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Erotika
Sudore e Labbra Proibite · Cap. 3
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Capitolo 3 di 3 31 min di lettura

la festa e il palliativo

un palliativo, un giocattolo utilizzato per placare l'eccitazione che ross mi procurava

ile
6 mesi fa · 895 letture · 9

Leccai il sale lentamente. Scesi lungo la sua pelle morbida, tracciando la curva del suo seno sinistro, assaporando il sale e il sapore inconfondibile della mia personal trainer. Ero talmente eccitata che mi faceva male il petto. Avrei voluto affondare i denti in quella carne, strapparle il vestito, ignorare tutti.

Quando arrivai alla fine del percorso, alzai il viso. Ross abbassò la testa. Le nostre labbra erano a un millimetro di distanza. Sentivo il suo respiro alcolico, caldo, sulle mie labbra dischiuse. Aprì la bocca e lasciò scivolare un sorso di vodka fredda direttamente nella mia bocca. Il contrasto tra il gelo dell'alcol e il fuoco delle nostre labbra quasi unite fu una scossa elettrica. Inghiotii il liquido, ma non mi staccai subito. Rimanemmo lì, i visi a un respiro di distanza, i nostri occhi azzurri e verdi persi gli uni negli altri.

Tutti intorno a noi erano scomparsi. Non c'era Marco. Non c'era Rob. C'era solo l'odore di Ross e l'urlo sordo del mio corpo che la supplicava di annullare quel fottuto millimetro che ci separava.

«Wow... okay, fa caldo qua dentro,» esclamò Luca, rompendo l'incantesimo con una risata nervosa.

Mi tirai indietro di scatto, tossicchiando per l'alcol, il viso in fiamme. Ross mi fissò per un secondo di troppo, passandosi il dorso della mano sulle labbra umide. Il suo sorriso sfacciato era sparito. C'era solo una fame nuda, cruda e confusa.

Tornai a sedermi accanto a Marco, che mi circondò le spalle con un braccio, ridendo. «Cazzo, Chiara, sei proprio una diavoletta.» Lui non aveva capito niente. Ma mentre mi stringevo le gambe al petto per nascondere quanto fossi disperatamente bagnata, incrociai di nuovo lo sguardo di Ross. Lei sapeva. L'aveva sentito, mentre ero china sul suo seno. E io, ormai, non potevo più tornare indietro.

La tensione in salotto era diventata quasi solida. Stavo ancora cercando di regolarizzare il respiro, con il sapore della vodka e della sua pelle che mi bruciava in gola, quando Ross si alzò barcollando leggermente.

«Pausa pipì,» annunciò, sistemandosi la spallina del vestitino di seta. Poi, passandomi accanto, mi afferrò per il polso con una presa ferrea. «Vieni con me, pulcino. Devo sistemarmi il trucco e mi serve una mano.»

Non potei ribattere. Mi trascinò nel bagno minuscolo e chiuse la porta a chiave con un colpo secco, isolandoci dalla musica e dalle voci degli altri. La luce al neon sopra lo specchio era impietosa, ma su di lei non faceva altro che esaltare la grana perfetta della pelle e il rossore alcolico sulle guance. Ross si appoggiò al lavandino, guardandomi attraverso lo specchio.

«Allora, ti stai divertendo?» mi chiese, la voce impastata ma carica di quell'affetto rozzo che mi riservava sempre. Si voltò verso di me, appoggiando le mani sui fianchi. «Non fare quella faccia da cerbiatto spaventato, Chiara. Ti ho vista prima... per un attimo sembravi terrorizzata.»

«Io... è che il gioco sta diventando un po' pesante,» mentii, incrociando le braccia al petto per nascondere i tremiti.

Ross scoppiò a ridere, una risata di gola bellissima. Fece un passo verso di me, accorciando la distanza in quel bagno claustrofobico. L'odore di alcol e vaniglia mi inondò di nuovo. «Ma dai, era solo un po' di vodka! Per me sei come una sorellina, occhi blu. Non devi sentirti a disagio per un body shot innocente.» Alzò una mano e mi accarezzò la guancia. Il suo tocco era caldo, disarmante. «Quello che è successo prima è solo per divertimento. Tra noi amiche si può fare di tutto.»

Sorellina. Amiche. Quelle parole furono due pugnalate al petto. Ero innamorata persa, ero ossessionata, e per lei ero solo la mascotte del gruppo con cui fare la scema quando era brilla.

Prima che potessi rispondere, Ross decise di dare il colpo di grazia alla mia sanità mentale. «Anzi,» mormorò, con un sorriso sfacciato e gli occhi resi lucidi dalla vodka. Si raddrizzò, spingendo in fuori il petto. Il vestito di seta verde si tese in modo osceno sui suoi seni pieni, i capezzoli turgidi che puntavano dritti verso di me. Afferrò le mie mani, che tenevo incrociate, e se le portò letteralmente addosso. «Forza, stringimi le tette,» mi istigò, sfacciata come non mai.

Il mio cuore si fermò. Le mie mani erano appoggiate sulla seta fredda, ma sotto sentivo il calore esplosivo della sua carne, la pesantezza meravigliosa del suo seno. «Ross, ma che cazzo fai...» balbettai, il viso in fiamme, cercando debolmente di ritrarmi.

