Prime esperienze scambiste di una neo diciottenne

Capitolo 5 - La mia prima DP e... non solo

Benvenuta nel club! Troietta...

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La sborrata del ragazzo di Katia arrivò improvvisa e violenta. 


Dopo i primi schizzi che mi avevano già colpito viso, naso e guancia, lui emise un grugnito gutturale e con un movimento rapido, puntò di nuovo il cazzo verso il basso. 


L’ultimo fiotto denso e abbondante finì tutto dentro la fica spalancata di Katia, che era ancora sotto di me nella posizione 69. 


La sentii gemere forte mentre il suo ragazzo le riempiva la vagina di sperma caldo. 


Con la lingua raccolsi avidamente quello che le colava fuori mentre lei mi leccava la fica con ancora più foga. Io tremavo, il corpo scosso da piccole scariche di piacere.


Morìs intanto continuava a scoparmi con colpi profondi e decisi. Quando finalmente uscì da me, mi lasciò un vuoto improvviso che mi fece sospirare di frustrazione: volevo ancora di più.


Fu allora che Albert si sdraiò al centro del grande letto circolare, il suo cazzo nero e lucido che svettava verso l’alto, duro come marmo. Katia mi aiutò a salire su di lui. Mi posizionai a cavalcioni, le ginocchia ai lati dei suoi fianchi possenti. Con una mano guidai quel palo enorme verso la mia apertura fradicia e mi calai lentamente su di lui.


Il glande forzò le grandi labbra, poi scivolò dentro con una facilità sorprendente. Centimetro dopo centimetro. La mia fica si dilatò per accoglierlo tutto. Quando il mio bacino toccò il suo, emisi un lungo gemito rauco: ero completamente piena. Posseduta.


Iniziai a cavalcarlo. Prima con movimenti lenti e profondi, poi sempre più veloci e decisi. I miei seni ballavano al ritmo dei miei affondi, i capezzoli durissimi. Albert mi stringeva i fianchi con le mani grandi, accompagnando ogni discesa con una spinta verso l’alto che mi faceva sentire il suo cazzo toccare punti che non sapevo nemmeno esistessero.


Fu in quel momento che alzai lo sguardo verso lo specchio, che occupava gran parte della parete di fronte al letto.


Morìs era in piedi dietro di me. Il suo corpo statuario luccicava di sudore. Aveva in mano il suo cazzo ancora bagnato dei miei umori e lo stava lubrificando con la saliva. Il suo sguardo era fisso sul mio culo, che si apriva e si chiudeva ritmicamente mentre cavalcavo Albert.


Il cuore mi balzò in gola. Una scarica di eccitazione mista a paura mi attraversò il corpo.


«Oddio… sta per entrarmi nel culo…» pensai, senza riuscire a formulare altro.


Morìs si avvicinò. Si posizionò come un cavallerizzo che sta per montare la sua puledra. Poi iniziò a flettere le ginocchia puntando il cazzo verso il mio culo. Vidi il glande dell’uomo scomparire fra le mie natiche che Katia teneva allargate e sentii la punta calda e grossa premere contro il mio sfintere ancora praticamente quasi vergine. 

Istintivamente mi irrigidii mentre ringraziavo mentalmente il rapporto anale avuto poco prima nell’altra stanza e che mi aveva permesso di essere meno impreparata per questo assalto. 

Albert se ne accorse e rallentò i movimenti, accarezzandomi dolcemente la schiena.


«Rilassati, tesoro… respira piano», mi sussurrò con quella voce profonda e calda.


Katia, al mio fianco, mi baciò il collo. «Fidati… ti faranno impazzire».


Chiusi gli occhi per un istante, poi li riaprii e guardai di nuovo lo specchio. Vidi Morìs spingere con dolcezza ma decisione. Il glande forzò l’anello muscolare, che cedette con una lieve resistenza bruciante. Un dolore intenso ma stranamente piacevole, mi invase. Respirai profondamente e sentii il secondo anello aprirsi. Morìs entrò lentamente, un centimetro alla volta, finché non fu completamente sepolto dentro il mio culo.


Ero piena. Totalmente. Due cazzi enormi mi dilatavano fica e culo allo stesso tempo.


Per qualche secondo restammo immobili, lasciando che il mio corpo si abituasse a quella doppia invasione così profonda. Poi iniziarono a muoversi. Prima in modo alternato, poi sempre più sincroni. Il ritmo aumentò gradualmente. Mi sentivo come una bambola tra le loro mani potenti, completamente in balia di quel doppio pompaggio che mi stava facendo perdere il controllo della mente.


