Tresy, invece, sembrava quasi compiaciuta del pericolo. Con un movimento lentissimo, si avvicinò al mio orecchio, la sua voce appena un soffio:
“Scommettiamo che non se ne accorgono?”
La sua mano si mosse di nuovo, sfiorandomi con una lentezza assassina. Trattenni un sussulto, cercando disperatamente di restare in silenzio.
Dall’altra parte della porta, qualcuno tossì. Per un attimo mi sembrò che il mondo si fermasse.
“Se ci scoprono è un casino,” sussurrò lei, con un lampo di eccitazione negli occhi. “Ma vuoi davvero fermarmi adesso?”
Era una sfida.
E io ero troppo perso per tirarmi indietro.
Restammo immobili per interminabili secondi, finché i passi ripresero e si allontanarono lungo il corridoio.
Solo allora ripresi a respirare, il cuore ancora martellante nel petto.
“Visto?” ridacchiò lei, abbassando lo sguardo su di me. “Ti piace il rischio più di quanto pensassi.”
E senza darmi il tempo di replicare, affondò di nuovo nel suo gioco, più decisa, più provocante, come se quell’adrenalina l’avesse accesa ancora di più.
L’aria nel ripostiglio sembrava ancora più densa, satura di desiderio e tensione elettrica. I nostri respiri erano l’unico suono che riempiva quello spazio angusto, mentre lei continuava a giocare con il mio corpo, il suo tocco esperto e malizioso.
Il calore del pericolo di poco prima aveva amplificato ogni sensazione. Ogni suo movimento era una tortura deliziosa, un piacere a cui non riuscivo a resistere. E poi, all’improvviso, il controllo mi sfuggì del tutto.
Il culmine arrivò come un’esplosione travolgente. Un gemito soffocato mi sfuggì dalle labbra mentre sentii il piacere riversarsi su di lei, sporcarle la pelle, i vestiti. Lei non si scompose minimamente, quasi divertita.
Con un sospiro soddisfatto, si staccò da me e, con una calma esasperante, tirò fuori le solite salviette umidificate dallo zaino.
“Vedi?” disse, pulendosi con noncuranza, senza neanche guardarmi. “Perché complicarsi la vita? Ti basta questo, no?”
Il suo tono era leggero, come se per lei tutto questo non avesse avuto alcun peso. Solo un altro gioco. Solo un altro momento passeggero.
Io, invece, ero ancora scosso. Il cuore martellava nel petto, il respiro irregolare. I miei occhi la seguivano mentre si sistemava i capelli con una naturalezza quasi crudele.
“E se io volessi di più?” chiesi, senza neanche pensarci.
Lei si bloccò per un istante, abbastanza perché capissi che non si aspettava quella domanda. Poi, lentamente, il suo sorriso tornò, ma stavolta c’era qualcosa di più freddo nei suoi occhi, un taglio affilato nella sua espressione.
“Non è così che funziona, bello.” Fece un passo verso di me, piegandosi leggermente in avanti, abbastanza da sfiorarmi con il fiato caldo. “Se vuoi di più… dovrai pagare di più. O darmi un buon motivo.”
Ogni parola era una lama che mi incideva dentro. Il mio stomaco si attorcigliò in una sensazione che non capivo bene: rabbia, frustrazione, desiderio. Un misto di tutto.
Non sapevo cosa dire. Non sapevo nemmeno cosa volevo davvero.
Lei rise piano, come se si stesse divertendo della mia confusione, poi si voltò verso la porta.
“Ci rivedremo presto, lo so.”
Mi lanciò un’ultima occhiata, provocante, quasi una promessa. Poi uscì, lasciandomi lì, ancora in preda al vortice delle emozioni.
Alla fine, come l’ultima volta, infilai la mano in tasca e tirai fuori i soldi. Venti euro. Un prezzo che sembrava insignificante rispetto al caos che mi lasciava dentro.
Le infilai nelle sue dita sottili senza dire una parola. Lei sorrise ancora, le fece scivolare nella tasca dei jeans e sparì nel corridoio.
