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Erotika
Sudore e Labbra Proibite · Cap. 2
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Capitolo 2 di 3 18 min di lettura

un cazzo per rimpiazzo

l'incontro con l'amico di rob va quasi bene, ma chiara nella testa ha solo ross

ile
7 mesi fa · 753 letture · 3

Il mio cuore ebbe un sussulto doloroso. Era genuinamente felice per me. Non aveva la minima idea che io stessi tremando solo a guardarle i capezzoli turgidi attraverso il cotone.

«Ma... non so cosa mettere. E non so come comportarmi,» ammisi, la voce che si incrinava leggermente. «L'altra volta mi sono bloccata, ricordi?»

Ross si sporse verso lo schermo, annullando visivamente la distanza. «Ascolta me. Nell'erotico la spontaneità vince su tutto. Niente roba complicata. Mettiti quella gonnellina nera corta che metti in sala pesi, ma sotto... non mettere niente.»

Sgranai gli occhi. «Niente mutande?»

«Niente mutande,» confermò lei, con un ghigno predatorio. «E quando entra, non farlo parlare. Sbattilo sul letto, o sul divano. Fallo impazzire, Chiara. Sali tu sopra di lui. Usa il tuo corpo, strusciati, fagli sentire quanto sei bagnata prima ancora che provi a sbottonarsi i pantaloni. Devi fargli perdere la fottuta testa.»

Continuò a darmi consigli per altri dieci minuti, mimando persino i movimenti del bacino, finché il suono acuto del citofono non mi fece sobbalzare.

«È lui,» sussurrai.

Ross mi fece l'occhiolino. «Vai a fargli vedere chi comanda. E domani voglio tutti i dettagli. Ciao, pulcino.»

La chiamata si chiuse. Fissai lo schermo nero per tre secondi netti. Poi mi alzai. Eseguii gli ordini. Infilai la gonnellina nera, liscia e aderente, e una maglietta scollata. Sotto, nient'altro. L'aria fresca che mi sfiorava l'inguine nudo era un richiamo costante, elettrizzante, a quello che stavo per fare.

Aprii la porta di scatto. Marco era lì, appoggiato allo stipite. Sfoggiava quel suo sorrisetto da stronzo sicuro di sé, la camicia mezza sbottonata e un dopobarba troppo forte che gli aleggiava addosso. Fece per aprire bocca, probabilmente per sfoderare una delle sue solite battute, ma non gliene diedi il tempo.

La voce di Ross mi martellava nel cervello, imperiosa e selvaggia. Sbattilo sul letto. Usa il tuo corpo. Fagli perdere la fottuta testa.

Senza dire una parola, allungai le mani e afferrai saldamente i lembi della sua camicia. Lo tirai dentro casa con uno strattone improvviso, una forza dettata dalla disperazione e dal desiderio accumulato, chiudendo la porta d'ingresso a calci alle sue spalle.

«Ehi... ma che...» balbettò lui, colto totalmente di sprovvista. I suoi occhi scuri si sgranarono, la spavalderia spazzata via in un istante.

«Zitto, Marco,» gli ordinai, la voce bassa, quasi un ringhio.

Non gli lasciai lo spazio per respirare o per pensare. Lo trascinai letteralmente per la camicia lungo il corridoio, indietreggiando a passi veloci fino alla mia stanza da letto. Lui inciampava nei suoi stessi piedi, cercando di starmi dietro, ipnotizzato dalla mia espressione. Appena superammo la soglia della camera, lo spinsi con tutta la foga che avevo in corpo. Marco perse l'equilibrio e cadde all'indietro, atterrando pesantemente di schiena sul mio materasso, le gambe a penzoloni oltre il bordo.

Prima ancora che potesse provare a tirarsi su sui gomiti, gli fui addosso. Mi arrampicai su di lui in un balzo, mettendomi a cavalcioni sulle sue cosce. Il movimento brusco fece arricciare la mia gonnellina nera e liscia fin quasi alla vita. E sotto, esattamente come mi aveva ordinato la mia maestra, non c'era assolutamente nulla.

Mi abbassai con forza, premendo il mio inguine nudo, bagnato e pulsante, direttamente contro il tessuto ruvido dei suoi jeans, esattamente sopra il suo gonfiore già evidente. La frizione fu una scossa elettrica che mi strappò un sospiro tremante.

Marco smise di respirare. Le sue mani grandi scattarono istintivamente sulle mie cosce pallide, stringendo la carne con una fame improvvisa e brutale. «Cristo, Chiara... non hai...» ansimò, la voce rotta.

«Ho detto di non parlare,» sussurrai a un millimetro dalle sue labbra.

Mi avventai sulla sua bocca. Il primo bacio fu urgente, quasi affamato. Lo baciai con una violenza che non mi apparteneva, le lingue che si scontravano in una danza furiosa. Marco gemette nella mia bocca, le sue mani che scivolavano febbrilmente lungo i miei fianchi, cercando di afferrare i miei glutei nudi per schiacciarmi ancora più forte contro la sua erezione.

