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Sverginare l’amico di mio figlio · Cap. 4
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Capitolo 4 di 4 11 min di lettura

Ho sverginato l’amico di mio figlio

Matteo doveva soltanto assaggiare la sua prima donna. Sul divano, però, l’allievo prende il sopravvento e trasforma una lezione proibita in una notte insaziabile.

MaestraDiVizi
2 mesi fa · 3.7k letture · 1

Nella mia mente, la lussuria fisica si mescolava a un senso di onnipotenza assoluta. Guardavo i suoi occhi sgranati, persi nel delirio, e ammiravo la mia "creazione". Lo avevo spogliato, istruito, e ora lo stavo facendo letteralmente impazzire. Ero io la padrona della sua prima volta, colei che gli stava bruciando il cervello, resettando ogni sua certezza.

Ma fu proprio in quel momento che la dinamica si spezzò.

La mia foga e quelle parole spinte furono la scintilla finale. Il verginello impaurito e passivo svanì di colpo, inghiottito da un istinto animale, primordiale. Matteo non riuscì più a subire passivamente il mio ritmo. L'attesa lo aveva esasperato. Con uno scatto felino, inarcò la schiena e piantò il bacino verso l'alto, venendomi incontro. Iniziò a spingere dal basso con una foga acerba, brutale, cercando una penetrazione sempre più profonda, disperata. Voleva tutto di me.

Le sue mani, che prima riposavano incerte sui miei fianchi, si serrarono all'improvviso in una morsa possessiva e crudele. Le sue dita lunghe si conficcarono nella mia carne, stringendo con una forza tale che sapevo mi avrebbe lasciato dei lividi violacei il giorno dopo. Ma quel dolore sordo era un eccitante naturale potentissimo.

L'amplesso divenne un caos di fluidi e carnalità. I nostri petti, ormai fradici di sudore, scivolavano e si scontravano. Il silenzio dell'appartamento venne squarciato dal rumore crudo, umido e inequivocabile dei nostri bacini che sbattevano l'uno contro l'altro. Pelle contro pelle, carne contro carne, in un ritmo indiavolato.

Anche la colonna sonora del suo piacere mutò radicalmente. Il suo respiro non era più spezzato o trattenuto per l'imbarazzo; si era trasformato in un rantolo gutturale. Affondò il viso nel mio collo, mordendomi leggermente la pelle, ed esplose in una serie di gemiti rochi e imprecazioni strozzate. "Cazzo... cazzo, sì!" imprecò, la voce roca che mi vibrava contro la clavicola. "Sei una dea... non mi fermo, non ce la faccio a fermarmi!"

Ero fradicia, completamente inondata dai miei stessi umori, e la sua goffaggine iniziale si era trasformata in una tempesta perfetta. L'intensità era aumentata a dismisura, raggiungendo un picco insostenibile. Persi completamente la lucidità. Non ero più la guida, l'esperta; ero solo una donna travolta da un piacere devastante, in balia di un ragazzo che stava scoprendo la sua virilità dentro di me.

"Vieni, Matteo... riempimi, riempimi tutta!" gli urlai contro la bocca, accelerando per stargli dietro, stringendo le mie pareti interne attorno a lui con tutta la forza che avevo.

Quella morsa inaspettata fu il suo colpo di grazia. Il suo corpo si tese come se fosse stato attraversato da una scarica di mille volt. Emise un grido aspro, liberatorio, e il suo bacino si schiantò contro il mio in un ultimo, profondissimo affondo. Fui investita dal suo climax: mi riempì con spasimi violenti, caldi, densi, che mi inondarono dall'interno, scatenando istantaneamente il mio stesso orgasmo. Crollai su di lui, tremando in modo incontrollabile, il mio corpo attraversato da scosse di piacere assoluto mentre la sua foga si scioglieva nel calore di un abbandono totale.

Il peso del mio corpo si abbandonò completamente sul suo petto madido di sudore. I nostri cuori battevano all'impazzata, quasi a voler sfondare le gabbie toraciche, scontrandosi in una sinfonia disordinata. I miei polmoni cercavano disperatamente ossigeno, rubandolo ai suoi respiri ancora rotti e affannosi. L'apoteosi dei sensi e l'orgasmo condiviso avevano lasciato spazio a una soddisfazione profonda e silenziosa.