Mentre Albert e Morìs mi scopavano con crescente foga, il mio sguardo incrociò quello di una rossa dietro le tende. In prima fila, tra i guardoni. Indossava solo una gonna appena sopra il ginocchio e un reggiseno di pizzo rosso che faticava a contenere il suo seno abbondante. Aveva una mano infilata sotto la gonna e si accarezzava. 


Gli occhi fissi nei miei.


Ogni volta che i due neri affondavano dentro di me all’unisono, io la guardavo intensamente. Lei ricambiava, mordendosi il labbro, le dita che si muovevano sempre più veloci tra le gambe. Era come se stessimo scopando attraverso gli sguardi. Ogni suo gemito soffocato sembrava sincronizzarsi con i miei. Mi sentivo sporca, esibizionista, libera… e quell’intesa silenziosa mi eccitava da impazzire.


Il piacere cresceva in modo incontrollabile. Sentivo l’orgasmo avvicinarsi come un’onda gigantesca che stava per travolgermi.

Lo sguardo della rossa sembrava volermi esortare: “godi piccola.” “godi!”.


«Sto per venire!… sto per venire!» gridai, la voce rotta dal piacere.


Albert e Morìs accelerarono. I loro cazzi martellavano dentro di me senza pietà, uno nella fica, l’altro nel culo. Il doppio orgasmo esplose all’improvviso, violentissimo. La mia vagina si contrasse spasmodicamente intorno al cazzo di Albert mentre il mio sfintere stringeva quello di Morìs in una morsa ritmica. Urlai di piacere, il corpo scosso da tremiti incontrollabili, mentre ondate su ondate di godimento mi attraversavano dalla testa ai piedi.


In quel preciso istante, mentre ero ancora in preda all’orgasmo più intenso della mia vita, due uomini si avvicinarono al bordo del letto. Uno era uno sconosciuto sui quarant’anni, dall’aria distinta, con il cazzo duro e venoso in mano. L’altro, poco più giovane, aveva un fisico asciutto e un’espressione famelica.


Io mi sporsi un poco a lato rispetto all’uomo sotto di me e i due si posizionarono mentre si masturbavano. Ancora tremante e con la bocca aperta per i gemiti, offrii loro la lingua e il viso. Non servì dire nulla.


Il primo sconosciuto venne per primo: fiotti densi e caldi mi colpirono la guancia sinistra, il naso e le labbra. Il secondo lo seguì immediatamente, svuotandosi con potenti sussulti sulla mia fronte e sulla guancia destra. Lo sperma mi colava copioso sul mento, gocciolando sul lenzuolo di raso, mentre i due continuavano a spremersi. Fino all’ultima goccia.


Nello stesso momento, il marito della rossa (un uomo di mezza età con qualche capello grigio) si avvicinò a sua moglie, dietro le tende. 

Lei si girò verso di lui, in ginocchio, con la bocca aperta e la lingua fuori. L’uomo le sborrò direttamente in faccia con un gemito rauco, imbrattandole guance, naso e labbra di sperma. La rossa gemette forte, continuando a toccarsi fino a raggiungere anche lei l’orgasmo, gli occhi sempre fissi nei miei attraverso l’apertura della tenda.

Poi, il doppio orgasmo mi travolse, come un’onda violenta e incontrollabile. 

La mia vagina si contrasse spasmodicamente intorno al cazzo di Albert, mentre il mio sfintere stringeva con forza quello di Morìs in una morsa ritmica e disperata. 

Urlai di piacere, un grido lungo e rauco che riempì la stanza, il corpo scosso da tremiti violenti. 

Ondate su ondate di godimento puro mi attraversavano dalla testa ai piedi, facendomi perdere completamente il controllo.

Albert emise un gemito profondo, gutturale, quasi animalesco. Le sue mani mi strinsero i fianchi con forza ancora maggiore, le dita che affondavano nella mia carne. Sentii il suo cazzo gonfiarsi ancora di più dentro di me, pulsare violentemente contro le pareti della mia fica già straripante di umori.

“Putain. Je vais jouir.”

“Posso sborrarti dentro?” ringhiò con voce strozzata, fermando per un secondo i movimenti per guardarmi negli occhi attraverso lo specchio.

Il cuore mi balzò in gola. In una frazione di secondo la mia mente valutò tutto: Ho appena avuto il ciclo e prendo la pillola da anni, sempre alla stessa ora, senza mai saltarne una. Il rischio è bassissimo… e il pensiero di farmi riempire da questo cazzo enorme, proprio ora, mentre il mio ragazzo guarda… mi eccita da morire. Voglio sentirlo. Voglio tutto.

