Ormai si erano accorti che quel trattamento non mi dispiaceva e intendevano continuare, mi ritrovai in ginocchio sul mio sedile con uno dei tre che sputava sulle mie natiche allargandole con le mani e poi puntando il suo uccello al buchino del mio sfintere, mentre un altro, dall’altra parte mi teneva il suo uccello fisso in bocca, cominciò a spingere e riuscì a fare entrare prima la cappella e poi, lentamente, il resto, poi si fermò un momento e cominciò a scoparmi nel culetto, venni una prima volta quasi subito, ormai non guardavo più lo schermo, mi accorsi molto dopo che eravamo già alla fine del primo tempo del secondo film, comunque tutti e tre fecero la propria parte nel mio culetto, i miei slip non sapevo dove fossero finiti e mi bruciava leggermente il sedere, nonostante tutto lo sperma che aveva invaso il mio sfintere.
Mi ritrovai seduta a guardare la scritta “the End” sullo schermo mentre le luci si riaccendevano e la gente usciva; lentamente andai verso i bagni con la mia borsa e una volta lì, oltre a scaricarmi nel wc usai le salviettine profumate per pulirmi e mi detti una sistemata, presi un altro paio di slip dalla borsa ringraziando la mia mamma che mi aveva insegnato a portarne sempre un paio di riserva in borsa e poi uscì.
I miei compagni mi accolsero all’uscita con un applauso e andammo tutti da “Fedele” a mangiare, avevo una fame incredibile, noi ragazze avevamo vinto la scommessa anche se le altre due erano uscite prima.
Non sono più tornata al cinema “Impero” anche se devo ammettere che ci avevo pensato. Sono arrivata al diploma, adesso quasi tre mesi di vacanza in Sicilia dai nonni, i miei mi raggiungeranno dopo ferragosto e torneremo a Milano insieme.
Come sempre, i nonni mi accolgono con affetto, passiamo un paio di giorni nella casa in Paese e poi, con un autista, ci trasferiamo in campagna, lì il nonno è nella sua vera dimensione, in mezzo alle sue vigne, con le sue botti in cantina e con la sorella di papà, mia zia, con il marito ed i tre figli di cui il più grande ha 10 anni.
Il mare, per fortuna, è vicino, circa 7 chilometri che faccio tranquillamente con una bicicletta che la zia, per l’occasione, ha portato in campagna, cerco di evitare le strade asfaltate che mi farebbero fare un giro più lungo e percorrendo gli sterrati circondati dai muretti a secco arrivo in spiaggia in pochi minuti, anche se la bici non è proprio velocissima, vado al mare normalmente al mattino verso le 10 e torno per le 14 che è l’orario che ci mettiamo a tavola d’estate, poi anche per il caldo andiamo tutti a riposare e verso le 17 ci alziamo e la nonna ci fa trovare la granita, la cena, se lo zio non ci porta da qualche parte, verso le 21.
In spiaggia, tanti giovani, qualcuno ci prova anche ma non trovo nessuno di particolarmente interessante, anche se comincio ad a avere qualche contrazione al basso ventre, passo il tempo facendo il bagno e prendendo il sole, forse le mie origini meridionali mi consentono di abbronzarmi presto e cerco sempre qualche angolino nascosto dove poter togliere almeno il reggiseno ed abbassare gli slip per evitare quegli antiestetici segni bianchi del costume.
A nonna i miei bikini non piacciono proprio, quando li guarda stesi ad asciugare scuote continuamente la testa però non mi dice mai niente, solo la zia mi accenna qualcosa ma senza essere pedante, mi chiede solo se per caso non ho anche qualche costume intero, ma io non ne ho mai comprati negli ultimi tempi, penso che l’ultimo che ho indossato era quando avevo 13 anni.
Comunque, visto che deve sempre succedere qualcosa, dopo una decina di giorni della mia, ormai, routine, mentre vado al mare buco una gomma, forse una delle spine di qualche pala di fico d’india ma, adesso, sono a piedi, allora niente smartphone ed un telefono a gettoni in mezzo alla campagna era impensabile.
A circa trecento metri da dove sono rimasta c’è, salendo leggermente, una piccola masseria, magari lì trovo un telefono per chiamare lo zio che sarà nella sua officina in Paese e con la bici amano mi ci avvio.