Restammo aggrovigliati per qualche minuto, assaporando l'inerzia e il calore dei nostri corpi fusi. Poi, feci leva sulle braccia e mi sollevai lentamente. Il momento del distacco fu carnale, viscerale: lui scivolò fuori da me con un suono umido. Avvertii all'istante la sensazione fisica di un vuoto incolmabile, mentre i nostri fluidi caldi e mescolati colavano lentamente lungo l'interno delle mie cosce. L'aria della stanza, improvvisamente gelida sulla pelle accaldata, mi fece venire i brividi.

Abbassai lo sguardo su di lui. Matteo aveva appena superato la linea d'ombra. Il suo viso non era più quello del ragazzino spaventato ed esitante di inizio serata. Il suo sguardo era un misto perfetto di stravolgimento totale, cruda gratitudine e una nuova, inaspettata arroganza virile.

"Sei stato un animale," sussurrai maliziosa, passandogli una mano tra i capelli umidi per accarezzarlo. "Complimenti per la foga."

Lui sorrise, un sorriso sghembo e affamato. Senza alcun preavviso, mi afferrò i fianchi con una sicurezza che non gli apparteneva fino a mezz'ora prima, tirandomi di nuovo giù per stamparmi un bacio prepotente sulle labbra. "Era solo l'antipasto. Mi hai fatto impazzire," mormorò contro la mia bocca, stringendomi un gluteo. "E so che puoi stringere ancora più forte."

Risi, sorpresa e stuzzicata da quella sfrontatezza. "Calma, stallone. Alzati. La nottata è ancora lunghissima, ma prima c'è una lezione fondamentale da imparare."

Lo presi per mano, guidandolo nudo attraverso il corridoio fino al bagno. La luce bianca dello specchio illuminò i nostri corpi segnati dall'amplesso. Lo feci avvicinare al bidet, accendendo l'acqua tiepida, calandomi perfettamente nel ruolo della guida esperta e premurosa. "Vieni qui," gli ordinai dolcemente. "Ti faccio vedere come ci si prende cura di un cazzo che ha lavorato così bene."

Matteo ubbidì, lasciandosi maneggiare con docilità. L'erotismo vince sulla complessità attraverso la spontaneità dei gesti, e non c'era nulla di più intimo e naturale di quel momento. Presi il sapone neutro e lo feci schiumare tra i palmi, per poi avvolgere la base del suo membro, ancora semi-eretto e lucido dei miei umori. Iniziai a strofinarlo con delicatezza, tirando indietro la pelle del prepuzio per lavare bene la corona del glande.

"Devi pulirlo a fondo," gli spiegai, sfiorando il frenulo con i polpastrelli insaponati. Il contrasto tra l'acqua tiepida e la schiuma scivolosa lo fece fremere. Sotto le mie mani, la sua carne iniziò a gonfiarsi di nuovo, indurendosi a vista d'occhio in un crescendo inesorabile.

"Non credo che lavarlo così aiuti a calmare la situazione..." biascicò lui, il respiro che si faceva di nuovo pesante.

"Non ho mai detto di volerla calmare," risposi, chinandomi a mordergli leggermente l'interno della coscia prima di risciacquarlo.

Mi sistemai poi sul bidet per lavarmi a mia volta. Ma lui, ormai assatanato e incapace di tenermi le mani lontane, si posizionò subito dietro di me. Mi baciò il collo, scendendo a mordicchiarmi la spalla nuda mentre l'acqua scorreva. Le sue mani grandi mi coprirono i seni bagnati, impastandoli con una fame inesauribile, stringendo i capezzoli già duri come in un gioco quasi infantile ma saturo di una tensione palpabile.

"Non ne ho abbastanza di te," ansimò al mio orecchio, la sua erezione che premeva prepotente contro la mia schiena bagnata.

Mi voltai a guardarlo. Mentre i suoi occhi scuri scrutavano i miei con una possessione assoluta, realizzai con un brivido freddo un segreto che avrei dovuto tenere solo per me: quella che doveva essere un'iniziazione per gioco si era trasformata in un desiderio feroce. Ora ero io a essere in trappola, fatalmente assuefatta al ragazzino che avevo appena trasformato in uomo. Quella tacita promessa di lussuria inaspettata sigillò la stanza, lasciandomi solo con la brama bruciante di scoprire fino a che punto ci saremmo spinti prima dell'alba.

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MaestraDiVizi

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Commenti 1

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  1. peterpan

    Sublime. Hai riacceso ricordi sbiaditi con una scarica elettrica…

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