«Oh Sìììh! Sìììh! vienimi dentro! rièmpimi!» gridai senza esitazione, la voce rotta dal piacere.

Albert non se lo fece ripetere. Riprese a spingere con foga rinnovata, i colpi brevi e profondi. «Mersì! ohmmerd!» ringhiò. E venne.

Fiotti potenti, caldi e densi mi inondarono la vagina in profondità, schizzando contro la cervice con ogni contrazione. Sentivo ogni singolo getto caldo riempirmi, traboccare intorno al suo cazzo ancora affondato dentro di me. Il suo orgasmo sembrava non finire mai: pulsazione dopo pulsazione, getto dopo getto, mentre continuava a spingere dal basso con brevi affondi irregolari, come se volesse spingere il suo seme il più in fondo possibile. Il calore del suo sperma si diffuse rapidamente dentro di me, creando un senso di pienezza assoluta, quasi bruciante.

Quasi nello stesso momento Morìs emise un respiro spezzato, poi un grugnito rauco. Il suo corpo si irrigidì contro la mia schiena sudata. Sentii il suo cazzo dilatarsi dentro il mio culo, diventare ancora più spesso, e poi esplodere.

«Oh oui… je jouis !» esclamò con voce strozzata.

Il primo schizzo di sperma caldo mi riempì l’intestino con una forza sorprendente. 

Poi un secondo, un terzo… fiotti densi e abbondanti che mi inondavano il culo mentre Morìs continuava a muoversi con spinte brevi e profonde, svuotandosi completamente dentro di me. Il calore del suo seme si mescolò al bruciore piacevole dello sfintere dilatato, creando un contrasto meraviglioso e osceno.

Ero piena da entrambi i lati. Sperma caldo che mi colmava la fica e il culo allo stesso tempo, mentre il mio corpo continuava a contrarsi intorno a loro in un orgasmo che sembrava prolungarsi all’infinito. Ogni pulsazione dei loro cazzi provocava una nuova contrazione mia: la fica che strizzava Albert come a voler succhiare fino all’ultima goccia, il culo che pulsava intorno a Morìs in un ritmo sincrono e selvaggio. Piccoli spasmi mi attraversavano le gambe, la pancia, il seno. Sentivo lo sperma che già cominciava a colare fuori dai due buchi, caldo e viscido lungo le cosce (nonostante i loro cazzi fossero ancora dentro).

Katia, che era rimasta vicinissima per tutto il tempo, non perdeva un solo dettaglio. I suoi occhi azzurri erano spalancati per l’eccitazione, le pupille dilatate. Si era messa in ginocchio accanto a noi sul letto, una mano tra le sue gambe a toccarsi lentamente mentre con l’altra accarezzava la mia schiena sudata. Quando sentì Albert chiedere il permesso e io gridare «Sìììh», un sorriso largo, malizioso e quasi orgoglioso le illuminò il viso.

«Brava. Brava troietta», sussurrò con voce roca, chinandosi verso il mio orecchio. «Fatti riempire… prenditi tutto il loro sperma caldo. Lo vuoi dentro, vero? Lo sento quanto ti piace il rischio…»

Mentre i due uomini cominciavano a venire, Katia intensificò i suoi gesti. Si abbassò ulteriormente e iniziò a leccarmi il clitoride con rapidi colpi della lingua, proprio mentre Albert schizzava dentro di me. Sentivo la sua lingua calda mescolarsi al casino di umori e sperma che già fuoriusciva. Quando Morìs esplose nel mio culo, Katia gemette forte contro la mia fica, come se stesse venendo anche lei solo a guardare e partecipare.

“Oddio guardati. Sei piena da tutti e due i buchi», mormorò estasiata, la voce vibrante di ammirazione. Così sei bellissima. Completamente rotta e piena di sbòrra. Continua a stringerli. Succhia tutto. Con la tua fichetta e il tuo culetto da troia.”

Le sue parole sporche (pronunciate con quel tono dolce e complice) mi fecero venire un altro piccolo picco di piacere. Katia era visibilmente eccitata dal mio abbandono: le guance arrossate, il respiro corto, i capezzoli durissimi. Sembrava quasi più eccitata lei di me nel vedermi prendere quel rischio e quella doppia sborrata.

