«Mmmmphhh!» riesce solo a gemere, gli occhi che si inondano di lacrime vere, che ora non sono più di umiliazione, ma di un misto tra panico e un piacere così intenso da sembrare dolore. Le sue mani, libere, si aggrappano disperate alle mie cosce, le unghia che mi graffiano la pelle dei jeans.
«Soffoca, puttana,» ringhio, la voce un sussulto rovente. «Vediamo quanto è brava la tua waifu a prendere tutto.»
La tengo bloccata lì per un secondo interminabile, sentendo le sue contrazioni spasmodiche intorno a me. Poi la tiro via con un gesto secco. Un filo di saliva e pre-eiaculazione le cola dal mento alle tette piccole, mentre tossisce e ansima, il viso paonazzo e rigato di lacrime.
«Che cos'è? Il tuo HP è a zero?» la schernisco, dandole un attimo per riprendere fiato. Ma non glielo lascio completo. Prima che possa rispondere, la spingo di nuovo giù, ancora più fondo. «Vediamo se hai una pozione.»
La ripeto. Spinta profonda, blocco, rilascio. Spinta profonda, blocco, rilascio. Ogni volta i suoi gemiti si fanno più deboli, più disperati, ma anche più famelici. Si abbandona completamente, accettando il mio ritmo, il mio potere, la mia violenza. Ha smesso di essere Rosy, la sfigata otaku. È solo un buco caldo e bagnato che io uso per il mio piacere.
«Così va meglio,» le sibilo, mentre la sento vibrare di un piacere che non riesce più a controllare.
Le sue mani, prima aggrappate in disperazione, ora mi stringono le cosce non più per respingermi, ma per attirarmi. È un invito teso, silenzioso. Il suo corpo, sebbene privo d'aria, geme per altro. È una contraddizione vivente, un'anima che si annega nel piacere proprio mentre i suoi polmoni gridano per ossigeno.
«M-Matt... il mio... il mio mana sta per esaurirsi...» singhiozza, la voce rotta e piena di saliva quando le concedo un attimo di respiro. «S-se mi fai morire così... potresti... farmi respawnare con un buff permanente?»
La sua mente malata riesce a trasformare quasi il soffocamento in una fottuta meccanica di gioco. E non so perché, ma questa cosa mi fa impazzire. Non è solo umiliazione. È una corruzione totale, una sovrapposizione di mondi così fottutamente perversa che il mio cazzo diventa duro come l'acciaio.
«Il tuo unico buff, sfigata, sarà il mio seme in gola,» le rispondo, e la spingo giù una volta di volta con una violenza che fa tremare il letto.
Il suono che esce dalla sua gola non è più un gemito. È un ringhio soffocato, animalesco, una nota di pura sottomissione che vibra lungo la mia asta fino a farmi gelare il sangue. I suoi occhi sono chiusi, ma le lacrime continuano a scendere, solcando il suo viso rovente. Il suo corpo trema, non più per la paura, ma per un orgasmo che sta crescendo in profondità, un'onda che non può controllare, che la sta travolgendo mentre la uso.
Vedo le sue spalle contrarsi, il suo respiro trasformarsi in un fremito continuo. inizia a toccarsi mentre me lo succhia, presa dall'eccitazione. La vedo spingere una mano tra le cosce, le dita che si muovono furiosamente sul suo clitoride già gonfio e bagnato. È una visione folle. Una ragazza nuda, legata mentalmente a me, che si masturba mentre io la soffoco con il mio cazzo.
«Così,» ringhio, la voce un sussulto rovente. «Dimostrami quanto desideri essere una puttana decente.»
Le sue dita si muovono più veloci. Il suo corpo si contorce. Il suo respiro si fa un rantolo continuo. E poi, con un urlo soffocato che sento vibrare fin nelle mie palle, il suo corpo si contrae in un orgasmo violento, un'ondata di piacere che la fa tremare da capo a piedi. La tengo bloccata lì, godendomi la sua sconfitta, la sua resa totale.
E in quel momento, sento anche io l'onda che sale. Non riesco a trattenerla. La vedo nuda, umiliata, in preda a un orgasmo per colpa mia, e questo mi fa perdere ogni controllo.
«Prendi tutto, puttana!» grugno, la voce che si spezza mentre lo sperma mi esplode dalle palle, un getto bollente che le riempie la gola.
Lei cerca di inghiottire, ma c'è troppo. Lo sperma le cola dalle labbra, mescolato con la saliva, rigando il suo mento, cadendo sulle sue tette piccole, un fiume bianco e caldo che la inquina, la marca. È la più bella cosa che abbia mai visto. È l'apoteosi della sua umiliazione, il suo battesimo nel mio mondo.
Quando la lascio andare, crolla a terra, in un cumulo di arti tremanti e respiro affannoso. Ha gli occhi sbarrati, il viso un misto di terrore e estasi. È distrutta. È vinta. E finalmente, è mia.
«Senti che gusto ha la realtà, waifu?» le sussurro, guardando il casino che ha fatto sul tappeto della sua stanza. «Molto meglio dei tuoi fottuti disegni.»
Non risponde. Si limita a singhiozzare, un suono debole, rotto. Ma tra le sue cosce, vedo un piccolo rivolo di umori che continuano a scendere, una testimonianza silenziosa del piacere che l'ha appena annientata.
Mi ricompongo, infilandomi il cazzo bagnato e stillante nei pantaloni. È un fastidio, un residuo umido e caldo che mi ricorda la sua degradazione. Apro lo smartphone. Una notifica di WhatsApp. Un messaggio da Elena. C'è un'immagine in allegato.
Tocco lo schermo. Si carica.
Elena. Sul suo letto, probabilmente. Sdraiata su un fianco, in posa. Indossa solo quel top nero di pizzo, ora completamente alzato a scoprire le tette perfette, grosse, con i capezzoli duri come proiettili. La gonna è sollevata fino alla vita, e una mano, con le unghie smaltate di rosso scuro che le copre a malapena il sesso, ma lascia intravedere il piccolo triangolo di peluria rasata, la pelle liscia e umida che brilla. Sorride alla telecamera, un sorriso da faina, da troia sicura di sé, con le labbra socchiuse come se fosse pronta a essere riempita di nuovo. Sembra un'icona del sesso, una dea del piacere che sa esattamente di cosa ho bisogno.
Un suono depresso mi riporta alla realtà.
Rosy si è raggomitolata sul pavimento, un fagotto di pelle pallida e tremente. Mi guarda con gli occhi gonfi, fissando lo schermo del mio telefono. La sua curiosità di artista perversa supera la vergogna.
«C-cosa... cosa c'è?» chiede, la voce un sussurro roco. «È... è la sua foto?»
«Sì,» rispondo secco. «È quello che una fottuta donna sembra.»
La sua espressione è un misto di fascinazione e autocastigo. «Posso... vederla? Per... per studiarmi. I suoi lineamenti... le sue proporzioni... d-dovrei disegnarla meglio nel prossimo capitolo.»
La sua dedizione al suo oscuro lavoro è commovente. E patetica.
«Guardati,» le dico, mostrandole lo schermo. «Questo è un capolavoro di Dio. Tu, invece, sei solo un abbozzo che va buttato via.»
Lei fissa la foto, ipnotizzata. I suoi occhi corrono sui seni di Elena, sulla sua pelle abbronzata, sulla sua sicurezza. Poi guardo giù, verso il proprio corpo magro, i capezzoli piccoli e rosa, le anche strette. Un singhiozzo le scappa, ma dentro i suoi occhi vedo scintillare una fiammata feroce, la fiamma di chi vuole distruggere e possedere.
«Sì...» sussurra, come se parlasse a se stessa. «Devo... devo catturare la sua... energia...»
Mi alzo, la guardo dall'alto in basso. È un cumulo di carne umiliata, con i capelli arruffati, il viso rigato di lacrime e sperma, le cosce sporche dei suoi stessi umori. Una visione. Prendo il telefono, inquadro la sua figura prostrata e scatto una foto. Flash. La luce accecante la fa sussultare.
«Anche questa ti servirà. Per avere un termine di paragone. La dea e la schiava.»
Le mostro la foto che le ho appena fatto. Lei la guarda, e per un attimo il suo volto si contorce in una smorfia di pura vergogna. Ma poi, la sua espressione cambia. Si concentra, quasi come un critico d'arte che analizza un'opera. Il suo cervello malato sta già trasformando la sua umiliazione in ispirazione.
«G-grazie...» mormora, la voce che trema. «Mi... mi servirà per i... i toni della pelle e... le ombre dell'anima spezzata...»
Mi sistemo i pantaloni. «Non hai ancora finito di scontare, Rosy.»
«Lo so,» risponde lei, abbassando lo sguardo.
«Dopodomani,» dico, voltandomi per andare via. «Vengo qui per il progetto. E non vedo l'ora di scoparti. Per davvero.»
La mia mano è sulla maniglia. Prima di aprirla, sento la sua voce dietro di me, un sussurro disperato che mi ferma.
«M-Matt...»
Mi giro. Lei si è arrampicata in piedi, tremante come una foglia al vento, completamente nuda. Mi guarda con gli occhi pieni di lacrime e un desiderio così puro da sembrare un'implorazione.
«Per favore...» dice, la voce che si spezza. «Non... non vederti con Elena domani...»
La guardo per un lungo secondo. Il suo volto è una maschera di supplica. Il suo corpo, un'opera d'arte incompiuta e malata. La sua anima, un abisso di cui sono diventato il padrone.
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Scrivo racconti da poco e spero davvero possano piacere!
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Spero davvero sia tutto un piano di Rosy per dare una lezione a Matt e umiliarlo più di quanto lui faccia con lei. Aspetto la continuazione!