Un recinto con dei maiali, l’odore è forte, qualche pollo che razzola, un asino legato ad un gancio nel muro ed un trattore, la costruzione è bassa ed in pietra, busso alla porta ma nessuno risponde, saranno in giro a lavorare, insisto e poi aspetto, da un'altra costruzione escono due uomini, uno con un forcone in mano e l’altro con un cestino pieno di uova, classici contadini, neppure tanto belli, con la barba lunga e la coppola in testa, non saprei dargli un età, forse quella dello zio o forse di più non so.
Gli spiego il mio problema, credo mi capiscano anche se parlano tra di loro in dialetto ed io, che non lo conosco, in italiano, purtroppo mi dicono “no telefono” e mi invitano a togliermi dal sole indicandomi casa loro. Entro in una stanza molto grande che penso essere sia la loro cucina che il posto dove dormono, non credevo di trovare tanta pulizia però, mi offrono da bere dell’acqua fresca che ci voleva ma, comunque, sono sempre bloccata, mentre bevo parlottano tra loro ogni tanto lanciandomi uno sguardo.
Mi offrono anche dei fichi d’india freschi che mi sbucciano al momento, sembra che le spine non gli diano fastidio, l’ambiente è fresco e i fichi sono buoni, ma credo non mi resti che, piano piano, tornare vero casa, saranno un tre chilometri sotto il sole e glielo dico mentre ancora mi guardano, in effetti il mio prendisole non è che nasconda molto ma sotto ho il bikini, non credo vedano molte ragazze lì in mezzo al nulla, guardandomi attorno vedo attrezzi da lavoro appesi ad una parete compresi due fucili da caccia con la canna doppia, il nonno ne ha uno simile, faccio per alzarmi ma uno dei due mi mette una mano sulla spalla e mi fa risedere facendomi il cenno di aspettare, l’altro esce, da una delle finestre vedo che prende la mia bici e la porta nel locale da dove sono usciti, sono un po’ in fibrillazione, cosa vorranno fare?
Dopo un po' lo vedo uscire con una ruota e salire sull’asino con quella ed andare via, ho la gola secca e continuo a bere acqua, il mio orologio segna quasi mezzogiorno quando torna con la ruota e rientra nello stesso fabbricato di prima dal quale dopo pochi minuti esce con la mia bici, che carini, me l’hanno riparata, entra dove siamo noi e dice qualcosa a quello che ho capito essere il fratello che poi mi si avvicina e mi dice
- Hai piccioli?
- Piccioli?
- Si si piccioli, soldi
Mi guardo nella borsa, devo avere un paio di migliaia di lire e glieli faccio vedere ma si mettono a ridere
- Non bastano
- Ma io non ho altro, vado a casa e ve li porto
Con la bocca fanno un suono che so vuol dire no, intanto uno dei due si è messo tra me e la porta, io sono seduta su uno sgabello di legno, l’altro mi viene vicino e mi mette una mano su un seno attraverso il vestito stringendolo forte e costringendomi ad alzarmi, poi mi spinge contro uno dei letti ed io ci casco sopra, arriva subito anche l’altro, il mio vestito mi viene sfilato probabilmente anche strappando qualche bottone, il mio reggiseno sollevato e fatto sfilare dalla testa e le mie mutandine abbassate mentre io cerco di rialzarmi da quel letto ma uno dei due si è già calato i pantaloni e mi viene addosso, sento il suo membro contro le mie cosce w poi spingere nella mia figa, è grosso, mi manca il fiato quando mi penetra e comincia subito a scoparmi con forza, sembra grugnire ad ogni spinta mentre, comunque, con le mai mi strizza i seni, lancio uno sguardo al fratello che ha già il cazzo in mano, così lo avevo visto solo sulle riviste a scuola, me lo fa strisciare sulle labbra mentre l’altro con un grugnito finale mi riempie di sborra, spostandosi poi subito dopo per lasciare il posto al fratello, non sento differenze, sono tutti e due grossi e prepotenti uguali, è automatico che io avvolga le mie lunghe gambe alla sua schiena mentre mi scopa e raggiungo un altro orgasmo, anche il suo sperma inonda la mia vagina, poi si alza, si ricompongono e come se nulla fosse si siedono al tavolo a mangiare formaggio, salame e pane e a bere vino, io lentamente mi rialzo e mi sistemo costume e prendisole, in qualche modo, non badano a me e faccio per andarmene quando uno si alza, prende in mano unno dei fucili mostrandomelo e poi si mette il dito indice davanti alla bocca, come per dirmi di fare silenzio, con un cenno del capo annuisco ed esco infocando la mia bici e correndo a casa.
