Anna:
“Maronn’, comm’ m’ piace…”
La sua voce era impastata di desiderio, roca, eccitata. Poi tornò a ingoiarmi con avidità, aumentò il ritmo, leccando e succhiando con una fame che sembrava non voler placarsi. Ero al limite, le mie mani si aggrapparono alle sue spalle, ai suoi capelli lisci e perfetti che scivolavano tra le dita mentre la sua bocca non mollava un secondo.
Non sapevo quanto sarei riuscito a resistere.
La sua bocca continuava a lavorarmi con foga, le sue labbra si muovevano senza sosta mentre la sua mano non smetteva di stringermi e accarezzarmi con quel tocco perfetto tra forza e delicatezza. Sentivo il piacere montare sempre di più, ogni fibra del mio corpo tesa, pronta a esplodere.
Io:
“Cazzo, Anna… continua così…”
Lei gemette con la bocca piena, aumentò il ritmo, i suoi occhi azzurri puntati su di me con quella malizia sfacciata che mi stava facendo perdere il controllo. Non riuscii a trattenere oltre il piacere che mi invadeva, la afferrai per i capelli e mi lasciai andare, rilasciando tutto sul suo viso.
Lei ansimò appena, poi si leccò le labbra con aria soddisfatta, passandosi la lingua sulle dita per raccogliere qualche goccia rimasta.
Anna:
“Uagliò… comm’ si’ nu babbà.”
Ridacchiò sporca di piacere, senza imbarazzo, senza filtri. La sua sfacciataggine mi accese ancora di più. Non le diedi il tempo di riprendersi, la afferrai per i fianchi e la buttai sul letto, facendola sussultare. La mia mano scivolò tra le sue cosce calde e umide, le dita trovarono subito la strada tra le sue labbra gonfie di desiderio.
Io:
“Vediamo se sai godere bene quanto sai succhiare…”
Iniziai a muovermi dentro di lei con movimenti intensi e profondi, il mio pollice sfiorava il punto giusto mentre le mie dita affondavano, incurvandosi per colpire esattamente dove sapevo che l’avrebbe fatta impazzire.
Lei si contorse sotto di me, i suoi gemiti divennero più alti, le sue unghie si conficcarono nelle mie braccia.
Anna:
“Maronn’, sì, accussì… nun te fernì…”
Sorrisi, rallentai apposta, facendo pressione con le dita ma senza muovermi troppo. Lei si agitò, provò a spingere il bacino contro di me per cercare più frizione, ma io la tenni ferma, stringendole il fianco.
Io:
“Che vuoi, Anna?”
Lei sbuffò impaziente, mi graffiò il petto con le unghie affilate, ma non le diedi tregua, la torturai con un tocco leggero e provocante, senza darle ancora quello che voleva davvero.
Anna:
“Strunz’, nun me fa murì accussì…”
Le diedi un bacio umido sul collo, la lingua scese fino al seno morbido, i miei denti affondarono sulla pelle calda mentre le mie dita ripresero a muoversi più decise dentro di lei.
Io:
“Dimmi cosa vuoi, voglio sentirlo dalla tua bocca.”
Lei ansimò, mi guardò con quegli occhi sfrontati e infuocati, mordendosi il labbro inferiore.
Anna:
“Voglio ca’ me scass’ tutta…”
Un brivido mi percorse la schiena. Era esattamente quello che volevo sentire.
La guardai per un attimo, il respiro spezzato dall’eccitazione, il corpo di Anna disteso sotto di me, caldo e avvolgente. I suoi seni abbondanti si sollevavano e abbassavano ad ogni respiro affannato, i capezzoli duri e invitanti che sembravano aspettare solo la mia bocca. Il suo sguardo era acceso, le labbra umide e socchiuse in un misto di attesa e desiderio.
Non persi altro tempo. Mi sistemai tra le sue cosce morbide e aperte, le afferrai i fianchi con forza e spinsi dentro di lei con un unico, violento colpo. Anna urlò di piacere, inarcando la schiena contro il materasso, le unghie che mi segnarono la schiena con graffi profondi.
Anna:
“Uuhh sì, accussì… scassami tutta, nu’ te fermà!”
Il suo corpo accolse ogni mio movimento con avidità, le sue gambe si strinsero attorno alla mia vita mentre le mie spinte diventavano sempre più forti, più rapide, più violente. Ogni affondo faceva sobbalzare il suo seno, quel corpo formoso e perfetto che rimbalzava contro di me ad ogni colpo.
Io:
“Te piace, eh? Guarda quanto sei bagnata, Anna… stai godendo come una troia.”
Le afferrai un seno con una mano, stringendolo e mordendolo con foga, sentendo la sua pelle calda e morbida tra i denti. Lei urlò ancora, il suo corpo si contrasse attorno a me, il piacere evidente in ogni singolo movimento scomposto.
Anna:
“Uh sì, sì, sì! Nun te fermà, famm’ sentere comm’ si’ maschio!”
Le mie mani la percorrevano ovunque, la tenevo stretta, le dita affondavano nella carne del suo fondoschiena mentre continuavo a sbatterla senza tregua. Ogni gemito che le usciva dalla bocca era un colpo diretto al mio piacere, ogni graffio sulla mia pelle mi faceva solo impazzire di più.
Io:
“Dimmelo… dimmelo ca’ t’ piac assaje.”
