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Erotika
Tentazione a pagamento · Cap. 3
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Capitolo 3 di 4 25 min di lettura

Tra le sue tette

l’ennesimo momento di passionalità con tresy, che però stia cambiando qualcosa?

Astronomo
1 anno fa · 396 letture · 3

“Non ho fumetti abbastanza rari per te.” provai a rispondere, con un sorriso imbarazzato.

“E allora che mi offri?” sussurrò, spostandosi ancora più vicino. Ora era praticamente incollata a me.

La sua mano salì lungo la mia coscia con una lentezza esasperante, sfiorandomi senza mai toccarmi davvero dove sapevo che volevo essere toccato. Mi stava punzecchiando, giocando con me come un gatto con un topo.

“Forse dovrei farti pagare con un bel favore…” disse con voce bassa, mordendosi il labbro inferiore.

Sentivo il mio respiro farsi più corto, il mio corpo rispondere a ogni suo minimo movimento. Lei se ne accorse e ridacchiò, muovendosi appena sopra di me, come se volesse farlo apposta.

“Oh, guarda un po’… stai proprio entrando nella parte, eh?” sussurrò divertita, mentre continuava a torturarmi con il suo gioco.

Chiusi gli occhi per un attimo, cercando di riprendere il controllo. Ma era inutile. Con Tresy non avevo mai il controllo. Era sempre lei a decidere. Sempre lei a giocare con me.

E io, dannazione, amavo ogni secondo.

Mi lasciavo andare contro lo schienale del divano, il respiro sempre più corto mentre Tresy continuava il suo gioco. Il suo corpo era a pochi centimetri dal mio, il suo calore mi avvolgeva, ma senza mai concedermi davvero quello che volevo.

“Ti piace così tanto quando ti tocco?” sussurrò, le dita che continuavano a sfiorarmi appena, senza mai darmi abbastanza. “Povero nerdone, sempre a fantasticare… e ora che hai me qui, non sai nemmeno cosa fare, eh?”

La sua voce era un misto di divertimento e provocazione, e la cosa peggiore era che aveva ragione. Non sapevo cosa fare. O meglio, sapevo cosa volevo, ma non riuscivo ad averlo. Lei si muoveva sopra di me con una lentezza esasperante, facendo in modo che la stoffa dei suoi jeans sfregasse contro di me proprio nel punto giusto, ma troppo piano, troppo poco.

Mi stava facendo impazzire.

Provai ad afferrare i suoi fianchi per avvicinarla di più, ma lei mi prese le mani e le spinse contro il divano, bloccandomi con un sorriso sfacciato.

“No no no, bello mio.” Scosse la testa con aria divertita. “Tu non comandi qui. Io decido quando, come e se ti faccio impazzire del tutto.”

Si abbassò leggermente, il fiato caldo che sfiorava la mia pelle. Sentivo il profumo della sua pelle, il suo respiro malizioso.

“Dai, dimmi…” continuò, con un sussurro sporco all’orecchio. “Quanto puoi resistere prima di implorarmi?”

Mi sentivo esplodere. Il suo tocco, il suo tono, tutto in lei era un gioco crudele. Sapeva benissimo cosa stava facendo. Mi voleva sul punto di cedere, voleva sentirmi supplicare.

Non volevo darle quella soddisfazione, ma ero troppo eccitato, troppo frustrato. La guardai negli occhi, con il fiato spezzato, e alla fine la domanda mi scivolò dalle labbra, bassa, disperata.

“Quanto mi costerà scoparti?”

Tresy ridacchiò piano, il fiato caldo che mi solleticava l’orecchio mentre continuava a torturarmi con la sua voce bassa e maliziosa.

“La mia fighetta non è in vendita per ora, mi spiace,” sussurrò, e l’aria mi mancò per un istante. Poi, con un tono ancora più provocante, aggiunse: “Però dai… per ora divertiamoci con altro.”

Non mi lasciò nemmeno il tempo di rispondere. Le sue dita scivolarono sotto la cintura, lente e sicure, mentre con l’altra mano mi teneva il viso girato verso di lei, obbligandomi a guardarla negli occhi.

Era bellissima così vicina, il suo sguardo divertito, sfacciato, pieno di controllo. Io ero completamente alla sua mercé, e lo sapeva.

“Ti piace quando sono io a decidere tutto, vero?” mormorò, mentre la sua mano aumentava la pressione, anche se il tessuto dei pantaloni continuava a separarmi dal suo tocco. “Sei così facile da stuzzicare…”

Provai a muovermi, a cercare di spingermi di più contro il suo palmo, ma lei si fermò di colpo, ritraendosi appena.

“No no, bello mio. Se vuoi di più, devi stare al mio gioco.”

La guardai, con il respiro pesante, il cuore che batteva forte nel petto.

“E qual è la regola del gioco?” riuscii a dire, la voce roca per l’eccitazione e la frustrazione.

