Vai al contenuto
Erotika
Dal 2D alla Realtà: Fottuta Senza Pietà · Cap. 3
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 3 di 3 26 min di lettura

Sottomissione a Fine Livello

Rosy è costretta a replicare le pose degradanti del suo fumetto, scoprendo che la realtà del dolore e dell'umiliazione è molto più eccitante di qualsiasi tavola disegnata.

Alessia
5 mesi fa · 818 letture · 3

«Petto in fuori,» le ordino, spingendole le spalle indietro.

Il movimento forza i suoi piccoli seni ad esporsi in avanti, vulnerabili, offrendoli completamente al mio sguardo. Il suo respiro è una serie di singhiozzi eccitati. Ha le cosce spalancate, il sesso nudo e madido esposto, i polsi bloccati dietro la schiena. È completamente, inesorabilmente alla mia mercé.

Inquadro la scena col telefono. Click. Click. Due flash consecutivi.

«Guardati,» le sussurro malignamente, mostrandole lo schermo del telefono. «Guardati in faccia. Hai disegnato Elena così, convinta di poterla distruggere. Ma con questo corpo insulso, l'unica cosa che hai distrutto è la tua dignità. Sei una povera nerd legata nella sua stessa stanza, che sgocciola sul tappeto implorando che qualcuno se la scopi.»

«T-ti prego...» geme Rosy, le ginocchia che le tremano per lo sforzo di mantenere la posa, le lacrime che le rigano le guance in fiamme. Sente l'umiliazione perforarle lo stomaco, eppure le sue anche si muovono in un piccolo, patetico spasimo involontario di ricerca verso di me. «T-ti prego, M-Matt... sblocca la mia opzione di dialogo... l-lasciami parlare... fammi skippare la cutscene e passare all'azione...»

«L'azione?» ripeto, infilando il telefono in tasca. Lentamente, abbasso la zip dei miei jeans, liberando il mio cazzo teso, di marmo, che pulsa dolorosamente per l'eccitazione folle di quella messa in scena. «Vuoi l'azione, troietta dei fumetti?»

Mi faccio avanti, fermandomi a un centimetro dal suo viso, la mia erezione a livello della sua bocca dischiusa e ansimante.

«Dimostrami che sai fare di meglio di quel disegno,» le ordino, afferrandole i capelli da dietro per tenerle ferma la testa. «E vedi di impegnarti, perché le tue fottute statistiche di base fanno davvero pena.»

Le sfilo la cintura dai polsi con un gesto secco, lasciandole i segni rossi sulla pelle chiara.

«Sul letto,» ordino, sfilandomi rapidamente la felpa e la maglietta. «Muoviti.»

Lei si massaggia i polsi, annuendo freneticamente. «O-okay... ho un po' di debuff alla mobilità per via dei legami, ma... sono pronta per la fase due dell'evento...» sussurra, gattonando goffamente sul tappeto fino ad arrivare al bordo del materasso.

Mi siedo, allargando le gambe. Lei si ferma ai miei piedi, in ginocchio, le mani pallide appoggiate in modo esitante sulle mie cosce. Fissa la mia eccitazione, già libera e dura come il marmo, con gli occhi spalancati dietro le lenti. È terrorizzata e ipnotizzata allo stesso tempo, come se si trovasse davanti a un boss di fine livello dalle statistiche inaffrontabili.

Proprio mentre si inumidisce le labbra e si sporge in avanti, il flash del suo disegno mi esplode nel cervello: Elena in ginocchio, la lingua di fuori, pronta a eseguire gli ordini.

L'idea mi colpisce come una scarica elettrica.

«Ferma,» sibilo.

Lei si blocca a un millimetro dalla meta, trattenendo il fiato, con le labbra schiuse in un'espressione buffa e spaventata.

Tiro fuori il telefono dalla tasca e sblocco lo schermo.

«C-cosa fai?» mormora Rosy, confusa. «Stai... salvando i progressi prima della boss fight? O devi consultare una wiki per i tutorial...?»

«Sto alzando la difficoltà ad Hardcore,» rispondo, premendo il tasto verde della chiamata. Abbasso lo sguardo su di lei, sfoderando un sorriso letale. «Ora ascoltami bene, waifu. Sto chiamando Elena. Tu ora inizierai a fare il tuo dovere, ma dovrai stare in silenzio assoluto. Se emetti un solo verso, se Elena sente anche solo un fottuto sospiro e capisce cosa sta succedendo, è game over. Ti faccio male. Mi farai il lavoro, e nel frattempo mi sentirai parlare con lei di quanto è stato bello il suo pompino prima nei bagni.»

Gli occhi di Rosy si dilatano a dismisura. La crudeltà e l'umiliazione di quella dinamica le fanno tremare il labbro inferiore, ma vedo le sue cosce stringersi involontariamente. La sfida la sta eccitando da morire.

Tuu... Tuu...

«Pronto?» La voce di Elena squilla dall'altoparlante, squillante e sensuale.

Con la mano libera, afferro Rosy per la nuca e la spingo verso di me. Inizia, mimo con le labbra, duro.

Rosy chiude gli occhi e si fa avanti. Le sue labbra calde ed esitanti mi accolgono. È la sua prima volta, ed è palesemente impacciata: i movimenti sono goffi, i denti mi sfiorano in modo maldestro, ma la sua totale sottomissione compensa l'inesperienza.

«Ehi,» rispondo al telefono, sforzandomi di mantenere la voce piatta e rilassata. «Disturbo?»

