Un respiro affannoso nell’altoparlante.«Porca… Leo. Ancora.»
Continuai, descrivendo con voce bassa ogni gesto.Il modo in cui l’avrei presa. Il ritmo. La forza.Come l’avrei guardata negli occhi mentre spingevo dentro.Giulia gemette piano.«Sto venendo… sto venendo per davvero…»
Poi il suo respiro si spezzò, e per qualche secondo fu solo silenzio, sospiri, il suono umido e sporco di ciò che stava facendo.
«Cazzo…» sussurrò poi, ridendo piano. «Mi hai fatta venire come un animale.»
Esitai. Poi mentii.«Anche io…»Non era vero. Avevo ancora il respiro accelerato, ma non avevo ancora lasciato andare nulla.
«Mi manchi, Leo…»«Anche tu.»
Chiudemmo poco dopo, tra un bacio telefonico e qualche sussurro dolce.
E io rimasi lì, sdraiato, con il cuore in tumulto. Il piacere ancora trattenuto.E in testa, non c’era Giulia.C’era Sara.Con il suo profumo, la sua voce, e quello sguardo beffardo che sapeva entrarmi sotto pelle.
Non riuscii a riposare.
Continuavo a fissare il soffitto, ripensando alla chiamata con Giulia… ma soprattutto all’eccitazione che mi aveva lasciato addosso. Solo che e dovevo ammetterlo a me stesso, non era per Giulia.
Era per Sara.
Per quella cazzo di confidenza indecente che avevamo preso, per quei discorsi sporchi buttati lì come niente fosse, per il deodorante, per il modo in cui sapeva guardarmi.
Mi alzai di scatto dal letto.Senza pensarci.Non dissi nulla.Mi diressi verso la sua stanza.
La porta era socchiusa. Lei sul letto, il cellulare tra le mani, la luce del display che le illuminava il viso.Quando mi vide sulla soglia, si sollevò appena sui gomiti.«Che c’è?»
Io non risposi.Chiusi la porta dietro di me, mi avvicinai deciso, la visibile erezione nei pantaloni che ormai mi dava solo fastidio.Mi inginocchiai sopra di lei.Le presi il viso tra le mani e la baciai.
Non un bacio timido.Un bacio vero, ruvido, intenso, di quelli che fanno mancare il fiato.
Lei sussultò, sorpresa.Poi mi afferrò i capelli e ricambiò senza pensarci, come se anche lei lo stesse aspettando.
«Cazzo, Leo…» sussurrò senza staccare le labbra dalle mie.
Le mani le scivolarono sotto la maglietta, stringendole il seno nudo. Lo sentii duro sotto le dita, i capezzoli tesi.Lei sospirò piano.«Così sì… così cazzo sì…»
Le mordicchiai il labbro.«Altro che regole, eh?»«Ma vaffanculo le regole…» ansimò, graffiandomi la schiena.
In quel momento non c’era più amicizia, né limiti.Solo il bisogno, la pelle calda sotto le dita, i sospiri spezzati, il cuore che batteva all’impazzata.
Lei scivolò una mano nei miei pantaloni, sentendomi duro.Mi guardò con quel mezzo sorriso provocante.«Se sapevo che una chiamata con la tua ex ti metteva così…»
«Se sapevo che bastava questo per farti perdere il controllo…» le risposi, facendole sollevare il bacino mentre le tiravo giù gli shorts.
«Fallo, Leo…»E lì, davvero, non servivano più parole.
Le sue mani affondarono tra i miei capelli non appena la mia lingua sfiorò la sua pelle calda.Le baciai piano l’interno delle cosce, assaporando il suo odore, il suo sapore, quel misto di eccitazione e adrenalina che mi faceva impazzire.
Sara gemeva sottovoce, mordendosi le labbra per non farsi sentire troppo.«Cazzo, Leo…» sussurrò tra i denti, mentre le sue dita mi stringevano la nuca, guidandomi più vicino.
Le tolsi quei maledetti pantaloncini della tuta con un gesto deciso, lasciandola nuda sotto di me.Non persi tempo.
Affondai il viso tra le sue cosce, le mani che le tenevano aperte le gambe mentre la mia lingua tracciava ogni piega, ogni punto sensibile, senza darle tregua.
Il suo corpo si inarcò istintivamente contro di me.Le sue cosce iniziarono a tremare, i respiri a farsi spezzati.
«Cristo… continua così… non fermarti…» ansimò, graffiando il letto.
Sentivo il nostro sudore mescolarsi, l’aria farsi sempre più calda nella stanza.I gemiti di Sara erano un crescendo, sempre più bassi, più profondi, più sporchi.
«Leo… Leo cazzo…»Mi aggrappò ai capelli, tirandomi più forte contro di lei mentre il suo corpo si tendeva tutto.
