Allungo una mano e le afferro il retro del collo.
La mia presa è salda, le dita che le premono contro la pelle morbida e le precludono ogni via di fuga. Al mio tocco, emette un gemito acuto, strozzato, e tutto il suo corpo si irrigidisce. Mi abbasso su di lei, premendo il petto contro lo schienale, e accosto le labbra al suo orecchio.
«Quindi nelle tue fantasie io sarei il tuo cagnolino ubbidiente, eh?» le sussurro, la voce roca e carica di minaccia. «Basta con questo cazzo di progetto, Rosy. Chiudi quella fottuta finestra sul monitor. Tu hai un debito con me per quello che mi hai fatto passare nei bagni della scuola, ricordi? E la realtà è ben diversa dai tuoi filmetti mentali.»
Allento appena la presa sul collo, un ordine muto. Lei capisce. Ubbidiente, si gira lentamente verso di me, le ginocchia che le tremano, e si alza in piedi. È più bassa di me, indifesa, e deve alzare il mento per guardarmi in faccia. Le sue guance sono in fiamme.
«T-ti... ti è piaciuto il mio doujinshi?» mormora timidamente, incrociando le dita tremanti davanti al petto. Abbassa lo sguardo, ma non riesce a nascondere un piccolo, patetico guizzo di orgoglio. «C-cioè... il character design e la lore... ti hanno causato un buff alle statistiche? L'ho renderizzato tutto per te...»
«Fottutamente sì,» rispondo, brutalmente sincero, facendo un passo per incastrarla tra il mio corpo e il bordo della scrivania. «Mi ha eccitato da morire. Vedere quanto la tua testolina sia perversa e malata mi fa letteralmente impazzire.»
A quelle parole, i suoi occhi nocciola si illuminano di una luce strana. Schiude le labbra, deglutendo a fatica.
«A-allora...» squittisce, spingendosi gli occhiali sul naso con un gesto nervoso. Il suo sguardo scivola in modo inequivocabile sulla mia bocca, affamato e terrorizzato allo stesso tempo. «Prima di... prima di avviare la punishment phase... non merito una... una reward? U-un achievement sbloccabile per aver completato la quest in tempo?»
Cristo. Vuole un bacio. E dal modo in cui trema, da come serra i pugni e chiude gli occhi in attesa come una bambina, è palese che per lei sia una novità assoluta. La sua inesperienza è un'insegna luminosa che mi implora di prenderla.
La accontento, ma alle mie condizioni.
Le afferro il viso con entrambe le mani, schiacciandole le guance, e mi avvento sulla sua bocca con violenza. Non c'è nulla di romantico. È un bacio crudo, possessivo. Le mie labbra si schiantano sulle sue, forzandola a schiudere la bocca. Sento i nostri denti scontrarsi in modo goffo, sento la sua rigidità assoluta che si scioglie in un secondo sotto la prepotenza della mia lingua che le invade la gola.
Sa di menta e di pura inesperienza. Non sa come muoversi, non sa come rispondere, si limita a gemere contro la mia bocca, le manine che si aggrappano disperate al tessuto della mia felpa come se le stessi togliendo l'ossigeno. Si sta abbandonando completamente, credendo che questo sia un momento di dolcezza, un premio per la sua devozione malata.
Ma io non sono il burattino del suo fumetto.
Proprio mentre lei si lascia andare al bacio, facendo scivolare una mano dietro la mia nuca, la afferro di scatto per i capelli.
Intreccio le dita nelle sue ciocche castane e, con uno strattone violento e improvviso che le strappa un urlo strozzato dalle labbra, la stacco da me e la scaravento a terra.
Rosy atterra in modo goffo sul tappeto della sua stanza, sbattendo i palmi delle mani e le ginocchia. I suoi occhiali finti le scivolano storti sul naso. Ansimante, confusa e scioccata, si volta a guardarmi dal basso verso l'alto, come un animale in trappola.
Mi chiudo sopra di lei, la figura imponente che le oscura la luce del lampadario, con uno sguardo intriso di pura cattiveria.
«Hai ritratto Elena in quelle pose da troia sottomessa,» le sputo addosso, accovacciandomi davanti a lei e afferrandole il mento per costringerla a fissarmi. «Ma sai qual è il problema, waifu? Con il suo corpo perfetto, le sue tette grosse e il culo pieno, in quelle posizioni non la umilii così tanto. La valorizzi. È letteralmente fatta per stare a pecorina.»
Il suo respiro si blocca. Le mie parole la colpiscono esattamente dove fa più male, distruggendo il suo ego di carta e riportandola alla cruda realtà delle sue insicurezze.
«Ma ora...» sussurro, facendo scivolare lo sguardo sul suo petto piatto nascosto dalla felpa oversize, fino alle sue gambe coperte dai soliti pantaloni sformati. Un sorriso crudele mi piega le labbra. «Ora voglio vedere te in quelle esatte pose. Ti farò replicare ogni singola tavola che hai disegnato. E con questo tuo corpo di merda, spigoloso e acerbo... questa sì che sarà un'umiliazione bella e buona.»
