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Erotika
Dal 2D alla Realtà: Fottuta Senza Pietà · Cap. 2
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Capitolo 2 di 3 25 min di lettura

Un tanto atteso pompino

finalmente grazie all'eccitazione data dai disegni di Rosy, il protagonista riesce a concludere qualcosa con Elena, ma in questi casi mai tutto va come dovrebbe...

Alessia
6 mesi fa · 1.1k letture · 5

Resto appoggiato alla porta, ansimando, il petto che si alza e si abbassa pesantemente.

Elena ritira la mano, guardandosi le dita lucide e sporche con un sorriso trionfante. Prende un fazzoletto di carta dalla tasca dei jeans per pulirsi, ma mentre lo fa, il suo sguardo scivola di nuovo verso il basso.

Si ferma. Le sue sopracciglia perfette si sollevano per la sorpresa, poi il suo sorriso si allarga, trasformandosi in un'espressione sfacciata e puramente lussuriosa.

«Beh, devo ammetterlo, Matt,» fa le fusa, avvicinandosi di nuovo a me. Mi sfiora l'inguine con il dorso della mano pulita. «Questa è una novità. Di solito i ragazzi hanno bisogno di un po' di tempo per ricaricarsi dopo essere venuti. Tu invece sei ancora duro come il marmo. Sta letteralmente pulsando.»

Ha ragione. Il mio cazzo è ancora teso, dolorante e affamato. E so benissimo perché. Non è solo per Elena. È per il pensiero che la nerd che ha disegnato questa esatta scena fosse lì fuori a farsi un dito ascoltandoci. Questa fottuta dinamica voyeuristica mi sta mandando il cervello in tilt.

«Diciamo che sei un'ottima fonte di ispirazione,» ringhio, afferrandola per la nuca e costringendola a guardarmi negli occhi. «E a quanto pare, ho ancora bisogno di scaricare un bel po' di tensione.»

Elena emette una risatina bassa, vibrante. «Sfida accettata. Vediamo se riesco a farti implorare.»

Con una lentezza che è pura tortura, si inginocchia sul pavimento freddo del bagno. Mi guarda dal basso verso l'alto, un'espressione da gatta predatrice che sa esattamente l'effetto che fa. Senza distogliere lo sguardo, afferra l'orlo del suo top bianco e lo solleva, sfilandoselo oltre la testa con un gesto fluido e sicuro.

Il respiro mi si blocca in gola.

Il suo seno è perfetto. Pieno, rotondo e pallido, con capezzoli turgidi e quel piccolo, maledetto piercing d'argento che cattura la debole luce al neon del bagno. Si inumidisce le labbra carnose con la lingua, piegandosi in avanti. Il suo respiro caldo mi sfiora la pelle tesa. Sta per prendermi in bocca. Sta per rendere reale al cento percento l'ultima fottuta tavola di quel fumetto malato.

Chiudo gli occhi, le mani già affondate nei suoi capelli morbidi, pronto a spingere.

SBAAAM.

Un tonfo metallico e sordo echeggia fuori dal nostro cubicolo, seguito dal rumore di qualcosa di pesante, ipo un tablet o un telefono, che scivola rovinosamente sul pavimento di linoleum.

«Ahi! I-itai... s-stupido malus di destrezza!» squittisce una voce acuta, carica di panico. «M-mannaggia al drop rate della mia sfortuna, sono letteralmente inciampata su un pixel vuoto!»

Quella nerd del cazzo. Non era scappata. Era rimasta lì, a farsi i fatti nostri, e nel tentativo di sgattaiolare via in silenzio si era appena schiantata contro la fila dei lavandini come una disadattata cronica.

Elena si blocca a un millimetro dalla meta. Si raddrizza di scatto, gli occhi sgranati per lo spavento.

«Cristo santo!» sibila, raccogliendo freneticamente il top bianco da terra e infilandoselo in un secondo netto. «C'è qualcuno! E mi sembra pure quella mezza ritardata della nerd di classe!»

Fuori dal nostro cubicolo, sentiamo dei passi goffi e frenetici. Rosy sta annaspando sul pavimento per raccogliere la sua roba. Poi, il rumore di una porta che viene strattonata: si fionda a peso morto nel cubicolo esattamente accanto al nostro.

Slam. Clack.

Il suono del chiavistello che scatta a chiudersi è assordante. Posso sentire il suo respiro corto, affannoso e terrorizzato, separato da me solo da un sottile pannello divisorio di metallo.

Elena si sta già sistemando i capelli e i jeans, palesemente infastidita per l'atmosfera rovinata.

«Che palle, Matt,» sbuffa a bassa voce, scuotendo la testa. «Non ho nessuna intenzione di farmi beccare in ginocchio in un cesso sporco. Soprattutto se c'è in giro gente del genere a fare domande.»

