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Erotika
Tentazione a pagamento · Cap. 3
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Capitolo 3 di 4 25 min di lettura

Tra le sue tette

l’ennesimo momento di passionalità con tresy, che però stia cambiando qualcosa?

Astronomo
1 anno fa · 396 letture · 3

“E quindi questa è la famosa casa del nerd più sfigato della scuola?” disse con un sorriso malizioso. “Dove sta la tua tana segreta? Voglio vedere la stanza di un vero secchione.”

Sospirai, ma ormai ero abituato alle sue prese in giro. “Se proprio ci tieni…” dissi, facendo un cenno con la testa verso il corridoio.

Non aspettò un secondo di più: si incamminò senza vergogna, come se casa mia fosse la sua. Quando entrò nella mia stanza, si fermò sulla soglia e si guardò intorno, trattenendo a stento una risata.

“Ma che carino!” esclamò, con un tono ironico. “Mamma mia, quanti fumetti… e cos’è tutta questa roba? Figurine? Action figure? Poster di supereroi? Dai, dimmi che hai pure il pigiama con Batman.”

Mi lanciai sul letto, scrollando le spalle. “Ti diverti a prendermi in giro, eh?”

Si avvicinò alla libreria e prese in mano uno dei miei fumetti. “Oh sì, tantissimo. E poi dai, è troppo buffo. Tu che cerchi di fare il duro con me e poi torni qui a leggerti i cartoni.”

“Si chiamano fumetti, genio.”

“Sì, sì, come vuoi. Resta il fatto che sei un nerd senza speranze.”

Mi guardò con quel solito sorrisetto malizioso, poi si sedette sulla sedia della mia scrivania, incrociando le gambe con un’aria quasi regale. “Allora, chef, mi fai da mangiare o no?”

Scossi la testa, ridendo. “Vieni in casa mia e fai pure la pretenziosa?”

“Eh, certo. Voglio vedere se oltre ai fumetti sei capace di fare qualcosa di utile.”

Andai in cucina e misi su l’acqua per la pasta. Lei nel frattempo si sedette sul bancone, facendo dondolare le gambe mentre si accendeva un’altra sigaretta.

“Non si fuma in casa.” le dissi, alzando un sopracciglio.

Lei fece spallucce. “Allora apri la finestra.”

Sospirai e obbedii. Con Tresy non aveva senso discutere.

Mentre cucinavo, parlavamo di tutto e di niente. Mi raccontò di come odiava la scuola, di quanto trovasse noiosi i professori, di come alcuni ragazzi l’avessero invitata a uscire solo per vantarsene con gli amici.

“Cioè, alla fine sempre la stessa storia.” disse, soffocando uno sbadiglio. “Pensano che basti un paio di battute carine e due drink per portarmi a letto. Ma se vuoi scoparmi, devi lavorarci un po’ di più, sai?”

Mi si fermò il respiro per un secondo. “Tresy, sul serio?”

Lei scoppiò a ridere. “Oh, dai! Ti imbarazzi ancora? Dopo tutto quello che abbiamo fatto?”

Scossi la testa, cercando di concentrarmi sulla pasta. “No, è che parli di certe cose con troppa leggerezza.”

Lei si sporse in avanti, appoggiandosi al bancone con i gomiti e guardandomi dritto negli occhi. “Perché, tu invece prendi tutto troppo sul serio.”

Restammo qualche secondo a guardarci. Io con il cucchiaio in mano, lei con quel sorrisetto di sfida. Poi si rimise seduta dritta.

“Ma tranquillo, nerdone, non voglio metterti in difficoltà. Facciamo i bravi oggi.”

Quando la pasta fu pronta, ci sedemmo a tavola. Lei mangiava con gusto, come se non mettesse qualcosa di caldo nello stomaco da giorni.

“Non male.” commentò, masticando. “Ti promuovo, anche se è solo pasta. La prossima volta mi aspetto qualcosa di più impegnativo.”

“La prossima volta?” ripetei, alzando un sopracciglio.

Mi guardò con aria divertita. “E certo. Mi hai invitata a casa tua, adesso non ti libererai più di me.”

Scossi la testa, ma dentro di me non potevo negare che l’idea di averla lì, così vicina, mi piaceva più di quanto avrei mai ammesso.

“Quindi, dimmi una cosa.” disse lei, appoggiando il mento sulla mano e fissandomi. “Perché mi hai invitata? Ti faccio pena?”

Mi bloccai un secondo. “Cosa? No! Assolutamente no.”

“Allora perché? Dai, nerdone, non fare il timido.”

Abbassai lo sguardo sul piatto. “Non lo so… Mi andava. Mi piace stare con te.”

Per un attimo, il silenzio. Poi lei sorrise, un sorriso diverso dal solito. Più morbido. Più vero.

“Anche a me piace stare con te.” disse semplicemente.

E per la prima volta, sembrava che Tresy fosse sincera al cento per cento.

Dopo pranzo ci spostammo sul divano, lei si sdraiò senza troppi complimenti, mettendo le gambe sulle mie e allungandosi come se fosse a casa sua. Si accese un’altra sigaretta, soffiando il fumo verso l’alto con un’aria rilassata.

