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Erotika
Dal 2D alla Realtà: Fottuta Senza Pietà · Cap. 3
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Capitolo 3 di 3 26 min di lettura

Sottomissione a Fine Livello

Rosy è costretta a replicare le pose degradanti del suo fumetto, scoprendo che la realtà del dolore e dell'umiliazione è molto più eccitante di qualsiasi tavola disegnata.

Alessia
5 mesi fa · 818 letture · 3

«Fallo tu,» sibilo, il respiro rovente contro le sue labbra trementi. «Tu mi hai rovinato il pompino con le tue fottute manie da nerd, ora finisci tu quello che hai iniziato.»

La prendo per il mento, una stretta che la costringe a tenere la testa dritta, a non potermi sfuggire. Con l'altra mano, sfilo la cintura. Il metallo frigge contro la fibbia. Il rumore si amplifica nel silenzio del bagno, nel suo respiro mozzato.

«M-Matt, per favore... il mio... il mio DPS è al minimo...» ansima, ma i suoi occhi mi guardano fissi, pieni di una paura erotica che la fa sembrare una preda allo sbando.

«Il tuo DPS? Stai per subire un critical hit che ti porterà a zero, troia,» le rispondo, abbassandomi i pantaloni e gli slip in un solo gesto secco.

Il mio cazzo salta fuori, ancora teso e appiccicoso per via del bagnato che aveva lasciato la bocca di Elena. È duro, vivo, e pulsante, una minaccia rossa e infuocata contro la pelle pallida e umida del suo viso. Le sbatto il glande sulle labbra gonfie, schiacciando la sua esitazione contro la realtà della carne.

«Apri,» comando, la voce un ruggito sordo. «E finisci il cazzo di lavoro.»

Lei obbedisce. Le sue labbra si aprono lentamente, e quando il mio cazzo le scivola dentro, è un caldo bagnato che mi fa urlare. È diverso da quello di Elena. La sua bocca è inesperta, timida, ma anche affamata, desiderosa di espiare, di dare forma a una fantasia che aveva immaginato mille volte. Lo prende tutto, quasi fino in gola, con un singolo, profondo gemito soffocato.

«Mmmppphhh...» è il suono che emette, un suono perverso, umido. La sua lingua si muove in modo incerto, tentando di imitare i movimenti che aveva visto noi fare. Mi guarda con gli occhi pieni di lacrime, che ora non sono più di paura, ma di un godimento oscuro, di una purificazione attraverso l'umiliazione.

«Guarda come sei fatta, Rosy,» la umilio, spingendomi più a fondo, facendola sussultare. «Una troia da bagno che sa solo fare quello che le dico. Sfonda l'ultima barriera, mi sento esplodere, il piacere che sale come un'ondata violenta. Ma proprio in quel momento, quando il mio corpo si irrigidisce per la scarica, un suono stridente, metallico, squarcia l'aria.

DRINNNNNNN!

La campanella.

Rammento. La lezione. La realtà.

Mi fermo di colpo, tirando fuori il mio cazzo dalla sua bocca con un suono umido e disgustoso. Lei sbatte le palpebre, spaesata, con la bocca ancora aperta e un filo di saliva e altro che le cola lungo il mento.

«Ti sei salvata per poco, stronzetta,» le sibilo, aggiustandomi i pantaloni con un movimento brusco. «Questa è solo una pausa. Dopo, durante il progetto, riprendiamo da dove abbiamo lasciato. E non ci sarà nessuna campanella a salvarti.»

Usciamo dal cubicolo. Io sono il solito Matt, fico, indifferente. Lei è la solita Rosy, sfigata, con l'aria di chi ha appena ricevuto un debuff critico. Camminiamo uno accanto all'altro nel corridoio deserto, in un silenzio carico di tensione. Prima che io mi volti per andarmene, lei si blocca.

«A-attendo!» storce la voce, mettendo una mano sulla mia spalla. Non la guardo. «Ehm... Il... il capitolo 2. È... è pronto. Te l'ho appena inviato.»

Alzo lo smartphone. C'è una notifica. Un file. «Main_Story_Draft_Ch2_Final_Boss.pdf.».

Non rispondo. Non annuisco. Faccio solo un cenno della testa e me ne vado, lasciandola lì, tremante nel corridoio, con il suo segreto che ora è anche il mio.

E ora, eccoci qui.

Sono stravaccato sul suo letto da venti fottuti minuti. La schiena sprofondata in un mare di cuscini e peluche imbarazzanti, le mani incrociate dietro la nuca. La stanza puzza di vaniglia e di ansia repressa.

Rosy è seduta alla scrivania, rannicchiata sulla sua sedia da gaming ergonomica, con la felpa tirata fin sopra il naso. Sta smanettando al computer per il nostro progetto di chimica, le dita che volano sulla tastiera con una foga nervosa, quasi nevrotica. Non ha ancora osato guardarmi in faccia da quando mi ha aperto la porta.

«E-ehm... M-Matt?» squittisce all'improvviso, la voce che trema mentre fissa ostinatamente il monitor. «I-io avrei quasi maxato la formattazione dei primi tre paragrafi. Ho impostato un layout user-friendly, sai, per non far droppare l'attenzione del prof durante la lettura. S-se mi dai l'input positivo, procedo al rendering della prima slide... s-sempre se per te va bene, ovviamente.»

