1 da qualche parte bisogna pur iniziare
Onestamente, non posso dire di annoiarmi. Non ho intenzione di acquistare nulla a quest'asta, però la merce in vendita è certamente interessante. E attraente. Il problema è che sono per lo più scarti, e anche costosi. Non che sia privo di mezzi, ma penso ci siano modi migliori per spendere. A meno che, ovvio, non mi capiti una buona occasione. A dire il vero, finora, di occasioni (buone o meno buone) non me ne sono ancora capitate, ma c'è sempre la possibilità. Forse oggi è la volta giusta. Da qualche parte bisogna pur iniziare, no?
Il riccone per cui lavoro part-time ha approfittato di un lungo ponte festivo per organizzare un meeting, un evento sportivo, nella pista da corsa della sua Tenuta. È inusuale che vengano disputate competizioni infrasettimanali. Una volta assegnati i premi e chiuse le scommesse, è prassi tenere un'asta privata, una sorta di mostra-mercato per gli intervenuti e gli aficionados. Io, certo, non posso competere con i presenti, con i portafogli appesantiti da carte di credito gold, platinum, mithril e oricalco. Sono qui per curiosità, per passione, per vedere la merce, per avere un'idea dei prezzi. E per aiutare, dopotutto lavoro qui.
Le seggiole pieghevoli su cui siamo seduti sono piuttosto scomode. Parecchi intorno a me si agitano un po' per dare sollievo alle natiche. L'organizzazione deve avere qualche problema. Siamo all'aperto, nel prato di fronte alla magione principale della Tenuta, e la merce in vendita è conservata in una tenda dietro al pulpito del banditore. Siamo in attesa che qualcuno dia inizio all'asta, ma dal tendone non si sentono che urla soffocate, probabilmente da bavagli, e minacciosi ordini ringhiati sottovoce. E schiocchi di frustino. E colpi. E schiaffi. E pianti.
Tom non è mai stato bravo a mantenere la disciplina. È capace solo di usare le maniere forti, e va sempre in giro armato di una sferza dall'aria minacciosa. La sferza è sua personale, non della scuderia. Si è fatto questo regalo perché trovava troppo leggere le fruste in dotazione. Io non posso dire niente perché lui ha il doppio dei miei anni e molta esperienza, e il padrone lo tiene in gran conto, ma non sono d'accordo sull'uso sconsiderato della violenza. Se è necessario, non esito a brandire anch'io uno strumento coercitivo; solo, finora non ne ho avuto bisogno, perché esistono mezzi più efficaci della frusta o del bastone, anche se meno immediati.
Il pubblico comincia a vociare, e il padrone si guarda attorno e chiama «TOM» senza alzare la voce. Non ne ha bisogno. Dal tendone esce subito il suddetto, che evidentemente oggi funge da banditore. Pessima scelta, a mio avviso: è incapace di mettere in risalto le qualità della merce, riesce solo a sollecitare i rialzi con voce inutilmente stentorea. Si trascina dietro il primo pezzo in offerta: una ragazza bruna, carina, alta e snella. Fisico asciutto e tonico. Nuda. Ovviamente, è imbavagliata, ha le mani dietro la schiena e porta un collare con una corta catena a mo' di guinzaglio. Zoppica vistosamente e lui deve sostenerla perché non si afflosci a terra.
La conosco. Non bene, ma la conosco. Fa parte di uno dei due equipaggi che il mio collega supervisiona direttamente, anzi, faceva parte, perché ora è all'asta. Deve aver subito un danno grave alla gamba sinistra, ieri od oggi, e lui è senza pietà: in casi come questo, chiede subito al padrone di liberarsi della ragazza e di procurarsi un rimpiazzo. La scuderia tiene sempre qualche pulzella di riserva, in modo da avere sempre gli equipaggi al completo. I soldi non sono un problema, quando si tratta di comprare un'altra schiava.
Tom si avvicina al podio, accende il microfono e sbraita «Prova! Prova!». La ragazza crolla a terra, non più sostenuta. Posso vedere che le lacrime le imbrattano la faccia, le scende muco dal naso, i lineamenti sono contorti dal dolore. Questo è troppo. Mi alzo e mi avvicino al capo garzone, indico la merce raggomitolata ad un passo da lui e gli chiedo «Posso esaminarla?»
