«Ma non è solo lei ad aver sbagliato: tu avresti dovuto impedirglielo.»
L’espressione di Alberto cambia in un istante, ha la bocca aperta, gli occhi spalancati. «Cosa…»
Il vecchio gira il busto e getta il ragazzo su un letto. I legni cigolano all’impatto. Ghiic!
Alberto punta le mani sulle coperte, si spinge in alto, il vecchio gli mette una mano sulla schiena e lo spinge sul letto. La faccia del ragazzo scompare tra le coltri grigie e una nuvola di polvere.
Il montanaro gli afferra le mutande, le strappa e le getta via. Ha già il cazzo fuori dai pantaloni in tiro.
Le braccia del mio ragazzo si muovono impazzite, le appoggia ovunque, prova a colpire l’anziano. «No, aspetta, non…»
Il vecchio si mette dietro di lui, infila il cazzo tra le chiappe di Alberto e spinge con un colpo secco.
Il grido del ragazzo scuote la baita. Le sue braccia puntate contro il letto tremano e cedono.
I miei occhi si chiudono, l’universo è una fessura appena visibile. Qualcosa di caldo cola tra le mie cosce, un sapore vomitevole gira nella mia bocca.
Il vecchio fa andare avanti e indietro il suo bacino contro quello di Alberto. Il letto cigola.
Ghiic!
Ghiic!
Il mondo è una tenebra, le mie membra sono prove di forze, la mia mente spazzata da un vento silenzioso. È successo qualcosa di brutto, sono triste, ma cosa… Io…
Chiic!
Chic!
***
Chic!
Chip!
Cip!
Cip! Cip! Cip cip!
Il gorgoglio di un passero s’insinua sotto il buio del mio sonno. Mi volto su un fianco, il tessuto grezzo che mi copre scivola sulla mia pelle, sembra quello dei sacchi di patate. Come mai non è il solito… Dove… dove sono? Perché io…
Grandine che batte sul tetto di pietra.
Il vomitevole latte drogato che imputridisce nel mio stomaco.
Vecchi puzzolenti che…
I loro cazzi che mi—
Le mie palpebre si spalancano, il cuore è prossimo a esplodere nel mio petto. Un grido muto mi muore in gola.
Balzo a sedere sul letto.
I muri della baita si chiudono attorno a me, mi circondano e… sbatto gli occhi… la luce mi abbaglia, entra a frotte da un muro crollato. L’erba di un pascolo si muove in una brezza, le gocce di acqua del temporale di ieri brillano sotto la luce del mattino. Banchi di nebbia immacolati sono appoggiati sulle pendici verdi delle montagne dall’altra parte della valle. Tutto ha la lucentezza dello smeraldo. Un capriolo solleva la testa dal prato, mi fissa e balza via verso il bosco.
Muovo lo sguardo attorno a me. Dove sono i muri neri di fuliggine, i tre letti, il tanfo, il tavolo? «Cosa…»
Sassi da muro sono sul pavimento attorno a me, sotto un tetto piegato e con i piattoni che stanno su per miracolo. Una coperta marrone bucata e lercia mi avvolge.
Me la strappo di dosso, mi contorco per liberarmene, lo scalcio via da me. L’odore di polvere e acre che emana mi riempie il naso, mi strappa dei colpi di tosse strozzati.
Mi ritrovo seduta nuda sul pavimento lurido pieno di foglie e pezzetti di legno, sassolini mi pungono il sedere. Balzo in piedi, mi passo le mani sul culo per pulirlo.
Oddio, ho qualcosa tra le cosce? Abbasso la testa, apro le gambe e me le tasto. Il cuore mi batte nelle orecchie. Non ci sono liquidi, non c’è nie—
Qualcosa si muove appena oltre il muro crollato, le mani mi balzano a coprire i seni e la figa. Fa che non siano quei vecchi bastardi… o un animale. «Non avvicinarti, io…»
Alberto mi guarda. «Oh, ti sei svegliata.» Gli abiti che indossa sono lerci, ma asciutti. Deglutisce. «S-stai bene?»
«Io…» sbatto gli occhi, mi sento mancare le forze nelle gambe. «La malga? I tre vecchi che ci hanno—»
Il mio ragazzo mi interrompe. «Non c’è nessuna malga, non ci sono vecchi.» Inspira a bocca aperta. Punta il suo sguardo verso qualcosa là fuori. Lo punta lontano da me? «Di cosa stai parlando, Ilaria?»
