Capitolo 2 - Un sabato notte indimenticabile
Marco e lucia arrivano a casa ma non ee la fine e solo l inizio
La nebbia non mollava la presa nemmeno davanti a casa di Lucia. I fari dell'auto di Marco si spensero con un clic, e per un attimo restarono seduti lì, nel silenzio ovattato, con i vetri appannati dal fiato e l'odore del sesso ancora addosso. Lucia sentiva il seme del fratello colarle lungo l'interno della coscia, caldo e denso, e non fece nulla per fermarlo. Cinquantatré anni, e si sentiva una ragazzina con il primo uomo col batticuore, le mutandine zuppe e la gonna corta appiccicata alle cosce. Marco, quarantacinque anni, non era più solo suo fratello. Era l'uomo che l'aveva scopata in auto fino a farle dimenticare il proprio nome, e adesso la guardava con quegli occhi scuri, affamati, come se non avesse finito.
Scesero dalla macchina e. A piedi si avviarono al vialetto che portava a casa di lucia, marco guardava sua sorella camminare sui tacchi, il culo e i polpacci i lucia che erano tesi dai tacchi alti e il cazzo di Marco già si era fatto duro.
Arrivarono alla porta.
«Entra,» disse Lucia con un sorriso imbarazzato, la voce roca. «Non restiamo qui fuori con questa nebbia.»
"Hai paura lucia?" Le chiese marco ee lei impacciata e rossa di imbarazzo come una ragazzina rispose "un po" La porta di casa si aprì con un cigolio, e appena varcarono la soglia, il legno si richiuse dietro di loro con un tonfo secco. Il buio dell'ingresso li inghiottì. Non fecero nemmeno in tempo a pensare alle scale, alla camera, a un letto. Marco la prese in braccio, la sollevò come se non pesasse nulla, e la baciò con una passione che sapeva di urgenza e di resa. Lucia gli cinse il collo con le braccia, gemendo nella sua bocca mentre lui la adagiava sui gradini, il cemento freddo sotto la schiena.
Marco le tolse il top con uno strattone, scoprendo di nuovo le sue tette candide, , cadenti. Le prese tra le mani, le sollevò, e chinò la testa per succhiarle avidamente. Lucia inarcò la schiena, un gemito lungo le uscì dalle labbra mentre la lingua del fratello tormentava i capezzoli grossi li mordeva, li tirava. Lei gli strappò la camicia, i bottoni schizzarono via, e affondò le unghie nei pettorali duri, graffiandolo, segnandolo. Marco ringhiò contro il suo seno e le spinse la gonna corta su fino alla vita. Le mutandine erano già da buttare zuppe, il sesso lucido e gonfio. Lui si slacciò i pantaloni e tirò fuori l'enorme cazzo duro, spesso, la punta lucida di liquido.
«Piano, Marco,» lo pregò Lucia, le gambe che gli si aprivano da sole. «Entra con delicatezza, amore... è ancora sensibile.»
Marco le prese il viso tra le mani, la baciò piano, e poi spinse. La cappella premette contro l'ingresso, e Lucia gemette quando lui la penetrò, centimetro dopo centimetro, allargandola, riempiendola. La missionaria sulle scale era scomoda, il cemento le segnava la schiena, ma non le importava. Marco affondò fino in fondo, e restò lì, col respiro rotto, la fronte contro la sua.
«Ti sento tutta, sorellona,» sussurrò.
Lucia lo strinse dentro di sé, i muscoli che lo mungevano. "VAI OHHHH DDIO Marco. Non fermarti.»
Lui cominciò a muoversi, prima lento, poi sempre più forte. I colpi risuonavano nell'ingresso, insieme ai gemiti di Lucia e al rumore dei corpi che sbattevano."ohhh ahhhhh ohhhhh dio mio marco marcooo " Lucia urlava aveva perso ogn8i riservatezza e timidezza, non le importava se i vicini lla ssentivano voleva solo assaporare ill piu intensamente possibile quel momento. Le tette le ballavano a ogni spinta che lucia sentiva sbattere controil suo utero e Marco le teneva i fianchi, le gambe di lei avvinghiate alla sua vita con le autoreggenti e i tacchi alti. Lucia lo graffiò sulla schiena, gli morsicò il collo, gli sussurrò porcherie all'orecchio "dammi tutto il tuo seme marco ohhhhhh ohhhhhh dioo mio marcoo" Venne una prima volta con un grido strozzato, stringendolo, e Marco la seguì poco dopo, svuotandosi dentro di lei con un ruggito, il seme che la inondava di nuovo.
Ma non si fermarono lì.
Il resto del sabato notte fu un unico, ininterrotto scopare. Si trascinarono in camera da letto, nudi, sudati, e ricominciarono. Marco la mise a pecora e la prese da dietro, affondando nel suo culo con due dita mentre il cazzo le riempiva la figa. Lucia lo cavalcò, le tette che gli schiaffeggiavano il petto, e lo guardò venire dentro di lei ancora una volta. Si leccarono, si morsero, si scoparono sul letto, contro il muro, sul pavimento. Ogni volta che Marco si riprendeva, il cazzo gli si induriva di nuovo, e Lucia lo accoglieva con le gambe aperte, la bocca, le mani.
Verso l'alba, quando la nebbia fuori cominciava a diradarsi, Lucia era sdraiata sul letto sfatto, il corpo indolenzito, il sesso gonfio e colante aveva malee dappertutto le bruciava la vagina gonfia quel bruciore di cistite che suo fratello le aveva provocato matellandola per tutta la notte,Marco dormiva accanto a lei, un braccio pesante sulla sua pancia. Lei guardò il soffitto, il cuore che batteva ancora forte, e sorrise. Non era più solo suo fratello. Era l'uomo che l'aveva segnata per sempre, e il pensiero di quello che avrebbero fatto al risveglio le fece stringere le cosce.
Lucia aveva capito che quello che eera accaduto quella notte non era solo sesso ma qualcosa di unico e molto più profondo,Lucia aveva deciso non voleva essere la puttana matura di suo fratello, ma voleva essere la sua donna.
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