La fisso. È un fottuto disastro. Balbetta, si mangia le parole e usa quel suo gergo insopportabile per mascherare il fatto che se la sta letteralmente facendo addosso dalla paura.

«Fai come ti pare, Rosy,» rispondo, la voce piatta e indifferente. «Io ho da leggere.»

Sfilo il telefono dalla tasca. Con la coda dell'occhio, vedo le sue spalle irrigidirsi di colpo. Smette di digitare. Il silenzio nella stanza diventa improvvisamente di piombo.

Apro il PDF.

Se il primo capitolo mi aveva mandato il cervello in fiamme, questo è pura follia. Il tratto è iperrealistico, sporco, le ombreggiature marcate in perfetto stile dark romance. Ma la vera mazzata è la trama. Non ci siamo solo io e lei. C'è Elena.

Scorro le prime tre tavole. I dialoghi sono taglienti. Elena viene ritratta esattamente per com'è: la ragazza popolare, superba, che cerca di sedurre il "mio" personaggio. Ma la dinamica si ribalta in un attimo. In questa storia, il burattinaio non sono io. È Rosy.

Nella quinta tavola, Rosy si è disegnata seduta su una poltrona simile a un trono oscuro. Ha uno sguardo di ghiaccio, freddo, sadico e fottutamente dominante. Tutto l'opposto del cerbiatto spaventato che sta tremando a due metri da me.

Il fumetto si trasforma in un gioco di potere spietato. Comic-Rosy sottomette Elena, punendola per aver osato guardare la sua proprietà. Le scene sono un crescendo di umiliazione viscerale

Rosy l'ha ritratta in una serie di pose pensate per distruggere completamente il suo ego di intoccabile. In una tavola, Elena è costretta a strisciare sul pavimento con un pesante collare chiodato al collo, tenuta al guinzaglio da Rosy come una cagna ubbidiente mentre elemosina uno sguardo da me. In un'altra pagina, la ragazza più desiderata della scuola è letteralmente ridotta a un poggiapiedi umano: è a quattro zampe ai piedi del trono, la schiena inarcata allo spasimo sotto il tacco a spillo di Rosy che le preme tra le scapole, obbligata a tenere la faccia schiacciata a terra e a baciare le suole delle sue scarpe. Nella terza posa, la più umiliante, Elena è ritratta in ginocchio con i polsi legati severamente dietro la schiena e il busto spinto in avanti, esponendo completamente il seno pesante e il culo perfetto come se fosse un pezzo di carne in vetrina, costretta a implorare il permesso di Rosy prima di poter anche solo aprire bocca per respirare.

I dettagli anatomici sono da fuori di testa. Rosy ha disegnato le abbondanze di Elena con una precisione maniacale: la pienezza delle sue cosce, la pelle che si tende sotto le corde, il piercing al setto che luccica mentre piange lacrime di vergogna. È degradante. È magnifico.

Continuo a scorrere, il respiro che si fa pesante. Il mio cazzo è già di marmo contro la zip dei jeans.

Nel fumetto, Rosy mi chiama a sé. Mi disegna in piedi, imponente, con lo sguardo vuoto di chi esegue solo gli ordini della sua padrona. E poi, il comando definitivo. Nel baloon, la Rosy di carta sussurra: "Le piace così tanto farsi guardare. Usala. Fottila davanti a me e falle capire a chi appartieni."

La scena successiva è un'esplosione di inchiostro e lussuria. Mi vedo mentre afferro Elena per i capelli e la sbatto a faccia in giù sul pavimento. La sfondo da dietro senza la minima delicatezza, le linee di movimento del disegno che rendono le spinte brutali e spietate. Elena, la regina della scuola, è disegnata con il viso contorto dal piacere e dall'umiliazione, le lacrime agli occhi mentre viene usata come un fottuto giocattolo sotto lo sguardo freddo e compiaciuto della nerd.

Cristo. Le inquadrature dal basso, il sudore sui corpi, i seni di Elena che rimbalzano a ogni mia spinta e, sullo sfondo, gli occhi sadici di Rosy che supervisionano il tutto. È malato. È geniale.

Abbasso lentamente il telefono, appoggiandolo sul petto. Sento il cuore che mi rimbomba nelle orecchie.

Alzo lo sguardo verso la scrivania. Rosy è ancora rannicchiata sulla sedia. Ha le ginocchia al petto e si sta mordicchiando ferocemente l'unghia del pollice. Trema.

Faccio un altro passo, annullando definitivamente la distanza che ci separa. Lei si rimpicciolisce contro lo schienale della sedia da gaming, gli occhi spalancati dietro le lenti, il respiro che le fa tremare il petto sotto la felpa troppo grande.

Invece di restarle davanti, la aggiro lentamente. Sento il suo sguardo terrorizzato seguirmi finché non sparisco dal suo campo visivo. Mi fermo proprio dietro la sua sedia. Il profumo di vaniglia della sua pelle mi riempie le narici, mescolato all'odore acre della sua fottuta paura.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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