Si concessero, a sprazzi, anche qualche ora di sonno e giunsero al mattino, freschi e pimpanti, pronti a ricostituire la famiglia per gli adempimenti ordinari; trovarono gli altri due altrettanto pronti e freschi, ma con i segni evidenti i una notte passata alle stesse condizioni, frutto di un analogo impegno a dare e prendere piacere da ogni dove, col quale avevano riempito d’amore la notte intera, salvo pochi intervalli.
Mentre abbracciavano il rispettivo partner, si scambiarono i commenti e la generale soddisfazione per l’esperienza fatta nel nome di un amore che, come Roberta aveva suggerito, tracimava senza argini e dilagava per ogni dove; pranzarono alla solita trattoria e in quell’occasione Gianluigi chiese a suo padre di organizzare le cose perché loro due potessero vivere più stabilmente nella città universitaria; Alfredo si rammaricò alquanto perché questo significava perdere l’appuntamento del week end.
La razionalità della richiesta, che imponeva solo un adeguamento del contributo e l’acquisto di qualche elettrodomestico, cui corrispondeva un calo di spesa per pranzi in città e viaggi in treno, suggeriva di concordare; frequentemente, ma non troppo, sarebbero comunque venuti a trovarli per stare insieme; per il resto, bastavano telefonate e video chiamate; quando li accompagnarono al vecchio appartamento per restare soli in quello di Alfredo, la decisione era stata presa.
La festeggiarono separatamente perché, in qualche modo, la scopata a coppie distinte aveva allentato un cordone che rischiava di diventare troppo soffocante; a Livia e ad Alfredo si apriva anche la possibilità di usare i week end per fare un po’ di turismo culturale breve, per rilassarsi in casa o per inventarsi nuovi modi di vita; restava aperto l‘interrogativo sulla partecipazione alla serata del barbecue che Mirella aveva definito per il primo venerdì di luglio.
I ragazzi si erano già accertati di non avere impegni per gli esami in quei giorni e concordarono che sarebbero arrivati il venerdì, nel tardo pomeriggio, e sarebbero rientrati il sabato sera o la domenica mattina; la serata poteva dirsi confermata e sarebbe stata certamente assai nuova e interessante; Livia definì i particolari con Mirella che ribadì la presenza solo delle quattro coppie, esonerò da qualunque regalo e dichiarò la sua ansia di conoscere il figlio di Alfredo e la sua mazza.
Faceva già molto caldo, quel venerdì e il viaggio in treno, pur se breve, fece sudare i due che dovettero correre a fare una doccia rapida a casa di Livia dove mantenevano la loro base in città; evitarono accuratamente effusioni sessuali nell’attesa, per non scaricare le batterie prima del tempo, e passeggiarono in centro a sorbire un gelato al bar di moda; alle ventuno, puntualissimi, bussarono al superattico di Mirella.
Trovarono Concetta che si dava da fare ad apparecchiare tavola e Mirella che disponeva ninnoli e candele; uno dei mariti era impegnato con la brace del barbecue sul terrazzo, l’altro si occupava dei vini e degli ospiti; fatte le presentazioni, l’attenzione di Mirella si appuntò immediatamente sul giovane puledro che aveva di mira; Concetta corteggiò apertamente Alfredo; Livia e Roberta si sedettero sul divano già sperimentato dalla madre.
Per niente imbarazzata dalla novità, la ragazza si accostò a Livia, le sbottonò la camicetta che aveva indossato sulla minigonna senza intimo, e le succhiò voracemente un capezzolo duro; lei ricambiò aprendo totalmente la camicetta della ragazza mettendo fuori il seno prorompente che prese ad accarezzare libidinosamente; il marito inoperoso si inginocchiò davanti alle due, sollevò leggermente le gonne ed andò ad artigliare le fighe bollenti.
Stimolata dal ditalino, Livia prese la testa di sua figlia e la baciò lussuriosamente sulla bocca, dando il via ad una battaglia delle lingue molto sensuale; lo slave ai loro piedi scoprì fino al ventre ambedue corpi e si attivò in due ditalini contemporanei, molto tecnici ed efficaci, che produssero presto il loro effetto.
In parte per la situazione eccitante e nuova che si preparava; in parte per l’emozione di un chiaro rapporto saffico con sua madre, in parte perché ne aveva tanta voglia, Roberta esplose in un orgasmo gigantesco che scaricò nella bocca di Livia, che restituì il suo con altrettanto vigore; insieme esplosero uno squirt che lo slave raccolse con le dita ed ingoiò devotamente.
“Livia, sei un’amante straordinaria!”
“Ti è piaciuto il ditalino?”
“Infinitamente; grazie, amico; sei stato perfetto!”
“Non esagerate con gli aperitivi!”
Suggerì Mirella che aveva già afferrato Gianluigi e lo aveva catturato in un bacio da soffocare; poi gli aveva aperto la camicia e gli stava succhiando i capezzoli; Concetta aveva aperto la patta ad Alfredo e lo stava masturbando con dolce lentezza; lo slave era andato a far leccare le dita che avevano masturbato le donne e l’altro apprezzava rumorosamente; passando davanti al divano, una volta libero, Gianluigi chiese alla sua ragazza come stesse.
“Mentre faccio un po’ di amore lesbico con mia madre? Da dio; stasera me la scopo tutta, in ogni modo possibile.”
“Ragazza, e i poveri slave li vuoi lasciare a secco?”
“Quante parti hai da leccare e da masturbare? Sei tanto bella e tanta che si sarà sempre spazio per tutti, anche per i nostri maschietti se ti volessero scopare!”
“Quelli subito dopo cena ce li possiamo dimenticare; le arpie stanno già contendendosi il ramo e la quercia; non ce ne sarà per nessun’altra; invece è stato proprio meraviglioso, anzi direi strabiliante, che tu abbia deciso l’approccio saffico; non mi rendevo conto che era proprio quello che volevo anch’io!”
Erano pronte le prime bistecche e vennero portate in tavola; mangiarono di buon appetito; d’un tratto, Roberta si alzò da tavola con un bicchiere di rosso in mano, si diresse allo slave che l’aveva masturbata e gli chiese se gli piacesse il vino rosso; alla riposta affermativa, prese un tovagliolo di carta e ne imbevette un lembo nel vino, si stese sul tappeto, tirò su la gonna e si mise carponi sporgendo il culo bellissimo.
“Usa questo tovagliolo, se vuoi, o anche le tue dita e riempimi culo e figa di vino, poi vattelo a raccogliere fino alla più invisibile stilla! Devi vuotare tutto il bicchiere e non ti preoccupare se urlo e squirto!”
L’altro colse al volo, strizzò il vino sulla figa e nel buco del culo; veloce come il lampo, fece guizzare la lingua nei due fori ed aspirò il vino; nel farlo, leccava e titillava ano e clitoride, Roberta esplose in un orgasmo; immediatamente, Mirella appoggiò un bicchiere sotto le palle di Gianluigi e bagnò di vino il cazzo, si abbassò e succhiò finché non ebbe bevuto tutto il vino; lui sentì il cazzo farsi sempre più duro e godette.
“Bellissimo modo di bere dell’ottimo vino!”
Esclamò Alfredo che mise sdraiata su una sedia, a culo scoperto, Concetta e le versò fra le cosce del vino che raccoglieva velocemente; il secondo slave si accostò deferente a Livia e a cenni le chiese se voleva offrire da bere anche a lui; lei si stese sul pavimento accanto a Roberta, nella stessa posizione e, mentre il maschio le succhiava culo figa e vino, lei palpava le tette di Roberta e la baciava intensamente.
La figlia si sganciò dal bacio, rovesciò sua madre e la leccò a sessantanove; i due slave versavano il vino su culi e fighe esposti e succhiavano a sazietà; il gioco durò a lungo fino a che arrivarono dal barbecue altre razioni di carne, salsicce e pollo; decisero di cenare cristianamente e di dedicarsi poi al sesso; a tavola, si intrecciavano sguardi di fuoco d’amore tra Livia e Alfredo, tra Roberta e Gianluigi; le due erinni fremevano dalla voglia di farsi sfondare; gli slave leccavano le fighe da sotto il tavolo.
Al dolce, Mirella si inventò il gioco della crema spalmata sul cazzo di Gianluigi per leccarlo perdutamente; usò il dolce per succhiare la mazza fino renderla paonazza dalla durezza; Concetta si andò a sedere sul cazzo di Alfredo e se lo infilò fino alla radice; Roberta prese la madre in parte e la stese sul divano per un ennesimo sessantanove; i due cuckold si fiondarono a leccare, masturbare, titillare, far godere le due ospiti; la tensione sessuale era oltre ogni limite.