Come mi aspettavo, lui reagisce male. Mi guarda con aria sprezzante, poi mi fa gli occhiacci, indica la mia seggiola e con tono derisorio mi sbraita «Stai al tuo posto, bimbo! Queste sono cose da ADULTI! Non ti immischiare!». Aggiunge qualche imprecazione e alcuni molto volgari riferimenti a mia mamma. Lo ignoro e mi giro verso il padrone, scomodamente seduto poco lontano. Lui mi fa stancamente un gesto con la mano, ad indicare che posso procedere. Tom mi si para davanti, lo schivo, lo ignoro e mi chino sulla ragazza. Adele, leggo sulla targhetta appesa al collare. Non credo sia il suo nome di battesimo. Prendo in mano la caviglia facendola sussultare. Mi spiace, dovrò farle un po' di male. La caviglia è ingrossata e infiammata. La tasto e la esamino cercando di fare piano, ma lei si contorce e spasima e grugnisce e geme sotto il bavaglio. È evidente che non finge. Noto che le cosce, il petto e il ventre sono coperti dai segni della sferza. Probabilmente anche la schiena e i glutei. Hanno cercato in tutti i modi di farla correre, e alla fine è crollata e devono aver deciso di disfarsi di lei. Poveretta.
Mi rivolgo al padrone: «Capo, sospetto che il tendine sia leso gravemente, forse già spezzato. Non è in grado di camminare, ha bisogno di stampelle o di una sedia a rotelle.» Tom cerca di impedirmi di continuare, alza la voce e strilla qualcosa che non capisco ma sicuramente è offensivo per me, per Adele o per entrambi. Il padrone con un gesto lo mette a tacere e mi chiede «Potrà tornare a correre?» Io cerco di non far trasparire nella voce quello che penso della domanda. «Senza un ricovero in ospedale e un adeguato periodo di riposo? Se il tendine non è rotto e rimane ferma per una quarantina di giorni, potrà forse tornare a camminare ma sicuramente non a correre. Se il tendine è rotto, trascinerà la gamba per il resto della vita.» Sento la ragazza singhiozzare. Una prognosi decisamente infausta, lei lo capisce al volo. Senza l'uso di una gamba, non può nemmeno sperare di essere comprata per diventare una schiava sessuale, o una prostituta da bordello. Chi mai vuole un'amante che zoppica o si trascina, quando può averne una sana?
Ricoverarla in ospedale è fuori discussione. Queste ragazze ovviamente non hanno assicurazione sanitaria, non hanno nemmeno un codice fiscale, o dei documenti. Semplicemente non esistono. Curarle in via discreta e privata è costosissimo. Si fa prima a gettarle via e comprarne delle nuove. Solo quelle di cui il padrone è innamorato possono sperare in un trattamento migliore. E sottolineo 'sperare'. Usualmente, le ragazze che invecchiano, imbruttiscono, si ammalano o semplicemente non sono più in grado di svolgere i compiti per cui sono state comprate, fanno una brutta fine. La loro aspettativa di vita diminuisce drasticamente. In un normale bordello, va da qualche mese ad un paio d'anni. In un bordello 'particolare', dove la violenza è normale, le ragazze raramente durano più di un anno. Se diventano schiave 'da frusta' durano al più qualche mese. E con 'frusta' non intendo quelle in uso da noi. Intendo quelle in nerbo di bue, quelle fatte per scorticare, per mettere a nudo le ossa, per uccidere lentamente. Ma quelle che durano meno in assoluto sono le ragazze destinate allo 'snuff': sessioni di tortura lunghe ore, giorni e talvolta anche settimane, dove le vittime vengono lentamente fatte a pezzi per il divertimento di un piccolo, scelto e depravato pubblico, che spesso partecipa con entusiasmo e addirittura può cucinarsi un cosciotto della vittima. I filmati con una selezione delle riprese più raccapriccianti e sanguinolente vengono venduti a caro prezzo agli amatori del genere. Ovviamente, non si trovano su Amazon o su eBay...