Le emozioni mi travolgevano con la stessa violenza del piacere fisico. Mi sentivo completamente posseduta, usata, amata e sporca allo stesso tempo. Un senso di liberazione totale, di resa assoluta al desiderio. La paura del rischio si era trasformata in un’eccitazione ancora più forte, quasi un’ebbrezza: Ho detto di sì… ho permesso a uno sconosciuto di venirmi dentro… e lo voglio ancora. Eppure, in mezzo a tutto questo, c’era Francesco. Alzai lo sguardo e lo vidi, in piedi poco distante, che ci guardava con gli occhi lucidi di eccitazione e orgoglio. Aveva il cazzo duro in mano, ma non si toccava: stava semplicemente godendo del mio totale abbandono, del mio piacere estremo. Il suo sguardo era pieno di amore, di complicità, di desiderio. Mi sorrise, un sorriso complice e fiero, come a dirmi: Sei mia… e sei bellissima così. Quel sorriso mi fece venire un altro piccolo orgasmo residuo, un’onda dolce che si sovrappose al grande tsunami che ancora mi scuoteva.

I due uomini rimasero dentro di me ancora qualche secondo, i cazzi che pulsavano debolmente mentre gli ultimi residui di sperma uscivano dai loro membri. Solo allora iniziarono a sfilarsi lentamente, con un rumore osceno di umori e sperma che colavano fuori dai miei buchi dilatati.

Io ero un disastro meraviglioso: il viso completamente imbrattato di sborra dei due sconosciuti che ancora mi colava sulle guance, sul mento e sui seni; la fica e il culo straripanti di sperma caldo che cominciava a colare copioso lungo le cosce. Tremavo, esausta, felice, sporca e viva come non mai.

Francesco salì sul letto con decisione. Il suo sguardo era diventato famelico e possessivo. Katia, con un sorriso malizioso, si posizionò subito accanto a lui.

“Lascia che la prepari” sussurrò Katia a Francesco, e senza aspettare risposta si chinò a leccare il mio sesso straripante. La sua lingua calda raccoglieva lo sperma di Albert mescolandolo ai miei umori, pulendo e sporcando allo stesso tempo. Io gemetti forte mentre lei lavorava con avidità.

Francesco la osservò per qualche secondo, poi le posò una mano sulla testa. «Brava… ma adesso spòstati un attimo.»

Katia si scostò solo di poco, restando in ginocchio al mio fianco. Con una mano mi aprì le grandi labbra, con l’altra accarezzava il cazzo duro di Francesco, guidandolo verso la mia apertura ancora colma.

Francesco affondò dentro di me con un colpo deciso. Il rumore era osceno, bagnato, sporco. Sentivo lo sperma degli altri che veniva spinto più in profondità a ogni sua spinta potente.

«Sei piena del loro seme… ma questa fica è mia», ringhiò Francesco mentre mi scopava con forza. Katia, vicinissima, mi baciava il collo e i seni, poi si chinò a leccarmi il clitoride mentre lui mi martellava.

«Guarda come ti scopa il tuo uomo», mi sussurrava Katia all’orecchio tra un bacio e l’altro. «Ti sta marchiando… si sta riprendendo tutto.»

Francesco aumentò il ritmo, il respiro sempre più corto. Dopo qualche minuto di scopata intensa uscì improvvisamente da me, si alzò sulle ginocchia e puntò il cazzo verso il mio viso già imbrattato.

Katia capì al volo. Si mise dietro di me, mi sollevò leggermente la testa con entrambe le mani e mi tenne il viso rivolto verso l’alto, offrendomi come un trofeo.

«Apri bene la bocca, troietta», disse Katia con voce dolce ma autoritaria.

Francesco venne con un lungo gemito. Il primo schizzo potente mi colpì la lingua, poi le guance, il naso, la fronte. Fiotti densi e caldi mi marchiarono il viso, sovrapponendosi allo sperma degli sconosciuti. Katia teneva il mio viso fermo, ammirando lo spettacolo, e quando Francesco ebbe finito si chinò a baciarmi, leccando un po’ di quel miscuglio dalle mie labbra e passandomelo con la lingua.

Francesco si abbassò su di me, mi baciò profondamente e mi sussurrò all’orecchio, con voce ancora roca:

«Ora sì che sei mia… dentro e fuori.»

Katia sorrise soddisfatta, accarezzandomi i capelli sporchi di sborra. «Siete bellissimi insieme.»

Poi si avvicinò, mi baciò sulla bocca sporca di sperma e mi sussurrò all’orecchio con un sorriso complice: «Benvenuta nel club! Troietta.»


Sorrisi, esausta e incredibilmente felice con il sapore salato dello sperma ancora sulla lingua.


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