“Sai, sei proprio un bravo padrone di casa.” disse con un sorrisetto. “Mi sa che potrei abituarmi a venire qui a scroccare il pranzo.”

“Certo, e magari dovrei pure pagarti per la tua compagnia, no?” ribattei ironico.

Lei rise, dandosi una leggera pacca sulla coscia. “Ma dai, guarda che la mia compagnia vale molto, eh! Però oggi te la concedo gratis, senti che onore.”

Scrollai le spalle, fingendo indifferenza, ma era impossibile non farsi travolgere da quel suo modo di fare. Dopo un po’, iniziò a raccontarmi storie su certi ragazzi con cui era stata, alcuni suoi clienti, altri semplici sfigati che cercavano di provarci con lei.

“C’è questo tipo, sai, uno di quelli belli, palestrati, fighetto da discoteca. Mi ha scritto l’altra sera, dicendo che voleva passare una ‘serata indimenticabile’ con me. E indovina? Poi scopro che voleva pagarmi con una collanina d’oro invece che con i soldi. Pensa che schifo!”

“Una collanina? Sul serio?”

“Giuro. Diceva che valeva un sacco, ma che per me l’avrebbe ‘donata con il cuore’.” Si mise a ridere. “Cioè, mi ha scambiata per una piratessa? Cosa dovrei farci con una collanina? Andare al Monte dei Pegni?”

Io scuotevo la testa, ma dentro di me c’era un fastidio sottile che cresceva. Non mi piaceva sentire di lei con altri ragazzi, nemmeno per ridere.

Lei si accorse del mio silenzio e mi scrutò con attenzione. Poi scoppiò a ridere di nuovo e si sporse verso di me, mettendomi una mano sulla guancia. “Oh, guarda che faccia! Non dirmi che sei geloso, nerdone.”

“Non sono geloso.” dissi subito, ma il mio tono non era convinto nemmeno per me.

Lei si morse il labbro inferiore, divertita. “Mmh, ti dà fastidio sentire che sto con altra gente? Ti rode, eh? Vuoi che sia tutta per te?”

Non risposi. Lei si avvicinò ancora di più, il suo viso a pochi centimetri dal mio. Potevo sentire il suo profumo, un misto di fumo e qualcosa di dolce, forse un bagnoschiuma alla vaniglia.

“Dai, gelosone, lo sai che sei il mio cliente preferito.” sussurrò con un sorriso provocante, accarezzandomi piano la mascella.

Deglutii, il cuore che iniziava a battere più forte. “Smettila di prendermi in giro.”

“E perché? Sei troppo carino quando fai quella faccia imbronciata.”

Poi, senza preavviso, si spostò e si mise a cavalcioni su di me, proprio come aveva fatto sulle scale qualche ora prima. Solo che stavolta la situazione era diversa. Eravamo soli, a casa mia, lontani da occhi indiscreti.

Iniziò a muoversi leggermente, strusciandosi su di me, ridendo tra sé e sé. “Guarda che faccia seria che hai. Ma rilassati, nerdone, sto solo giocando con te.”

Non sapevo cosa dire. Avevo le mani sui suoi fianchi, sentivo il suo corpo caldo attraverso i vestiti. Lei si piegò in avanti, le labbra sfiorarono il mio orecchio.

“Sai una cosa?” sussurrò. “Forse mi piace farti impazzire.”

Poi si fermò all’improvviso e si rimise seduta al mio fianco con un sorrisetto soddisfatto. “Okay, basta così. Mi sono divertita abbastanza.”

Io rimasi fermo, ancora scosso dal suo gioco, sentendo il calore della sua pelle che mi era rimasto addosso. Lei prese la sigaretta e ne fece un altro tiro, come se niente fosse.

“Ti voglio proprio vedere la prossima volta.” disse, lanciandomi un’occhiata di sfida. “Chissà se avrai ancora il coraggio di invitarmi.”

La guardai, ancora scosso dal modo in cui mi aveva fatto impazzire pochi istanti prima. Il battito del cuore mi rimbombava nelle orecchie, ma cercai di non farlo trasparire.

“E se ti invitassi adesso?” dissi, con un filo di voce. “Qui, ora.”

Tresy smise per un attimo di fumare e mi fissò con un sorrisetto curioso. Poi scoppiò in una risatina bassa, soffocata.

“Oh-oh, il nerdone che prende iniziativa? Ma che sta succedendo oggi?”

Mi morsi il labbro, non sapendo se avessi fatto bene a parlare. Ma lei si sporse leggermente verso di me, gli occhi pieni di malizia.

“E con cosa vuoi pagarmi?” chiese, sfiorandomi la coscia con una mano. “Con i fumetti? Magari mi regali qualche albo raro, eh?”

Sapevo che stava scherzando, ma il modo in cui lo diceva mi mandava fuori di testa. Il suo tono era provocante, il suo tocco leggero ma elettrico sulla mia pelle.

Prima di andare avanti…

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