Piacere anale all'Orientale: il culo non ha sesso!

Capitolo 1 - Al mio amico piace prenderlo nel culo

Una ragazza scopre la predisposizione bisex di un amico, approfittando del lavoro in Oriente il ragazzo non disdegna di accompagnarsi con giovanetti dal culo liscio e dal cazzo duro.

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Giovanna Esse

2 giorni fa

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Alcuni anni fa, appena laureato, trovai lavoro presso una compagnia specializzata in installazioni industriali, con progetti principalmente nei paesi del Medio Oriente. Dopo qualche mese trascorso negli uffici di Genova, venni inviato come responsabile dei lavori in un punto sperduto del deserto, dove l’azienda stava realizzando un grande impianto di stoccaggio del greggio.

Il sito si trovava vicino a un piccolo paese e ospitava circa quaranta tecnici della compagnia oltre alle maestranze locali. Non essendoci più posti disponibili negli alloggi aziendali, fui sistemato in un alberghetto piuttosto squallido del posto. Le attività procedevano a rilento, così mi immersi completamente nel lavoro per non pensare alla situazione.

Dopo qualche settimana, non sopportando più quell’ambiente fetido, mi lamentai con un tecnico anziano. Lui scosse la testa con aria sconsolata. «Siamo veramente al completo» mi disse. «Non c’è modo di sistemarti altrove. Però…» aggiunse dopo un attimo di esitazione, «potresti provare con la signorina Amaldi dell’amministrazione.»

«Provare in che senso?» chiesi incuriosito.

«Nel senso che l’azienda le ha affittato una casetta perché è l’unica donna presente. Ci sarebbe posto, ma…»

«Ma…?»

«La signorina Amaldi è un po’ strana. Cioè, è educata e molto competente, però non dà molta confidenza. Sta sempre per conto suo.»

«Prova a parlargliene con delicatezza» concluse in tono dubbioso.

L’incontro con Giulia

La signorina Amaldi era facile da individuare in quell’universo interamente maschile. Durante la mensa feci in modo di sedermi vicino a lei e attaccai discorso. Fu abbastanza cordiale. Si chiamava Giulia ed era lì da sei mesi.

Qualche giorno dopo le chiesi se poteva ospitarmi. Lei posò le posate nel piatto e mi guardò dritto negli occhi. «Senti Marco, tu sei un ragazzo simpatico e diverso dagli altri che lavorano qui, ma quello che mi chiedi mi crea parecchi problemi.»

«Non capisco…»

«Non so perché, ma qualcosa mi dice che posso fidarmi di te.»

«Certo che puoi.»

«Ecco… io sono omosessuale. Capisci da sola che avere un uomo in casa non è proprio il massimo per me.»

Scoppiai a ridere.

«Che c’è da ridere?» si offese. «Credo di averti giudicato male.»

«No, scusami. È che… anch’io sono gay.»

«Accidenti…» Adesso rideva anche lei. «Se è così, si può fare. La casa è grande e non ci daremo fastidio.»

Convivenza e confidenze

Trasferii le mie cose da lei e ci organizzammo gli spazi. La casa era ben attrezzata e notai con soddisfazione che c’era un videoregistratore.

Una sera le chiesi: «Com’è la situazione qui per noi poveri gay?»

«Terribile. Non si può fare praticamente niente. I locali sono sorvegliati strettamente dalla polizia e anche in cantiere, per evitare problemi con le autorità, vige un clima da inquisizione.»

«Peccato… Pensavo che in un posto pieno di soli uomini sarebbe stato più facile…»

Mi lanciò un sorriso ironico. «Immagino cosa avevi pensato. Tutti uomini, il fascino dell’Oriente. Scordatelo: se ti beccano sono trenta frustate e la compagnia ti licenzia.»

«A stecchetto completo?» Ero molto deluso.

«Proprio a stecchetto no. Ogni tre mesi c’è una breve licenza a Djerba. Lì ci sono grandi alberghi e un giro di prostituzione. La polizia chiude un occhio e per un paio di giorni ci si può sfogare.»

Le raccontai quello che i colleghi dicevano di lei.

«Lo immagino» rispose. «Ma devo comportarmi così, altrimenti ci proverebbero tutti.»

«Però con me sei stata cordiale fin dall’inizio.»

«Sì, è vero. Sentivo una certa affinità. Ora sappiamo perché. E poi, un po’ per la solitudine che pesa e un po’ perché non hai proprio l’aspetto del macho, ho capito che potevo fidarmi.»

Aveva ragione. Non avevo l’aria del macho: ero piuttosto magro, quasi senza barba e con lineamenti delicati. Anche Giulia non aveva il fisico da pin-up: capelli corti, fisico asciutto, seno appena accennato e spalle più larghe della media.

«Bene» conclusi. «Prepariamoci a un lungo periodo di castità. Fortuna che almeno c’è il videoregistratore.»

«Qualcosa mi dice che hai fatto incetta di cassette porno. Sei stato più previdente di me. Come hai fatto a farle passare alla dogana?»

«Ho un piccolo doppiofondo in una sacca. Sai, loro cercano soprattutto liquori.»

Ci scambiammo la buonanotte e ci ritirammo nelle nostre camere.

La prima sera sul divano

Qualche sera dopo, non riuscendo a dormire per il caldo e per un’erezione insistente, decisi di guardarmi una cassetta. Andai in sala, tolsi l’audio e feci partire il nastro.

Era ovviamente una cassetta gay, piena di ragazzi che si succhiavano e sodomizzavano con passione.

Ero nudo sul divano, con l’uccello in mano, quando sentii la voce di Giulia alle mie spalle.

«Si festeggia, eh?» Il suo tono era più divertito che sorpreso.

«Scusami…» Ero imbarazzato a farmi trovare così.

«Scusami tu. Non dormivo e quando ho visto la luce del televisore ho immaginato che stessi guardando le tue cassette. Mi sono incuriosita. Posso vederne un pezzo anch’io?»

«Certo. Vuoi che la rimandi indietro?»

«No, non credo ci sia nulla di diverso da quello che si vede adesso.»

Annuii. Ero un po’ imbarazzato: non avevo mai condiviso le mie emozioni sessuali con una donna. Eppure con Giulia si era creata una confidenza e una complicità che, pur non desiderandola sessualmente, non mi dispiaceva.

«Sono queste le cose che fate fra maschietti?»

«Sì, in genere è questo.»

«Noi femminucce invece abbiamo più fantasia» disse con tono scherzoso.

Guardammo il film per circa mezz’ora, poi lei mi disse: «Puoi pure riprendere quello che stavi facendo, a me non dà nessun fastidio. Anzi, non ti spiace se anch’io…»

«Sì, certo. Nessun problema.»

Aveva indosso solo una maglietta e gli slip. Si accomodò meglio sul divano e, scostato il bordo degli slip, iniziò a masturbarsi con energia. Io, dopo un primo momento di esitazione, distolsi lo sguardo da lei e mi occupai del mio uccello.

Quando finimmo ci guardammo sorridendo, un po’ imbarazzati.

«Sono talmente in astinenza che anche immagini lontane dal mio mondo riescono a eccitarmi» mi confidò.

«Ti capisco, l’astinenza forzata è una brutta bestia. La prossima volta che vado all’aeroporto cercherò qualcosa di più adatto a te.»

«Questo si chiama essere gentili. Ti va una sigaretta?» Mi passò il suo pacchetto di Gaulois. Fumammo in silenzio, poi tornammo a dormire.

Il viaggio all’aeroporto e il regalo

Qualche giorno dopo arrivò un carico di materiale all’aeroporto più vicino e io feci di tutto per far parte della squadra che sarebbe andata a ritirarlo. Il viaggio in camion fu un tormento, ma l’idea di passare qualche ora in un posto civile mi allettava.

Dopo aver sbrigato le formalità, cercai una scusa per allontanarmi dai colleghi, ma anche loro erano lì per lo stesso motivo. Ci dirigemmo insieme verso il duty free. Erano esperti e mi portarono in un negozio che nel retro vendeva video e riviste porno. Scelsi un paio di riviste lesbo e l’unico video disponibile. La cosa non destò sospetti e ripartimmo maledicendo la rigidità dei costumi locali.

Quella sera diedi a Giulia il materiale acquistato. Lei, tutta contenta, mi ringraziò e si ritirò in camera sua.

