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Erotika
Vita e opinioni di un proprietario di schiave · Cap. 3
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Capitolo 3 di 4 13 min di lettura

2 salvata per i piedi

Sono uno studente al terzo anno di Medicina, eppure intendo operare una giovane donna al ventre. La sola idea mi terrorizza. Mi sono preso la responsabilità di una vita! NOTA BENE: se qualcuno esperto volesse aiutarmi a correggere gli svarioni medico-anatomici, lo segnalerei fra i contributors!

SternDiLaurenceio
10 mesi fa · 485 letture · 0

2 salvata per i piedi

Sono uno studente al terzo anno di Medicina, eppure intendo operare una giovane donna al ventre. «FOLLIA!» continuo a ripetermi. La sola idea mi terrorizza. Mi sono preso la responsabilità di una vita! Che poi è quello che fa un chirurgo abitualmente. Ma un chirurgo opera con una rete di sicurezza: le procedure, il supporto vitale, la diagnostica…

Io non avrò nulla di tutto questo.

L'unico pensiero che impedisce al mio cervello di esplodere è che senza di me Clio sicuramente morirà. Con me, ha qualche speranza. Forse.

Dubito di me. MALE!

Devo avere fiducia in me stesso.

Arrivo a casa in uno stato mentale di esaltazione, di pura follia. Mi sento leggero come se avessi bevuto. Poi pesante come una pietra. Forse drogarsi è un po' così. Non so, non ho mai provato.

Una volta fermato il furgone, è il momento di passare all'azione. Sono solo e non posso appoggiarmi ad altri. Serve una pianificazione, altrimenti va tutto a puttane prima ancora di incominciare. Prima di tutto: la sala operatoria. Cucina? Cucina. Non vedo alternative. Vivo in un casale fuori città, rinnovato e rimodernato. Al piano terra ho un 'open space', con un'ampia zona cucina. Piastrellata e pulitissima. Con un tavolo dove mi siedo quando mangio da solo. Posso ricoprirlo con della plastica per farne un tavolo operatorio. Ho comprato ad un'asta un set professionale da chirurgo, un po' vecchiotto e sicuramente demodé: bisturi, forcipi, divaricatori eccetera. Mi chiedo chi venda queste cose all'asta. Non mi chiedo chi le compri, perché già lo so: io!

Sempre ad un'asta ho comprato dei kit chirurgici d'emergenza, tipo quelli usati nell'esercito o dai soccorritori quando non possono portare la vittima in un pronto soccorso. Ci sono soluzioni fisiologiche, tubi, cateteri eccetera. Sono tutti un po' scaduti, ma da quando in qua un catetere scade? Beh, non saranno proprio sterili, ma meglio che niente.

Ho anche un po' materiale recuperato in ospedale e in pronto soccorso. Viene buttato via un sacco di roba ancora buona, che si può recuperare e sterilizzare nuovamente, se necessario. Beh, sembra da accattoni, ma quel materiale da nuovo costa una cifra. E spesso va acquistato a scatoloni, mica qualche pezzo solamente!

Quello che mi manca davvero, però, è l'esperienza. L'anno scorso sono entrato come volontario nella croce rossa, ho seguito due corsi per infermieri e per paramedici, e tuttora faccio dei turni in ambulanza. Di sangue ne ho visto parecchio. Ma da qui ad affettare la pancia di una fanciulla, ne corre…

Ho un punto a mio favore: la mia memoria eidetica. Grazie a lei, ho superato brillantemente e con la massima facilità esami faticosi e dolorosi come Anatomia. Mi sono pure concesso il lusso di portarmi avanti con gli esami, in modo da essere libero durante la stagione delle corse all'aperto. Ho quindi già memorizzato anche le procedure per le prime operazioni che i futuri chirurghi devono affrontare, come l'appendicectomia. Non le ho mai eseguite, ma so come farle.

Per fortuna, volendo esercitarmi nella chirurgia prima possibile, ho comprato in Cina delle telecamere per endoscopia (anale e esofagea), un ecografo e un radiografo portatili. Tutti questi strumenti hanno bisogno di collegarsi ad un laptop via USB e di un appropriato software. Insomma, meglio che niente del tutto. Certo, la mancanza di una TAC si farà sentire: dovrò operare alla cieca e scoprire cosa non va solo dopo aver aperto la pancia della paziente. Insomma, cent'anni fa TAC non esisteva, eppure si operava lo stesso.

Il primo scoglio da superare, comunque, è la logistica. Posso trasportare Irina e Adele da solo, una alla volta. Ma Clio? Per quanto mi sforzi, non mi viene in mente nulla. Sono costretto a prendere in braccio anche lei. Ovviamente, le somministro dei sedativi prima di muoverla, ma ho paura di dargliene troppi. Recupero dal garage una sedia a rotelle (comprata all'asta) e delle stampelle, di quelle antiche, di legno, che si infilavano sotto le ascelle e permettevano di usare le mani per eseguire piccoli compiti.

