Lei emette un respiro corto, le labbra piene e sensuali che si dischiudono. Il labbro inferiore, morbido e voluminoso, trema appena.
«Mh. Hai cambiato idea in fretta, Matt,» sussurra, divertita ma visibilmente eccitata. Le sue mani sottili salgono lungo il mio petto, agganciandosi al tessuto della mia felpa.
«Ho solo deciso di metterti alla prova,» ringhio, sfiorandole il lobo dell'orecchio con le labbra. La mia mano scende dai fianchi, seguendo la linea sinuosa del suo corpo, fino ad afferrarle una natica. Il suo sedere è pieno, tonico, fasciato in modo osceno da quel denim che sembra sul punto di strapparsi. La stringo forte, costringendo le sue gambe lisce e slanciate a incastrarsi tra le mie. «I bagni del seminterrato sono vuoti. Andiamo. Ora.»
Lei trattiene il fiato. Sento le sue cosce compatte contrarsi contro di me. Il suo sguardo intenso, di solito così padrone della situazione, vacilla per un secondo di pura lussuria. Nel mio cervello, sovrappongo il suo viso reale a quello disegnato, con la lingua di fuori e gli occhi rovesciati, e la presa sulla sua natica si fa quasi crudele.
Ma Elena è una che sa giocare. E, soprattutto, le piace dettare le regole.
Proprio quando sto per abbassare le labbra sulle sue, mi posa due dita sulla bocca, fermandomi a un millimetro dalla meta. Ride, quel suono basso e roco che le vibra nel petto morbido.
«Wow,» sussurra, allontanandosi di un mezzo passo, costringendomi a lasciare la presa sul suo culo perfetto. Mi guarda dall'alto in basso, gli occhi chiari che brillano di una malizia letale. «Sei sempre stato uno che parla tanto, Matt, ma oggi sei letteralmente... selvaggio. Che ti ha preso?»
«Mi hai provocato,» ribatto, il respiro corto, il cazzo che pulsa dolorosamente contro la zip a causa della distanza improvvisa. «Non tirarti indietro adesso.»
Lei si morde il labbro inferiore, sistemandosi il top bianco sulle spalle con un gesto lento e calcolato che mi fa quasi gemere di frustrazione. Sembra sul punto di andarsene, di lasciarmi lì con i coglioni blu a impazzire fino a oggi pomeriggio.
Poi, però, il suo sguardo scivola verso l'orologio appeso sopra le porte a vetri della palestra. Mancano quindici minuti al suono della campanella.
Un sorriso lento, predatore e fottutamente sfacciato le piega le labbra. Fa un passo indietro verso di me, afferrandomi per il cordino della felpa.
«Quindici minuti,» sussurra, la voce improvvisamente roca, gli occhi chiari che brillano di una lussuria che non ha più voglia di nascondere. «I bagni del seminterrato. Non farti vedere da nessuno e muoviti, prima che decida che non te lo meriti.»
Non me lo faccio ripetere due volte.
Ci separiamo e prendiamo due strade diverse, sgattaiolando giù per le scale antincendio fino al piano sotterraneo. I bagni qui sotto li usano solo quelli che occupano i campi sportivi esterni, ma a quest'ora non c'è letteralmente nessuno. L'aria è più fredda, l'odore di candeggina e intonaco umido riempie i polmoni.
Appena varco la porta del bagno dei maschi, Elena è già lì. Mi afferra per un braccio e mi tira dentro l'ultimo cubicolo, quello più in fondo. Lo spazio è minuscolo. Per chiudere la porta e far scattare il chiavistello devo letteralmente schiacciarla contro le piastrelle.
I nostri respiri rimbombano nel silenzio del bagno. La schiaccio contro il muro, le mie mani che le afferrano subito i fianchi morbidi, spingendo il mio bacino contro il suo.
«Hai fretta, eh?» mi provoca lei, ansimando piano mentre intreccia le braccia dietro il mio collo.
Sto per azzittirla con un bacio, ma poi... un rumore.
Uno scricchiolio leggero, metallico. I cardini della porta principale del bagno che vengono spinti a fatica. Poi, il suono inconfondibile e felpato della suola di una scarpa da ginnastica sul pavimento di linoleum. Un passo. Poi un altro, esitante. Seguito da un respiro corto, trattenuto a fatica, che si ferma a un paio di metri dal nostro cubicolo.
Il mio cervello fa cortocircuito. Rosy.
La fottuta nerd mi ha seguito. Si è intrufolata nel bagno dei maschi, terrorizzata ma incapace di resistere, attratta dalla sua stessa perversione come una falena verso il fuoco. È lì fuori, in silenzio, che ascolta.
Un'ondata di eccitazione così violenta e viscerale mi travolge che devo serrare i denti. Ho la ragazza più desiderata della scuola chiusa in un bagno, pronta a darsi da fare... e la sfigata che ha disegnato esattamente questa scena ci sta spiando, probabilmente tremando come una foglia. È la tempesta perfetta.
