«Mille grazie, signore!» rispondo, un po' banale, lo ammetto, ma cosa dire a chi ti ha appena regalato una vita? Comunque, sono certo che il proprietario, anzi ex-proprietario, non mi stia più ascoltando. Si è girato verso la vicina di seggiola. Per lui, non contiamo nulla, né io né Irina. Meglio così.
Prendo Irina in braccio come ho fatto con Adele e la poso sulla sedia vicina a quest'ultima. Irina è più calda, e riesco ad apprezzare la dolcezza dei suoi fianchi e la morbidezza delle sue natiche mentre la porto. Lei tiene le cosce serrate, ma non si sottrae alla mia presa. Beh, se lo facesse cadrebbe a terra, ma mi illudo di non esserle proprio sgradito del tutto.
Torno dal padrone. Ho un favore da chiedergli. Mi sembra di buon umore, quindi oso: «Capo, ho un grosso problema»
«Hai cambiato idea? Mal per te, perché quella non me la riprendo indietro…»
«No, no, Capo, sono anzi contentissimo. Il mio problema è proprio come portarmele a casa. Proprio non ci stiamo, in tre in bicicletta, anche se elettrica. Potrei farle trottare davanti a me, ma, appunto, non camminano…»
Il padrone sta ammirando i glutei della schiava offerta in questo momento, ma rivolge lo sguardo verso di me. Sembra chiedersi se sto scherzando. Evidentemente, decide che sono serio: «Fatti dare le chiavi da Tom più tardi.» Lo ringrazio di cuore. Colui ha preso esclusivo possesso di uno dei furgoni della tenuta e lo considera come proprio (tranne quando bisogna pagare le tasse o metterci carburante, ovviamente!), farmelo dare sarà un'impresa. Altrimenti, dovrò tornare a casa a piedi trascinando due ragazze non deambulanti appollaiate sulla bicicletta.
Mentre medito sulla strategia cercando ispirazione nel sedere della schiava in mostra, un tizio mi si avvicina. Non sembra uno dei ricconi, ha l'aria di un assistente, factotum o segretario. Infatti si rivela come tale: «Sei tu quello che colleziona schiave-spazzatura?» Ha detto proprio così! 'Crap-Slaves'! Okay, non valgono molto, anzi non valgono nulla, ma mi offende sentire definire spazzatura le mie proprietà. Perché, hey, sto per diventare un proprietario anch'io! Appena avrò firmato i documenti di cessione, le due ragazze saranno mie! Un po' malconce, ma mie!
Lo guato. Lui ricambia lo sguardo, inespressivo. Sospiro: «Sì, credo di essere io.» Lui ricambia il sospiro: «Allora, se ne vuoi un'altra, il mio padrone te la regala, a patto che te la porti via subito. La vuoi?»
«Come, scusa?» faccio fatica a focalizzare. Che significa? Me la regala? Cosa? Come? Perché?
Il tizio sbuffa. Per lui, tutto chiaro! «Se non la vuoi, devo chiedere al padrone di questa tenuta come fare per disporre di una schiava. Il mio padrone dice che la ragazza non durerà fino al nostro ritorno a casa, e non vale la pena ricoverarla.» Chiedo lumi: «Una corsiera si è infortunata ora qui nelle scuderie? È grave?» perché 'disporre di una schiava' significa farne sparire il cadavere, oppure 'terminarla' (ovvero ucciderla) e farne sparire il cadavere. Nulla in cui voglia essere coinvolto.
Il tizio risbuffa. «Ti interessa o no? Perché, se non ti interessa, non ha senso star qui a discuterne.»
«Certo che mi interessa. Ma vorrei altri dettagli. Neanche l'ho vista! Non so come sta…»
«A caval donato non si guarda in bocca.» mi interrompe «Se ti interessa, vieni. Se no, resta.»
«Okay, andiamo.» Non che sia convinto, ma mi disturba il pensiero che una ragazza possa essere 'terminata' solo perché non sono andato a vederla. Il padrone sembra stupito che io mi allontani con il tizio anziché chiedere le chiavi al subordinato. Gli parlerò più tardi.
Raggiungiamo in fretta gli alloggi delle femmine. Nella tenuta ci sono diverse stalle, la più grande è quella riservata alle corsiere (dette anche ponygirl, o runner), alle conduttrici (o driver) e talvolta anche alle addestratrici (o trainer), se di condizione servile. I driver siedono sui carrozzini trainati da due o quattro corsiere, le incitano con la voce e con la frusta, le guidano con il morso e con le redini e seguono le indicazioni dei trainer per la condotta in gara. Abbiamo anche delle ponies addestrate al dressage.
La stalla è piuttosto ampia ed è stata convertita all'uso umano. Al piano terreno ci sono gli stabbi per gli equipaggi della tenuta. Ogni equipaggio è composto di quattro corsiere, un driver e un trainer. Il trainer funge anche da direttore di gara nelle competizioni e raramente è servile, ma può capitare. In gara, il driver spesso è il proprietario, o un suo amico. Una squadra è composta da due equipaggi più le riserve, quindi otto corsiere titolari, due driver, uno o due trainer, una o più corsiere di riserva se le titolari si infortunano prima della gara. La nostra tenuta ha un terzo equipaggio, formato dagli scarti che gli altri equipaggi non volevano nemmeno come riserve. Al momento, io sono il coach di questo equipaggio…
Oltre ai quattro stabbi, normalmente riservati alla squadra di casa, ovvero alla nostra, al piano terra ci sono docce e servizi e c'è una piccola zona di addestramento con cyclettes e tapis-roulant per mantenere in forma le corsiere anche quando non possono scendere in pista. E questo accade spesso, perché i driver siamo io, Tom e Stu, un altro garzone che si occupa specificamente del secondo equipaggio. Io sono fermamente convinto che anche il driver debba essere una ragazza, ma nessuno mi sta a sentire. In origine, il driver era uno solo, ovvero il padrone, che si divertiva a fustigare personalmente le chiappe delle corsiere del suo unico equipaggio. Poi la scuderia è cresciuta, e il capogarzone ha preso la conduzione del secondo equipaggio; infine il padrone è invecchiato e ora preferisce bersi una bibita mentre chiacchiera con i suoi sodali e discute con loro di cosce e culi. E non serve a nulla rimarcare che le scuderie vincenti hanno driver giovani e magri, non dei panzoni allupati di mezz'età… Comunque, la realtà è che Tom è troppo occupato con altri incarichi alla tenuta e non allena le sue ragazze, Stu deve occuparsi di due equipaggi e non ha la voglia e il tempo per farle correre, e io sono qui part-time e alla fine della stagione riprenderò a frequentare l'università perché a Medicina ci sono laboratori che non posso semplicemente saltare, come di norma faccio con le lezioni.
Le squadre ospiti sono alloggiate al primo piano, dove un tempo veniva conservato il fieno. Ovviamente, il pavimento è stato rinforzato, perché le corsiere, per quanto magre, pesano decisamente di più. Seguo il tizio su per la rampa che porta di sopra, fino allo stabbio dove una ragazza minuta è raggomitolata a terra. Sta immobile e non si lamenta, e credo sia un brutto segno. C'è del sangue a terra. È stata coperta, ma visto che la testa spunta fuori, deduco che sia ancora viva. Mi chino su di lei e scosto la coperta. Una specie di paletto le spunta dal ventre. Non capisco cosa sia.
«Abbiamo tranciato il bastone e lasciato solo una spanna fuori dalla ferita. Non lo abbiamo estratto perché non sapremmo come fermare l'emorragia. Non siamo attrezzati per curarla. Le abbiamo solo dato degli antiinfiammatori e degli analgesici. Ora è tranquilla, se non la si muove.» Il tizio mi aggiorna in breve. Non scende nei dettagli su come si sia infilata un bastone nella pancia, ma non credo che abbia fatto tutto da sola. Le compagne di squadra ci circondano, con espressioni vuote. Evidentemente, cercano di non pensare e di non reagire. Probabilmente hanno paura. Guardano la ragazza a terra, con le tipiche facce di chi assiste ad un funerale. Mi sa che non è la prima volta che vedono morire una di loro.
Oltre alle ragazze, c'è un uomo. Mi ricorda Tom. Fa finta di nulla, come se non fosse coinvolto, ma quelle evitano accuratamente di guardare verso di lui. Non mi stupirei se saltasse fuori che è stato lui a infilzare la giovane schiava. Grosso com'è, spero non sia lui il driver. A pensarci bene, anche Tom è della stessa stazza, eppure si picca di saper condurre i carretti meglio di chiunque altro. Uomini!