Anna:
“Maronna sì! Mi’ stai scassann’ tutta!”
Non resistetti oltre, il piacere montò fino a raggiungere il punto di rottura. Le mie spinte divennero più irregolari, più frenetiche, i nostri corpi completamente sudati e intrecciati in un’ultima corsa sfrenata verso l’orgasmo. Lei venne prima di me, un urlo spezzato, il corpo che si contrasse e tremò sotto di me mentre il suo piacere la travolse.
Io la seguii poco dopo, affondando ancora una volta dentro di lei prima di sentire l’esplosione di piacere attraversarmi tutto il corpo. Rimasi sopra di lei per un istante, il respiro pesante, i nostri cuori che battevano all’unisono.
Anna mi guardò con un sorriso soddisfatto, il trucco sbavato, i capelli arruffati, il corpo ancora scosso dagli spasmi del piacere.
Anna:
“Uagliò… chist’ è stato ‘o scasso cchiù bell’ da vita mia.”
Mi lasciai cadere accanto a lei, esausto e soddisfatto.
Quella notte con Anna non fu un semplice incontro. Non si accontentava mai, sembrava avere una fame insaziabile di piacere, una voglia animalesca che non la faceva fermare nemmeno dopo il primo round.
Appena ci riprendemmo, con il corpo ancora caldo e il fiato spezzato, lei si avventò di nuovo su di me. Mi spinse indietro con un sorriso eccitato e si mise a cavalcioni sul mio petto, i seni enormi che rimbalzavano con ogni suo movimento. Li afferrò con le mani, premendoli insieme mentre con quegli occhi azzurri e maliziosi mi fissava.
Anna:
“Mo’ te facc’ ‘na cosa ca nun t’ scord cchiù.”
Si abbassò lentamente e strinse il mio membro tra le sue tette morbide e calde, iniziando a muoverle su e giù con una maestria che mi fece ansimare all’istante. Ogni pressione, ogni scivolata era una tortura, un’ondata di piacere che mi attraversava il corpo.
Io:
“Anna, ma da chi hai imparato’?”
Lei rise in modo sfrontato, poi si leccò le labbra e si abbassò di più, unendo il piacere della sua bocca a quello del suo seno. Alternava le spinte, mi prendeva in bocca con avidità, poi tornava a stringermi tra le tette, bagnandole con la sua saliva per far scivolare meglio il tutto. Sembrava adorare il mio godimento, godeva nel vedere quanto mi faceva impazzire.
Dopo un po’ la spinsi via dolcemente e la feci sdraiare, deciso a darle quello che meritava. Scivolai con la bocca lungo il suo corpo, baciandole il collo, il seno, il ventre, fino ad arrivare tra le sue cosce umide e aperte. Le diedi un’occhiata prima di immergermi nel suo sapore, affondando la lingua dentro di lei con una passione feroce.
Anna:
“Ohhh sì! Continua accussì… sì, sì!”
Le sue mani si aggrapparono ai miei capelli, mi spingeva più a fondo, ansimava e gemeva senza ritegno mentre la mia lingua la faceva impazzire. La sentivo contorcersi sotto di me, il suo corpo si tendeva e si rilassava a ogni colpo ben assestato, fino a che non esplose in un urlo di piacere che riempì tutta la stanza.
Ma non era finita. Non per lei.
Mi fece girare e si mise sopra di me, ansimante e sudata, gli occhi accesi da un desiderio animalesco.
Anna:
“Nun t’ pensà ca’ è fernut’, uagliò. Mo’ vogl’ nu bell’ gir ‘ncopp a te.”
Si abbassò lentamente, prendendomi dentro di sé, stringendomi con il suo corpo caldo e affamato. Si muoveva con una foga incredibile, i suoi seni rimbalzavano con il ritmo delle sue spinte, le mani sulle mie spalle per tenersi stabile mentre cavalcava con una ferocia che mi lasciava senza fiato.
Era inarrestabile. Mi fece godere ancora e ancora, finché non ci ritrovammo esausti, distrutti, i corpi sudati e appiccicati l’uno all’altro.
Ma il giorno dopo, fu tutto diverso.
Io mi aspettavo che mi scrivesse, che volesse rifarlo, che continuasse il gioco che aveva iniziato. E invece… il nulla. La vidi pubblicare storie su Instagram come se nulla fosse, come se quella notte non fosse mai esistita.
Provai a scriverle, senza essere insistente. Un messaggio, una battuta, giusto per vedere se c’era ancora quello sguardo malizioso che mi aveva stregato. Ma lei visualizzò e non rispose.
Era chiaro: si era divertita, aveva giocato con me e ora era passata oltre.
Ero stato nella sua rete… e poi ero stato lasciato lì, senza troppe spiegazioni. Ma in fondo, era proprio per questo che mi aveva attirato così tanto.
Com'è finora?
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Salve, io sono Astronomo e sono un aspirante scrittore, nonché amante dei racconti spicy (anche se al momento sto ancora migliorando). spero che i miei racconti possano piacere.
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Molto divertente, bravo... ma ad onore di Anna devo dire che io l'avrei definita più una sandraglia (o arcaico: zandraglia) cioè un po' cafona, molto esibizionista ma essenzialmente bella donna, mentre "vrenzola" è un dispregiativo più indicato a definire una donna di poco conto, una nullità insignificante. Chiaramente ogni negatività di questi termini va accomunata agli occhi di chi giudica...