Mi avvicino con le mani in tasca. L'amica, intuendo l'antifona, inventa una scusa patetica e se ne va quasi subito, lasciandoci soli.
Elena fa un tiro profondo dalla sigaretta, mi guarda da sotto in su, un sorriso arrogante e furbetto che le piega le labbra verniciate di lucidalabbra.
«Hai perso a ping-pong per venire a cercarmi, Matt?» mi provoca, soffiando una nuvola di fumo azzurrognolo verso l'alto. Il movimento le fa inarcare la schiena, spingendo in fuori il petto. Sotto il tessuto bianco, teso all'inverosimile, i capezzoli sono due punte dure, e intravedo chiaramente la sporgenza metallica del piercing.
Faccio un passo verso di lei, invadendo il suo spazio. Un tempo mi sarei concentrato solo su come portarmela a letto. Ma ora, guardando quelle stesse labbra carnose che stanno stringendo il filtro della sigaretta, la mia mente viene invasa da un flash accecante.
Vedo il disegno. Vedo Elena nuda, in ginocchio, con gli occhi rovesciati all'indietro e la saliva che le cola dalla bocca, serrata attorno a un cazzo pulsante. I pixel iperrealistici di Rosy si sovrappongono alla realtà.
Mi ritrovo a fissarle la bocca con una ferocia che la fa zittire per un secondo.
«Mettiamola così,» rispondo, abbassando la voce, appoggiando una mano sul muro di mattoni proprio di fianco alla sua testa. Sento il calore del suo corpo. «Guardarti mentre fumi è uno spettacolo molto più interessante dei battute di Marco.»
Lei ride, un suono basso e roco. Si avvicina ancora un po', tanto che le nostre gambe quasi si sfiorano. «Sai, potrei farti vedere spettacoli anche migliori... se smettessi di fare il prezioso.»
Non riesco a trattenere un mezzo sorriso stronzo. Faccio scivolare la mano dal muro di mattoni e la appoggio direttamente sul suo fianco, proprio dove il top bianco lascia scoperta una striscia di pelle nuda. Sento il suo calore sotto i polpastrelli, il fremito leggero dei suoi muscoli.
«Stai facendo promesse impegnative, Elena,» le mormoro, abbassando lo sguardo sulle sue labbra lucide e poi giù, sulla scollatura dove il tessuto è teso allo spasimo. «Non so se sei in grado di reggere lo spettacolo fino alla fine.»
Lei si morde il labbro inferiore, gli occhi che le brillano di malizia. Fa un passo in avanti, annullando del tutto la distanza. Il suo seno sfrega in modo inequivocabile contro il mio petto, i capezzoli duri che premono attraverso la stoffa. «Mettimi alla prova, Matt. Scommetto che ti farei dimenticare perfino come ti chiami.»
Sto per risponderle, sto letteralmente per dirle di seguirmi nei bagni del seminterrato per vedere se è davvero così brava come dice, quando una vibrazione secca e insistente contro la mia coscia mi fa trasalire.
Il mio telefono.
Con un sospiro frustrato, lo tiro fuori dalla tasca dei pantaloni della tuta. Lo schermo si illumina e il nome del mittente lampeggia in bella vista.
Messaggio da: Rosy
Elena, che è praticamente incollata a me, allunga il collo e legge il nome sul display. La sua espressione seducente si trasforma in una smorfia di puro disgusto, seguita da una risata acida.
«Oddio, non dirmi che ti scrivi con la sfigata dei fumetti,» mi sfotte, piegando la testa di lato. «Che c'è? Ha bisogno che le spieghi come si accende il computer? O ti sta invitando a un raduno di cosplay per sfigati vergini?»
Serro la mascella. L'istinto di difendere il mio... "progetto" privato mi coglie di sorpresa, ma lo reprimo subito.
«È per quel fottuto progetto di fine anno,» mento, la voce piatta e scocciata, mentre le passo il pollice sull'elastico dei jeans per tenerla distratta. «È una paranoica del cazzo per le scadenze. Deve mandarmi la struttura dei paragrafi e mi sta tempestando. Ignorala.»
«Mh. Sbrigati a liquidarla,» sussurra Elena, chiudendo gli occhi per un secondo al mio tocco, godendosi l'attenzione.
Distolgo lo sguardo da lei e, schermando il telefono con il corpo, sblocco lo schermo. Apro la chat di Rosy, aspettandomi di trovare l'ennesimo papiro sulle meccaniche di studio o una scusa per oggi pomeriggio.
Invece c'è solo un'immagine allegata. E una didascalia.
Apro la foto, facendo attenzione a tenerla inclinata verso il basso. Il fiato mi si blocca di colpo nei polmoni.
È un altro disegno digitale. Ma a differenza degli schizzi della sua cartella, questa è un'illustrazione finita, perfetta, che deve averle richiesto ore e ore di lavoro ossessivo durante la notte. E il soggetto è di nuovo Elena.
