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Erotika
Sudore e Labbra Proibite · Cap. 3
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Capitolo 3 di 3 31 min di lettura

la festa e il palliativo

un palliativo, un giocattolo utilizzato per placare l'eccitazione che ross mi procurava

ile
6 mesi fa · 895 letture · 9

Rientrai in casa come una furia cieca. Chiusi la porta a doppia mandata e mi appoggiai con la schiena al legno freddo, respirando a fatica. Ero incazzata nera, umiliata, ma soprattutto ero disperata.

Mi trascinai in camera da letto e iniziai a spogliarmi. Togliermi i vestiti di Ross fu un'impresa. I leggings lucidi aderivano come una seconda pelle, incollati al mio sudore e alla mia umidità pregressa. Mentre me li sfilavo a fatica, scendendo lungo le cosce, il profumo del tessuto mi investì in pieno. Sapevano del suo detersivo. Quell'inconfondibile aroma di muschio bianco e pulito che le sentivo sempre addosso in palestra quando arrivava fresca di doccia, mescolato ora alla sua essenza, alla sua pelle.

Affondai il viso nel top sportivo prima di buttarlo a terra. Un singhiozzo violento mi squassò il petto. Infilai un pigiama di cotone largo e sformato, mi buttai sul materasso a pancia in giù e scoppiai a piangere. Piansi per la rabbia verso Marco. Piansi per l'umiliazione del drink. Ma soprattutto, piansi perché ero un guscio vuoto, ossessionato da una donna che non mi avrebbe mai guardata come io guardavo lei.

Passarono un paio d'ore. Erano quasi le tre di notte, ma la rabbia non accennava a sbollire, anzi, si era trasformata in un'energia febbrile e insonne. Presi il cellulare dal comodino. Sapevo che avrebbe risposto. Anche da ubriaca, aveva il sonno leggero.

Feci partire la chiamata. Al quarto squillo, la connessione si aprì. «Mh... pulcino?» mormorò la sua voce, impastata di sonno e alcol, roca in un modo che mi fece subito contrarre lo stomaco. Si sentì un fruscio di lenzuola. «Aspetta... vado sul balcone, se no sveglio il babasone.»

Sentii il rumore di una porta a vetri che si apriva, e poi l'aria della notte nel microfono. L'immaginai lì, mezza nuda al buio, avvolta dall'aria fresca, con i capelli spettinati e le lentiggini invisibili nella notte. «Eccomi. Che succede, occhi blu? Sei a casa?» «L'ho mollato,» sputai fuori, la voce rotta da un residuo di pianto.

Ross si svegliò del tutto. «Cosa? Marco? Che cazzo è successo?» Mi sfogai. Le raccontai tutto d'un fiato della macchina, del parcheggio buio, delle mani di lui su di me. «Voleva scoparmi solo perché era eccitato da te!» le dissi, stringendo il lenzuolo con le dita. «Vi ha guardati per tutta la sera. Si è eccitato vedendoti addosso a Rob, o sentendo cosa dicevi... e poi quando mi ha vista con i tuoi vestiti, non ha capito più niente. Mi stava usando come un fottuto rimpiazzo, Ross!»

Esattamente come facevo io con lui, urlò la mia coscienza. Lui voleva te, ma anche io voglio solo te. Ma questo lo tenni per me, chiudendolo a chiave nel mio petto.

Ross imprecò ad alta voce. «Quel lurido pezzo di merda! Ma ti rendi conto?! Domani lo chiamo e lo vado a prendere sotto casa, gli stacco la testa! Come cazzo si permette di farti sentire così? Tu sei bellissima, Chiara, non sei il contentino di nessuno!»

Le sue parole, così feroci e protettive, mi fecero sciogliere. «Non voglio pensarci più, per stasera,» mormorai, asciugandomi le lacrime. «Ti prego... aiutami a distrarmi. Parlami. Raccontami qualcosa.»

Dall'altro lato del telefono ci fu un secondo di silenzio, rotto solo dal suono di un accendino e da un respiro profondo. Stava fumando. Ross fece una mezza risata, quel suono roco e complice che mi mandava sempre in tilt. La vodka in circolo aveva spazzato via i suoi soliti, già deboli, filtri. «Vuoi distrarti? Beh,» sogghignò, il tono che si abbassava di un'ottava, diventando osceno e confidenziale. «Se proprio vuoi saperlo, ti racconto cos'è successo qui quando ve ne siete andati tutti. E ringrazia che sei andata via in tempo.»

Il mio battito accelerò. Mi girai supina, fissando il soffitto al buio. «Cosa... cos'è successo?» «Stavamo pulendo il disastro di Rob in salotto,» iniziò lei, espirando il fumo. «Io ero ancora con quel vestitino verde rovinato. Ero incazzata nera con lui, gli stavo urlando contro per la figura di merda. Ma sai com'è fatto... quando gli urlo addosso, gli si chiude la vena.»