Non è la malga, questa. Non le assomiglia nemmeno: non c’è il camino, non ci sono i letti. Di certo non può essersi diroccata tanto in una notte… Mi gratto una tempia. Apro la bocca, ma non so cosa dire. «Non lo so. Ieri stavamo scappando dal temporale, ho preso la strada sbagliata al bivio e siamo finiti davanti ad una malga con tre vecchi inquietanti che…» Cazzo, mi si fermano le parole in gola, come se avessi ancora infilato quel cazzo schifoso… Chiudo gli occhi, mi viene da vomitare. «…che…»
Deglutisco ma la bocca è secca. Le mani rugose dei due vecchi, il tavolo polveroso, i miei muscoli che non rispondevano ai miei comandi, l’altro vecchio che bloccava Alberto. Respiro una boccata di aria fresca e umida. I loro cazzi che riempivano la mia figa e la mia bocca. Alberto che urlava, il vecchio che lo violentava… L’uccellino continua a cantare. Non smettere, ti prego, la tua musica è la mia vita…
Alberto scuote la testa. «Non so di cosa stai parlando. Stavamo scendendo dalla montagna, sì, e hai provato a prendere il sentiero sbagliato, ma ti ho richiamata e continuato per quello della salita.»
Non ho memoria di nulla di simile. «Davvero?»
«È stato quando mi sono accorto che avevi la febbre, probabilmente un colpo di sole e la stanchezza della salita.» Alberto fa un passo avanti, una smorfia si disegna sulla sua bocca. «La pioggia ci ha raggiunti e ho deciso di fermarci qui, nella baita diroccata che avevamo visto risalendo, e ci siamo rimasti per la notte: tra fulmini e tempeste, non era il caso di restare all’aperto.»
Mi gratto sotto il mento. In effetti, quando eravamo al laghetto, mi sentivo poco bene… Indico la coperta ai miei piedi. «E questa?»
«Eri bagnata e avevi la febbre al punto da tremare. Dicevo cose sconnesse. Ti ho spogliata e avvolta in quel telo.» Alberto si morde le labbra. «Non c’era di meglio in questo buco.»
Fisso un mucchio di terra sul pavimento da cui spunta un ciuffo d’erba. No, non ho il minimo ricordo di quanto mi ha detto. Ma se avevo la febbre e vaneggiavo…
Tutto questo casino per colpa mia, per scrivere un articolo da vendere a qualche rivista di escursionismo… «Grazie, Alberto. Probabilmente mi hai salvato la vita.»
«Ci mancherebbe. Non ti ho impedito di salire fino a qui anche se il meteo metteva brutto.» Lui zoppica fino al suo zaino.
«Cos’hai?»
Una smorfia arriccia le sue labbra. Si piega per prendere lo zaino e l’espressione di dolore si allarga agli occhi e alle sopracciglia. Mostra i denti. «Scendendo sono caduto e ho picchiato l’osso sacro.»
Mi mordo le labbra, il petto mi si stringe. «Mi spiace.»
«Vestiti che torniamo alla macchina.»
Annuisco. I miei abiti sono spiegazzati su un sasso accanto a me. Devono essere ancora bagn— Le mani toccano il tessuto asciutto. Mi blocco. Com’è possibile?
Sollevo la maglietta. È sporca di polvere nera e costellata di macchie scure. Ha un leggero odore di… La appoggio al mio viso. Puzza di fumo.
Lancio un’occhiata ad Alberto. È fuori dal rudere, lo zaino in spalla, che controlla lo smartphone.
«Hai acceso un fuoco?»
Lui mi guarda con gli occhi granati. «Cosa… Sì!»
Non vedo segni di cenere attorno a me. Non immaginavo nemmeno sapesse accenderlo.
«E dove l’hai—»
Alberto mi fissa. «Dai, Ilaria, muoviti a vestirti che dobbiamo arrivare alla macchina prima delle nove, o scade il biglietto del parcheggio.»
Stringo le labbra per non rispondergli. Che caratteraccio. Prendo le mutandine e me le infilo. Non posso nemmeno rispondergli perché gli sono in debito per la mia vita.
Finisco di vestirmi e allaccio le scarpe. Dentro sono ancora bagnate, il piede affonda nella soletta intrisa di pioggia. Metto lo zaino in spalla e raggiungo il mio ragazzo. Puzza quanto i miei vestiti.
Il sole brilla in cielo appena sopra le cime, l’aria è fresca e i prati e i boschi hanno un verde saturo. Un concerto di uccelli si alza dalle piante più a valle.
«Andiamo.» Alberto mi precede nel sentiero pieno di pozzanghere, zoppica ad ogni passo.
Se è in quelle condizioni è solo colpa mia. «Ti fa male camminare?»
Lui non si volta. «Muoviamoci. Spero che non abbiamo lasciato abbassati i finestrini della macchina.»
Lo seguo senza parlare. Per qualche motivo, un pensiero resta nella mia mente: sotto i pantaloni, Alberto indossa gli slip?
Fine
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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
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