Vai al contenuto
Erotika
Sudore e Labbra Proibite · Cap. 3
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 3 di 3 31 min di lettura

la festa e il palliativo

un palliativo, un giocattolo utilizzato per placare l'eccitazione che ross mi procurava

ile
6 mesi fa · 895 letture · 9

Lui si chinò su di me, cercando la mia bocca, ma io gli misi le mani sul petto, tenendolo a distanza. «No, guardami. Stai su,» gli dissi, la voce rotta dal piacere. Non volevo il suo fiato sul viso. Volevo solo la frizione, il riempimento, il ritmo.

Chiusi gli occhi. La stanza buia scomparve. Pensa a lei. Pensa alle sue gambe sulle tue cosce. Pensa alle sue dita sul tuo collo. Nella mia testa, non ero sul letto di Marco. Ero sul divano di Ross. Ed era lei ad avermi strappato i vestiti di dosso. Era lei a spingere contro di me, a dominarmi con quella sua ferocia bellissima e sfacciata.

«Oddio, Chiara... sei così stretta,» gemette Marco, accelerando il ritmo, le mani aggrappate ai miei fianchi pallidi come morse.

«Più forte!» gridai, perdendo ogni freno inibitore. Sollevai il bacino per andargli incontro, schiaffeggiando la mia carne contro la sua a ogni affondo. Mi portai le mani ai seni, stringendoli, sfregandomi i capezzoli duri come pietre. Immaginai gli occhi verdi di Ross che mi guardavano fare la troia, immaginai la sua risata roca mentre mi vedeva godere.

L'orgasmo mi travolse con una tale violenza che vidi letteralmente i lampi bianchi dietro le palpebre serrate. Urlai, un suono acuto e animalesco, stringendo i muscoli interni attorno a lui con spasmi così forti che Marco perse il controllo all'istante. Venne dentro di me con un grugnito sordo, crollandomi addosso sfinito, il cuore che gli martellava contro le costole.

Rimasi stesa lì, coperta di sudore, il respiro irregolare. Marco mi diede un bacio morbido sulla fronte umida. «Sei pazzesca...» sussurrò, accarezzandomi i capelli.

Sentii lo stomaco contrarsi in un groviglio di colpa e frustrazione. Chiusi gli occhi e mi voltai su un fianco, dandogli le spalle. Ero sazia, svuotata. Ma mi sentivo più sola e sporca che mai.

Lo scoglio su cui la mia finta sanità mentale andò a schiantarsi fu il ventitreesimo compleanno di Ross.

Prima di uscire di casa, mi guardai allo specchio. Avevo infilato una gonna nera liscia e aderente. Sotto, avevo deciso di non mettere la biancheria intima. Ross mi aveva dato quel consiglio settimane prima per far impazzire Marco, ma stasera lo stavo facendo per un motivo completamente diverso. Lo stavo facendo perché sarei andata a casa sua, mi sarei seduta sul suo divano, avrei bevuto con lei, e l'idea di essere nuda e vulnerabile sotto i vestiti a pochi passi da lei era un segreto che mi faceva formicolare la pelle.

Aveva organizzato una serata intima nel suo appartamento. Solo pizza, birra e le persone a cui teneva di più. C'ero io, c'era Marco, c'era ovviamente Rob, e una coppia di loro amici storici, Luca e Sara.

Ross era illegale. Si era messa un vestitino sottoveste di seta verde smeraldo, tenuto su da due spalline così sottili che sembravano sul punto di spezzarsi. Sotto la seta, come al solito, non c'era traccia di reggiseno. I capezzoli turgidi spiccavano contro la stoffa a ogni suo respiro, e la gonna era così corta che ogni volta che si accovacciava per prendere una birra dal frigo, rischiava l'arresto.

Passai l'intera cena in uno stato di apnea. Marco era seduto di fianco a me sul divano. Era affettuoso, mi teneva una mano sulla coscia accarezzandomi la pelle nuda sopra il ginocchio. Ma io non sentivo lui. Sentivo solo gli occhi verdi di Ross che, di tanto in tanto, indugiavano sulla mano di Marco, per poi risalire fino al mio viso con un luccichio indecifrabile.

Dopo aver spazzolato le pizze, Ross batté le mani. Aveva già bevuto tre birre e le sue guance erano deliziosamente arrossate. «Okay, gente, basta fare i vecchi noiosi!» esclamò, saltando in piedi e andando verso il mobile bar. Quando si voltò, aveva tra le mani due bottiglie di vodka ghiacciata e una pila di bicchierini. «Ross, dai, domani io ho il turno in cantiere...» provò a lamentarsi Rob. «Zitto e bevi, babasone, è il mio compleanno,» lo fulminò lei, sbattendo i bicchieri sul tavolino di vetro. Si sedette a terra, sul tappeto, a gambe incrociate, fregandosene se il vestito le saliva pericolosamente sulle cosce. «Suvvia, giochiamo a obbligo o verità. Non facciamo gli altolocati. Chi si tira indietro offre la cena a tutti la prossima volta.»