E io rimasi lì, con il cuore ancora accelerato e una voglia impossibile da spegnere.
Il pensiero di Tresy non mi abbandonava. Ogni sera, chiuso nella mia stanza, ripensavo alla sua mano, ai suoi sussurri, a quel sorriso sfacciato che sapeva come mandarmi fuori di testa. Era diventata quasi una dipendenza, un fuoco che non riuscivo a spegnere. E più cercavo di convincermi che fosse solo un gioco, più sentivo il bisogno di averla ancora.
Ma lei sembrava avere le sue regole, il suo modo di tenermi a distanza. Mi provocava, mi tentava, e poi si ritraeva come se niente fosse.
I giorni passarono in un lampo, con la scuola che riempiva le ore e il lavoro al centro giochi che mi teneva impegnato. Ma ogni volta che la vedevo, fosse anche solo di sfuggita nei corridoi, il mio stomaco si attorcigliava e il mio corpo reagiva prima della mia testa.
Arrivò il fine settimana.
Quella mattina uscii per comprare un paio di cose al supermercato sotto casa. L’aria era fredda, l’asfalto umido per la pioggia della notte. Camminavo con le mani in tasca, cercando di non pensare troppo, cercando di non aspettarmi di vederla.
Ma poi la vidi.
Tresy era dall’altra parte della strada, appoggiata a un motorino che sicuramente non era suo. Indossava jeans attillati e una giacca corta che lasciava intravedere la pelle chiara del ventre. Stava fumando, con lo sguardo perso nel vuoto, finché i suoi occhi non incrociarono i miei.
Un sorriso le incurvò le labbra. Quell’espressione che ormai conoscevo fin troppo bene.
“Che coincidenza.” La sua voce era leggera, ironica. Fece un passo verso di me, soffiando via una boccata di fumo. “Mi stavi cercando?”
Non volevo darle quella soddisfazione, ma era inutile negarlo. Sapeva già la risposta.
Tresy mi venne incontro con quel suo passo rilassato, quasi felino, e il sorriso di chi ha sempre il controllo della situazione. Buttò via la sigaretta con un gesto svogliato e mi squadrò con aria divertita.
“Che faccia da cane bastonato. Ancora a pensare a me, vero?” scherzò, inclinandosi leggermente in avanti come per studiarmi meglio.
Sospirai, cercando di restare impassibile. “Non montarti la testa.”
Lei rise, scostandosi i capelli da un lato. “Troppo tardi.” Poi fece un cenno al sacchetto che avevo in mano. “E allora, che fai in giro tutto solo?”
“Ero uscito a prendere delle cose.”
“Che cose?” chiese con una curiosità quasi finta.
“Cose che servono.”
Alzò un sopracciglio. “Sai che sei misterioso? Forse è per questo che mi piaci un po’.”
Mi bloccai. Mi aveva appena detto che le piacevo? O era solo una delle sue solite prese in giro? Prima che potessi capirlo, riprese a parlare con leggerezza.
“Io invece sono scesa solo per fumare. In casa non posso, capisci? Troppi divieti, troppe regole…” Fece una smorfia annoiata, poi i suoi occhi si illuminarono di un guizzo improvviso. “Senti, ti va di fare un giro con me? Così mi fai compagnia.”
Non ci pensai troppo. “Okay.”
Il suo sorriso si allargò. “Bene. Ora ti porto in un posto.”
“Che posto?” chiesi sospettoso.
“Misterioso.” rispose lei con un’aria maliziosa, girandosi sui tacchi e facendo un cenno con la testa. “Dai, andiamo.”
La seguii senza sapere esattamente cosa aspettarmi, ma con il cuore che batteva un po’ più veloce.
Com'è finora?
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Salve, io sono Astronomo e sono un aspirante scrittore, nonché amante dei racconti spicy (anche se al momento sto ancora migliorando). spero che i miei racconti possano piacere.
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Uno dei migliori racconti che ho trovato su questo sito. Spero che la storia continui, è davvero interessante e scritta bene.