Il mio corpo bruciava, rispondeva a quegli stimoli primordiali con un'umidità imbarazzante che ormai macchiava la stoffa dei suoi pantaloni. Ma mentre lui cercava di prendere il controllo, spingendo il bacino verso l'alto per assecondare i miei movimenti, io strinsi forte gli occhi.

Cancellai il suo dopobarba pungente. Cancellai i suoi capelli scuri e le sue mani troppo ruvide. Pensa a lei. Nella mia testa, le mani che mi stringevano i fianchi diventarono quelle di Ross. La bocca che stavo divorando divenne carnosa, morbida, sfrontata. Iniziai a muovere il bacino contro di lui, un ritmo lento e spietato, strofinando il mio clitoride turgido contro la cucitura spessa dei suoi jeans.

Ero a cavalcioni su Ross. Stavo dominando lei.

Mi inarcai all'indietro, le mani appoggiate sul petto di Marco, gemendo ad alta voce mentre la fantasia prendeva il sopravvento sulla realtà. Volevo il piacere, ne avevo un bisogno fisico, viscerale, e me lo sarei preso usando quel ragazzo solo come uno strumento per arrivare alla mia vera ossessione.

Le mie mani scesero frenetiche sulla sua cintura. Non volevo preliminari, non volevo scambiare tenerezze. Volevo solo riempire quel vuoto che Ross aveva scavato dentro di me. Slacciai la fibbia con dita tremanti e tirai giù la zip dei suoi jeans di scatto.

Marco sollevò i fianchi, collaborando ansioso, liberandosi dei pantaloni e dei boxer in un unico, goffo movimento. Il suo cazzo scattò fuori, turgido e pronto. Non aspettai un secondo di più. Mi sollevai sulle ginocchia, posizionandomi esattamente sopra di lui, e mi lasciai cadere verso il basso, accogliendolo dentro di me con una spinta decisa.

Trattenni il fiato, inarcando la schiena. La sensazione di pienezza fu meravigliosa, intensa, un bruciore delizioso che mi strappò un gemito acuto. «Cristo, Chiara... sei strettissima...» ansimò Marco, le mani artigliate sui miei fianchi nudi, costringendomi a un gemito forte.

Iniziai a muovermi. Dettavo io il ritmo: prima piano, assaporando ogni centimetro di quella sensazione, poi sempre più veloce, più forte. Il suono dei nostri corpi che si cercavano riempì la stanza, pelle contro pelle. Lo stavo letteralmente scopando senza dargli tregua, dominando la scena proprio come mi era stato detto di fare.

+2

Ma mentre il mio corpo si piegava a quell'amplesso, la mia mente era lontana chilometri. Strinsi gli occhi fino a farmi male.

Sbattilo sul letto. Usa il tuo corpo. Fagli perdere la fottuta testa. Le parole di Ross mi rimbombavano nel cranio come un mantra. Sotto le mie palpebre serrate, la figura di Marco svanì completamente. Le mani rudi che mi stringevano i fianchi diventarono quelle forti e possenti della mia personal trainer. Stavo cavalcando Ross. Era il suo bacino quello che si sollevava per venirmi incontro, erano i suoi seni quelli che immaginavo premuti contro il mio petto sudato, era la sua bocca carnosa e sfacciata quella che volevo divorare.

Marco si stava applicando con tutto se stesso. Spingeva dal basso, cercando di darmi il massimo del piacere, accarezzandomi il seno e sorridendo compiaciuto a ogni mio lamento. «Sì... ti piace, eh?» mormorò, con la voce impastata di lussuria, fiero della sua prestazione.

Risposi in modo istintivo, lasciando uscire un gemito lungo, sporco, da vera troia. Ero completamente in balia della mia stessa fantasia. Lui era esaltato, convinto di essere un dio del sesso, sicuro di avermi appena trasformata in una ninfomane impazzita. Se solo avesse saputo che quel fuoco, quell'umidità e quelle urla non erano per lui. Non lo sarebbero mai state.

«Ross...» sussurrai in un soffio impercettibile, perso in mezzo ai gemiti che si mescolavano al suono dei nostri corpi.

L'orgasmo mi investì come un'onda anomala. Venne fuori dal nulla, violento e totalizzante, un'apoteosi dei sensi che mi fece perdere il controllo. Mi accasciai sul suo petto, stringendolo dentro di me con spasmi violenti. Marco, spinto oltre il suo stesso limite dai miei tremiti, mi seguì subito dopo, affondando con il cazzo un'ultima volta, con un grugnito roco.

Prima di andare avanti…

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amo l’arte e scrivere racconti psicologici e sensuali, spero vi piaccia quello che scrivo.

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