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Erotika
Sborrami Dentro Al Buio · Cap. 1
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Capitolo 1 di 2 14 min di lettura

Legata per il compleanno del fidanzato

samu è geloso e decide di mettere i bastoni tra le ruote alla sua migliore amica, che aveva preparato una bella scopata per il compleanno del fidanzato e alla fine decide anche di approfittare.

Alessia
6 mesi fa · 1.4k letture · 4

Fu come gettare benzina sul fuoco. L'idea che mi stesse paragonando a lui, o peggio, che pensasse che io fossi lui che aveva fatto pratica altrove, risvegliò una rabbia possessiva, primordiale. Ti farò dimenticare il suo nome, pensai, serrando la mascella.

Non dissi una parola. Il mio sacrosanto silenzio era il mio unico scudo. Ma il mio corpo parlò per me. Affondai le mani sotto i suoi glutei morbidi, sollevandola leggermente, e raddoppiai l'intensità. Non le diedi tregua. La baciai, la leccai e la assaporai con una foga quasi crudele, portandola al limite, deciso a farla impazzire di piacere sotto le mani e le labbra del "migliore amico" che aveva sempre rifiutato.

I suoi gemiti si trasformarono in urla soffocate, la testa che sbatteva contro il cuscino, in totale balia di ciò che le stavo facendo.

I suoi gemiti non mi bastavano più. Volevo sentirla cedere completamente, volevo che la sua mente si svuotasse di tutto, di Jacopo, dell'università, di ogni fottuta barriera che ci aveva tenuti separati per dieci anni.

Affondai ancora di più il viso tra le sue cosce calde e sode, che mi stringevano la testa in una morsa soffocante. Mi concentrai sul suo centro nevralgico con una foga cieca e disperata. La mia lingua prese a leccare e succhiare il suo clitoride con un'intensità quasi crudele, senza ritmo, senza darle il tempo di respirare, inebriato dal sapore acre e dolce della sua intimità fradicia. Anto esplose. Le sue grida riempirono la stanza, acute e vibranti, mentre il suo corpo, quella silhouette a clessidra perfetta e avvolgente, si contorceva sul materasso. Tirava le cravatte di seta con una forza brutale, la schiena inarcata come un arco teso, il petto morbido e pieno che si alzava e si abbassava a un ritmo frenetico. La sentii tremare e sfaldarsi contro la mia bocca sotto le ondate di un orgasmo devastante che le scosse ogni fibra.

Quando i suoi spasmi iniziarono a rallentare, non le diedi il tempo di riprendersi. Mi sollevai, il respiro corto, il petto madido di sudore freddo. Mi stesi su di lei, schiacciandola col mio peso, affamato della sua concretezza. Pelle contro pelle. Il suo corpo era fradicio, bollente, e profumava di sesso e vaniglia. Sentivo la morbidezza del suo addome contro il mio, la pienezza del suo seno premuto contro il mio petto.

Feci scivolare il bacino in avanti, insinuandomi tra le sue gambe solide e ben proporzionate. Strusciai la mia intimità dura, tesa fino a far male, contro la sua fessura ancora pulsante, bagnata e aperta. Il contatto fu una scossa elettrica che mi bruciò il cervello. Iniziai a muovermi lentamente contro di lei, accarezzandole il fianco pieno e arrotondato, scendendo lungo la curva sinuosa della sua vita, preparandomi a farla mia per davvero, a possedere finalmente quella sensualità tangibile che avevo solo sognato.

Anto buttò la testa all'indietro sul cuscino, i capelli castani sparsi come seta scura. Le sue labbra piene e rosate si aprirono in un sospiro tremante. «Cavolo...» ansimò, la voce rotta e impastata di lussuria. «Spero proprio che non torni Samu, adesso... ho una voglia fottuta di urlare.»

Fu come ricevere una martellata in pieno petto. Il mio nome. Sulle sue labbra. Pronunciato non come il confidente che le aveva appena regalato un piacere assoluto, ma come l'ostacolo. L'incomodo. Lo sfigato che dormiva nella stanza accanto e che non doveva disturbare la sua serata perfetta. Mi bloccai di colpo. Il sangue mi si gelò nelle vene. Il muro di adrenalina e lussuria crollò istantaneamente, e il peso di quello che stavo facendo mi schiacciò i polmoni. Era la mia migliore amica. E io la stavo ingannando nel modo più subdolo e malato possibile.

«Io...» balbettai. La gola era secca come carta vetrata. Schiarii la voce, cercando disperatamente di abbassare il tono per scimmiottare la cadenza impostata e sicura del suo ragazzo. Un'imitazione da quattro soldi, patetica e tremante. «D-devo scappare. Un'emergenza in reparto. Il primario mi ha chiamato.»

Non aspettai la sua risposta. Mi staccai da lei come se la sua pelle, calda e bagnata, avesse improvvisamente preso fuoco. Recuperai i miei vestiti dal pavimento con gesti goffi e frenetici, col cuore che mi rimbombava nelle orecchie come un tamburo di guerra. Inciampai nei miei stessi jeans, infilandomeli a fatica mentre arretravo verso la porta, terrorizzato che lei potesse togliersi la benda e vedermi. Senza voltarmi indietro, scivolai fuori dalla stanza e richiusi la porta alle mie spalle con un clic soffocato, fuggendo nel corridoio buio verso la sicurezza della mia camera, come un ladro che ha appena rubato qualcosa di troppo prezioso per poterlo tenere.

...

Nella stanza rimasta silenziosa, illuminata solo dalla luce fioca dell'abat-jour, Anto non si mosse. Rimase stesa sul letto, il respiro che si calmava lentamente, assaporando l'eco del piacere che le attraversava ancora il corpo nudo e sudato. Un sorriso pigro, sfrontato e pieno di una consapevolezza sottile, le incurvò lentamente le labbra carnose.

«Che peccato...» mormorò verso il soffitto vuoto, con una voce bassa, languida e sporca, totalmente diversa da quella timida e dolce che usava di solito. «Eri molto più bravo in silenzio... quasi non sembravi tu. Mi stavo proprio abituando a... questo lato di te.…»

E con un movimento fluido e coordinato, piegò morbide i polsi. Le mani, che Samu credeva saldamente legate alla testiera, scivolarono fuori dai nodi di seta con una facilità disarmante, rivelando che era stata libera per tutto il tempo.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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Alessia

Scrivo racconti da poco e spero davvero possano piacere!

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