«Che c'è?» sussurra Elena, notando che mi sono irrigidito. «Hai paura che ci scoprano?»
«Tutt'altro,» mormoro, la voce carica di un'oscurità che non riesco a nascondere. Guardo Elena dritta negli occhi, ma le mie parole sono uno spettacolo a beneficio di chi sta ascoltando fuori. «Voglio solo assicurarmi che tu sappia fare esattamente quello che prometti. Sei tu che hai parlato di spettacoli migliori, no? Dimostramelo.»
Elena fa un verso divertito, una risata bassa e sporca. Sposta le mani dal mio collo e le fa scendere sul mio petto, fino ad arrivare alla cintura dei miei pantaloni.
«Sei proprio uno stronzo arrogante,» sussurra, ma si vede lontano un miglio che la cosa la fa impazzire. Le sue dita affusolate sfiorano la cerniera, e il semplice tocco mi fa contrarre l'addome. «Ma d'altronde... Cristo, Matt. Sento il calore fin da qui. Stavi davvero soffrendo là dentro, eh? Poverino, lottare contro questa zip deve essere stato un inferno.»
«Smettila di parlare e tiralo fuori,» le ordino, la voce roca e spietata. Sento il respiro di Rosy, oltre la porta di metallo, farsi improvvisamente pesante, un sibilo roco nel silenzio del bagno.
Elena sorride, gli occhi che brillano di malizia pura. Con un movimento secco, abbassa la zip dei miei pantaloni della tuta. Il rumore metallico è assordante nello spazio angusto. Infila la mano sotto l'elastico dei boxer e, senza la minima esitazione, lo stringe.
Emetto un gemito basso, gutturale, buttando la testa all'indietro contro la porta del cubicolo. Le sue mani sono morbide, le unghie laccate che mi sfiorano la pelle tesa. È un tocco esperto, deciso. Inizia a muovere la mano su e giù, pompando con un ritmo lento e calcolato che mi fa mancare il fiato.
«Mh, bello duro, esattamente come piace a me,» mormora Elena, la voce carica di lussuria. Si avvicina al mio collo e inizia a lasciarci dei baci umidi, succhiando la pelle mentre la sua mano accelera il ritmo. «Dimmi, Matt... ci stavi pensando da stamattina, vero? Ti facevi i film mentre mi guardavi il culo durante la lezione?»
«Mh... sì...» ansimo, chiudendo gli occhi.
Il contrasto è fottutamente folle. Fisicamente sento la mano di Elena, il calore della sua bocca sul mio collo, il profumo del suo lucidalabbra e la morbidezza del suo seno che mi preme contro l'addome. Ma nella mia testa, la mia mente è concentrata solo su chi c'è fuori.
Immagino Rosy piegata in due contro i lavandini, con le guance a fuoco e le mani premute tra le cosce. Immagino che stia ascoltando ogni singolo schiocco della mano di Elena, ogni mio gemito soffocato. La sto costringendo a vivere la sua fantasia sporca in prima persona, ma invece di esserci lei al centro della scena, è rilegata al ruolo della spettatrice voyeur.
La sto umiliando. La sto eccitando da morire.
«Ti piace così?» sussurra Elena, stringendo la presa, il pollice che mi sfrega esattamente nel punto giusto. Le sue labbra si spostano al mio orecchio, la voce umida. «Vuoi che vada più veloce? Vuoi sborrarmi tra le mani?»
«Più... veloce, cazzo...» ringhio, le dita che le afferrano i fianchi per spingerla ancora di più contro di me.
Il suono della mano di Elena che scivola su di me diventa umido, ritmico, osceno. Rimbalza sulle piastrelle del bagno. E fuori dal cubicolo, sento un rumore inconfondibile.
Un tessuto che sfrega in modo frenetico. Un respiro spezzato, acuto, come un piccolo lamento soffocato in una mano.
Rosy si sta toccando.
La realizzazione mi colpisce come una scossa elettrica dritta all'inguine. La nerd sfigata si sta masturbando nel bagno della scuola, a un metro da noi, ascoltandomi mentre vengo pompato dalla ragazza popolare che lei ha ritratto nei suoi fottuti schizzi hentai.
L'intensità della situazione mi fa letteralmente esplodere il cervello. L'orgasmo mi travolge con una violenza inaudita.
«Cazzo... Elena...» gemo, stringendo i denti, mentre i miei fianchi si contraggono in modo incontrollabile contro la sua mano. Vengo in modo abbondante, sporcandole le dita e i palmi in una liberazione bruciante e prolungata.
Elena rallenta il movimento, ridacchiando piano mentre raccoglie il mio fiato affannoso.
«Visto?» sussurra, leccandosi le labbra mentre si allontana appena per guardarmi, con quell'aria da gatta soddisfatta. «Te l'avevo detto che ti avrei fatto dimenticare come ti chiami.»
