Settembre 2006
Paolo la sentì salire le scale, aprire l’acqua in bagno, chiuderla, attraversare il corridoio. Poi la porta della camera. E dopo più niente.
«Da dove iniziamo?» aveva chiesto lei, poco prima, in soggiorno.
«Dalla tua camera.»
«Dammi il tempo di prepararmi, e vieni su.»
Adesso, a notte tarda, lui era seduto sul divano con in mano un bicchiere di Wild Turkey Rare Breed che non aveva ancora toccato, e aspettava. Non aveva fretta. Dopo tutto quello che era successo quella sera, venti minuti non erano niente.
Di sopra, Mariangela si era seduta sul bordo del letto. Si era già tolta il vestito blu e tutto il resto.
Per un momento non fece niente. Non era agitata. Era una donna che non si agitava. Le cose le prendeva come venivano, e quella era venuta.
E va be’, pensò. Che sarà mai.
Era la frase che si ripeteva da sempre, di fronte alle cose improvvise, davanti a tutto ciò a cui non riusciva a dare una spiegazione precisa. E funzionava anche adesso.
Si alzò e aprì il cassetto del comò.
Il completo color crema stava sotto tutto il resto, con il reggicalze arrotolato nella sua bustina di raso. Non era un regalo di nessuno. L’aveva comprato lei, per sé, in un tempo in cui certe cose le metteva perché le piaceva metterle, e non per suo marito, che odiava.
Lo prese in mano e per un attimo non seppe se ridere.
Non lo indossava da anni.
Infilò il reggicalze, e il pizzo fresco le si chiuse sulla vita, affondando appena nei fianchi. Poi le calze, una gamba alla volta, srotolate con due dita fino a metà coscia, e agganciò gli elastici uno dopo l’altro, con quella precisione che le mani ricordavano meglio della testa. Le mutandine le avrebbe messe per ultime, sopra le giarrettiere, come si faceva una volta.
Quante volte l’aveva fatto, in camere d’albergo di cui non ricordava il nome, per uomini di cui ricordava a malapena la faccia. Nessuno di loro era mai rimasto ad aspettarla di sotto.
Nessuno di loro portava quel cognome.
Si guardò nello specchio dell’armadio. Pelle chiara, leggermente abbronzata, occhi verde oliva, il biondo scelto per tenere a bada il grigio senza dichiarargli guerra. Il seno grande, le curve di un tempo appena ammorbidite.
Non era una ragazza e non pretendeva di esserlo, ma sapeva di attirare ancora gli sguardi, e sapeva cosa farne.
Sua madre diceva sempre che l’occasione fa l’uomo ladro, e poi, abbassando la voce, aggiungeva il resto del proverbio: quello che toccava alle donne. Mariangela lo aveva sempre trovato ingiusto. Adesso, in calze e reggicalze davanti all’armadio, le sembrava soltanto preciso.
Tornò al cassetto e prese l’oggetto rosa.
Lo aveva comprato mesi prima che Paolo arrivasse, in una di quelle sere in cui la casa era troppo grande e troppo silenziosa, e non aveva pensato a nessuno in particolare. Era per lei, e basta. Lo guardò un momento sul palmo, poi lo appoggiò sul letto, sopra il copriletto, vicino al cuscino, dove sarebbe stato ben visibile.
Tanto Paolo già sapeva con chi aveva a che fare.
Infilò i tacchi, gli stessi della serata. Il rumore sul parquet le sembrò più forte del solito, e rimase ferma un istante ad ascoltarlo. Si sistemò il rossetto, si rimise gli occhiali, poi se li tolse e li posò sul comò.
Mancava solo il reggiseno.
Lo prese dalla sedia. Era di pizzo color crema, con sottili motivi in rilievo sugli inserti trasparenti e coppe ampie per il suo seno generoso. Se lo portò al petto, infilò le braccia nelle spalline e stava per agganciarlo quando sentì un rumore.
Il legno delle scale scricchiolò una volta.
Poi un’altra.
Mariangela si fermò con le mani dietro la schiena.
Per la prima volta da quando era entrata in camera, capì di non avere più tutto sotto controllo.
Tre mesi, pensò.
Tre mesi per arrivare fin lì.
Tre mesi di sguardi, allusioni e attese.
Adesso Paolo stava salendo per prenderla e lei si sarebbe lasciata prendere.
Suo figlio stava arrivando.
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Makaresco, uomo, sessant'anni, scrive racconti dal 2006. Scrittore amatoriale per scelta e per passione, cerca di raccontare persone credibili coinvolte in rapporti improbabili, desideri proibiti e difficili da confessare, e in sentimenti che nascono dove non dovrebbero. Scrive per divertimento, ma anche perché crede che la fantasia non sempre nasconda la verità. A volte serve a renderla raccontabile.
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