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Erotika
La Suocera Repressa, Invidiosa Delle Figlie · Cap. 1
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Capitolo 1 di 2 24 min di lettura

Le voglie sporche della suocera

Franci crede che il segreto del garage sia al sicuro. Ma Carmela ha scoperto qualcosa che non riesce a dimenticare, e da quella sera comincia a comportarsi in modo stranamente diverso.

Alessia
6 ore fa · 117 letture · 1

Rimango a guardare Carmela. Mi aspetto di vedere l'espressione soddisfatta del genitore che ha fatto rispettare le regole,ma non c'è nulla di tutto questo. Quando Giulia scompare al piano di sopra, le spalle di Carmela si afflosciano. Si guarda le mani piccole e delicate, poi rivolge lo sguardo verso le scale. Le labbra le tremano leggermente. Per un attimo lunghissimo, sembra sul punto di fare un passo avanti e richiamarla. Ma si ferma. Rimane in silenzio, giocherellando in modo impercettibile con un braccialetto. C'è qualcosa di irrisolto nel suo comportamento, una contraddizione che la rende improvvisamente umana, fragile, e, in qualche strano modo, affascinante.

«Vado a parlarle,» sospira Erika, sollevandosi dal divano un quarto d'ora dopo. «Quando le prende così fa l'offesa per giorni. Torno subito.» Mi lascia un bacio a stampo sulle labbra e sparisce su per le scale.

Mi alzo dal divano e torno in cucina, con l'intenzione di dare una mano a sparecchiare le ultime cose. Carmela è ai fornelli, sta passando una spugna sul piano cottura. I pantaloni scuri le fasciano i glutei prominenti, disegnando una curva morbida che cattura lo sguardo. Appena mi sente entrare, si volta di scatto. «Ah. Sei tu.» Sorride, ma è un sorriso teso. «Ti preparo un caffè, Francesco?» Guardo l'orologio. «Grazie Carmela, ma è tardi. Se bevo il caffè adesso, domani mattina ho gli occhi sbarrati come un gufo.» Lei prende una caffettiera più piccola dalla mensola. Non demorde, ma lo fa con una delicatezza quasi supplichevole. «E se ti facessi un decaffeinato? Ho quello buono della torrefazione che abbiamo comprato l'altro giorno.» La guardo. Sembra ci tenga così tanto che sarebbe maleducato rifiutare. «E va bene, mi hai convinto. A un buon decaffeinato non dico di no.»

Mi siedo allo sgabello dell'isola centrale. Mentre l'acqua bolle, Carmela non si muove dai fornelli. Cerca disperatamente di tenere viva la conversazione, infilando una domanda dietro l'altra in modo quasi febbrile. Mi chiede come sta andando lo studio dell'informatica, se al lavoro ho avuto problemi, quali sono i miei programmi per il weekend, se ho sentito i miei genitori. Troppe domande. Tutte insieme, come se avesse il terrore che il silenzio potesse spingermi a tornare in soggiorno. La guardo divertito, incrociando le braccia sul piano di marmo. «Carmela,» la interrompo, abbozzando un sorriso sghembo. «Ma oggi mi stai facendo un colloquio?» Lei si blocca. La mano le trema appena mentre spegne il gas sotto la moka. Una risata nervosa le sfugge dalle labbra. «No, figurati,» dice in fretta, prendendo le tazzine. «Volevo solo fare due chiacchiere. In questa casa siete sempre tutti di corsa...» «Scherzavo,» la rassicuro, prendendo la tazzina che mi porge. Bevo il caffè con calma, mentre Carmela continua a sistemare le tazzine sul vassoio. Le ha già messe in ordine due volte. Sorrido tra me e me e le chiedo se finalmente abbia intenzione di sedersi anche lei.

Mentre porto la tazzina vuota al lavandino, il mio occhio cade sul cassetto mezzo aperto della credenza, lo stesso dove Giulia ha seppellito la fotografia prima di cena. «Comunque,» dico spontaneamente, appoggiandomi al bancone vicino a lei, «Giulia faceva la spiritosa, ma in quella foto stavi davvero bene.» Carmela si ferma con i piatti in mano. Mi guarda con la coda dell'occhio. «Ero solo più giovane, Francesco.» «Eri disinvolta. Diversa,» puntualizzo.

Lei sospira, asciugandosi le mani. Un sorriso più vero, carico di nostalgia, le ammorbidisce i tratti del viso. «Era il compleanno di una mia amica,» inizia a raccontare, appoggiandosi al bancone di fianco a me. I nostri gomiti sono a pochi centimetri di distanza. «Eravamo un gruppo di pazze. Quella sera, dopo il ristorante, decidemmo di andare verso la costa.Finimmo a ballare sulla spiaggia fino alle quattro del mattino e poi scavalcammo la recinzione di un lido chiuso per fare il bagno di nascosto. Il giorno dopo ero distrutta.» La ascolto, sinceramente sorpreso. La donna pacata che stira le camicie e prepara il ragù si sovrappone per un momento alla ragazza della foto. «Non ti immaginavo così, Carmela,» ammetto,scuotendo la testa divertito. Lei si gira a guardarmi. I suoi occhi scuri incontrano i miei con una fermezza inaspettata.«Perché? Come mi immagini, Francesco?» «Non so...» rido. «Una che non ha mai fatto una stupidaggine in vita sua. La madre perfetta, insomma.» Carmela lascia sfuggire una risata. Non nervosa come prima. È una risata bassa,matura, velata da una consapevolezza che mi sfugge. «Allora mi conosci proprio poco.»

«Ah, quindi ci sono altre storie compromettenti da raccontare?» la prendo in giro. Carmela scuote la testa, divertita, e torna a sistemare i piatti. «Quelle me le tengo per me, Francesco.»

L'atmosfera, però, è cambiata di nuovo. L'aria in cucina sembra essersi addensata, diventando più calda. Carmela prende una spugna, ma non pulisce nulla. Si fissa le mani. La vicinanza tra noi è sottile ma palpabile. Sento il profumo della sua pelle, qualcosa di caldo e pulito. «Certo che...» mormora, cercando di usare un tono leggero che le riesce male. «A guardare quelle foto mi rendo conto di quanto tempo sia passato. Mi guardo allo specchio e vedo una donna che ormai sta invecchiando.»

Mi fa quasi tenerezza sentirla parlare così. Carmela non è mai stata una donna particolarmente vanitosa, almeno per quello che ne so. Forse quelle fotografie le hanno fatto venire un po' di nostalgia. «Carmela, smettila,» le dico con tono fermo e sincero. «Non dimostri affatto i tuoi anni. Sei una bellissima donna, sul serio.» Lei si blocca. La spugna le cade dalla mano nel lavandino. Abbassa gli occhi, le lunghe ciglia scure che proiettano ombre sulle guance arrossate. Il suo petto si alza in un sospiro profondo. «Sei gentile, Francesco,» mormora, con la voce che è diventata improvvisamente roca. «È la verità.»

Segue un silenzio denso, carico. Carmela tiene lo sguardo basso, ma il suo corpo parla per lei. Si gira lentamente verso di me. Carmela sembra voler aggiungere qualcosa. Mi guarda per un istante, poi abbassa gli occhi e si sistema una ciocca di capelli dietro l'orecchio. «Francesco, io...»

«Franci!» La voce di Erika risuona dal fondo delle scale. «Tutto a posto! La principessa si è calmata, possiamo andare avanti con la puntata!» Carmela si interrompe e torna immediatamente a occuparsi del lavandino. «Vai, che Erika ti aspetta», mi dice Carmela, riprendendo a sistemare i piatti. «Va bene. Comunque il decaffeinato era ottimo», le rispondo, prima di tornare in soggiorno.

Torno in soggiorno e mi siedo accanto a Erika. Facciamo ripartire l'episodio, che ormai è agli sgoccioli, mentre dal corridoio sento l'acqua scorrere nel lavandino della cucina. Carmela sta finendo di mettere a posto. Guardo lo schermo distrattamente, godendomi il tepore della casa e la vicinanza della mia ragazza. Quando partono i titoli di coda,spegniamo la televisione.

Non appena saliamo le scale, Erika mi prende per mano e mi trascina nella sua camera, chiudendosi la porta alle spalle con un sospiro di sollievo. Stare con lei non è mai un obbligo, né una distrazione temporanea dal fuoco che mi brucia per Giulia. È qualcosa di diverso, di più profondo e radicato. La stanza profuma del suo bagnoschiuma alla vaniglia, un odore che per me significa "casa" molto più di quanto lo significhino le pareti del mio stesso appartamento.

Senza dire una parola, si avvicina e mi sfila la maglietta. I suoi gesti sono carichi di un romanticismo lento, di quella sicurezza che nasce solo quando sai di poterti lasciare andare completamente con qualcuno. La attiro a me, baciandole il collo, sentendo il suo respiro farsi subito più pesante. Inizio a spogliarla con una delicatezza che le riservo in via esclusiva. Le slaccio i pantaloni, poi il reggiseno, lasciando che cada sul pavimento. La guardo alla luce soffusa dell'abat-jour. «Sai una cosa?» sussurro, accarezzandole il fianco. «A guardare bene quella foto a cena... alla tua età, tu e tua madre siete praticamente due gocce d'acqua.» Erika ridacchia, passandomi le braccia intorno al collo. «Dovrei prenderlo come un complimento?» «Assolutamente sì,» mormoro, prima di abbassarmi sul suo seno.

La bacio, poi prendo un capezzolo tra le labbra e inizio a succhiarlo con un'intensità e una passione che la fa inarcare contro di me. Geme dolcemente, intrecciando le dita tra i miei capelli. La spingo sul letto, mettendomi sopra di lei.Mentre continuo a non darle tregua con la bocca, scendendo lungo il suo addome per poi risalire a cercare le sue labbra, la sua mano scivola verso il basso. Mi afferra il cazzo, ormai duro e pulsante, e inizia a segarmi con movimenti fluidi e decisi. La guardo negli occhi mentre lo fa, godendomi la sensazione della sua pelle calda che scorre su di me, sentendomi crescere ancora di più sotto il suo tocco, in un crescendo fisico ed emotivo inesorabile.

Prima di andare avanti…

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