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Erotika
Quel sabato sera di ottobre · Cap. 3
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Capitolo 3 di 3 7 min di lettura

La sorpresa

Si consolida la relazione incestuosa tra marco e lucia

Iabiab
2 ore fa · 24 letture · 0

La casa sapeva di bucato , ma Lucia non ci faceva più caso. Da quella notte di ottobre, ogni sera aveva lo stesso rituale: si chiudeva in camera, accendeva la lampada sul comò e si piantava davanti allo specchio metteva quel leggero lucidalabbra che piaceva tanto a suo fratellomarco,La vestaglia scivolava dalle spalle come un segreto. Le sue tette cadevano libere, candide, pesanti, con quei segni violacei che sembravano mappe di un piacere che non doveva esistere. I lividi partivano dai capezzoli, scurissimi, quasi neri sul rosa, e si allargavano sulla pelle bianca come schizzi di vino. Se li toccava appena, con la punta delle dita, e sentiva ancora la bocca di suo fratello che succhiava forte, che tirava, che la mordeva senza chiedere permesso. Il cuore le andava in gola, un colpo secco dietro lo sterno, e le gambe le tremavano. A cinquantatré anni si sentiva una ragazzina che aspettava l arrivo del primo fidanzatino, con la fica che le pulsava sotto la vestaglia e il respiro corto.

Poi si sedeva sul divano, le ciabatte con i tacchi che battevano sul pavimento quando accavallava le gambe. La televisione restava spenta. Lei stava lì, in silenzio, a guardare la porta. Ogni rumore del palazzo la faceva scattare. Quando sentiva la chiave girare nella toppa, il cuore le esplodeva.

Marco entrava e non facevano nemmeno in tempo a salutarsi. Lui la trovava già in piedi, già con la bocca aperta, già con le mani che gli slacciavano la cintura. Si scopavano come due assatanati, senza dire una parola, contro la porta, sul tavolo della cucina, sul lavello, sul tappeto del corridoio, sulle scale interne. Ogni angolo della casa aveva il loro odore. Lucia si aggrappava a lui con le unghie, lo graffiava sulla schiena, gli mordeva il collo. Marco la prendeva da dietro, la piegava sul bracciolo del divano, le alzava la gonna e la sfondava con una furia che la lasciava senza fiato. Lei urlava, ma non troppo, perché i vicini non dovevano sentire i rumori di un incesto. Lui le tappava la bocca con una mano e continuava a scoparla, duro, profondo, finché non le riempiva la fica e lei crollava in avanti, con le tette che sbattevano contro il cuscino.

Una sera, però, Marco le fece una sorpresa.

«Vestiti elegante» le disse al telefono. «Ti porto fuori.»

Lucia rimase con il telefono in mano, il cuore impazzito. Fuori? Loro due? Insieme? Si guardò nell'armadio e le venne da piangere. Non aveva niente di adatto. Poi trovò l'abito da sera, quello nero, comprato per un matrimonio di una cugina e mai più usato. Lo indossò con mani tremanti. E i tacchi. Quelli altissimi, che suo fratello marco le aveva regalato la sera prima ,lucia aveva sempre portato i tacchi ma msi cosi alti erano altissimi cosi alti da darle l aspetto di una troia,era imbarazzata ma sapeva che a Marco piacevano e questo era sufficienteper indossarli. Se li infilò e si guardò allo specchio: una donna di cinquantatré anni, con le tette che spingevano contro la scollatura, i tacchi che la facevano sembrare più alta, più fragile, più scoperta. Era imbarazzatissima. Non era abituata a certi ambienti, a quei ristoranti con i camerieri in giacca e i bicchieri che costavano più di una cena intera.

Il ristorantino di lusso era piccolo, con le luci basse e i tavoli apparecchiati come per una festa.lucia sperava di non incontrare nessuno che gli riconoscesse, camminava piano, aggrappata al braccio di suo fratello Marco, pregando di non cadere. Quando si sedettero, accavallò le gambe con una lentezza che non le apparteneva, cercando di essere il più fine possibile. Il vestito le salì appena sopra il ginocchio. Marco la guardava con occhi pieni di voglia, senza staccare lo sguardo dalle sue gambe, dalla scollatura, dalla bocca. Lei arrossì, rossa paonazza, e abbassò lo sguardo sul menu che non riusciva a leggere.

«Sei bellissima» le disse lui, a voce bassa.

Lucia sentì il calore salirle dal collo alle guance. Non sapeva dove mettere le mani. Ordinò qualcosa a caso, tanto non aveva fame. Aveva solo voglia di scappare, di tornare a casa, di farsi scopare sul divano come ogni sera. Ma Marco sembrava divertirsi a vederla così, imbarazzata, fuori posto, bellissima.

A metà cena, Lucia si alzò. «Vado alla toilette» mormorò, e si allontanò con i tacchi che ticchettavano sul pavimento di marmo.

