Vai al contenuto
Erotika
Scopami, ma non innamorarti · Cap. 1
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 1 di 4 13 min di lettura

Introduzione

Due amici che dovranno stare nella stessa casetta per tutta la vacanza, cosa potrebbe succedere?

Asiadu01
1 anno fa · 820 letture · 5

Sentii l’acqua scorrere dopo poco. Lei era già in doccia.Ne approfittai per sdraiarmi sul letto con il telefono e scrivere a Giulia.Avevo detto a tutti che era finita. Lo dicevo pure a me stesso. E invece no.Le scrissi un “Ciao… come stai?” con quella finta leggerezza che conosciamo fin troppo bene, e mi rispose dopo qualche minuto. Fredda. Distante. Due frasi di cortesia e poi il nulla.Maledizione.

Lasciai il telefono sul comodino e chiusi gli occhi per un secondo.Poi sentii la porta del bagno aprirsi.

«Oh, hai mica il tuo balsamo magico?» chiese la voce di Sara.

Aprii gli occhi e me la ritrovai davanti. Capelli bagnati, arruffati sulle spalle, goccioline d’acqua sulla pelle. L’asciugamano umido le copriva appena il corpo, stretto sopra il seno… che, ok, forse… era cresciuto?O ero io che non ci avevo mai fatto caso così?

«Che c’è?» fece lei, alzando un sopracciglio.

«Niente, stavo pensando…» mi schiarii la voce. «Sì, è nel beauty. Sul comodino.»

Sara si avvicinò e lo prese, poi si girò verso di me con un sorrisetto.«Sei sempre la solita femminuccia, eh. Solo tu puoi portarti in vacanza un balsamo da venti euro.»

«Guarda che è pazzesco.» ribattei, alzandomi a sedere sul letto. «Te lo giuro, dopo che lo usi i capelli sembrano seta.»

«Ah beh, allora domani mattina mi sveglio con la chioma di Rapunzel.» fece lei ridendo, poi si avvicinò ancora un po’.«E comunque » aggiunse, abbassando la voce con tono ironico « mi sa che ti stanno crescendo le tette pure a te.»

Le lanciai un cuscino addosso, che lei schivò ridendo, prima di tornare in bagno.

«Deficiente.»«Stronza.»

Risero tutte e due le nostre voci, e per un attimo fu come sempre.Solo che… no. Non era proprio come sempre.

Dopo la doccia, il pranzo abbondante e la classica dormita post mangiata, verso le sette decidemmo di scendere in spiaggia. Non era più ora di sole pieno, e la gente iniziava a defluire piano piano lasciando sulla sabbia il rumore delle onde e qualche ombrellone abbandonato.

Sara e io camminavamo a piedi nudi, in perfetto silenzio, come facevamo da ragazzini quando facevamo a gara a chi resisteva di più sulla sabbia bollente.

Il posto era bellissimo. Calmo. Poche famiglie rimaste, una coppia di ragazzi in acqua e… un campo di pallavolo sulla sabbia, con una palla abbandonata al centro. Un invito, chiaro come il sole.

«È un segno del destino.» disse Sara, indicandola.

«Ovviamente.» presi la palla e la lanciai verso di lei.

Iniziammo a palleggiare, ridendo come sempre. Quella era la nostra cosa. Anche durante le vacanze in Croazia, in Grecia, in Puglia… ogni volta finiva così, a rincorrere palloni sulla spiaggia, insultandoci scherzosamente per ogni palla persa.

«Sei peggiorata.»«Parla per te, schiappa.»«Dai, quel bagher… roba da denuncia.»

Fu durante uno dei nostri scambi che sentimmo due voci alle spalle.

«Oh, vi va se giochiamo anche noi?»

Ci voltammo. Due ragazze, appoggiate alla rete, ci guardavano con aria complice.

La prima si chiamava Giusy, lo scoprimmo dopo. Un po’ curvy, sorriso dolce, capelli castano scuro raccolti in una treccia. Niente di che, simpatica però.

Ma fu l’altra a catturarmi lo sguardo.Si chiamava Misa.Indossava pantaloncini di jeans sfilacciati che le lasciavano scoperte due gambe perfette e affusolate, e sopra solo il top del costume. Ma non era tanto per quello. Era per il suo volto.Aveva un viso che sembrava disegnato per tentare chiunque la guardasse. Quegli occhi profondi, leggermente allungati, scuriti da un trucco deciso che ne esaltava la forma, le ciglia lunghe come ali che si piegavano dolcemente a ogni battito. Il naso punteggiato da lentiggini leggere, le guance appena arrossate dal sole.E quelle labbra… piene, morbide, leggermente socchiuse in una smorfia distratta che non capivi se fosse noia o malizia.

I capelli, castano ramato, ancora un po’ umidi, le cadevano disordinati sulle spalle scoperte, incorniciandole il volto in un modo selvaggio, naturale, incredibilmente sexy.C’era qualcosa in lei che sembrava innocente a un primo sguardo… e poi, subito dopo, ti lasciava addosso quella sensazione viscerale di attrazione che ti sale dallo stomaco.

«Certo, volentieri.» dissi subito, lanciando un’occhiata a Sara che aveva già capito tutto.

«Io sono Misa.» fece lei, avvicinandosi. «E questa è Giusy.»

«Piacere, Ale.»«Io Sara.» aggiunse lei con un sorrisetto.

«Anche voi al residence?» chiese Giusy.

«Sì, casetta ventiquattro.» risposi.

«Davvero? Noi alla ventuno.» disse Misa. «Siamo praticamente vicini di casa.»

«Occhio allora, che a pallavolo siamo dei mostri.» scherzai.

«Ah sì?» rise Misa, mordendosi appena il labbro. «Beh, allora voglio proprio vedere.»