Ma lei mi tenne ferma. «Smettila di fare la puritana! Senti che roba. Non mi importa se mi tocchi tu, perché sei tu! Siamo ragazze, no? Forza, dai!»

Il mio cervello andò in tilt. La mia maestra mi stava ordinando di toccarla. Cedetti. Le mie dita si chiusero attorno alla morbidezza del suo seno. La seta scivolava sotto i miei polpastrelli mentre stringevo la carne, prima timidamente, poi con un po' più di forza, apprezzando ogni singola strizzata. Sentii i suoi capezzoli indurirsi ancora di più contro i palmi delle mie mani. Era un paradiso e un inferno nello stesso istante. Volevo strapparle quel vestito, spingerla contro le piastrelle del bagno e farle capire che non stavo affatto giocando.

Invece, ingoiai il groppo di desiderio che mi strozzava e feci l'unica cosa che potevo fare: recitai la parte. «Mh, bel trucchetto per farti palpare gratis, Ross,» le dissi, sfoderando un sorriso tremolante e forzato, dandole un'ultima, decisa strizzata prima di staccare le mani. «Sei proprio una scema.»

Ross rise di gusto, fiera della mia reazione. «Visto? Non è poi così male lasciarsi andare! Ora andiamo, prima che i ragazzi si bevano tutto.»

Quando tornammo in salotto, il mio respiro era ancora irregolare. Mi risedetti sul tappeto, incrociando le gambe e stringendomi le braccia al petto, mentre Ross si lasciava cadere mollemente sul divano accanto a Rob, versandosi l'ennesimo bicchiere.

Il gioco riprese e l'alcol spazzò via gli ultimi filtri di decenza. Al giro successivo, la bottiglia vuota si fermò puntando dritta verso Ross. Fu Sara a prendere la parola, con un sorriso malizioso e gli occhi lucidi. «Obbligo, festeggiata,» sentenziò Sara. «Prima hai fatto la gradassa parlando dello spogliatoio. Bene, dimostracelo. Facci vedere come lo fai impazzire. Dagli un assaggio di quello che gli fai quando siete da soli, qui, davanti a noi.»

La stanza si riempì di fischi e risate d'incoraggiamento. Rob avvampò, passandosi una mano sul collo taurino. «Dai ragazzi, non mi sembra il caso...» mormorò, ma la sua voce tradiva un'innegabile eccitazione.

Ross non esitò. Il suo sguardo, reso liquido e sfrontato dalla vodka, si accese. Posò il bicchiere e, con una lentezza calcolata, si mise a cavalcioni sulle ginocchia del fidanzato. Il vestitino di seta verde si arricciò, scoprendo le sue cosce sode e abbronzate.

Io ero seduta a meno di due metri da loro. E non riuscivo a distogliere lo sguardo.

Ross gli afferrò il viso con entrambe le mani e si avventò sulla sua bocca. Non fu un bacio. Fu una fottuta dichiarazione di possesso. Le loro lingue si intrecciarono con una foga bagnata e rumorosa. Ross iniziò a muovere il bacino contro l'inguine di Rob, lentamente, strofinandosi contro di lui. «Cristo...» gemette Rob a mezza voce, le sue mani grandi che scattavano istintivamente ad afferrarle i fianchi, le dita che affondavano nella seta.

Ross inarcò la schiena, staccandosi dalle sue labbra solo per scendere a mordergli il collo, lasciandosi sfuggire quel gemito roco e basso che mi perseguitava la notte. Il suo seno, libero sotto la stoffa leggera, si schiacciava contro il petto di lui a ogni spinta.

Il mio corpo reagì con una violenza devastante. Sotto la gonnellina liscia, senza mutande, ero un lago. Il mio clitoride pulsava al ritmo dei movimenti di Ross. La guardavo muoversi, guardavo la sua bocca carnosa lucida di saliva, e un'eccitazione febbrile mi infiammò il basso ventre. Volevo essere io al posto di Rob. Volevo che quelle mani afferrassero i miei capelli, volevo sentire il suo peso su di me.

Ma mentre il desiderio mi consumava, una tristezza fredda e plumbea mi strinse la gola fino a togliermi il respiro. Ero eccitata da morire, sì. Ma stavo guardando la donna che amavo scopare letteralmente con i vestiti addosso il suo ragazzo. Lui era la sua realtà. Io ero l'amichetta timida, il "pulcino" a cui strizzare le tette per gioco in bagno. Non avrei mai avuto quello sguardo affamato. Non sarei mai stata abbastanza per lei.

I miei occhi si riempirono di lacrime di pura frustrazione. Mi morsi l'interno della guancia a sangue per non singhiozzare.

E poi, la goffaggine cronica di Rob ruppe l'incantesimo. Sopraffatto dall'eccitazione e dai movimenti della sua ragazza, Rob cercò di tirarsela più vicina, spostando bruscamente le gambe per farle spazio sul divano. Nel farlo, urtò violentemente il tavolino di vetro con il ginocchio.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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