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Erotika
Sudore e Labbra Proibite · Cap. 1
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Capitolo 1 di 3 20 min di lettura

quel suo corpo sudato

la dolce, tenere e timida chiara perde la testa per la sexy e focosa Ross, ma lei è fidanzata.

ile
7 mesi fa · 1.1k letture · 10

E non mi bastò. Sabato pomeriggio, da sola in casa, mi ritrovai davanti allo specchio intero della mia camera. Sfiorai la mia pelle chiara, pallida come porcellana, immaginando che i polpastrelli che mi accarezzavano il ventre e poi scendevano giù, sempre più a fondo, fossero i suoi. Mi toccai guardandomi negli occhi, sussurrando il suo nome, inebriata dal contrasto tra la mia figura eterea e i pensieri sporchi, roventi, che mi infiammavano la mente.

Quando arrivò il lunedì mattina, varcai la soglia della palestra sentendomi un'altra persona. La pelle mi formicolava. Avevo un'energia addosso, un'elettricità che mi rendeva ipersensibile a ogni rumore, a ogni sguardo.

Finii il mio allenamento ed entrai nello spogliatoio femminile, stranamente deserto. Mi sfilai la maglietta sudata, restando solo con i leggings e il reggiseno sportivo, quando due mani calde e decise mi afferrarono i fianchi da dietro.

Sussultai, il cuore che mi balzava in gola. «pulcino!» sussurrò una voce roca proprio accanto al mio orecchio.

Era Ross. Il suo profumo di vaniglia e sudore mi investì in pieno, facendomi mancare la terra sotto i piedi. Mi girai di scatto, trovandomela a un palmo dal naso. Era già lavata e vestita, i capelli biondi ancora umidi e quel suo solito sorrisetto sfacciato stampato sulle labbra carnose.

«Dio, mi hai spaventata!» balbettai, incrociando le braccia sul petto in un gesto istintivo di difesa, anche se l'unica cosa che volevo era che quelle mani tornassero sui miei fianchi.

«Sei sempre così tesa, Chiara,» ridacchiò lei, appoggiandosi agli armadietti e squadrandomi con un'occhiata languida. «Sai cosa ti serve? Quello che ho fatto io giovedì scorso dopo che ti ho lasciata sola alla lat machine.»

Il sangue mi si gelò nelle vene, per poi affluire tutto d'un colpo verso il basso ventre. Io so benissimo cosa hai fatto, urlò una voce nella mia testa.

Ma la spontaneità nell'erotico vince sulla complessità, e Ross, con la sua solita, rozza naturalezza, non aveva filtri. «Non te l'ho raccontato perché poi siamo scappate via, ma cazzo...» iniziò, passandosi una mano tra i capelli. «Rob mi ha trascinata nelle docce. Quando fa così, quel babasone, mi fa impazzire. Mi ha sbattuta contro le piastrelle, l'acqua gelida sulla schiena, e me l'ha buttato dentro con una cattiveria che non gli vedevo da mesi.»

Sgranai gli occhi azzurri, la bocca mezza aperta, incapace di spiccicare parola.

«L'ho distrutto, Chiara. Gli ho lasciato la schiena a sangue,» continuò lei, ridendo, con un luccichio predatore negli occhi verdi. «È stato intenso. Selvaggio. Uno di quei momenti in cui spegni il cervello e senti solo la carne, capisci? Avresti dovuto sentirmi, ho urlato come una pazza.»

Ti ho sentita. Ti ho vista. Le mie gambe tremavano. Il solo fatto di sentirglielo raccontare con quella voce roca, mentre mi fissava, stava riaccendendo l'incendio che avevo cercato di domare per tutto il weekend. Sentivo l'umidità farsi strada nelle mie mutandine. Se solo avesse saputo che mi ero masturbata su quell'esatta scena per tre giorni di fila...

«I-immagino...» riuscii a mormorare, abbassando lo sguardo per non farle vedere quanto fossi eccitata.

Ross fece un passo verso di me, accorciando di nuovo la distanza. Mi sollevò il mento con due dita, costringendomi a guardarla. L'espressione scherzosa si era addolcita, sostituita da un'intensità quasi magnetica. «Ma guardati,» mormorò, il tono improvvisamente basso e provocante. Il suo pollice sfiorò leggermente il mio labbro inferiore. «Hai un colore diverso oggi, occhi blu. Sei luminosa. C'è qualcosa di sbloccato in te, lo sento.»

Trattenni il fiato, chiudendo gli occhi per un secondo al contatto della sua pelle contro la mia bocca.

«Per questo ho deciso una cosa,» sussurrò Ross, lasciando cadere la mano e facendomi un occhiolino carico di promesse. «Fatti la doccia e renditi presentabile, pulcino. Dopo la palestra andiamo al bar all'angolo. Ho una sorpresa per te.»

Le parole di Ross mi rimbombarono in testa per tutti i tre metri che separavano gli armadietti dalle docce. Ho una sorpresa per te.

Mi spogliai con una foga febbrile. Il mio cuore batteva così forte che lo sentivo nelle orecchie. Entrai sotto il getto d'acqua calda, chiudendo la tenda con un colpo secco. L'idea di quella "sorpresa" aveva innescato una reazione a catena nel mio corpo. Cosa voleva fare? Voleva portarmi a casa sua? Voleva finalmente farmi vedere se le mie fantasie potevano diventare reali?