«Elena, aspetta...» provo a dirle, ma la magia è palesemente finita per lei.

«No, no, per oggi lo spettacolo finisce qui,» sussurra, facendomi un occhiolino rapido. Mi dà un colpetto leggero sul petto. «Rimettiti nei pantaloni, tesoro. Forse è il caso di continuare un'altra volta, in un posto dove non ci sono stalker strambe in agguato.»

Senza aggiungere altro, apre la porta del nostro cubicolo, esce con finta indifferenza, e sento il rumore dei suoi passi leggeri che si allontanano veloci verso l'uscita del bagno.

La porta principale si chiude con un tonfo ovattato.

Rimango solo. Solo, in piedi, con la zip abbassata, il fiato corto e un'erezione dolorosa che mi pulsa contro l'addome.

E, nel cubicolo accanto, a mezzo metro di distanza da me, c'è lei. La fottuta causa di tutti i miei problemi. Sento il fruscio dei suoi vestiti. Sento il suo respiro irregolare.

Sognavo un pompino da Elena da così tanto tempo che sentivo ancora il calore del suo respiro fantasma sulla pelle. Ero a un fottuto secondo dall'averlo, a un fottuto secondo dal farla inginocchiare davanti a me. E lei, questa disadattata psicopatica, aveva appena rovinato tutto.

Il sangue mi schizza alla testa, accecandomi.

Mi rimetto a posto nei pantaloni con un gesto rabbioso, tirando su la zip con violenza. Esco dal mio cubicolo come una furia, i passi pesanti che rimbombano sulle piastrelle. Non mi fermo nemmeno a pensare. Do una spinta violenta alla porta del cubicolo di Rosy. Il chiavistello, chiuso male per la fretta, cede di schianto, sbattendo contro la parete interna.

Lo spettacolo che mi trovo davanti mi fa fermare il cuore e riaccende la mia erezione in un millesimo di secondo.

Rosy è mezza seduta sulla tazza del water chiusa. I suoi pantaloncini da allenamento neri sono un mucchio di stoffa abbandonato sul pavimento, attorno alle sue caviglie. È solo in mutandine – un paio di slip di cotone infantile che ha tirato brutalmente di lato. E le sue dita... cristo, le dita della sua mano destra sono completamente lucide, intrise e gocciolanti dei suoi stessi fluidi. Si stava letteralmente scopando da sola a un metro da noi, ascoltando i miei gemiti.

Appena irrompo, sgrana gli occhi dietro le lenti finte, terrorizzata e colta sul fatto.

«M-Matt! I-io... n-non è come sembra!» balbetta, la voce che sale di due ottave mentre cerca goffamente di coprirsi con l'altra mano, tremando come una foglia.

«Chiudi quella fottuta bocca,» ringhio, azzerando la distanza tra noi in un solo passo.

Affondo una mano tra i suoi capelli castani. Le stringo le ciocche alla nuca con una presa ferma e inesorabile, tirandola verso di me, costringendola ad alzare il viso per guardarmi dritta negli occhi. Il suo respiro si spezza in un gemito acuto, a metà tra il terrore di essere esposta e un'eccitazione torbida che la sta palesemente divorando viva.

«Sei una sfigata patetica, lo sai?» le sputo addosso, la voce bassa, carica di un veleno che le fa tremare le labbra. «Una viscida, fottuta troia solitaria che deve nascondersi nei cessi della scuola per godere, spiando quello che io faccio con le ragazze vere. Sognavo che Elena me lo prendesse in bocca da mesi. E tu, con i tuoi cazzo di rumori da otaku ritardata, hai rovinato tutto.»

Lei trema contro di me. Gli occhi le si riempiono di lacrime di pura vergogna, ma ha le guance in fiamme e il petto che si alza e si abbassa a un ritmo forsennato. Sente il mio disprezzo, la mia rabbia cruda, e il suo corpo reagisce in modo opposto alla logica. È umiliata, derisa, ma la sto eccitando oltre ogni limite, mettendola brutalmente di fronte a ciò che è.

«I-io... mi dispiace... n-non volevo... io...»

«Oh, non ti dispiace affatto,» la interrompo, abbassando il viso a un millimetro dal suo. Il profumo del suo sesso bagnato riempie il minuscolo spazio del cubicolo, mescolandosi alla candeggina e mandandomi il cervello in fiamme. Le sfioro le labbra schiuse con le mie, in un bacio mancato che sa di minaccia. «Hai fatto saltare il mio spettacolo perché sei una egoista perversa, ossessionata da me, che non sa stare al suo posto. Ma sai qual è la novità, Rosy? Le stronzate si pagano.»

Sposto lo sguardo sulla sua mano ancora madida dei suoi umori, poi di nuovo sui suoi occhi spalancati.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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Alessia

Scrivo racconti da poco e spero davvero possano piacere!

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