Vai al contenuto
Erotika
La Suocera Repressa, Invidiosa Delle Figlie · Cap. 1
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 1 di 2 24 min di lettura

Le voglie sporche della suocera

Franci crede che il segreto del garage sia al sicuro. Ma Carmela ha scoperto qualcosa che non riesce a dimenticare, e da quella sera comincia a comportarsi in modo stranamente diverso.

Alessia
6 ore fa · 108 letture · 1

Risalire le scale richiede sempre un piccolo sforzo di recitazione. Devi riabituare il respiro a un ritmo normale, cancellare dal viso quell'espressione da predatore appagato e rimettere la maschera del bravo ragazzo. Giulia, in questo, è un'attrice nata. Mi cammina davanti con le bottiglie d'acqua in mano, molleggiando sui fianchi come se non se la fosse appena fatta sbattere contro il cofano di un'utilitaria.

Appena varchiamo la soglia della cucina, veniamo investiti dal profumo del soffritto e dalla voce seccata della mia fidanzata ufficiale. «Alleluia!» sbotta Erika, mescolando la pasta con un cucchiaio di legno. «Ma dove siete finiti? In cantina ci siete andati a piedi o passando per Narnia?» «Non trovavamo la cassa dell'acqua,» mente Giulia con una naturalezza disarmante, posando le bottiglie sul tavolo. «Franci ha dovuto spostare mezza roba sugli scaffali.» «Tutto sotto controllo, amore,» aggiungo io, sfoderando il mio miglior sorriso rassicurante.

Ma l'atmosfera nella stanza è cambiata. C'è qualcosa di denso, di elettrico, che stona con il calore domestico. Il mio sguardo cade su Carmela. È in piedi davanti al lavandino. Ha un canovaccio in mano e sta asciugando un bicchiere. Lo strofina con una lentezza metodica, ossessiva, passando il panno sempre sullo stesso punto. Quando sente i nostri passi,solleva lo sguardo verso di noi. Si interrompe per una frazione di secondo. I suoi occhi scivolano da Giulia a me, e per un istante ci leggo dentro qualcosa di indecifrabile. Un'ombra fredda, tagliente, che contrasta violentemente con la morbidezza delle sue forme accoglienti e materne.

Cerco di alleggerire l'aria con una battuta. Poggio le birre sul bancone, sfiorandole quasi il braccio. «Missione compiuta,Carmela. L'acqua è salva. Il bagagliaio invece lo controllo prima di andare via, promesso.» Lei non sorride. Non fa una piega. Si limita a posare il bicchiere e a sistemare il canovaccio. «Bene, Francesco,» risponde, con un tono così asciutto e formale che mi fa aggrottare la fronte. Di solito mi chiama "Franci". Giulia, ignorando del tutto la tensione di sua madre,mi dà una leggera gomitata complice. «Facile prendersi i meriti quando il grosso del lavoro l'ho fatto io a farti luce, eh?» mi prende in giro,ridacchiando.

È a quel punto che Carmela scatta. «Giulia, adesso basta,» dice. La voce non è urlata, ma bassa, dura come il marmo.Giulia sgrana gli occhi, sorpresa. «Ma che ho fatto?» «Ti ho detto basta,» ripete Carmela. La mascella delicata è contratta,il seno abbondante si alza e si abbassa sotto la camicia di raso in un respiro trattenuto a fatica. Non è la sfuriata di una madre esaurita. È una reazione rigida, sproporzionata, misurata per non esplodere. Rimango in silenzio, osservando l'insolita severità di quella donna che ho sempre considerato pacifica e accomodante. Non capisco da dove nasca. Erika sospira, spegnendo il fuoco. «Mamma, sei stanca morta oggi, vero? Dai, andiamo a tavola, che è pronto.»

Ci accomodiamo in sala da pranzo. Cerco di non far pesare lo strano siparietto della cucina, comportandomi come faccio sempre. Questa famiglia, dopotutto, è il mio palcoscenico preferito. Carmela arriva dalla cucina con un cestino di pane che ha appena passato in forno per scongelarlo. Lo appoggia al centro del tavolo. «Attenti che scotta ancora», ci avverte, prima di sedersi. Ne prendo subito un pezzo, attirandomi un'occhiataccia da Erika. «Almeno aspetta che iniziamo a mangiare, animale.» «Sto controllando la qualità del servizio», ribatto con la bocca già piena.

Erika monopolizza la conversazione per i primi venti minuti, raccontando con la sua solita foga un episodio surreale accaduto in ospedale durante il suo turno. Un paziente che aveva scambiato la padella per un vassoio del pranzo. Io ascolto, annuisco nei momenti giusti e lancio qualche battuta per farla ridere. Giulia interviene a sproposito ogni volta che può, cercando di rubare la scena alla sorella, masticando a bocca mezza aperta e scrollando le notifiche del telefono di nascosto sotto il tavolo.

A un certo punto, Erika racconta alla madre di come l'ho aiutata a ripassare per un esame difficile fino a notte fonda.«Sono davvero fortunata ad averlo, mamma», dice stringendomi la mano. Carmela le sorride, accarezzandole brevemente il braccio con autentico affetto, prima di ritirarsi in se stessa e cambiare argomento. Mi sembra un po' assente, ma lo interpreto come la stanchezza di cui parlava Erika.

E poi c'è Carmela. Tenta di partecipare, annuisce alle parole di Erika, ma i suoi sorrisi non le raggiungono gli occhi. È seduta di fronte a me. Non posso fare a meno di notare come la camicia sbottonata, ogni volta che si sporge in avanti per prendere l'acqua, offra una visuale generosa e naturale del suo décolleté. C'è una carnalità in lei che stasera sembra quasi...irrequieta.

A metà cena, mentre Giulia sta sbadigliando vistosamente, Carmela prende la pirofila di ceramica dal centro del tavolo e la spinge dolcemente verso di me. «Prendine ancora un po', Francesco,» dice, con una voce che ha perso la durezza di prima, sostituita da una strana, timida premura. «Se vuoi te ne metto da parte anche per domani. So che quando studi in università mangi sempre panini di corsa.» Erika scoppia a ridere, puntandomi la forchetta contro. «Mamma, ormai lo tratti meglio di noi! Se continui così, la prossima volta che facciamo il ragù gli prepari pure la vaschetta per la settimana.» Il viso allungato di Carmela si accende di un rossore improvviso. Le guance, leggermente scavate, si colorano di un rosa acceso. Abbassa lo sguardo sul suo piatto, visibilmente in imbarazzo. «Non posso essere gentile?» mormora, difendendosi con una vulnerabilità che mi spiazza. Rido, portandomi il bicchiere alle labbra. «Continua pure, Carmela. Io non mi lamento affatto.»

La cena prosegue. Il vino fa il suo dovere, sciogliendo un po' la tensione. Mentre stiamo finendo il secondo, Carmela si schiarisce la voce. Si passa una mano affusolata tra i capelli folti, scostando un'onda ribelle dal viso. «Che programmi hai per domani, Francesco?» mi domanda, cercando di incrociare il mio sguardo. «Probabilmente lavorerò un po' al computer al mattino. Poi, siccome Erika finisce il turno alle diciannove, la raggiungo per quell'ora,» rispondo con naturalezza,stringendo la mano della mia fidanzata.

Per una frazione di secondo, il viso di Carmela si rabbuia. Le labbra carnose si stringono in una linea sottile e lo sguardo le cade, fissando il bicchiere vuoto sul tavolo. È un lampo, un battito di ciglia, prima che cambi immediatamente espressione e argomento, chiedendo a Giulia della scuola. Carmela rimane in silenzio per un momento, poi cambia argomento e chiede a Giulia cosa debba fare il giorno dopo. La osservo di sfuggita. È stata strana per tutta la sera, ma probabilmente ha soltanto qualche pensiero per la testa. In questa casa, del resto, non mancano mai i motivi per innervosirsi.

Dopo cena, ci spostiamo in soggiorno. Erika si lascia cadere sul divano con un sospiro di sollievo e io mi siedo accanto a lei, passandole un braccio attorno alle spalle. Giulia, con la solita sfacciataggine, si butta a peso morto sull'altro lato del divano, allungando le gambe in modo che i suoi piedi sfiorino la mia coscia. «Finalmente un po' di relax,» dichiara la piccola di casa, afferrando il telecomando.

«Giulia.» La voce di Carmela arriva dalla soglia del soggiorno. È appoggiata allo stipite della porta. La postura evidenzia l'ampiezza dei fianchi e la vita stretta, valorizzando la sua silhouette a clessidra nei pantaloni scuri. Ha le braccia incrociate sotto il seno importante. «Avevi promesso di sistemare la camera e preparare alcune cose per domani,» le ricorda, con un tono piatto. Giulia sbuffa, lasciando cadere la testa all'indietro. «Mamma, ma proprio adesso? Ho appena finito di mangiare!» «Sì, Giulia. Proprio adesso.» «Ma stiamo per guardare una serie! Ci metto cinque minuti prima di andare a letto, te lo giuro.» «Non se ne parla. Vai di sopra.» Giulia si alza a sedere, visibilmente irritata. «Oggi ce l'hai con me. Si può sapere che ti ho fatto?» «Non dire sciocchezze,» taglia corto Carmela, irrigidendosi.

La tensione sta di nuovo salendo. Intervengo scherzosamente per evitare il dramma familiare. «Dai Giuly, il dovere chiama,» le dico, strizzandole l'occhio senza farmi vedere dagli altri. «La stanza non si pulisce da sola. Prometto che non andiamo avanti con gli episodi senza di te.» Giulia mi lancia un'occhiataccia finta, poi sbatte il telecomando sul tavolino.«Che palle. Siete insopportabili.» Si alza e si dirige verso le scale, sbuffando pesantemente a ogni gradino.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 3 senza votare
Indice dei capitoli
Cap. 2

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista