Gli chiesi se intendeva rapporti di cui era solo spettatore o se voleva essere protagonista insieme all’eventuale ‘altro’; mi rispose che la cosa non costituiva problema e che l’unica cosa che lo interessava era sapere che ero felice, qualunque fosse la soluzione che sceglievo; io sapevo per certo che amavo profondamente Antonio e che non avevo nessuna intenzione di mettere in discussione la nostra vita, perché quell’amore era fatto di moltissime cose che ne costituivano l’essenza stessa.
Però il sesso mi attirava, m’intrigava, mi catturava e mi prendeva; non credevo di essere in grado di oppormi a un bisogno fisiologico; ero disposta a incontrare maschi, ma volevo che lui fosse presente e partecipasse, se lo desiderava, o stesse anche solo a guardare; ma volevo che fosse con me, a sostenermi e a giustificare, soprattutto a me stessa, la scelta di accoppiarmi con sconosciuti; gli chiedevo di essere complici in quest’operazione e, anzi, se poteva, di guidarmi a commettere meno errori possibile.
Si creò, in quella che doveva essere solo una prova di tendenze, una solidarietà tra di noi che ci rendeva coppia inossidabile, capace di trasgredire insieme anche se il ruolo principale era mio; sapevo che la sua presenza, anche solo mentale, era fondamentale; gli chiesi, fuori dai denti, se se la sentiva di organizzare qualcosa; mi fece presente che era un territorio difficile da praticare e che non aveva nessuna esperienza; le scarse informazioni che possedeva erano quelle più diffuse e riguardavano i luoghi normalmente frequentati dagli appassionati; poteva però parlare con qualcuno che conosceva e poi valutare con me.
Nei giorni seguenti riuscì a sapere con certezza che il parcheggio di un centro commerciale che frequentavamo, di sera era popolato da guardoni, da donne avide di sesso, da maschi ultra eccitati in caccia, insomma da quella popolazione alla quale il nostro interesse si voleva rivolgere; che in alcuni giorni la frequentazione era alta e si rischiava di incontrare visi conosciuti e perfino personaggi pericolosi, che non mancavano in quell’ambiente; il mercoledì sembrava il giorno migliore.
Aveva anche accennato a quello che intendevamo fare; ovviamente non si era affatto esposto; e lui era bravo nei dialoghi ermetici; gli avevano dato anche delle ‘dritte’ per come farsi avvicinare da bull, da guardoni o da maschi in caccia e come comportarsi, nel caso; decidemmo senza ulteriori tentennamenti di sperimentare il carsex il mercoledì successivo per decidere se faceva per noi; io non accettai neppure per ipotesi di far venire nella nostra casa degli sconosciuti, anche se mi galvanizzava l’idea di fare sesso con uno sconosciuto davanti a mio marito.
Per quella prima esperienza, stabilimmo tra di noi che mi limitavo a una fellatio, salvo verificare, in futuro, soluzioni diverse e più impegnative; Antonio m’incoraggiò dichiarandosi coinvolto completamente e pronto alla sperimentazione, a patto di non essere ‘messo all’angolo’ e trattato da schiavetto asservito al mio piacere; gli rinnovai per l’ennesima volta la dichiarazione del mio amore profondo e lo rassicurai che sarebbe stato solo ‘grattarsi un prurito’, senza alcuna ulteriore conseguenza.
Il mercoledì sera, verso le dieci, uscimmo e raggiungemmo in macchina il parcheggio del centro commerciale; Antonio portò l’auto verso l’angolo più buio e si fermò accanto ad una siepe; lasciò accesa la luce interna sullo specchietto e si girò verso di me a baciarmi con passione; mi spiegò che era prevedibile che qualche guardone, se avessimo fatto qualcosa di eccitante, si sarebbe avvicinato certamente a masturbarsi; sarebbe stata competenza nostra individuarlo, segnalargli la nostra disponibilità e farlo accostare per offrirgli di aggregarsi a fare sesso.
La cosa mi eccitò immediatamente e, mentre ricambiavo con tutta l’anima il suo bacio che mi sembrava particolarmente lussurioso e stimolante, forse per la finalità erotica che perseguivamo, gli aprii la zip del pantalone e infilai la mano nel boxer afferrando il suo amato sesso che era già durissimo; mi sussurrò in un orecchio.
“Vacci piano; la situazione è molto eccitante e non vorrei sciupare tutto con un’eiaculazione precoce.”
Benché avessi la lingua profondamente immersa nella sua bocca, quasi non mi riuscì di frenare un sorriso; allentai la pressione sulla sua mazza e continuai a baciarlo mentre i miei occhi vagavano oltre la siepe per cercare tracce di guardoni; ma fu lui a individuarlo; era un giovane di una trentina d’anni, fisicamente non spregevole, che era già venuto allo scoperto e si faceva notare mentre manovrava un’asta d’interessante volume che stava masturbando con cura.
Antonio mi aprì la camicetta e tirò fuori il seno prosperoso di cui andavo orgogliosissima; ero molto emozionata; era comunque la prima volta che mi esponevo così libidinosamente alla vista di uno sconosciuto; mio marito mi succhiò i capezzoli e i gemiti mi nacquero spontanei; stavo godendo davvero, ma accentuai il suono dei miei urli perché capivo che l’obiettivo era di eccitare lo sconosciuto e indurlo a partecipare al nostro piccolo gioco sessuale; intanto Antonio mi stava facendo davvero scaldare perché mi aveva infilato due dita nella vagina e col pollice mi tormentava il clitoride con continui piccoli orgasmi.
Ero decisamente su di giri, mi alzai la minigonna fin sulle anche ed esposi la vulva allo sguardo di chiunque; il ragazzo si era avvicinato, mi guardava incantato il seno e la vulva e si menava un fallo di tutto rispetto, forse di venti centimetri; ardevo dalla voglia che venisse più vicino fino a consentirmi di prenderlo in mano e fremevo al pensiero delle emozioni che mi poteva dare; feci pendere una mano fuori dal finestrino; lui si avvicinò finché il calore della mazza mi si trasmise al palmo; feci segno ad Antonio di spostarsi, mi misi in ginocchio sul sedile del passeggero e sporsi la testa fuori dal finestrino.
L’emozione era forte mentre accostavo il viso a quella mazza pulsante di vita, la prima che incontravo da quando mi ero sposata, oltre a quella di mio marito; la passai sul viso, per assaporarne la consistenza calda e setosa; accostai lentamente le labbra e, con la lingua, andai ad assaggiarla; il ragazzo fremeva e sembrava tremare come una foglia; questo fatto mi faceva sentire potente e brividi di piacere mi facevano pulsare la vagina; feci segno ad Antonio di venire alle mie spalle e di penetrarmi.
Mi trovai all’improvviso concretamente, e non più per fantasie erotiche formulate a letto con mio marito, con due maschi in mio potere; dietro di me, Antonio mi spazzolava la vulva con la cappella che conoscevo benissimo e mi faceva tremare di goduria, desiderare di essere penetrata fino in fondo, con forza ma senza violenza; davanti a me la mazza dello sconosciuto sembrava diventare sempre più grossa, mentre la facevo delicatamente scivolare tra lingua e palato.
Trovavo sterile dividermi tra il piacere del dare e quello dell’avere; per questo, non amavo molto il 69; mio marito lo sapeva e capì quando gli feci cenno con una mano di fermarsi, quando era penetrato fino alla cervice dell’utero; mi prese per i fianchi e si tenne avvinto a me lasciando il suo sesso pulsare nella mia vagina; io mi dedicai alla fellatio a favore del giovane; feci scivolare la mazza avanti e indietro fra le labbra, titillai con la lingua il meato urinario, il frenulo e la base della cappella.
Lui mi copulò in bocca, spingendo con energia il busto contro il mio viso; con la mano destra masturbai il sesso fuori della bocca, con la lingua lo percorsi tutto, tirandolo fuori; con la mano sinistra andai a raccogliere i testicoli, grossi come albicocche, e li manipolai strappandogli gemiti di piacere; mossi il sedere per invitare Antonio a copulare; insistetti nella fellazione fino a quando sentii che l’altro vibrava tutto; stava per esplodere e aspettai il primo spruzzo.
Bloccai mio marito; non volevo che godesse in vagina; diedi vigore e continuità alla fellazione e lo spruzzo arrivò, atteso ma sorprendentemente ricco; fu seguito da altri meno violenti; ne contai cinque e sentii che si sgonfiava lentamente nella bocca; quando uscì, sputai fuori lo sperma, mentre lui si riabbottonava la patta e spariva nel buio; mi sfilai dal sesso di Antonio, mi sedetti al posto del viaggiatore e feci sedere lui alla guida.
“Amore, è stato stupendo; un’esperienza meravigliosa; grazie!”
“Ma io non ho goduto!”
“Lo farai a casa, amore; fin qui ha dominato il sesso; ed è stato bello; ora torniamo all’amore, andiamo a casa, dove ti farò godere come non hai mai fatto e mi accoccolerò in braccio a te; quello sarà il momento del nostro amore. Vuoi?”
Si limitò ad abbracciarmi e baciarmi; avvertii che esitava un poco.
“Hai paura di sentire il suo sapore nella mia bocca?”