«Matt,» fa le fusa Elena dall'altra parte. «Dipende. Hai finito di fare da balia a quella sfigata per il progetto?»

Sotto di me, Rosy sussulta sentendo l'insulto rimbombare nel silenzio della sua stanza. Il respiro le si incastra in gola. Le stringo una ciocca di capelli tra le dita per guidarla, imponendole un ritmo lento e costante, costringendola ad abbassarsi di più.

«Sì, ho finito,» mento, appoggiando la testa all'indietro. «E a dirla tutta... non riuscivo a smettere di pensare a prima. A come stavi bene su quel pavimento sporco, con il top alzato.»

Elena ride, un suono basso che fa vibrare l'altoparlante. «Te l'avevo detto che ti saresti ricordato di me. Peccato per quell'interruzione. Saremmo andati molto oltre.»

«Già,» ansimo leggermente, la voce che si incrina appena.

Sotto la mia guida, Rosy sta cercando di adattarsi. Avendo letto e disegnato centinaia di fumetti hentai e storie dark romance, la sua mente da otaku perversa inizia a compensare la mancanza di pratica. Cerca di replicare visivamente ciò che ha sempre visto in 2D: usa di più la lingua, inumidendomi completamente, risucchiando con una dedizione quasi scolastica ma incredibilmente efficace.

«Ascolta...» riprendo, stringendo la presa sui suoi capelli. «A proposito di chi ci ha interrotto. Sai chi ha fatto cadere quella roba nel bagno accanto?»

«Chi?» chiede Elena, curiosa.

Guardo la ragazza nuda e sottomessa ai miei piedi. «Quella nerd sfigata della nostra classe. Rosy. Ci stava spiando.»

«Oddio, che schifo!» sbotta Elena, con una risata acida. «Quella disadattata con gli occhiali finti enormi? Ma è una viscida maniaca! Ti rendi conto? Era lì a farsi i fatti nostri, povera fallita.»

«Una povera idiota patetica,» rincaro la dose, la voce cruda, fissando Rosy dritto negli occhi mentre la insulto ad alta voce. «Una nullità totale. Non avrà mai le palle di vivere la vita reale e deve nascondersi nei cessi ad ascoltare chi scopa davvero.»

Sentire la ragazza che odia e il ragazzo per cui ha un'ossessione malata distruggerla verbalmente manda il cervello di Rosy in totale cortocircuito. È l'apoteosi dell'umiliazione. Ma l'effetto non è quello di farla crollare: l'adrenalina perversa e la gelosia le incendiano le vene.

Rosy emette un piccolo, disperato mugolio soffocato contro di me e improvvisamente cambia marcia. Dimentica l'esitazione. Applica alla lettera ogni singola fottuta tavola esplicita che ha letto in vita sua. Aumenta la pressione in modo vertiginoso, usa la bocca e la lingua in modo spudorato, famelico, abbandonando del tutto la sua facciata da timida secchiona. Inizia a muovere la testa su e giù con una foga animalesca, gli occhi nocciola sbarrati e umidi che mi fissano dal basso in su per sfidarmi.

La sensazione è così intensa che devo piantare i piedi a terra per non inarcare la schiena.

«Matt? Ci sei?» chiede Elena, notando il mio respiro pesante.

«S-sì...» riesco a grugnire. Stringo convulsamente i capelli di Rosy, le nocche bianche. Il ritmo che quella disadattata sta tenendo è devastante. Sto perdendo il controllo della voce a ogni sua spinta. «Sì, cazzo... dicevo... dobbiamo assolutamente... rifarlo...»

«Mh, mi piace quando hai il fiato corto,» lo stuzzica Elena, ignara del vero motivo. «Domani pomeriggio. Casa tua. Ci stai?»

Rosy sente l'invito. Spalanca gli occhi e stringe le labbra con ancora più forza, un atto di puro e furioso possesso. Dà uno strattone disperato, succhiando con un'intensità tale che mi fa vedere le stelle.

«F-fottutamente... ah... sì...» sibilo al telefono, la voce completamente rotta, costretto a chiudere gli occhi mentre la "sfigata patetica" mi trascina dritto verso l'orlo del precipizio, rendendomi fisicamente impossibile formulare anche solo un'altra parola.

«Ok, domani. Ma dammi un assaggio di cosa mi aspetto. Mandami una foto, ora. Così so cosa mi sono perso,» le sussurro, la voce rauca mentre Rosy continua il suo massacrante lavoro sottotavola.

«Haha, sporcaccione. Aspetta un secondo,» mi fa lei con un tono sguaiato e divertito, e la chiamata si chiude.

Il silenzio è assordante, rotto solo dai suoni umidi, patetici e fottutamente eccitanti della bocca di Rosy. Ora, senza la paura di essere scoperta, è completamente senza freni. Non è più la goffa imitatrice di qualche fumetto. È una cagna in calore che sta cercando di dimostrare il suo valore, di strapparmi un'anima che crede di non poter avere mai.

E mi sta quasi riuscendo.

«Guarda cosa hai fatto,» le sibilo, mentre prendo la sua testa con entrambe le mani. Non la guido più. La possiedo. «Hai rovinato la mia chiamata con una ragazza vera. E ora devi pagare.»

Inizio a muoverle la testa su e giù con un ritmo che mi è comodo, non il suo. Un ritmo duro, secco, che non lascia spazio alla sua inesperienza. La sua gola si contrae, cercando di respirare, ma io non mi fermo. Le spingo il cazzo più in fondo possibile, fino a sentire la resistenza del suo palato molle.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 4 senza votare
Indice dei capitoli

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista