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Erotika
Vita e opinioni di un proprietario di schiave · Cap. 2
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Capitolo 2 di 4 23 min di lettura

1 da qualche parte bisogna pur iniziare

Non ho intenzione di acquistare nulla a quest'asta, però la merce in vendita è certamente interessante. E attraente. E alla fine me le porto a casa.

SternDiLaurenceio
10 mesi fa · 530 letture · 0

Il tizio richiama la mia attenzione. Mi porge carta e penna. Ha ragione, non sono qui per investigare e nemmeno per curare quella povera figliola. Devo solo portarla via e 'disporre' di lei, se necessario, scaricando così la sua squadra delle preoccupazioni.

«Prima di accettare, devo sapere se mi darete una mano a portarla fino al parcheggio. Non posso caricarmela in spalla.» Mi sembra una richiesta ragionevole. Ma il tizio guarda l'uomo che fa un cenno di diniego, e scrolla la testa. Una delle corsiere sta per parlare, ma viene fermata da una compagna che la urta con l'anca. Merda. Non posso lasciarla lì a morire. E il padrone non sarebbe felice di trovarsi un cadavere nella stalla. Insisto: «Mi serve una persona sola. Altrimenti me ne vado.» Questa volta, il tizio sospira: «Ti basto io?»

Sospiro di rimando: «Dovrò accontentarmi, a quanto pare. Se siamo solo in due, servirà qualcosa per portarla. Non muovetela, torno subito.» Scendo a piano terra e cerco qualcosa che assomigli ad una barella. In uno sgabuzzino trovo una scaletta in alluminio. Una volta allungata, dovrebbe andar bene. È stretta, ma la ragazza è minuta. Non si direbbe una corsiera. Forse non lo è. Raccatto un po' di coperte. Prima di salire la rampa, getto uno sguardo al terzo stabbio, quello dove alloggia l'equipaggio che mi è stato affidato. Dovrebbe essere vuoto, a quest'ora, e invece, miracolo!, le ragazze sono lì! Quel fancazzista di Huck non le ha portate ad allenarsi. Le recluto immediatamente e saliamo al primo piano.

Firmo la cessione e scopro che l'infortunata si chiama Clio. Bel nome, le si addice. Il tizio è visibilmente sollevato quando vede che ho portato rinforzi. Ma cos'ha questa gente? Sono curioso e mi piacerebbe investigare, ma la figliola non sembra avere molto tempo. Allungo la scala, ci butto sopra un po' di coperte, prendiamo l'infortunata e la depositiamo delicatamente sopra, la avvolgiamo nelle rimanenti coperte e partiamo. Ovviamente, ho lasciato alle quattro ragazze il compito di portare la scala: sono perfettamente addestrate a camminare in sincrono. La corsiera si è risvegliata dal suo torpore e geme e si lamenta. Meglio gemebonda che moribonda.

Porca miseriaccia nera, non ho le chiavi del furgone! Mi tocca lasciare nel parcheggio due ragazze con Clio e la scala. Se mi vedesse Tom, farebbe il diavolo a quattro: lasciare due schiave incustodite e libere! Ma non ho alternative e non ho manette con me, e anche se le avessi non le userei: mi hanno aiutato con tutto il cuore e spontaneamente.

Vado con due ragazze nel cortile dove l'asta è ancora in corso. Mi infilo alle spalle del banditore, aspetto che riprenda fiato fra uno sproloquio e l'altro e gli sussurro «Il Capo ha detto che devi darmi le chiavi del furgone.» Lui fa finta di nulla. «Devo dirgli che hai disubbidito ad un suo ordine?»

Tom si gira, mi squadra e «A che ti serve il mio furgone?»

«Non è tuo e non sono affari tuoi. Il Capo ha detto che devi darmi le chiavi del furgone. Allora?»

Si volta verso il padrone che ha capito la situazione e gli fa un cenno col mento. C'è poco da scherzare. Si fruga in tasca e tira fuori un anello portachiavi con una targhetta dove è riportato il logo della tenuta e il numero di targa del furgone. Anziché darmelo, lo lascia cadere a terra. Guardo il padrone per assicurarmi che abbia visto il gesto scortese, quindi lentamente mi chino e raccolgo le chiavi.

Una giovane si avvicina. Piuttosto formosa, lunghi capelli tinti di un biondo rossastro. Non sembra una corsiera. Non è nuda, ma nemmeno molto vestita. Il reggiseno non le copre le mammelle e si limita a reggerle, e, d'altronde, è il suo compito, la sua ragion d'essere. Vedo chiaramente i capezzoli. La vita è strizzata, forse indossa una guêpière. La gonna arriva al ginocchio ma i tagli su entrambi i lati le scoprono le cosce mentre cammina. I sandali con tacchi alti la costringono a stare in punta di piedi, per cui il sedere sporge e si solleva. Insomma, un bell'esemplare, direi. Anche il viso non è male, con zigomi sporgenti e labbra un po' troppo carnose, forse ritoccate. Porta un collier di cuoio con incastonata una piccola gemma. Sembra un gioiello, ma sono sicuro che fra le cuciture si cela un anello per attaccare un guinzaglio. Quello è un collare, anche se travestito. Questa donna è probabilmente una schiava da letto, l'amante del suo padrone. Porta dei fogli con sé, forse funge anche da assistente o simili. Senza dire nulla, mi porge i fogli. È il contratto di cessione di Irina. Lo firmo e la ringrazio. Lei ancora non parla, si limita ad annuire col capo.

Sono curioso: è muta o semplicemente le è vietato parlare? Le chiedo «Come ti chiami?», mi sembra un approccio banale e innocuo. Lei abbassa gli occhi e non risponde. «Non puoi parlare?» insisto. Le mi guarda, solleva il mento e sventola una mano vicino al collo, con le dita rigide in orizzontale, ad angolo retto rispetto al palmo. Lo stesso gesto che chiede a qualcuno di tagliar corto. Interpreto il gesto nell'unica maniera che credo possibile. Lei non parla perché è stata privata della parola. È pratica comune presso certi proprietari. Non la approvo di certo. Zittire poi definitivamente la propria amante mi sembra una cosa così… così… così… beh non ho parole!

La donna si allontana e raggiungo le mie ragazze che ho lasciato vicino ad Adele e Irina. Prendo in braccio Irina mentre loro si caricano Adele e facciamo un fugone verso il furgone. A dirla tutta, sono un po' preoccupato: ho dato fiducia alle figliole e le ho lasciate incustodite, e non si sa mai…

Le ragazze sono dove le ho mollate. Sono così sollevato che vorrei baciarle e abbracciarle, ma non posso esternare i miei sentimenti perché sono il loro coach, devo essere rigido con loro. Duro come una pietra. Sensibile come un sasso. Un pezzo di legno.

Carichiamo Clio compresa di scala e coperte per non svegliarla, e rinchiudo Irina e Adele nel furgone. Mi porto via la chiave, non si sa mai… Riporto le corsiere alla stalla e le chiudo nel loro stabbio dopo averle ringraziate di cuore. Non prometto loro nulla, ma già penso a cosa portare loro per sdebitarmi. Sono schiave, non possiedono nulla, quindi la cosa migliore è portare loro del cibo.

Faccio una corsa fino al furgone. Mi sento un SuperMan! Sono riuscito a fare tutto e non ho nemmeno il fiatone. Ma ora inizia il difficile. Salvare la vita a Clio. Ridare mobilità a Irina e Adele. Normalmente, sono molto confidente in me stesso. So di essere intelligente, e so di avere un corpo robusto, agile ed allenato. Raramente devo affrontare sfide che non sono sicuro di vincere. Quando ho un compito impegnativo, cerco di prepararmi e di essere pronto al massimo, o quasi…

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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