Trattenni il fiato. Le mie mani, quasi dotate di vita propria, scivolarono sotto l'elastico dei pantaloni del pigiama, cercando istintivamente calore. «Mi ha strappato lo straccio di mano,» continuò Ross, la voce carica di un'eccitazione retroattiva. «Mi ha sbattuta contro il bancone della cucina. Il marmo era freddo, ma io ero fottutamente bollente. Mi ha baciata in un modo che non gli vedevo fare da mesi. Con una rabbia... cazzo. Mi ha tirato su la gonna del vestito e mi ha strappato letteralmente le mutandine. Si sono rotte, Chiara. Le ha strappate.»

Le mie dita sfiorarono la mia intimità nuda. Ero già un lago. Bastava la sua voce. Bastava l'immaginazione. «Davvero?» sussurrai, cercando di mantenere il tono di voce normale, anche se stavo già sudando freddo.

«Oh, sì. Non mi ha dato nemmeno il tempo di respirare. Se l'è tirato fuori e me l'ha spinto dentro in un colpo solo. Tutto intero.» Ross ansimò leggermente al ricordo, e quel suono mi arrivò dritto al cervello, mandandomi in cortocircuito. «Ero così bagnata, pulcino... è scivolato dentro facendo un rumore osceno. Mi teneva ferma per i fianchi, premendomi contro il bancone, e ha iniziato a spingere come un animale.»

Infilai due dita dentro di me, decise, senza preliminari, replicando la brutalità che mi stava raccontando. Ah... Soffocai un gemito, portandomi immediatamente il dorso della mano libera sulla bocca, premendo forte contro le labbra. Non doveva sentirmi. Non doveva capire che mi stavo masturbando sulla sua voce, sul suo orgasmo.

«Ci sei, pulcino?» mi chiese Ross, notando il silenzio. «S-sì...» dissi, spostando la mano per un secondo. «Sto ascoltando.»

«Beh, mi ha distrutta,» sussurrò lei, e sentivo che stava sorridendo nel buio. «Spingeva così forte che i bicchieri tremavano sul lavandino. Io mi tenevo al marmo per non cadere e urlavo. Cazzo, gli ho riempito il collo di graffi. Quando lui ha iniziato a venire, mi ha presa per i capelli, mi ha tirato la testa all'indietro e... Dio, sono venuta in un modo pazzesco. Avevo i crampi alle gambe, Chiara.»

Mi mossi più veloce. Le mie dita pompavano dentro di me al ritmo delle sue spinte immaginarie, mentre il pollice torturava il mio centro sensibile. Nella mia testa non c'era Rob. Nella mia testa c'era lei. Era lei contro il bancone della mia immaginazione. La sentivo ansimare al telefono e sovrapponevo quel respiro ai movimenti della mia mano.

«Lo sento ancora addosso,» mormorò Ross, sognante, incurante dell'effetto che le sue parole avevano su di me. «Quell'attrito, la pressione... è stato perfetto.»

La tensione nel mio basso ventre arrivò al punto di rottura. Le parole "attrito" e "pressione", dette con la sua voce roca, furono la goccia decisiva. Chiusi gli occhi, stringendo i denti sulla carne della mia mano per non urlare. Inarcai la schiena dal materasso, venendo con spasmi così violenti e profondi che tutto il corpo prese a tremare incontrollabilmente. Le mie dita si serrarono all'interno delle pareti umide, assorbendo ogni ondata di quel piacere silenzioso e disperato. Mi manco letteralmente l'aria.

«Ecco,» sospirò Ross, facendo un altro tiro di sigaretta. «Spero di averti fatto sorridere un po' e distolta dai pensieri su quello stronzo.» Il mio cuore martellava nelle orecchie. Rimasi immobile, aspettando che i tremiti si placassero, cercando di riprendere il controllo del fiato. Tolsi le dita, bagnate e tremanti. «Sì...» sussurrai, la voce rotta e soffiata. «Mi hai distratta. Grazie, Ross.»

«Di niente, occhi blu. Domani passo da te, facciamo una colazione come si deve e parliamo, ok? Fatti una bella dormita. Fanculo Marco.» «Fanculo Marco,» ripetei debolmente. «Buonanotte, Ross.»

«Notte, sorellina.» La chiamata si chiuse con un click. Il silenzio della mia stanza mi piombò addosso con il peso di un macigno. Lasciai cadere il telefono sulle coperte. Ero sudata, sfinita, il sesso che ancora pulsava di piacere. Ma l'unica cosa che sentivo era il sapore amaro dell'ennesimo orgasmo rubato. Ero totalmente, inesorabilmente distrutta.

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Scritto da
ile

amo l’arte e scrivere racconti psicologici e sensuali, spero vi piaccia quello che scrivo.

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Commenti 1

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  1. Moniq

    noooo non le hai fatte scopare!! aahahaha comunque molto bello. la scena del body shot veramente fica...

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