Non si accorse che Marco la seguiva. Entrò nel bagno delle signore, si chiuse dentro e si appoggiò al lavandino, respirando a fatica. Si guardò allo specchio: era rossa come un peperone, con gli occhi verdi lucidi dietro gli occhiali e il lucidalabbra sbavato. Si passò una mano sulla fronte. Poi la porta si aprì.

Marco entrò, la spinse dentro il bagno e chiuse a chiave.

«Ma sei matto?» sibilò Lucia, indietreggiando. «Qui no. Non lo farò mai in un luogo pubblico. Mai.»

Lui non rispose. Le si avvicinò, la prese per i fianchi e la baciò. Un bacio lento, profondo, che le fece dimenticare dov'erano. Lucia si sciolse completamente. Le gambe le cedettero, le mani le salirono da sole al collo di lui. Lo lasciò fare.

Marco le abbassò il vestito con uno strattone. Le candide tette cadenti saltarono fuori come due budini, sode e pesanti, con i capezzoli scuri che si indurirono all'istante. Lui le prese in mano, le strinse, le sollevò, le lasciò ricadere. Poi la prese in braccio, la sollevò contro il muro freddo del bagno e le aprì le gambe.

Lucia si aggrappò alle sue spalle, i tacchi altissimi che penzolavano nell'aria. Marco le spinse le mutandine di lato, senza nemmeno toglierle, e le infilò due dita nella fica. Era bagnata, caldissima, pronta. Lei gemette contro la sua bocca.

«Zitta» le sussurrò lui. «Non voglio che ti sentano.»

Ma Lucia non riusciva a stare zitta. Quando Marco la penetrò, un colpo solo, fino in fondo, lei gettò la testa all'indietro e urlò contro il palmo della sua mano. Lui la tappò, la tenne ferma contro il muro e cominciò a scoparla senza pudore. Ogni colpo la spingeva contro le piastrelle, le faceva sbattere la schiena, le tette che ballavano a ogni affondo. Marco la guardava, gli occhi scuri, la mascella serrata. Le succhiava i capezzoli, li mordeva, ci lasciava sopra nuovi lividi violacei che si sarebbero aggiunti a quelli vecchi.

Lucia lo stringeva con le gambe, i tacchi che gli premevano sulla schiena. Sentiva il cazzo di suo fratello dentro di lei, duro, caldo, che la riempiva fino al collo dell'utero. Ogni volta che lui si ritirava, lei sentiva il vuoto; ogni volta che rientrava, un colpo di piacere le attraversava la pancia e le faceva contrarre la fica. Marco la scopava come se non ci fosse un domani, come se il mondo fuori da quel bagno non esistesse.

«Ti piace, vero?» le ringhiò all'orecchio. «Ti piace farti scopare da tuo fratello in un bagno di lusso.»

Lucia non riuscì a rispondere. Annuì soltanto, con gli occhi chiusi, le lacrime di piacere che le rigavano le guance. Lui le lasciò la bocca libera e lei gemette, un suono strozzato, animale.

Marco aumentò il ritmo. La prese per i fianchi e la sbatté contro il muro con forza, il rumore dei corpi che si univano riempiva il bagno. Lucia sentiva l'orgasmo montare, un calore che le partiva dalla fica e le saliva su per la schiena, fino alla nuca. Si aggrappò a lui con tutte le forze, affondò le unghie nella sua giacca elegante.

«Vengo» sussurrò. «Marco, vengo…»

Lui la baciò per soffocare l'urlo. Lucia venne, un orgasmo violento che le fece tremare le gambe e le tolse il respiro. Sentì la fica contrarsi intorno al cazzo di lui, sentì il suo seme caldo riempirla, mentre Marco continuava a spingere, più piano, più profondo, finché non si fermò con il viso affondato nel suo collo.

Restarono così, appesi l'uno all'altra, con il respiro che si calmava. Marco la rimise giù, le sistemò il vestito, le asciugò le lacrime con il pollice. Lucia tremava, ma non di freddo.

«Torniamo al tavolo» disse lui, sistemandosi la cravatta.

Lucia si guardò allo specchio: aveva i capelli spettinati, il lucidalabbra sparito, i lividi freschi sui capezzoli che spuntavano dalla scollatura. Si sistemò come poté. Poi uscì dal bagno con le gambe molli e il cuore che ancora batteva all'impazzata.

Al tavolo, il cameriere chiese se andava tutto bene. Lucia annuì, rossa come non mai,e gli occhiali ancora impaginati di sudore libidinoso e incrociò le gambe. Sotto il tavolo, la mano di Marco le strinse il ginocchio. Lei lo guardò e capì che quella notte, al ristorante, era solo l'inizio. Tornando a casa, avrebbero ricominciato. E lei non vedeva l'ora.

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Iabiab

Sono un uomo di 45anni, per la prima volta scrivo racconti erotici inerenti l incesto tra fratello e sorella,i miei racconti sono romanzati ma non sono del tutto finzione,nel 2020 tra me e mia sorella maggiore che ha 53anni si e instaurato un legame speciale. Mi farebbe piacere parlare in privato con chi ha avuto esperienze simili alle mie.

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