Nel disegno, la ragazza popolare è piegata all'indietro. I suoi jeans sono sbottonati e abbassati a forza a metà coscia. Il top bianco è bagnato fradicio, completamente trasparente, lasciando intravedere l'alone scuro dei capezzoli e l'anello metallico del piercing in modo iperrealistico. Ma la cosa che mi manda fuori di testa è la posa: l'Elena disegnata ha le gambe spalancate e due dita affondate fino alle nocche nella sua stessa fica, aperta e gocciolante di un liquido denso e lucido. Il viso è contorto in una maschera di pura lussuria oscena – la classica espressione ahegao esasperata dei manga – con gli occhi rovesciati all'indietro, la lingua di fuori e un filo di saliva densa che le cola dal mento. E, proprio davanti alla sua bocca affamata, troneggia un cazzo enorme, venoso e madido di sborra, pronto a entrarle in gola.
Sento una fitta al basso ventre così potente che devo piantare i piedi a terra per non barcollare. L'erezione mi scatta nei pantaloni, dolorosa, immediata. Questa psicopatica ha passato la notte a disegnare questa roba, sapendo perfettamente che la sua fantasia malata avrebbe preso il sopravvento, e ha aspettato il momento esatto in cui io e la vera Elena saremmo stati da soli per mandarmela.
Sposto gli occhi sulla didascalia in basso.
"Sembra che il tuo livello di aggro stia calando, Matt. Hai bisogno di un buff per la boss fight di oggi pomeriggio, o preferisci accontentarti degli NPC di basso livello? ( 〃▽〃) p.s. Ci ho messo tutta la notte a colorare i dettagli. E sì, vi sto guardando dalla palestra."
Il cuore mi martella contro le costole. Alzo di scatto lo sguardo, oltre la spalla di Elena, spazzando il cortile.
Laggiù. Vicino alle porte a vetri della palestra, mezza nascosta nell'ombra della tettoia. Rosy.
Ha ancora addosso i pantaloncini da pallavolo, ma si è rimessa la felpa aperta. Sta tenendo il telefono con due mani, appoggiata allo stipite. Da questa distanza non riesco a vederle il viso nei dettagli, ma giurerei di vedere il riflesso dello schermo sulle sue lenti. Ci stava spiando. Ha visto Elena avvicinarsi e ha sganciato questa oscenità assoluta, calcolata a tavolino, solo per ricordarmi che lei ha il controllo sulla mia mente, anche quando sto per farmi un'altra.
E la cosa peggiore? Ha funzionato. Non me ne frega più un cazzo di Elena reale. Voglio l'Elena disegnata. E soprattutto, voglio spaccare in due la fottuta nerd che ha architettato tutto questo.
E la cosa peggiore? Ha funzionato. Non me ne frega più un cazzo di Elena reale. Voglio l'Elena disegnata. E soprattutto, voglio spaccare in due la fottuta nerd che ha architettato tutto questo.
Ma l'adrenalina e il sangue che mi pulsano all'inguine sono troppi per fare semplicemente un passo indietro. Il disegno mi ha acceso una miccia nel cervello. Invece di girare i tacchi e andarmene, rialzo lo sguardo dal telefono e lo punto di nuovo su Elena.
Lei è ancora lì, appoggiata al muro. Ha una presenza così fottutamente magnetica. La sua bellezza non è nascosta o strisciante come quella di Rosy, è scenica. È fatta per farsi guardare. Il suo viso ovale è armonioso, elegante, incorniciato dalla luce del cortile che si riflette sulla pelle chiara e liscia. Gli zigomi sono morbidi, femminili, e scendono verso un mento piccolo e raffinato.
Faccio un passo avanti, invadendo del tutto il suo spazio. Lei sgrana leggermente quegli occhi chiari e luminosi, incorniciati da ciglia lunghe e folte che le danno uno sguardo profondo, da predatrice abituata a vincere. Ma c'è un dettaglio che mi fa impazzire, lo stesso che Rosy ha disegnato con tanta cura: il piccolo piercing al setto. Un tocco ribelle che stride in modo perfetto con l'arco elegante delle sue sopracciglia e la dolcezza dei suoi lineamenti.
«Sai una cosa?» le mormoro, la voce scesa di un'ottava, rotta dal desiderio. Infilo una mano tra i suoi capelli, tirati indietro in una coda stretta che le lascia scoperto il collo slanciato. Le sfioro la nuca. «La sfigata può aspettare.»
Elena sussulta. Non è la prima volta che flirtiamo, ci siamo sempre ronzati attorno, ma non sono mai stato così diretto. Così... affamato.
Sposto la mano, facendola scivolare lungo la linea del suo collo, oltre le spalle delicate, fino ad afferrarle la vita. Sotto il top bianco, il suo corpo è un capolavoro di proporzioni. Il busto è morbido, con un seno rotondo e pieno che preme contro il mio petto, accentuando la curva del torace. Stringo le dita sui suoi fianchi stretti e definiti, tirandola contro di me per farle sentire esattamente quanto sono duro contro il suo ventre.