Chiusi gli occhi, l'acqua che mi scorreva sul viso e sul seno, scendendo lungo il ventre. Non riuscii a trattenermi. La mia mano scivolò giù, trovandomi già disperatamente bagnata e pulsante. Infilai due dita tra le mie pieghe intime, ansimando contro le piastrelle umide. Mi toccai con un'urgenza quasi dolorosa, immaginando che ad aspettarmi fuori, magari proprio dietro quella tenda, ci fosse lei. Immaginai le sue mani ruvide e possessive sui miei fianchi, la sua bocca carnosa sul mio collo. «Ross...» mormorai, il respiro spezzato. L'orgasmo mi colse di sorpresa, veloce e accecante, facendomi inarcare la schiena e stringere le cosce.

Uscii dalla palestra mezz'ora dopo, le guance ancora accese e i capelli castani che mi ricadevano morbidi sulle spalle, ancora un po' umidi. Mi ero messa un po' di mascara per allungare lo sguardo e un velo di lucidalabbra, sentendomi per la prima volta audace.

Il bar all'angolo era il nostro solito ritrovo, un posto informale con i tavolini all'aperto. La cercai con lo sguardo, il cuore in gola. La vidi quasi subito. I suoi capelli biondi brillavano sotto il sole di fine mattinata. Indossava un top bianco che le fasciava il seno e dei jeans che le segnavano i fianchi in modo osceno.

Feci per avvicinarmi, il respiro che si faceva corto, quando la mia bolla di eccitazione scoppiò con un rumore sordo.

Non era sola. Accanto a lei c'era Rob, la sua stazza da armadio a quattro ante che occupava mezza panchina. E di fronte a loro, seduto su una sedia di metallo, c'era un ragazzo che non avevo mai visto. Moro, spalle larghe, un sorriso sicuro stampato in faccia.

Che cazzo stava succedendo.

Mi fermai di botto, come se avessi sbattuto contro un muro invisibile. Ross alzò lo sguardo e mi intercettò, illuminandosi. «Pulcino! Eccoti qua!» urlò, sbracciandosi per farsi notare da mezza strada, con la sua solita, sfacciata mancanza di pudore.

Mi avvicinai a passi rigidi, sentendomi improvvisamente stupida nel mio lucidalabbra e con le mie fantasie da doccia. «Ciao,» mormorai, guardando prima lei e poi l'intruso.

«Siediti, dai!» Ross mi afferrò per un polso, tirandomi giù sulla sedia accanto alla sua. Il contatto con la sua mano calda mi fece fremere, ma il senso di delusione era così forte da farmi venire la nausea. «Allora,» esordì lei, battendo le mani con un entusiasmo quasi sadico. «Visto che stamattina ti ho vista particolarmente... viva, ho pensato che fosse il momento giusto per farti uscire dal guscio.»

Rob mi sorrise, con quel suo modo da gigante buono. «Ciao Chiara. Scusa l'imboscata, ma sai com'è fatta il mio capo qui presente,» scherzò, beccandosi subito una gomitata nelle costole da Ross.

«Zitto, babasone,» lo zittì lei, per poi tornare a fissarmi con un ghigno malizioso. «Chiara, ti presento Marco. È un amico di Rob. Marco, lei è la mia piccola protetta. Trattala bene o ti stacco le palle, sono stata chiara?»

Il ragazzo, Marco, rise, passandosi una mano tra i capelli scuri. Aveva dei lineamenti marcati e un'aria da stronzo sicuro di sé, esattamente il tipo da cui mi sarei tenuta a chilometri di distanza. «Ricevuto, Ross. Ciao Chiara, piacere di conoscerti. Rob mi ha parlato molto di te, ma non mi aveva detto che eri così... carina.»

Il suo sguardo indugiò sul mio décolleté per una frazione di secondo di troppo.

Guardai Ross. Mi stava fissando con un'espressione incoraggiante, fiera della sua trovata. Nella sua testa, mi stava facendo un favore. Era la sua missione: sbloccarmi, farmi scopare, farmi tornare "normale". Non aveva la più pallida idea del fatto che la mia normalità, i miei sogni bagnati e la mia fottuta libido ormai ruotassero esclusivamente attorno a lei.

«Allora,» disse Marco, sporgendosi verso di me sopra il tavolino, invadendo il mio spazio vitale. «Ti va se ti offro qualcosa da bere?»

Ero furiosa. Ero frustrata. Ma incrociai lo sguardo di Ross, quegli occhi verdi e languidi che mi sfidavano silenziosamente a non fare la solita ragazzina spaventata. Vuoi che faccia pratica? pensai, stringendo i pugni sotto il tavolo finché le unghie non mi segnarono i palmi. Va bene. Ti farò vedere cosa so fare.

Sforzai un sorriso, puntando i miei occhi azzurri dritti in quelli di Marco. «Certo. Volentieri.»

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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Scritto da
ile

amo l’arte e scrivere racconti psicologici e sensuali, spero vi piaccia quello che scrivo.

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  1. Moniq

    Bella la figura di Ross... la sento molto vicina.

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