La sera successiva, rientrando dalla mensa, mi confessò: «Sai, mi manca tanto una giovane fighetta da leccare.»

«E a me il culetto di un giovinetto da sodomizzare» risposi scherzando.

Arrivati a casa andò in camera e tornò con la cassetta che le avevo regalato.

«Ce la guardiamo?»

«Ok.»

Il contenuto era fedele al titolo: giovani ragazze che si leccavano tra le gambe e si penetravano con falli di gomma.

«C’entrerebbe uno di quei cosi nel tuo doppiofondo?» mi chiese all’improvviso.

«Sì, penso di sì. Non ne ho portato perché pensavo di trovarne qui di carne.»

«Ti piace anche prenderlo?» domandò incuriosita.

«Sì, certo. Tutte e due le cose. Ti meraviglia?»

«No, anzi ti rende molto più simpatico» e mi sorrise.

La visione della cassetta aveva eccitato Giulia oltre ogni limite. «Ho il clitoride che mi scoppia, fra un po’ sarà grosso come il tuo uccello» disse esasperata.

«Se così fosse avrei una proposta da farti» scherzai.

«Non farti illusioni, purtroppo è solo un modo di dire. È un piccolo cazzetto ma non supera mai la lunghezza di un’unghia.»

«Un po’ poco per i miei scopi» feci finta di essere deluso.

«Povero Marco» si avvicinò e mi accarezzò i capelli. «Se avessi il clitoride lungo come il tuo uccello ti sodomizzerei tutte le sere.»

«Sei una vera amica.»

«Però se ti piace posso farti accarezzare il mio culetto. Non è quello di un ragazzo, ma con un po’ di fantasia…»

Un po’ scherzando e un po’ sul serio le infilai la mano sotto la maglietta e le accarezzai il sedere.

«Morbido e liscio come quello di un giovane fanciullo.»

«Che tocco gentile.» Le mie carezze la stavano eccitando ulteriormente.

«Senti» disse «se vuoi puoi approfittarne… del mio culetto.»

Rimasi sorpreso dalla sua offerta. Non ero mai stato con una donna, ma ero talmente arrapato e sentire il suo culetto sotto la mano mi aveva fatto venire voglia.

«Sì» risposi «mi piacerebbe approfittarne.»

«Allora aspetta un attimo.» Andò in camera e tornò dopo pochi minuti. Si era infilata un giubbotto di pelle sopra la maglietta. Mentre si inginocchiava davanti al divano, dopo essersi tolta le mutande, mi disse: «Fai attenzione però, non l’ho mai fatto. Cerca di non farmi male.»

La rassicurai ricordandole la mia lunga esperienza.

Effettivamente, in ginocchio con quel giubbotto, sembrava proprio un ragazzo. Glielo dissi e ne fu contenta.

«Allora che aspetti?»

Mi inginocchiai dietro di lei, aprii le natiche e iniziai a leccarle la rosetta scura. I suoi muscoli erano tesi, ma a colpi di lingua riuscii a rilassarli. La lubrificai per bene e appoggiai la punta del mio uccello. Si irrigidì di colpo. Le accarezzai la schiena e le diedi dei colpetti leggeri sulla natica.

Pian piano si rilassò e iniziai a penetrarla dolcemente, fermandomi ogni volta che la sentivo irrigidirsi. Alla fine le fui dentro. Le lasciai riprendere fiato, poi, vincendo la tentazione di colpi possenti, iniziai a muovermi lentamente.

Cominciò a mugolare e io accelerai il ritmo. Si portò la mano tra le gambe e venimmo entrambi.

«Mi piace la sodomia» disse a mezza voce, accasciandosi ai piedi del divano.

«Allora benvenuta nel mondo dei sodomiti.» La baciai sulla fronte.

«Passami un fazzoletto per favore.» La vidi asciugarsi l’interno delle cosce.

«Sono fra le poche donne che al momento dell’orgasmo eiaculano come i maschietti» disse rispondendo al mio sguardo interrogativo.

«Sei decisamente piena di sorprese.» Si limitò a sorridermi.

«Devi ricambiarmi il favore.»

«Certo» risposi. «Quel che è giusto è giusto.»

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QU

Sperando in un seguito.... Eccitante

US

originale il soggetto