Io non mi fermai un secondo, anzi, aumentai il ritmo, alternando la lingua e le labbra, succhiando il suo punto più sensibile con decisione.
Il letto scricchiolava sotto i suoi movimenti.«Vieni per me, Sara…» le sussurrai, la voce roca.
«Sì… sì… sto venendo…» gemette piano, e in quel momento il suo corpo esplose letteralmente tra le mie mani, tremando e irrigidendosi mentre un lungo gemito le sfuggiva dalle labbra.
Rimasi lì, a carezzarle le cosce, a respirare il suo odore, mentre lei cercava di riprendere fiato.I suoi occhi mi cercarono.Un sorriso mezzo soddisfatto, mezzo incredulo.
«Porca puttana, Leo…»Mi tirò su per un bacio rovente, sapendo di avere ancora addosso il suo sapore.
«Questa volta… niente regole.» sussurrò.
E capii che quella era solo l’inizio.
La stavo ancora baciando piano, lungo il ventre, sul fianco, sulla clavicola.Ogni centimetro della sua pelle calda era una calamita per le mie labbra.Lei si lasciava fare, il petto che ancora si sollevava a scatti sotto i respiri corti, gli occhi semi chiusi e un sorriso languido sulle labbra.
«Una regola ci dev’essere, però…» mormorai, col fiato addosso alla sua pelle.Lei socchiuse gli occhi, appoggiando una mano dietro la mia nuca.«Lo so…» sussurrò. «Niente innamoramenti. Niente storie strane. Solo sfogo.»
Annuii, anche se in fondo qualcosa dentro si strinse per un istante.Poi lei, con un guizzo improvviso, si tirò su su un gomito, mi guardò dritto negli occhi e allungò una mano verso i miei pantaloni.«Bene, allora ora stai zitto e togliti questi.»
Sorrisi appena, mentre sentivo le sue dita armeggiare con il bottone.«Così decisa? Neanche il tempo di recuperare…»«Hai presente da quanto non mi scopo qualcuno?» fece lei alzando un sopracciglio, poi abbassò lo sguardo. «E tu… sei perfetto adesso. Rilassato, senza paranoie. È il momento.»
Mi aveva già liberato dai pantaloni.Quando la sua mano mi sfiorò, rabbrividii.
«Oh.»Sorrise soddisfatta.«Lo sapevo che avevo effetto su di te.»
Si abbassò lentamente, quasi con una dolcezza che contrastava col fuoco negli occhi.E io lasciai fare, senza parole, solo col cuore che batteva forte.
Mi stava toccando, con quelle sue mani calde, affamate, lente ma decise.Avevo gli occhi chiusi, il respiro spezzato, e ogni parte del mio corpo tendeva verso di lei come se fosse l’unico posto al mondo.Sentivo il calore scorrere, salire, esplodere a tratti.Stavamo per perderci.Era tutto perfetto.
Fino a quel maledetto bussare.
«Ragazzi? Ci date una mano? Dobbiamo andare a fare la spesa!»
Io mi paralizzai.Lei sgranò gli occhi e si bloccò a metà gesto, le dita ancora appoggiate su di me.Ci guardammo.
«No.» dissi subito, stringendo la mascella.«Ti prego, dimmi che ho immaginato.»
Sara si portò una mano sulla fronte e scoppiò a ridere piano, esasperata.«Ovviamente. Il karma non sbaglia un colpo.»
Bussarono di nuovo, stavolta con più insistenza.«Dai ragazzi, forza!»
Mi lasciai cadere sul suo seno, borbottando.«Io non ci vado. Resto qui. È un attentato questo.»
Lei rise ancora, mi accarezzò piano la testa.«Dai, Leo… prima che entrino. Sai come sono, vero? Lo fanno, eh.»Io mugugnai un "mmm" senza muovermi.
«E poi…» aggiunse lei, con voce più dolce, «non roviniamo tutto. È una bella vacanza. E se ci beccano così, finisce male.»
Sbuffai, senza alzare la testa.«Sei troppo razionale per i momenti sbagliati, lo sai?»
Lei sorrise.«Tu invece sei un adolescente in calore.»
«Ma un adolescente molto coinvolto, vorrei ricordarti.»
Mi diede uno schiaffetto lieve sulla schiena.«Su. Alzati. Ti prometto che... recuperiamo. Ok?»
Alzai finalmente la testa, le baciai una spalla e mi rialzai con la voglia di uccidere chiunque fosse dietro quella porta.Lei sistemò al volo la maglietta e io cercai di infilarmi i pantaloni con la massima calma che la situazione permetteva.E uscimmo, come due che non stavano per fare niente.O almeno ci provammo.
Com'è finora?
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giovane ragazza che da poco si sta approcciando alla scrittura di racconti erotici. se volete scrivermi: [email protected] blog tumblr: https://www.tumblr.com/asiadu01
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