Rimango in piedi a sovrastarla, mentre lei è ancora seduta a terra sul tappeto, i capelli scarmigliati e gli occhi nocciola sgranati dal terrore. Le mie parole l'hanno colpita in pieno, ma invece di piangere e scappare, il suo respiro si fa solo più affannoso, il petto che si alza e si abbassa a scatti sotto quella felpa sformata.
«Spogliati,» le ordino, la voce che non ammette un fottuto millimetro di esitazione. «Tutto. Adesso.»
Rosy deglutisce rumorosamente, stringendosi le ginocchia al petto. «M-Matt... t-togliere l'armatura base riduce a zero la mia difesa... i-io... la mia skin non è premium come quella di Elena, io... io ho un character design pessimo...»
«Ho detto di spogliarti, cazzo,» ringhio, facendo un passo avanti.
Con le mani che tremano in modo incontrollabile, afferra l'orlo della sua felpa oversize. Se la sfila lentamente, scoprendo una canottiera bianca da bambina e un reggiseno sportivo che non ha quasi nulla da contenere. Poi passa ai pantaloni della tuta, lottando goffamente per sfilarli oltre le caviglie. Resta solo in mutandine e reggiseno.
«Tutto,» ripeto, incrociando le braccia al petto.
Chiude gli occhi, paonazza, e si sfila anche l'intimo.
Il suo corpo nudo, esposto alla luce spietata del lampadario della sua stanza, è esattamente come me lo aspettavo: acerbo, pallido, spigoloso. Non ha le curve morbide e prorompenti di Elena. Le sue anche sono strette, i seni piccoli con i capezzoli già turgidi e arricciati per il freddo e per la paura. Eppure, guardando quel corpicino tremante e così fottutamente sottomesso, sento un'ondata di eccitazione così violenta che la mascella mi fa male. Sotto di lei, sul tappeto, vedo chiaramente che è già bagnata, i suoi umori che le rendono lucida la pelle tra le cosce. Si vergogna da morire, ma la sta facendo impazzire.
Con un gesto secco, mi slaccio la cintura dei pantaloni. Il suono metallico della fibbia la fa sussultare violentemente. Sfilo la striscia di pelle nera dai passanti e gliela sbatto davanti.
«Tavola numero uno,» le dico, gli occhi ridotti a due fessure. «A quattro zampe. Muoviti.»
Rosy ubbidisce, mettendosi a gattoni sul tappeto. Mi accovaccio davanti a lei, le sollevo il mento e le faccio passare la cintura intorno al collo sottile, stringendola e allacciandola come un vero e proprio collare. Tiro l'estremità libera di scatto, costringendola ad alzare la testa verso di me.
«A-ah! M-Matt, il debuff di soffocamento è troppo alto!» squittisce, ansimando, ma non fa un fottuto gesto per toglierselo. Anzi, si sporge in avanti, tendendo il guinzaglio improvvisato.
Tiro fuori il telefono dalla tasca, apro la fotocamera e lo punto su di lei. Click. Il flash le illumina il viso spaventato e il collare nero che contrasta con la sua pelle pallida.
«Elena sembrava una cagna di lusso in questa posa,» la derido, guardando lo schermo. «Tu sembri solo una randagia patetica che implora per gli scarti. Cagna sfigata.»
«S-sono la tua cagna NPC...» sussurra lei, leccandosi le labbra, gli occhi lucidi di umiliazione e puro desiderio.
«Tavola numero due,» ordino freddamente.
Mi siedo sul bordo del letto. «La posa del poggiapiedi. Facci vedere come la grande e potente autrice sa baciare le mie fottute scarpe. Inarca quella schiena piatta che ti ritrovi.»
Rosy gattona verso di me, la cintura che le penzola dal collo. Si appiattisce contro il pavimento davanti alle mie sneakers. Con un lamento strozzato, inarca la schiena il più possibile, sollevando il suo culetto stretto e pallido in aria, mentre preme la faccia contro la suola sporca della mia scarpa.
Click. Scatto un'altra foto, catturando l'angolazione pietosa del suo corpo magro schiacciato a terra e il viso premuto contro la gomma.
«I-il mio hitbox è tutto sballato, M-Matt...» piagnucola contro la mia scarpa, la voce tremante. «Q-questa posizione mi sta mandando in glitch il cervello... l-lo giuro... i miei HP stanno crollando per l'umiliazione...»
«Fai silenzio, fallita,» le rispondo, alzandomi in piedi e afferrando il collare per tirarla su di peso. «Manca l'ultima tavola. Quella che ti piaceva tanto disegnare.»
Le slaccio la cintura dal collo e gliela faccio passare brutalmente attorno ai polsi, dietro la schiena. Stringo la pelle fino a farle quasi male, bloccandola. La costringo a mettersi in ginocchio al centro della stanza.