Ci accampammo tutti sul tappeto. Marco si sedette dietro di me, allargando le gambe e facendomi appoggiare con la schiena contro il suo petto. Un gesto intimo che, invece di rilassarmi, mi fece irrigidire. Ross era seduta esattamente di fronte a noi.

Il gioco partì adagio, come da copione. Qualche verità imbarazzante sulle cotte adolescenziali, qualche obbligo stupido tipo fare dieci flessioni o bere due shot di fila.

Ma la vodka iniziò a scorrere. E l'aria nella stanza si fece rapidamente più calda, densa e carica. Al quarto giro, Ross aveva gli occhi languidi e il sorriso di un predatore. Fu il turno di Luca sfidarla. «Verità, Ross. Qual è il posto più strano in cui hai scopato con Rob?» Ross ridacchiò, passandosi la lingua sulle labbra piene. Rob si coprì il viso con le mani, imbarazzato. «Nello spogliatoio maschile della palestra,» rispose lei senza battere ciglio, la voce roca. «L'ho fatto sedere sulla panca, gli sono salita sopra e gli ho fatto ingoiare le mie urla. Eravamo terrorizzati che entrasse qualcuno, e per questo è stato fottutamente perfetto.»

Il mio cuore perse un battito. Immaginai la scena e un'umidità istantanea mi bagnò gli slip. Mi mossi nervosamente contro il petto di Marco, che interpretò il movimento come un invito e mi circondò la vita con le braccia, sfiorandomi il seno.

«Tocca a me,» disse Ross, puntando i suoi occhi di ghiaccio e fuoco dritti su di me. «Pulcino. Obbligo o verità?» Deglutii. «Obbligo.»

Il suo sorriso si allargò. «Bene. Limona il tuo ragazzo. Ma non un bacetto a stampo da prima comunione. Voglio vedere la lingua, Chiara. Fammi vedere come vi divertite a casa.» Il gruppo fece un coro di "uhhh" e versi di incoraggiamento. Avvampai. Ero in trappola. Mi girai verso Marco. Lui aveva un sorriso compiaciuto, ansioso di mettersi in mostra. Mi prese il viso tra le mani e si avventò sulla mia bocca. Lo baciai. Aprii le labbra, accogliendo la sua lingua, e lui approfondì il bacio, stringendomi i fianchi. Ma mentre le nostre lingue danzavano, io tenni gli occhi aperti. E fissai Ross. Oltre la spalla di Marco, Ross mi stava guardando. Non sorrideva più. Il suo sguardo era inchiodato sulla nostra bocca umida. Il suo respiro si era fatto più pesante, il seno che si alzava e abbassava velocemente. Stavo baciando Marco, ma stavo scopando con la mente gli occhi di Ross.

Quando mi staccai, col fiato corto, Ross si versò un altro shot di vodka e lo mandò giù d'un fiato. Il crescendo era inarrestabile. Due giri dopo, la decenza era andata a farsi benedire. Sara aveva dovuto togliersi il reggiseno senza sfilarsi la maglietta, e Marco aveva raccontato la sua peggior figuraccia a letto.

Poi, la bottiglia vuota puntò di nuovo su Ross. Fu il turno di Sara, ormai mezza brilla. «Obbligo, amica mia,» biascicò Sara. «Body shot. Devi farti bere uno shot di vodka addosso. E visto che Rob è troppo geloso... scegli tu da chi farti leccare.»

Il silenzio calò nella stanza, rotto solo dalla musica di sottofondo. Rob si irrigidì. Marco fece un fischio di apprezzamento. Ross non esitò un secondo. I suoi occhi scattarono su di me, taglienti come lame. «Vieni qui, pulcino,» sussurrò.

Il mio cervello andò in tilt completo. «Io?» balbettai, la voce che non sembrava nemmeno la mia. «Muoviti. O hai paura?» mi provocò, sfrontata.

Mi alzai con le gambe molli e gattonai sul tappeto fino a inginocchiarmi davanti a lei. Eravamo a pochi centimetri. Sentivo il calore della sua pelle. Ross prese uno spicchio di limone e se lo passò lentamente lungo la linea della clavicola e giù, nella valle tra i seni, lasciando la pelle chiara e punteggiata di lentiggini lucida di succo. Poi ci spruzzò sopra un pizzico di sale.

«La vodka ce l'ho in bocca io,» sussurrò, inclinando la testa all'indietro e chiudendo gli occhi. «Prendi il sale, Chiara. Usa la lingua.»

Le mie mani tremavano a tal punto che dovetti appoggiarle sulle sue cosce nude per non cadere. La sua pelle era di fuoco. Mi chinai in avanti. Il profumo di vaniglia, limone e sudore di Ross mi riempì le narici, inebriandomi. Tirai fuori la lingua. Quando la punta umida toccò la sua clavicola, Ross emise un gemito basso, roco, un suono che mi vibrò direttamente nel basso ventre, facendomi contrarre i muscoli dell'inguine in uno spasmo di puro desiderio.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 3 senza votare
Indice dei capitoli

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista