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Erotika
Il ragazzino che mi ha fatto bagnare · Cap. 2
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Capitolo 2 di 3 21 min di lettura

inutili uomini

gli uomini d'oggi sono tutti finti fighetti.

Alessia
6 mesi fa · 1.3k letture · 4

"Allora cosa fai qui, a molestare le donne al mare se non sai nemmeno dove mettere le mani?" gli sbatto in faccia, senza voltarmi. La mia voce è gelida, affilata come un rasoio.

Lui indietreggia un attimo, il contatto si rompe. Per un secondo penso di averlo spaventato, di averlo mandato via a gambe all'aria. Ma poi torna, più sfacciato di prima. La sua mano torna, non sul mio culo, ma si insinua sul mio corpo, va a cercare il mio seno.

La sua mano sulla mia tetta è un insulto. Non la stringe, non la accarezza. La... impasta. Come un pezzo di impasto per il pane, con un gesto ripetitivo e senza grazia. Il pollice mi sfiora il capezzolo, ma è un tocco casuale, senza intenzione. Sento un'ondata di nausea mescolata a una rabbia così pura da quasi accecare. Bastaaaa.

Con uno scatto secco mi giro. L'acqua si agita intorno a noi, creando piccole onde che si infrangono sui miei fianchi. Il mio volto è a pochi centimetri dal suo, così vicino che posso vedere i miei occhi riflessi nelle sue pupille dilatate, un misto di terrore e desiderio sfrenato. La mia mano è un artiglio che si chiude sulla sua guancia, le unghie gli affondano leggermente nella pelle tenera. Lo fermo.

"Ragazzino," sibilo, la mia voce è un filo di veleno e seta. "Quanti anni hai?"

Lui balbetta, la mascella tesa sotto la mia presa. “Dod-.”

"Anzi," continuo, stringendo un po' di più, "forse preferisco non saperlo, stai zitto."

Lo guardo dritto negli occhi, vedo la confusione che gli offusca lo sguardo. Non capisce. Non capisce perché la sua audacia da quattro soldi si sia scontrata con un muro di ghiaccio.

"Dimmi una cosa, eh?" dico, la mia voce ora più calma, quasi curiosa, ma con una lamina d'acciaio sottostante. "Su quale sito porno hai visto che è questa l'audacia che serve per conquistare una donna?" Lo sfido, il mio pollice gli accarezza il lato della bocca, un gesto di proprietà umiliante. "Quale video ti ha convinto che leccare per terra come un cucciolo smarrito e poi venire qui a impastarmi le tette come se fossi un pezzo di plastilina fosse la strada giusta?"

Lui cerca di parlare, ma glielo impedisco, premendo leggermente più forte con le dita.

"Hai visto qualche pornostar bionda che urlava di piacere mentre uno la palpeggiava come un deficiente? Pensavi che funzionasse anche nella vita reale? Che una donna si bagnasse sentendo le tue mani tremanti che non sanno nemmeno dove andare a finire?"

La mia mano scende, si posa sulla sua pancia, appena sopra la linea del costume. Lui si blocca, il respiro si ferma. Sento i muscoli dell'addome contrarsi sotto i miei polpastrelli. Il suo cazzo, che prima mi schiacciava goffamente contro, ora è un sasso duro, un'arma carica di una tensione che non sa come scaricare.

"No, rispondi," insisto. "Voglio sapere. Voglio capire l'architettura di questo fallimento. Sei timido a scuola? Le ragazze ti danno del 'simpaticone' e tu pensi che qui, da solo, tu possa finalmente fare il duro? È questo il tuo piano?"

La mia lingua gli lecca il labbro superiore, un assaggio veloce, salato. Lui sobbalza, un suono strozzato gli esce dalla gola. Non è più un predatore. È una preda. E io ho deciso di giocare con il mio cibo prima di mangiarmelo. La rabbia si è trasformata, si è fatta fredda, precisa, chirurgica.

Poi continuo, ma la mia voce cambia. Diventa più bassa, un ronzio che gli entra nelle orecchie e gli scuote le viscere. "Ma ti è andata bene, piccolo idiota," sussurro, il mio respiro caldo sulla sua pelle umida. "Nonostante tu sia un molestatore improvvisato, un disastro ambulante... io cazzo, sono eccitata da far schifo."

La mia mano sulla sua pancia si ferma. Poi, con un movimento fluido e dominante, gli afferro la mano, la giro, la spingo verso il basso, sotto la superficie dell'acqua. La sua mano, quella che mi ha mancato di rispetto, ora è tra le mie. La mia si chiude sulla sua, una morsa ferrea.

"E ho bisogno di un giocattolo."

Guido la sua mano, non con delicatezza, ma con violenza. La obbligo a scivolare sotto il mio costume, oltre il triangolo di stoffa bagnata. Le sue dita esitano, tremano al contatto con i miei peli pubici, ma io non gli lascio scampo. Lo costringo ad andare più in basso, fino a quando la punta delle sue dita non si imbatte nel mio clitoride, un bottone duro, rovente, una piccola mina pronta a esplodere.

"Stai zitto e muoviti," comando, la mia voce un sibilo gelato.

E inizio a guidarlo. La mia mano sul polso del mio molestatore improvvisato obbliga le sue dita a strofinarmi. Prima goffamente, come prima. Ma io non lo permetto. La mia presa si fa più forte, un'incudine che modella il ferro. Imposto il ritmo, la pressione, il movimento esatto.

"Così, no, più lento... cazzo, ti sembra di lucidare una scarpa? Più rotondo. Senti? Senti quel piccolo bottone lì? Quello. Non andartene. Stimolalo."

Lui sta impazzendo. Il suo respiro è un rantolo affannoso, il suo corpo è una corda tesa che vibra. Sento le sue ginocchia che sbattono contro le mie nell'acqua, la sua erezione che preme disperatamente contro la mia coscia. È nella sua prima, vera, cruda lezione di sesso. E l'insegnante sono io.

Lui migliora. Non è un prodigio, ma le sue dita, ora guidate, iniziano a capire. Abbandonano la goffaggine, imparano la pressione giusta, il ritmo che fa crescere il fuoco dentro di me. Lo sento esitare, poi riprovare, il suo respiro che si fa più profondo, più sincronizzato con il mio. Un piccolo gemito gli sfugge, non di piacere, ma di concentrazione, di sforzo. Sta imparando. E nonostante tutto, nonostante la rabbia, il fastidio, l'umiliazione che voglio infliggergli, il piacere inizia a montare, un'onda calda e potente che sale dal basso, che mi allaga i sensi.

Giusto quando l'onda sta per rompersi, quando il mio corpo è un arco teso pronto a scoccare, la mia mano scatta. Un movimento secco, deciso. Afferro il suo polso e lo allontano da me, con una forza che lo lascia sbigottito.

"Basta," comando, la mia voce è un filo di seta impenetrabile, fredda come il ghiaccio.

Lui mi guarda, con gli occhi sbarrati, il respiro sospeso. Il suo cazzo è un'asta di marmo contro di me, un desiderio che urla nel silenzio.

Mi avvicino, il mio viso a pochi millimetri dal suo. "Ora sei mio," sibilo, le mie parole sono un bacio velenoso. "Non un ragazzino che si spaccia per uomo. Un giocattolo. Mio."

La mia mano libera scende, gli accarezza il cazzo teso sotto il costume, un tocco leggero, fugace, che lo fa sussultare come percorso da una scossa elettrica.

"E credimi, ti farò vivere un sogno," continuo, la mia voce un suono ipnotico che lo avvolge, lo imprigiona. "Ti mostrerò cosa significa far venire una donna fino a farla piangere. Ti insegnerò cose che i tuoi video porno non possono nemmeno immaginare."

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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Scritto da
Alessia

Scrivo racconti da poco e spero davvero possano piacere!

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Commenti 1

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  1. peterpan

    tremendamente bello..

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