Quel sabato sera di ottobre

Capitolo 1 - Un sabato di. Nebbia

Lucia e suo fratello marco vanno a cena dai genitori anziani e al ritorno saranno sopraffatti da una nebbia intensa

I
Iabiab

4 ore fa

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Lucia aveva cinquantatré anni, e la sua vita era diventata un corridoio stretto e silenzioso. Timida, riservata, di quelle donne che chiedono scusa anche quando non c'entrano niente, si era separata due anni prima e da allora la solitudine le si era chiusa addosso come un cappotto bagnato. Le uniche uscite che faceva erano per andare a fare la spesa, spingendo il carrello con gli occhi verdi bassi dietro gli occhiali, o per andare a tenere compagnia di tanto in tanto ai genitori anziani, che invecchiavano in una casa che sapeva di passato. L'unico che si faceva sentire, che la chiamava, che ogni tanto passava a trovarla, era suo fratello Marco. Quarantacinque anni, uomo in carriera, single per scelta. Un bell'uomo, indubbiamente: alto, le spalle dritte, i capelli scuri appena brizzolati sulle tempie, le mani forti. Lucia, dopo la separazione, non aveva mai più sentito la passione per un uomo. La premenopausa ci aveva messo il suo, certo: il corpo che cambiava, la voglia che si rarefava, i pensieri che si facevano grigi. Eppure, se Marco non fosse stato suo fratello, un certo languorino lo avrebbe avuto. Se lo ripeteva tra sé, certe sere, e poi si vergognava.

Un sabato sera di ottobre, Marco e Lucia andarono a cena dai genitori per festeggiare il compleanno del papà. Quella sera Marco la andò a prendere: c'era una nebbia fitta, di quelle che si taglia con il coltello, e andare con due macchine sarebbe stato un rischio. Lucia, senza nemmeno capire perché, si mise in tiro,Tacchi alti, calze autoreggenti, gonna corta. Una giacca bianca di tailleur, e sotto un top rosso — rosso — quasi trasparente,quasi intimo che le sorreggeva il seno cadente con due cuciture verticali che nascondevanoi capezzoli, con una delicatezza che la fece arrossire davanti allo specchio. Non sapeva nemmeno lei perché ma quella sera voleva essere attraente.Quando Marco suonò, lei aprì la porta e lo vide guardarla. Solo un attimo, un'occhiata che partiva dal viso e scendeva. Poi lui disse: "wow ma dove dobbiamo andare???ad un gala ????" Poi sorridendo disse"Andiamo, sennò la nebbia peggiora.»

La serata passò strana. Lucia dava una mano a sua madre a sparecchiare la tavola, e lo faceva ondeggiando con i tacchi alti su e giù, avanti e indietro, davanti a suo fratello seduto che la guardava con occhi decisamente diversi. Non da fratello. Lei lo sentiva addosso quello sguardo, le bruciava la nuca, e quando si sedeva accavallava le gambe con una lentezza che la imbarazzavava da morire, la gonna corta che risaliva un poco e lasciava intravedere il bordo scuro delle autoreggenti,lucia arrossiva e si guardava il décolleté rendendosi conto che forse aveva un po esagerato. Abbottonando tuttivi botttoni della giacca fino all ultimo.Imbarazzata, sì. Ma eccitata. Eccitatissima,sentiva un effetto strano addosso.....libidinoso...

Al ritorno, la nebbia era fitta come un muro. Marco guidava piano la sua potente Alfa Romeo, le mani sul volante, lo sguardo fisso davanti. Poi, in piena campagna, accostò. Spense il motore. Nel silenzio, si sentiva solo il respiro di entrambi.

«Lucia,» disse lui, senza guardarla. «Stasera mi stai facendo impazzire.»

Lei non rispose. Aveva il cuore in gola. Marco si voltò, e in quell'abitacolo lo spazio tra loro era pochissimo, un soffio. Le prese il viso con una mano, le dita calde sulla guancia, e la baciò. Un bacio che non chiedeva permesso. Lucia si irrigidì dicendo "insomma marco ma cosa fai " senza pero sottrarsi poi si sciolse, e fu lei a spalancare la bocca,accogliendo tutta la lingua di suo fratello marco che si era fatta subito strada

Le mani di Marco le sbottonarono la giacca bianca, e sotto c'era il top rosso, trasparente, che non nascondeva niente. Lui glielo sollevò, e il seno le uscì fuori, cadente bianco candido , con i capezzoli già duri e rossi con arreole larghe. Marco si chinò e li prese in bocca, succhiando con avidità, e Lucia gemette, la testa rovesciata contro il sedile. Le infilò una mano sotto la gonna, trovò le autoreggenti, e poi la pelle nuda, bagnata. Lucia si morse un labbro. «Marco...»

«Ti voglio,» disse lui, e non c'era più nessun dubbio.

Si spostarono come poterono nello spazio dell'auto. Lucia gli slacciò la cintura, i pantaloni. Lo prese in mano: era duro, grosso, caldo. Lui le arrotolo la gonna fino a sopra la pancia poi sfilò gli slip con uno strattone, la fece ruotare. Lei si mise a cavalcioni su di lui, le ginocchia affondate nel sedile, i tacchi alti che sfioravano il cruscotto. Marco le strinse i fianchi e la penetrò, un colpo solo, profondo. Lucia urlò, non di dolore: di piacere. Di un piacere che non provava da anni, forse da sempre.

Cominciò a muoversi su di lui, e Marco la guidava con le mani, le stringeva il culo, le mordeva il collo. Il top rosso era ancora sollevato, il seno le ballava a ogni colpo, e lui lo guardava, rapito.

