Sono tutta sabbia e sale. Ho bisogno di una doccia.
Mi dirigo verso il bagno, una stanza piccola e luminosa con una grande doccia in muratura con una parete di vetro opaco. Mentre cammino, mi sfilo il bikini bagnato, i laccetti si annodano tra le mie dita veloci. Nuda, mi specchio per un istante nel grande specchio sopra il lavabo. Il sole ha lasciato una trama sottile di abbronzatura sulla mia pelle, un rosa carico sui miei seni, sul ventre, sulle mie cosce. I miei capezzoli sono duri e scuri come due ghiandole, e vedo le mie labbra vaginali, gonfie e scure, sporgere leggermente dalla fessura liscia e completamente depilata.
L'acqua della doccia mi avvolge, un abbraccio caldo e liquido che lava via la sabbia, il sale, e forse anche il ricordo di quegli occhi indiscreti. La schiuma del bagnoschiuma scivola sul mio corpo, morbida e profumata. Chiudo gli occhi e lascio che le mie mani si muovano con calma, seguendo le curve che conosco così bene. Accarezzo il collo scendendo sulle clavicole, insapono i miei seni pesanti e pieni, i pollici sfiorano i capezzoli induriti che si protendono come gemme dure. La schiuma mi scivola lungo la pancia piatta, tra le mie gambe, dove le mie dita si fermano un istante, sfiorando le labbra gonfie senza esplorare, solo un contatto fugace, una promessa.
Uscita dalla doccia, mi asciugo con l'asciugamano morbido, strofinando la pelle fino a farla arrossire. Non mi infilo niente, solo un paio di slip di cotone bianco, aderenti, che si segnano leggermente sulla mia figa. Mi lascio cadere sul letto con un sospiro, la schiena nuda a contatto con la lenzuola fresche. Il telefono è sul comodino. Lo prendo e apro TikTok.
Video stupidi, balletti ridicoli, canzoni assurde. Il mio pollice scorre veloce sullo schermo, ma la mia mente è altrove. Ripenso al sole, alla spiaggia deserta, al piacere solitario di spalmarmi l'olio. E poi, il pensiero che avevo cacciato via ritorna, insistente, come un'onda che non si vuole ritirare. Il suo sguardo. Le sue parole. "Potrei vederti mentre ti fai la doccia."
Un brivido mi attraversa, questa volta non c'è nessun fastidio, solo una fitta calda e umida che mi si apre basso, nell'addome. Il mio pollice smette di scorrere su TikTok. Lascio cadere il telefono accanto a me, senza più guardare lo schermo. La mia mano, come avesse una volontà sua, scivola sotto l'elastico degli slip.
Le mie dita trovano subito il calore umido. Le labbra sono gonfie, scivolose, già pronte. Inizio a toccarmi, lentamente. L'indice separa le labbra, scoprendo il clitoride che pulsa, un piccolo bottone rovente. Inizio a massaggiarlo con movimenti circolari, prima lenti, poi sempre più veloci. Il respiro mi si spezza. La fica batte, un ritmo insistente che risuona in tutto il corpo. TikTok è morto, lo schermo del telefono si è spento. Nella mia testa non c'è più nessun video, nessuna canzone. C'è solo un porno, un porno che mi sto proiettando da sola. Immagini sfocate, sensazioni pure.
Pensiero: "Cazzo, tra lavoro e università, quando ho avuto tempo per me? Quando ho avuto il tempo di scopare?" La frustrazione si mescola al piacere, un mix esplosivo. La mia altra mano sale, afferra un seno, lo stringe forte, il pollice e l'indice pizzicano il capezzolo duro, quasi fino a farmi male. Un gemito mi sfugge dalle labbra.
La mano sotto gli slip lavora più intensa. Due dita entrano nella mia fessura bagnata, prima una, poi due, le sento scivolare dentro, riempirmi, mentre il pollice continua a martellare il clitoride. Le gambe si spalancano, i piedi si piantano nel materasso. Inizio a pompare, la mano è un fiume in piena, le dita si muovono veloci, profonde, cercando, trovando quel punto lì dentro che mi fa vedere le stelle. Il mio corpo si contorce, il bacino si alza per incontrare la mia mano. "Sì, così, così," sibilo tra i denti, parole senza senso, solo bisogno puro, bramoso.
Fuori, nell'oscurità della sera, due occhi mi fissano. Sono attaccati alla finestra della mia camera, un buio nel buio. Dietro quegli occhi, una mano si muove su un cazzo duro, un ritmo che cerca di imitare il mio. Ogni mio gemito, ogni mio respiro affannoso è per lui. Ogni mio spasimo è il suo spettacolo. Ma io non lo so. Io sono persa nel mio piacere, persa nel porno che mi sto raccontando.
Il mio corpo è teso come una corda di violino. La pressione aumenta, un'onda che sale, che cresce, che minaccia di travolgermi. Le dita si curvano dentro di me, trovando quel punto magico, premendo, sfregando. Il clitoride è un fuoco, il mio sangue bollente. Un altro gemito, più alto, più lungo. Le gambe tremano. L'onda sta per rompersi.
E poi, lo scoppio. Un orgasmo violento mi scuote dall'interno. La fica si contrae, spasmi potenti che avvolgono le mie dita, succhiandole, stringendole. Un urlo mi esce dalla gola, un suono animalesco, di puro sfogo. Il mio corpo si rigida, l'arco della schiena si alza dal letto, per poi crollare di nuovo, pesante, esausto.
Resto così, per un istante che pare un'eternità, le dita ancora piantate nella fica che pulsa lentamente, un cuore che batte nell'acqua calma.
il Respiro è ancora affannoso, il cuore che batte all'impazzata nel petto. Lentamente, estraggo le dita da me stessa, sono bagnate, lucide, profumate del mio piacere. Le porto alle labbra, le assaggio, il sapore salato e dolce della mia fica. Un sorriso stanco, soddisfatto, si disegna sul mio viso.
Cazzo, quanto tempo che non mi sentivo così. Così viva. Così tutta.
Ma un pensiero, insistente, si fa strada nella nebbia del post-orgasmo. Una settimana. Ho una settimana intera di questo. Una settimana di silenzio, di sole, di solitudine. Ma anche una settimana senza... questo. Senza un corpo contro il mio, senza la pelle ruvida di un uomo sulla mia, senza un cazzo duro che mi riempie, senza la sua saliva che si mescola alla mia.
"Merda," sussurro nel silenzio della stanza. "In questa vacanza ci vorrebbe un bel cazzo da scopare." Non un ragazzino impertinente, no. Un uomo. Qualcuno che sapesse come si fa. Qualcuno che mi facesse urlare per davvero, non di solitudine, ma di piacere condiviso. Chiudo gli occhi, immagino una figura, un corpo, un volto senza nome. Qualcuno che mi possedesse, che mi leccasse la fica fino a farmi impazzire, che mi scopasse in ogni posizione, fino a farmi dimenticare chi sono e da dove vengo. Le mie dita tornano a carezzarmi, leggermente, un brivido sommesso che promette un altro fuoco.
Fuori, nella notte fonda, Alessandro è ancora lì, attaccato alla finestra come una lucertola al muro. Ha visto tutto. Ha sentito tutto. La sua mano si è mossa al ritmo della mia, il suo cazzo è diventato duro come il marmo, una verga rovente che premeva contro la stoffa dei pantaloncini. Mi ha vista massaggiarmi il clitoride, mi ha vista mettermi le dita dentro, mi ha vista godere. E ora, mentre io ripenso a un cazzo immaginario, il suo cazzo reale sta per esplodere.
Il ritmo della sua mano aumenta, sfrenato. Immagina che le mie dita siano le sue, che sia lui a farmi venire. La sua fica, la mia fica, si stringe intorno a lui, lo succhia, lo avvolge. Immagina il mio respiro sulla sua pelle, le mie labbra sulla sua bocca. Immagina il mio corpo nudo sotto il suo. Un altro urlo strozzato mi esce dalle labbra, un sussulto finale del mio corpo, e questo basta a lui. Un gemito profondo, quasi un ringhio, gli esce dalla gola. Sborra, getti caldi e densi si spruzzano sulla mano, sul muro bianco della casa, sulla terra umida. Il suo corpo trema, l'orgasmo gli attraversa le gambe come una scossa elettrica. Si appoggia al muro, esausto, la testa tra le mani. Mi ha vista. Mi ha sentita. È venuto con me.
E questa è solo la prima notte.
Com'è finora?
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Scrivo racconti da poco e spero davvero possano piacere!
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bellissimo..