Tresy si mordicchiò il labbro inferiore con aria compiaciuta, come se la mia resa la divertisse da morire. Poi si abbassò di nuovo, le labbra sfiorarono la mia mascella mentre la sua mano riprendeva a muoversi, più intensa, più decisa.

“La regola è semplice, nerdone… tu mi lasci fare quello che voglio, e io ti faccio impazzire.”

A quel punto avevo smesso di pensare. Avevo deciso di seguirla, di lasciare che fosse lei a guidarmi in quel vortice proibito. Che importava quanto mi sarebbe costato? Per quella sensazione, per quel brivido, valeva ogni singolo secondo.

Mi lascio andare contro lo schienale del divano, il respiro irregolare mentre le mani di Tresy si muovono con una sicurezza disarmante. Sa esattamente come torturarmi, come accendermi poco a poco senza mai concedermi davvero quello che voglio.

Mi fissa con un sorrisetto malizioso, le dita che sfiorano il bordo della mia maglietta. “Almeno questo me lo lasci togliere, sì?” sussurra, con quella voce bassa e tentatrice che mi fa venire i brividi.

Annuisco, incapace di dire qualcosa di sensato, e in un attimo la mia maglietta finisce sul pavimento. Lei si prende qualche secondo per osservarmi, il mento leggermente inclinato mentre fa scorrere le dita sul mio petto.

“Mmh, sei meglio di quello che pensavo, nerdone,” commenta ridacchiando. “Chi l’avrebbe mai detto?”

Arrossisco, sento il calore salirmi al viso, ma non ho tempo di pensarci perché un attimo dopo si tira su la sua maglietta, sfilandosela con una lentezza esasperante.

Resto a bocca aperta.

Era già incredibile con i suoi vestiti attillati, ma vederla lì, a pochi centimetri da me, con solo un reggiseno nero di pizzo a coprirla, è un colpo al petto. Il mio sguardo si perde nelle curve perfette, nella pelle liscia e chiara, e soprattutto nel modo in cui mi guarda, con quella sicurezza che mi distrugge.

“Ti piace la vista, eh?” sussurra, avvicinandosi ancora di più. “Mai pensato che avresti avuto una ragazza così in camera tua?”

Scuoto la testa, ancora troppo incantato per rispondere. Lei ride, si mette a cavalcioni su di me, sfiorandomi con il suo corpo caldo, e poi abbassa la testa fino a mordermi piano il lobo dell’orecchio.

“Che tenero che sei,” mormora contro la mia pelle. “Ma scommetto che qui sotto non sei per niente tenero…”

Tresy si inginocchiò davanti a me con un sorriso carico di malizia, il suo sguardo puntato dritto nei miei occhi. Le sue mani, calde e sicure, scivolavano sui miei fianchi, accarezzandomi attraverso il tessuto dei pantaloni, tracciando linee di fuoco lungo la pelle.

«Sei troppo nervoso…» sussurrò, la sua voce un soffio caldo sulla mia pelle. «Dovresti rilassarti un po’.»

Con movimenti misurati, lasciò scorrere le dita sulla fibbia della cintura, slacciandola con una lentezza esasperante, tenendo lo sguardo fisso su di me. Aprì il bottone dei jeans e li fece scivolare appena lungo le cosce, lasciandomi solo con l’intimo sottile che già tradiva il mio stato.

deglutì a fatica, il respiro pesante. La vista di lei, inginocchiata davanti a me, il suo sorriso sfrontato, il modo in cui si prendeva tutto il tempo per giocare con me, mi faceva impazzire.

Tresy ridacchiò, compiaciuta. Poi, con una lentezza calcolata, portò le mani dietro la schiena e sganciò il reggiseno, lasciandolo scivolare lungo le braccia fino a farlo cadere accanto a noi.

«Ti piace quello che vedi?» sussurrò, inclinando leggermente la testa, lasciando che il suo corpo si mostrasse senza alcuna fretta.

annuì, senza riuscire a staccarle gli occhi di dosso.

Tresy si avvicinò ancora, il suo petto nudo sfiorò appena la mia pelle, mentre una delle sue mani si posava tra le sue cosce, accarezzandolo sopra il tessuto sottile con movimenti morbidi, lenti, decisi.

«Scommetto che non ti sei mai sentito così prima…» mormorò con un sorrisetto divertito, mentre con l’altra mano scivolava lungo il suo addome, lasciando leggere tracce con le unghie.

Lui sospirò, cercando di trattenersi, ma lei non gli dava tregua. Si sporse in avanti, sfiorandolo con il seno, lasciando che il calore della sua pelle e la morbidezza del suo corpo amplificassero la tensione. Poi abbassò la testa, le labbra umide lasciarono un bacio appena percettibile sulla sua pelle, seguito da un altro, e poi un altro ancora, tracciando un sentiero che lo faceva rabbrividire.

Prima di andare avanti…

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