Lucia lo cavalcava con furia, le mani appoggiate alle sue spalle per trovare appoggio, il respiro rotto a metà strada tra un gemito e l'altro. Marco le mordeva il collo, poi la bocca, mentre le sue dita le stringevano i fianchi, segnandole la pelle. Ogni spinta scavava dentro di lei qualcosa di antico, una fame che Lucia aveva creduto sopita, e che stava tornando a galla con una violenza dolcissima.

«Così,» gli sussurrò contro le labbra, «non fermarti marco vienimi dentro ohhhh mio dio vienimi dentro» Marco le sussurrò "posso????" e Lucia rispose " oh si vienimi dentro sono in menopausa "

Lui non si fermò. Le mani le scesero sotto la gonna, le afferrarono le natiche, la tirarono contro di sé finché non ci fu più spazio, finché i loro corpi non fecero un'unica forma. L'auto tremava, e tremavano anche loro, persi in un ritmo che non conosceva pause.

Quando venne, Lucia sentì arrivare l orgasmo come un'onda che la sommerse intera,tremava comme una foglia ,con spasmi continui che sembravano non avere fine,un piacere invalidante che la lasciava senza difese come mai in 53 anni gli era mai successo e lo strinse forte, le unghie conficcate nella sua schiena, il viso affondato nella sua spalla. Marco la seguì subito dopo, un gemito soffocato contro i suoi seni cadenti mentre il suo cazzo euttava sperma in modo sproporzionato lui in preda ad un orgasmo patalizzante succhiava forte quelle tette cadenti fino a fargli male,mentre lucia nemmenosecne rendeva conto quasi fosse in trance dopo un orgasmo tremendo restarono lì a lungo, immobili, nel buio tiepido dell'abitacolo.

Poi Lucia si staccò lentamente,prese un fazzolettodal porta oggetti e si alzo ,il cazzo di marco uscì tra duro e. Moscio mentre dalla sua figa fradicia sgocciolava grumi di sperma che lei si tamponava con il fazzoletto, si aggiustò la gonna, il top rosso chee ritorno a sorreggere le tette cadenti ,poi tornò sul suo sedile e Lo guardò, gli occhi verdi lucidi. «Portami a casa, Marco.»

E non disse altro, ma in quel silenzio c'era tutto.

La nebbia si era addensata contro i finestrini come un respiro fermo, e dentro l'abitacolo il silenzio pesava più del buio. Lucia teneva le mani in grembo, la gonna ricomposta sulle cosce, il cuore ancora troppo veloce perché le parole trovassero un ordine. Marco aveva riacceso il motore. Se ne stava con le mani sul volante, lo sguardo fisso davanti a sé, ma nel profilo teso della mascella c'era qualcosa che non somigliava affatto a un uomo che ha chiuso un conto.

Il telefono vibrò.

Un ronzio secco contro la pelle del cruscotto, e per un istante nessuno dei due si mosse. Poi Marco allungò una mano, guardò lo schermo. «È mamma,» disse, a voce bassa.

Lucia sentì quel nome cadere fra loro come una pietra nell'acqua ferma. Avrebbe dovuto essere normale. Era normale: la madre che controllava, con la sua voce sottile e le domande che tenevano insieme la famiglia anche quando nessuno aveva voglia di rispondere. Ma niente era normale adesso. L'aria dentro l'auto sapeva ancora di loro, del sudore mischiato, del sesso che avevano consumato su quel sedile pochi minuti prima. Il telefono vibrò di nuovo.

«Lascia,» disse Lucia, e fu sorpresa dalla fermezza della propria voce. Allungò la mano e glielo prese dalle dita prima che lui potesse dire qualcosa. Lo schermo illuminò di colpo il suo viso: il nome della madre, la telefonata che non poteva restare senza risposta.

«Rispondo io,» disse, e premette il tasto verde.

La voce della madre arrivò come sempre, leggermente in ansia, un filo teso oltre la nebbia. «Marco? Siete arrivati? Con questa nebbia stavo in pensiero. Tuo padre dice che guidi come un matto.»

Lucia aprì la bocca, ma in quel momento la mano di Marco le si posò sul ginocchio. Non un gesto distratto: una carezza lenta, che risalì sotto la gonna, le dita calde sulla coscia nuda, sopra l'elastico delle autoreggenti. Lucia strinse il telefono. Chiuse gli occhi per un soffio, poi li riaprì.

«Mamma, sono Lucia,» disse, e la voce le uscì quasi normale. «Sì, sì, stiamo bene. La nebbia è fitta, ma Marco guida piano. Ormai manca poco.»

La mano di Marco continuava a salire, lenta, come se avesse tutto il tempo del mondo. Le dita le accarezzavano l'interno coscia con una calma che contraddiceva tutto: la telefonata, la madre, la strada, la pioggia di silenzio che era scesa su di loro dopo l'orgasmo.

«Va bene, tesoro,» disse la madre, e Lucia percepì il suo sollievo attraverso dell'altoparlante. Strinse il telefono, cercando di concentrarsi, ma le dita di Marco trovavano il bordo delle mutandine come se stesse spillando un segreto. Il motore ronzava, le luci di un distributore si avvicinavano nella nebbia. «Mamma, ti richiamo quando siamo a casa,» disse Lucia, e la sua voce non tremò. Chiuse la chiamata e il silenzio tornò, più pesante di prima. Guardò Marco, che teneva gli occhi sulla strada, ma il sorriso gli curvava la bocca. Non disse niente. Non serviva. Lucia gli lasciò la mano dove era, un accordo tacito ,marco disse "Lucia passiamo la notte insieme??" e lucia con gli occhi chiusi disse "vediamo " mentre un sorriso imbarazzato si dipinse sul suo volto e l'auto proseguì nella nebbia verso casa.

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