Fu un attimo. Riprendemmo a palleggiare a quattro, tra risate e prese in giro.E mentre giocavamo, mi accorsi che Sara ogni tanto lanciava occhiate storte verso Misa. Lo sguardo di chi non sapeva ancora se stava solo giocando… o se era appena partita una nuova, sottile, silenziosa guerra.

Finita una delle partite, Sara si avvicinò con le guance arrossate dal caldo e i capelli scompigliati.

«Io vado su, mi è bastato il primo giorno per ricordarmi che odio sudare.»

«Che femminuccia.» le sorrisi.

«Fatti fottere.»Poi mi strizzò l’occhio. «Non fare il cretino.»

La guardai allontanarsi mentre si sistemava i pantaloncini, e quando sparì tra le viuzze del residence, tornai verso il campo.

«Ti ha mollato, eh?» fece Misa, avvicinandosi.

«Sì, è fatta così. Anima fragile.»

Misa rise, e quel suono aveva qualcosa di roco, di graffiante. Mi piacque.Continuammo a palleggiare ancora un po’, sempre più vicini, e tra una battuta e l’altra, i suoi movimenti diventavano più sciolti, più provocanti. Ogni tanto il top le scivolava un po’, lasciando intravedere il bordo pieno e rotondo di un seno che cercava disperatamente di uscire. A un certo punto, dopo un tuffo inutile per prendere una palla, finì stesa sulla sabbia.

«Tutto bene?» chiesi, offrendole la mano.

«Decisamente meglio ora.» disse, stringendomela e tirandomi giù con lei.Finii praticamente sopra di lei, a pochi centimetri dal suo viso.I suoi occhi mi scrutavano. La bocca, umida, appena socchiusa.

«Scommetto che di solito le ragazze ti cadono tutte ai piedi, eh?» sussurrò.

«Solo quelle con le lentiggini.» ribattei, guardandola.

Lei rise ancora. Ma mentre si alzava, il top le scivolò un po’ più giù.E per un istante, appena un attimo, qil capezzolo sinistro si mostrò alla sera che scendeva.

Lei fece per sistemarsi, senza fretta.Mi guardò di nuovo.Nessuno dei due disse nulla. Ma era lì, chiaro.

Continuammo a giocare, a ridere, tra spintoni e “accidentalmente” sfiorate.Misa sapeva giocare. Non solo a pallavolo.

Verso le otto e mezza, il cielo iniziava a tingersi di viola.

«Noi andiamo su a farci una doccia.» disse Giusy.

«A meno che tu non voglia venire con noi.» sussurrò Misa, appena abbastanza forte da farmi sentire.

«Mi sa che le nostre mamme mi ucciderebbero se sparisco.» risposi, sorridendo.«Ma il numero però lo voglio.»

Ce li scambiammo lì, sporchi di sabbia e sudati.Misa mi salutò con una pacca sul petto e un’occhiata di quelle che ti restano sotto pelle.

Quando tornarono verso il residence, rimasi ancora qualche minuto seduto sulla sabbia a guardare il mare.

Poi mi decisi a risalire.

Arrivai alle nostre casette e c’era silenzio.Strano.Nessuna voce delle mamme, nessuna Sara cazzeggiona a lanciarmi battute.

Entrai nella nostra casetta. Tutto spento.Forse erano tutte uscite a fare la spesa o una passeggiata.

Appoggiai le infradito all’ingresso e andai a bere qualcosa. Poi, spinto da un misto di noia e di curiosità, mi sporsi nella stanza di Sara. Solo per vedere se era lì a farsi i fatti suoi.

E invece…

La trovai stesa sul letto, illuminata appena dalla luce che filtrava dalla tapparella.Indossava solo un top leggerissimo, alzato sopra il seno, e un paio di slip abbassati appena sotto il pube. Le gambe aperte, il respiro corto.

Tra le dita, un tubetto di deodorante.

Lo faceva scivolare dentro di sé, lentamente, sussultando a ogni affondo.

Il suo corpo si muoveva piano, la bocca socchiusa in un gemito appena accennato. I capelli sciolti, ancora leggermente umidi, sparsi sul cuscino.

Rimasi immobile, il cuore che martellava nel petto.

Lei non si era accorta di nulla.

Un movimento lento, circolare, e il suo fianco che si inarcava appena.

Sarei dovuto andare via.O forse no.

Ma il mio sguardo restò lì.Ipnotizzato.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Capitolo 2 senza votare

Ti è piaciuto?

Dai il tuo voto
Scritto da
Asiadu01

giovane ragazza che da poco si sta approcciando alla scrittura di racconti erotici. se volete scrivermi: [email protected] blog tumblr: https://www.tumblr.com/asiadu01

Altri racconti di Asiadu01

Commenti 0

Accedi per scrivere un commento…

    Nessun commento ancora. Scrivi il primo.

    Dello stesso autore

    Tutti
    Libro9 capitoli · completo

    Giochi Proibiti in Famiglia

    Ale vive con la madre, il compagno e Gabriella, la figlia di lui, che per tutti è “sua sorella”, ma in realtà non lo è. Da sempre attratto da lei in segreto, la sua estate cambia quando Federica, migliore amica di Gabriella, scopre il suo…

    7 mesi fa 196 min 44 mi piace
    Libro11 capitoli · in corso

    Campo Estivo - Vol.1

    Sette settimane. Un campo estivo isolato dal mondo. Sei ragazze bellissime, disinibite e cariche di segreti, e un solo ragazzo rinchiuso con loro. Ale pensava che fare l'animatore sarebbe stata una passeggiata, ma non aveva fatto i conti…

    4 mesi fa 260 min 29 mi piace
    Indice dei capitoli
    Cap. 2

    Commenti

    CallMeHot
    Salva in una lista