A questo punto, devo fare una confessione. Sono pazzo, ma non completamente pazzo. Soffro invece di una specie di ansia da perfezionismo. Devo essere assolutamente super-preparatissimo quando devo affrontare un compito difficile. E per me, studente in Medicina, lo scoglio più arduo è proprio la sala operatoria. Non basta avere scolpiti nella memoria tutti i manuali, gli atlanti, le dispense, le riviste mediche, gli atti dei convegni. Ci vuole la pratica, l'esperienza. Mi hanno raccontato di innumerevoli studenti (e non solo femmine) preparatissimi nella teoria, brillanti durante gli esami, con ottimo curriculum accademico, che sono crollati di fronte al tavolo operatorio. Alcuni privi della benché minima manualità. Altri incapaci di affettare una persona, o di sopportare la vista di sangue e budella, o di ricordare come devono procedere quando sono sotto stress. Ottimi studenti che però finiscono per fare il medico di base, il ginecologo o l'informatore farmaceutico. O addirittura non riescono a laurearsi.

È una prospettiva che mi angoscia. Non posso farci nulla. La mia formidabile memoria non mi soccorre. Non basta che il mio corpo sia in forma, che il mio apparato muscolo-scheletrico riesca a sostenermi durante le lunghe ore al tavolo operatorio. DEVO fare pratica. DEVO essere il migliore del mio corso. I professori non devono trovare alcun difetto nel mio modo di operare. Senza esitazioni. Con naturalezza. Puro istinto. Routine.

Quindi mi sono procurato l'attrezzatura base per esercitarmi. Incredibile quello che si riesce a comprare alle aste online, dai cinesi o su Amazon. Cercando di non sperperare troppo. Non che i soldi manchino, per fortuna, ma penso ci siano modi migliori per spendere.

Inizialmente mi sono procurato dei polli. Morti. Mi sono rivolto alle fattorie qua intorno. Li volevo morti e spiumati ma integri. Le contadine erano un po' stupite e mi hanno chiesto cifre assurde, molto molto superiori al costo del pollame già eviscerato del supermercato. Sono poi passato ai polli vivi. Spiumarli è una faticaccia, anestetizzarli un'impresa. Ugh. È andata meglio con i conigli, che sono mammiferi e quindi fisiologicamente più simili a noi. Infine, il salto di qualità: maiali! I migliori! Senza contare che, alla fine, dopo averli fatti a pezzi ho surgelato la carne e me la sono mangiata. Magari non sarò un buon chirurgo, ma senz'altro potrei trovare facilmente lavoro come macellaio! Pensavo addirittura di cimentarmi con i manzi!

Oddio, i maiali non sono umani, anche se certi umani sono dei maiali, vedi Tom, ad esempio.

Mi ripeto che qualsiasi esperienza è meglio che nessuna esperienza. Devo convincere me stesso per prima cosa. Non so cosa possa pensare Clio a questo proposito, ma non importa. Non ha scelta. Deve affidarsi a me.

Piazzo Adele sulla sedia a rotelle, mi farà da infermiera. Dò ad Irina le stampelle. Seduta su uno sgabello, farà da anestesista, cioè terrà d'occhio le flebo, il pulsiossimetro e su mia richiesta avvierà il misuratore di pressione.

Le mando in bagno a lavarsi. Avrò bisogno di loro mentre opero, quindi devono essere il più possibile sterili. Mi fa un po' ridere l'espressione 'il più possibile sterili' perché o si è sterili o non lo si è, non c'è via di mezzo. Al posto dei camici metto loro delle t-shirt bianche taglia XXXXXL, non ricordo più perché le ho comprate ad un'asta, costavano poco e possono sempre servire. Infatti…

Dio, sono un pazzo ad operare in queste condizioni!

I fogli di polietilene dovrebbero essere sterili, sono sigillati in fabbrica. Li stendo e li fisso sul tavolo in cucina e su ogni superficie utile, ad esempio sul carrello portavivande. Porto dentro la paziente. Certo non ho bisogno di spogliarla, ma è tutt'altro che pulita. Dovrei andare in bagno e lavarla, ma come faccio con il punteruolo nell'addome? Fanculo la sterilità! La stendo sul tavolo. Faccio del mio meglio per pulirle l'addome e copro il resto con le magliette. Apro una via sulla vena del braccio sinistro e l'attacco alla flebo. Vai di fisiologica con una bella dose di antalgico e di antibiotico a largo spettro. Mi fa un po' ridere indossare guanti e mascherine visto che siamo in cucina, ma li indossiamo lo stesso. Spruzzo ovunque soluzione disinfettante. Sfrego alcol dappertutto. La cucina puzza come una sala operatoria. Confortante.

L'operanda è legata al tavolo. Le ho praticato un'anestesia locale anziché totale, non mi fido. Avrà un male cane. Suppongo sia abituata al dolore. Ho provato a farle un'ecografia, ma non ci ho capito nulla. Manco di esperienza. Comunque, so già cosa aspettarmi. Una bella emorragia interna, a giudicare dal pallore della paziente, dalla tachicardia nonostante sia mezzo addormentata e dalla pressione.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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