Il padrone rimane pensieroso, e Tom ne approfitta per riprendere in mano la situazione. Ritorna al microfono, e con un ampio gesto si rivolge al pubblico inquieto: «Signori, scusate per l'interruzione. Il ragazzino, qui, ha voluto fare il saputello, ma sappiamo tutti che la migliore cura per una ragazza pigra è la frusta!» Risatine e commenti da parte del pubblico. Lui, soddisfatto, prosegue: «Questa schiava è in condizioni fisiche non perfette, ma con un po' di riposo tornerà come nuova! È pulita, educata, gentile, carina e, quel che più conta, è servizievole ed obbediente. MOLTO obbediente!» Un occhiolino e una pausa sottolineano l'ultima affermazione.
«Una ragazza di diciannove anni, così bella e già addestrata, normalmente costerebbe una fortuna, sicuramente almeno venti o trentamila dollari… ma abbiamo deciso di disfarcene in fretta, e vi chiederò solo mille dollari come prezzo base d'asta!» Rapidamente, si corregge, gli basta un'occhiata per valutare la freddezza del pubblico: «Anzi, per invogliarvi ve ne chiederò solo cinquecento! Ripeto, solo cinquecento dollari per questa bellezza teen-ager che sa bene come far felice un uomo!» Altro occhiolino al pubblico, che non sembra convinto. I presenti sono per lo più dei riccastri, alla pari del padrone della tenuta. Non hanno penuria di schiave che si concedano sessualmente. Sono interessati a quelle che corrono bene, e Adele non è più fra queste, e non è nemmeno una bellezza fuori dall'ordinario. Carina, certo. Molto carina, se non fosse attualmente in uno stato pietoso. Ma non tanto bella da ignorare la gamba inferma.
Nessuno offre la cifra richiesta, per quanto ridicolmente bassa. Il banditore continua a sollecitare offerte senza descrivere la ragazza se non come 'giovane, bella e obbediente', ma queste sono caratteristiche comuni a tutte le schiave di proprietà dei presenti. Nessuno, infatti, spende una piccola fortuna per far correre delle ragazze che non siano giovani e belle. E quanto all'obbedienza… le fruste esistono per questo!
Vedo che il padrone sta per intervenire per spingere Tom a continuare l'asta, visto che il pubblico è indifferente e distratto. Ma da qualche parte bisogna pur iniziare, mi dico sempre. Alzo la mano e intervengo: «Cinquecento è troppo per le mie tasche e per una ragazza così malconcia. Ne offro cento!»
Tom non gradisce. Mi lancia un'occhiata torva e ripete il suo monotono richiamo. Io cerco di sovrastarlo e ripeto: «Offro CENTO!» Il pubblico si riscuote un po' nel vederci battibeccare e riprende a vociare. Il padrone non sembra apprezzare la confusione e ci ferma con un gesto. Si rivolge a me: «Non correrà più? Sei sicuro?»
«Assolutamente, Capo. Se anche dovesse mai tornare a correre, e non lo credo, non sarà mai più competitiva. E comunque è impossibile se non viene curata adeguatamente.»
«E tu saresti disposto a fartene carico? Bada che mantenere una schiava è costoso. Non ti basta certo lo stipendio che prendi qui!»
«Sono disposto.»
«E allora puoi prendertela. Gratis. Offrire solo cento dollari è un insulto a questa scuderia. A dire il vero, anche cinquecento sono un insulto. Allora, prendila, è tua. Hai sempre desiderato una scuderia tua, vero? Non so se questa ragazza ti servirà a qualcosa, ma ti faccio i miei auguri! Sistema più tardi i documenti con Alex. …e tu, Tom! Vai avanti con l'asta!»
Alcuni fra i presenti si mettono a ridere, altri fischiano o battono i piedi a terra. La decisione inattesa del padrone ha destato l'entusiasmo del pubblico. Tom, invece, si è fatto ancora più torvo. Direi che ora mi sono fatto un nemico, se non fosse che è già un mio nemico dal giorno in cui ci siamo conosciuti.
