sue labbra si fecero più decise, il ritmo della sua lingua più avido e sicuro. la sensazione della sua bocca affamata e inesperta sulla mia pelle era quanto di più eccitante potessi sognare in quel momento.

A un certo punto, però, il ferretto del reggiseno, rimasto incastrato a metà sotto il seno, iniziò a dargli fastidio, impedendogli di avere pieno accesso alla base del seno. Provò a spingerlo giù con irritazione, sbuffando, infastidito da quell'ostacolo di pizzo.

"Ti dà noia, tesoro?" sussurrai, divertita dalla sua impazienza. "Puoi toglierlo, se vuoi."

Lui annuì freneticamente. Ci sollevammo entrambi appena dal materasso, giusto il necessario per permettergli di sganciarlo. Matteo portò le mani dietro la mia schiena, le dita tremanti per l'eccitazione e la fretta. Ma i minuscoli gancetti sembravano avergli dichiarato guerra. Armeggiò alla cieca per qualche secondo, tirando la stoffa e sbuffando sempre più frustrato e nervoso, incapace di sbloccare la chiusura.

"Cazzo, non si apre..." imprecò a denti stretti, il viso che si colorava di un rosso scuro per l'imbarazzo di non riuscire in un'operazione che nei film sembrava sempre così fluida. Si stava irritando e mortificando di nuovo.

"Ehi, ehi, calma," lo rassicurai, facendogli una carezza lenta sulla spalla, tornando per un attimo a fare la mamma paziente di fronte ai capricci di un bambino. "Non scappa mica, Matteo. Piano, usa due dita. Non tirare, fai solo un po' di pressione sulle estremità. Fai con calma."

Respirò a fondo, visibilmente tranquillizzato dal mio tono morbido. Rallentò i movimenti, seguendo le mie istruzioni invisibili dietro la schiena. Ci fu un piccolo clic. La tensione elastica svanì.

Il pizzo nero cadde morbido lungo le mie braccia e io mi lasciai scivolare di nuovo sul letto, sfilandomelo dai polsi, liberando completamente il mio seno pesante e nudo davanti ai suoi occhi. Aveva appena aperto i cancelli del paradiso, e l'espressione sul suo volto fu impagabile: pura, assoluta venerazione.

Senza bisogno che aggiungessi altro, si tuffò di nuovo su di me. Questa volta senza ostacoli. Seppellì il viso nel mio décolleté, riprendendo a succhiarmi i capezzoli con una foga cieca e adorante, le mani che finalmente potevano stringere e impastare la mia pelle nuda e generosa.

Sorrisi, inarcando il petto per offrirglielo di più, mentre intrecciavo di nuovo le dita tra i suoi capelli, accarezzandolo con la più assoluta soddisfazione. L'inizio lento e arguto aveva lasciato spazio agli approcci diretti.

"Così... bravissimo," mormorai, cullandolo contro di me, assecondando la sua fame. "Sei proprio un bravo bimbo."

Il sesso, nella mia vita, non è mai mancato. Ho avuto un matrimonio lungo, delle storie, tanto divertimento dopo il divorzio. Eppure, l'eccitazione che mi scorreva nelle vene in quel momento era qualcosa di completamente diverso.

Guardare Matteo esplorare il mio corpo, vederlo muovere i primi passi così timidamente, mi faceva sentire incredibilmente giovane. Ricordavo perfettamente il giorno in cui persi la mia verginità: era stato con un ragazzo più grande, esperto, che sapeva esattamente dove mettere le mani e come farmi sciogliere. E adesso la ruota aveva girato. Adesso ero io quella matura. Ero io l'esperta, la guida. Sapere che sarei stata la sua prima volta, l'esperienza che gli sarebbe rimasta marchiata a fuoco nella mente e nel corpo per il resto della sua vita, mi faceva letteralmente impazzire. Era la prima volta che sverginavo qualcuno, e il senso di potere misto a tenerezza era una droga.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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Cap. 3

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