“Se lo vuoi sapere, non te lo dico certo qui. Dici che ti piacciono quelli che sanno prendersi una donna, ma magari tu sei solo brava a parlare, senza reggere il gioco fino in fondo.”
Anna sgranò leggermente gli occhi, come se le avessi dato una scossa. Poi scoppiò a ridere, cercando di coprire il fatto che le avessi appena capovolto il gioco.
Anna:
“Uuh, ma chist’ ‘o ver’ ca è pericoloso! Famme sta’ attenta…”
Si morse il labbro e si rimise dritta sulla sedia, come se dovesse controllarsi, ma le sue cosce si strinsero un attimo prima di rilassarsi di nuovo. La stavo facendo eccitare, e la cosa era evidente.
In quel momento mia sorella tornò.
Mia sorella:
“Oh, che vi siete detti mentre non c’ero? Anna, non l’avrai mica corrotto con le tue storie strane?”
Anna ridacchiò, lanciandomi un’occhiata laterale.
Anna:
“Naah, stamm’ solo facendo due chiacchiere interessanti, vero?”
Io annuii, lasciando scorrere la conversazione ancora un po’. Il tono rimase giocoso, ma ormai c’era qualcosa di elettrico tra me e lei, qualcosa che mia sorella continuava a non notare.
Pagammo il conto e uscimmo. Io e mia sorella tornammo a casa, e Anna si allontanò con un’ultima occhiata maliziosa.
Sapevo che non sarebbe finita lì. Ormai ero nella sua rete. E lei lo sapeva.
Dopo quella conversazione al bar, non ci volle molto perché Anna mi contattasse.
Arrivò un messaggio qualche giorno dopo, secco e diretto, senza giri di parole.
Anna:
“E allora? Te l’aggia fa vede’ o no si so’ brava sul serio?”
La lessi e sbuffai divertito. Tipico. Non aveva vergogna di niente.
Inizialmente esitai. Non che non mi piacesse l’idea, anzi. Era proprio questo il problema. Avevo sempre trovato il suo atteggiamento irritante, ma allo stesso tempo mi stuzzicava da morire. L’idea di avere il controllo su di lei per una notte, di ribaltare il suo stesso gioco e prenderla con la stessa sicurezza con cui lei provocava, era dannatamente invitante.
Così non risposi subito, lasciandola un po’ in sospeso. Passarono altri giorni e quando finalmente sapevo di avere casa libera, presi una decisione.
Le scrissi:
Io:
“Oggi ho casa libera. Alle 10 fatti trovare pronta.”
Rispose subito.
Anna:
“O Marò, finalmente! Te vengo a piglia’ io? So bona a guidà pure ‘int’a notte.”
Scossi la testa, ridendo tra me e me.
Io:
“Ti vengo a prendere io. Stai pronta.”
Quella sera mi misi al volante e andai a prenderla. Aspettava sotto casa con uno dei suoi soliti outfit: top corto che metteva in mostra il seno abbondante, leggings aderenti che evidenziavano il suo fondoschiena e tacchi bassi che facevano risaltare le sue caviglie sottili. Il trucco era pesante come sempre, con gli occhi piccoli e azzurri contornati da matita nera e il rossetto che rendeva le labbra ancora più piene.
Salì in macchina con il solito atteggiamento spavaldo.
Anna:
“Vabbuò, mo sì ca me piaci. M’hê fatto aspetta’, però si sape ca chi aspetta po’ gode cchiù assai.”
Mi lanciò un’occhiata maliziosa mentre si allacciava la cintura, le unghie lunghe che tamburellavano sul cruscotto.
Non persi tempo con chiacchiere inutili. Partii senza risponderle e puntai dritto verso casa.
Quando arrivammo, chiusi la porta dietro di noi e mi girai verso di lei. Non volevo perdere tempo, non volevo parlare.
La afferrai per i fianchi con decisione e la attirai contro di me.
Io:
“Parli sempre troppo. Vediamo se sei brava pure a stare zitta.”
I suoi occhi si illuminarono di eccitazione. Stava per rispondere, ma non gliene diedi il tempo. La baciai con forza, facendo indietreggiare il suo corpo fino a farla sbattere contro il muro.
Lei ansimò contro le mie labbra, ma non si tirò indietro, anzi. Mi afferrò per il collo con entrambe le mani e rispose con la stessa intensità, mordendomi il labbro inferiore.
Le mie mani scivolarono sotto il suo top, trovando la pelle calda e morbida dei suoi fianchi. Sentivo il suo seno abbondante premere contro di me mentre la stringevo più forte.
Anna:
“Agg’ capito… stasera si tu ca vuoi comandà?”
Le mordicchiai l’orecchio e sussurrai:
Io:
“Stasera fai quello che dico io.”
Lei rabbrividì, stringendosi ancora di più a me. E in quel momento capii che il gioco era appena iniziato.
La mia presa sui suoi fianchi si fece più stretta mentre la spingevo con decisione lungo il corridoio. Le nostre bocche non si staccavano, i baci erano frenetici, umidi, pieni di voglia repressa. Lei gemeva tra un morso e l’altro, le mani ovunque, graffiava, stringeva.
Quando le sfiorai il fondoschiena con una presa decisa, si fermò un istante, le labbra ancora sulle mie, e sussurrò con un ghigno eccitato:
Anna:
“O’ sapevo ca eri nu’ porc.”
Sorrisi contro la sua bocca e la spinsi contro il muro, le mani che ormai esploravano ogni centimetro del suo corpo. Lei si lasciò fare, anzi, incalzò ancora di più, con quei suoi modi sfacciati e privi di freni.
Sfilai il suo top con un gesto rapido, facendo rimbalzare il suo seno abbondante. Era caldo, morbido, perfetto. Affondai subito le mani su di lui, sentendo i suoi capezzoli già tesi sotto i polpastrelli.
Anna:
“Maronn’, c’aspiettav’ sta cosa, eh? Te piac’ overo, chest’?”
Mi morse il collo, risalendo fino all’orecchio, e poi sussurrò sporca, senza vergogna.
Ogni sua parola mi faceva perdere il controllo. Non era solo il suono, il modo in cui le diceva, ma il fatto che lo faceva guardandomi negli occhi, con quel suo sguardo azzurro che rideva di me, che sapeva esattamente cosa stava facendo.
La presi in braccio e la portai in camera, le sue cosce stringevano i miei fianchi mentre continuavamo a baciarci come se non ci fosse un domani. Quando la buttai sul letto, si morse il labbro e spalancò le gambe con una naturalezza spudorata.
Anna:
“Aumm aumm… te vogl’ verè mò.”
Mi chinai su di lei, ripresi a mordere il suo seno con avidità, lasciando segni sulla sua pelle. Le mie mani scesero sui suoi leggings e li tirai giù con foga, mentre lei si inarcava sotto di me, il fiato corto, la voce roca di eccitazione.
I nostri corpi erano caldi, affamati, ogni tocco un’esplosione di sensazioni. Le sue unghie affondavano nella mia schiena, lasciando segni di piacere e possesso.
Mi sollevai un attimo, le presi il viso tra le mani e la baciai di nuovo, forte, profondo, con tutto il desiderio che avevo accumulato.
Quella notte sarebbe stata lunga.
Anna si sollevò sul letto, mi guardò con quel suo sorrisetto sfacciato e si passò la lingua sulle labbra carnose. I suoi occhi azzurri mi scrutavano con malizia, brillavano di voglia e di divertimento.
Anna:
“Mannagg’ a te… mò t’ vogl’ verè tutt’…”
Le sue mani afferrarono con impazienza il bordo dei miei pantaloni. Con un gesto rapido, li tirò giù, portandosi dietro anche gli slip. Il mio respiro si fece più pesante mentre lei si mordicchiava il labbro, soddisfatta di ciò che vedeva.
Anna:
“Maronn’, e chest’ o’ tieni ascunnut’? T’ aviv’ sottovalutat’, frat’!”
Ridacchiò, sfiorandomi con la punta delle dita, leggera, quasi a prendermi in giro. La sua mano cominciò a muoversi lentamente, con una sicurezza disarmante, e io sentii il piacere iniziare a salire. Mi accarezzava con maestria, il suo tocco esperto e malizioso, mentre mi guardava dritto negli occhi, studiando ogni mia reazione.
Anna:
“Uhh… t’ sta piacenn’, eh? Guarda comm’ t’ s’hardat’. Tropp’ bell’, chest’.”
Mi lasciò andare un attimo, solo per passarsi la lingua sulle dita, senza mai staccare gli occhi dai miei. Il suo sguardo era puro istinto, puro desiderio. Poi riprese, questa volta più decisa, il ritmo lento e provocante, mentre con l’altra mano si accarezzava il seno, le unghie affondate nella pelle.
Mi mordetti il labbro e afferrai le sue cosce, stringendole forte. Lei si mise comoda, completamente a suo agio, il corpo rilassato mentre si dedicava a quel gioco perverso.
Anna:
“E mò vedimm’ si sap’ pur’ e’ sapore…”
E senza aspettare oltre, abbassò la testa, affamata.
carnose si posarono sulla punta, sfiorandola appena con un bacio umido, poi un altro, e un altro ancora. La sua lingua calda disegnò cerchi lenti e provocanti, mentre mi teneva lo sguardo addosso, studiando ogni mia reazione.
Anna:
“Mmh… già ti sento fremmè sott’ e’ dita… t’ piac’, eh?”
Non le risposi, non ne avevo bisogno. Il mio respiro spezzato parlava per me. Lei sorrise con aria soddisfatta e si spinse oltre, facendomi scivolare tra le sue labbra, accogliendomi con un calore umido che mi fece rabbrividire.
La sua bocca lavorava con esperienza, alternando movimenti dolci a risucchi intensi, mentre la sua mano completava il ritmo, stringendo e rilasciando con il giusto equilibrio tra pressione e delicatezza. Le sue guance si incavavano mentre mi succhiava con foga, emettendo gemiti sommessi che mi mandavano fuori di testa.
Le dita scivolarono lungo le mie cosce, le sue unghie mi graffiarono appena, lasciando piccoli brividi lungo la pelle. Ogni tanto rallentava, trattenendomi tra le labbra solo per guardarmi con quei suoi occhi azzurri pieni di malizia, come a sfidarmi a resistere al piacere che mi stava infliggendo.