Raccolgo Adele da terra con la massima delicatezza e la porto in braccio fino all'ultima fila di seggiole. La depongo su una libera. Lei mi guarda negli occhi, come per cercare di capirmi. Sa chi sono, ma non ci siamo mai parlati, penso che sia spaventata e cerchi una rassicurazione. Ma non è tempo di chiacchiere: non le tolgo il bavaglio e non la slego. La lascio sulla scomoda seggiola, tanto con quella caviglia non può andarsene da sola. Sento che trema, penso più per lo shock e il dolore che per il freddo. Se avessi una coperta la coprirei, ma ovviamente non sono preparato adeguatamente. E chi si porta dietro una coperta nell'eventualità di doversi occupare di una ragazza nuda, ferita e sotto shock? (Io no, evidentemente…)
Tom nel frattempo ha tirato fuori dal tendone una seconda schiava. Anche lei zoppica vistosamente. Evidentemente, un'altra corsiera si è infortunata alla gamba sinistra. Ma, a differenza di Adele, questa sembra che riesca a poggiare il piede, anche se con dolore. Comunque, la sua andatura non promette bene. Senza il sostegno, rimane in equilibrio su una gamba sola per un po', con le mani dietro la schiena, poi si getta a terra scompostamente e lancia un grugnito e un gemito, soffocato dal bavaglio, quando urta il piede infortunato. Il capogarzone le assesta un paio di colpi col piede per reprimere i suoi lamenti, quindi la ignora. La fanciulla con difficoltà cerca di assumere una posizione più dignitosa: per quanto abituata ad essere esibita nuda, evidentemente si sente a disagio a gambe larghe e con l'inguine esposto alla vista del pubblico. Mi piace questa sua manifestazione di modestia e di imbarazzo. Fisicamente, ricorda un po' Adele. Questa seconda ragazza è castana, sembra alta, è snella e con seni piccoli e puntuti, più piccoli di quelli di Adele. D'altronde, le migliori corsiere sono fatte così: molto muscolo e poca ciccia. Le mie preferite, senza dubbio.
Lo sguardo del padrone spinge il banditore a procedere celermente. Chiede mille dollari, poi dimezza la richiesta. Sto raggiungendo il mio posto, a fianco del padrone, ma un suo gesto col mento mi spinge ad avvicinarmi al podio. Ignoro Tom, che sicuramente mi sta facendo le boccacce e ripete la sua questua a voce sempre più alta. Mi sembra che il pubblico mi dedichi ora più attenzione, forse colpito dalla fiducia che il padrone riserva alle mie capacità diagnostiche. Mi accovaccio presso le gambe della giovane. Irina. Guardandola, non mi sembra di origine slava. Forse Irina è il nome impostole da schiava. Le tasto il piede sinistro. Mmm. Prendo in mano il destro, per confronto. Non ho dubbi, il metatarso è rotto e sembra dislocato, anche le dita del piede sinistro sono fuori posto. Irina soffre mentre tasto il piede, ma si rilassa quando lo lascio. Deve essere caduto qualcosa di pesante, qualcosa che le ha quasi sbriciolato le ossa, pesante ma non duro, direi, perché non ha grosse lacerazioni. Comunque, il tendine sembra a posto.
Vorrei avere maggiori informazioni sull'infortunio. Durante la gara di tiro a quattro femminile, ricordo che un equipaggio ha avuto un incidente, ma in quel momento stavo lavorando e non potevo seguire la competizione. Mi rivolgo verso il pubblico: «Scusate, qualcuno sa dirmi come si è infortunata la corsiera? Per caso è rimasta coinvolta nell'incidente del tiro a quattro?» Un tale che non conosco si alza: «Sono il suo proprietario. Questa stronza è finita a terra durante la gara ed è stata travolta da un paio di sulky perché non è stata abbastanza furba da ritirare le gambe. La mia scuderia è stata ammonita per colpa di questa stronza e non voglio più vederla d'attorno. Potrà tornare a correre?»
«Senza una operazione piuttosto impegnativa? No, al massimo camminerà zoppicando.»
«Allora non posso nemmeno venderla come corsiera.»
Tom decide di intervenire «Forse qualcuno la comprerà per cinquecento…» ma il proprietario lo interrompe «Chi ti ha permesso di chiedere così poco? Mille è già un insulto!» e quindi si rivolge a me «E tu NON OSARE propormi cento dollari! La vuoi?»
«Sì, signore!» rispondo immediatamente. Non riesco a credere alla mia fortuna! Due OTTIME occasioni, una dopo l'altra!
«E allora prenditela! Se non ho capito male, desideri una tua scuderia, anche se sei così giovane?» al mio cenno affermativo, riprende «Non so cosa te ne farai di due corsiere che non possono più correre, ma è un problema tuo! Te la regalo! Basta che me la togli di torno alla svelta! E non pensare nemmeno a cambiare idea! E ora andiamo avanti con questa asta del put!»
