Cercavo allora di frenare e rallentare la scopata del mio amante, al quale imponevo di accostare con la massima cautela il cazzo alla vagina e di farlo entrare lentamente, quasi a millimetri, mentre io attivavo i muscoli del canale per mungere, titillare, succhiare, accarezzare la mazza che penetrava; quando era dentro lo invitavo, a parole e a gesti, a scoparmi a lungo prolungando infinitamente il piacere suo e mio; lo stesso facevo quando mi prendeva da dietro, a pecorina, e lo accoglievo lentamente.
Nelle due settimane che trascorremmo al mare scopammo più volte al giorno, lui in piena libidine, io esprimendo una rabbia feroce contro le magagne di mio marito ed i suoi feroci e disumani tentativi di distruggermi perché offeso da qualche mia scopata contro la sua autorità che non accettava di vedere messa in discussione; più che di una kermesse di sesso, per me era una crescita, la preparazione alla lotta feroce da cui volevo uscire per lo meno a testa alta, se non fosse stato possibile piegare il tiranno.
Alla fine della ricognizione, Aurelio tornò in sede accolto con onori per il buon lavoro svolto; alcune perplessità furono espresse dalla moglie per le voci che erano circolate sul vero ruolo dell’impiegata che lo aveva accompagnato in veste di assistente; gli impose, naturalmente, di liberarsi subito di quella persona e provvedere a sostituirla con qualcuno di suo gradimento; nella situazione di generale sfacelo in cui mi trovai, perdere il lavoro fu la ciliegina sulla torta.
Al portone della casa che consideravo anche mia, il portiere mi fermò per avvertirmi che l’appartamento era stato liberato da mio marito e che la società proprietaria lo aveva messo in vendita; ingoiai magone e rospo e andai direttamente a casa di Ada, mia figlia, l’unica persona che avesse dimostrato una certa disponibilità nei miei confronti; non aveva un grande alloggio ma io avevo bisogno di un posto dove fermarmi in attesa degli eventi.
Bussai alla porta del miniappartamento e venne ad aprirmi un ragazzo di una ventina d’anni che mi guardò imbarazzato; la voce di Ada da dietro gli chiese chi fosse e, prima che lui rispondesse, urlai che ero io; mi venne incontro e mi abbracciò con foga; balbettavo mentre mi scusavo per non avere preannunciato ed essermi presentata inattesa forse mentre era impegnata; mi rasserenò e mi presentò Stefano, il ragazzo che aveva aperto, e Pasquale, un altro più grande, che armeggiava in cucina.
“Scusami, Ada; tolgo subito il disturbo; vorrei recuperare delle carte che sono in un cassetto segreto dello scrittoio del nonno che hai preso tu … “
“Mamma, non dirlo neppure per scherzo! Se anche avessi avuto degli impegni, mi libererei per te; ho sentito che papà ha lasciato l’appartamento; dove pensi di andare?”
“Dovrò trovare un alberghetto; tua cognata ha detto chiaro e tondo che devo starle lontano perché lei rappresenta la controparte in una certa causa; tuo padre non so neppure dove sia finito; mi resteresti tu, ma con lo spazio risicato che hai ti pesterei i calli … “
“Mamma, non pesti nessun callo; alla peggio, se ho un incontro amoroso, ti fornisco di tappi per le orecchie … “
“Non ho nessuna intenzione e non sono nella condizione di esprimere giudizi o altro; puoi fare quello che vuoi; anzi, forse adesso potrò farlo anche io, visto che sono stata ridotta a single dalla separazione … “
“Già; ora sei di nuovo libera di te stessa; papà invece ha già un’altra prigione .. “
“Che vuole dire?”
“Tu non puoi sapere che, da quando hai dato i numeri, si è messo con una ragazza poco più vecchia di Mario; insomma, ha avuto per due anni una doppia famiglia ed hanno già un figlio di più di un anno … “
“Capici, il moralista offeso per le mie scopate aveva la doppia famiglia; giuro che gli faccio pagare tutto!”
“Che siate due maiali, ormai è chiaro a chiunque, tu con le tue trasgressioni e lui con la doppia famiglia; ma, da quel che dice Marika, tu rischi la galera … “
“Ti ho detto che avevo bisogno di certe carte; sono nello scrittoio del nonno in uno scomparto segreto; ce le ho ho messe io in trent’anni; adesso mi tornano a fagiolo.”
Le presi e ne stesi alcune davanti a lei; mentre armeggiavo mi chiese come mai le avessi messe lì; le confessai che era successo quando non c’erano ombre tra me e Oscar, lui si affidava a me e io non domandavo il perché di quel che mi chiedeva di fare: erano le fotocopie di documenti che attestavano i suoi movimenti off shore in paradisi fiscali del Centro America.
“Ada, non so se sei informata ma tu padre è ‘il Commercialista’, vale a dire non uno dei tanti ma quello che favorisce elusione ed evasione fiscale, riciclaggio di soldi dubbi, costituzione di capitali all’estero ed altre amenità varie; ne capici tu di economia?”
“No, ma Stefano si sta laureando in economia. Ne sai qualcosa, Ste’?”
“So chi è il Commercialista e quanto potere ha su tutti i ricchi e potenti della regione; se questi documenti testimoniano solo una piccola parte di quei maneggi, ce n’è per mandarlo in galera … “
“Mamma, non mi dirai che vuoi mandare in galera mio padre … “
“No, Ada, amore mio; non avrei mai il pelo sul cuore per mandare in galera l’uomo che amo da quando mi sverginò a sedici anni, col quale ho condiviso segreti, come vedi, assai delicati, dal quale ho avuto una figlia stupenda come te e un rompicoglioni di figlio come tuo fratello; è stata tua cognata ed anche tu, a dirmi che rischio la galera; in questi documenti per me c’è solo la prova che non ho rubato niente a nessuno. Stefano, sai interpretare questi due documenti?”
“Certo, in uno ci sono sono le coordinate di un conto off shore alle Kaiman intestato a tuo marito; l’altro è la dichiarazione che sempre tuo marito è unico beneficiario di una società che opera in incognito utilizzando quel conto … “
“Grazie, giovane bellissimo; Ada, tu sei esperta di legge?”
“Mi sto per laureare; qualcosa ne capisco.”
“Due coniugi in regime di comunità di beni hanno gli stessi diritti anche su questi conti ‘particolari’?”
“Se scatta la galera, ci andate tutti e due perché eravate in regime di comunità … “
“E allora, perché non avrei potuto usare le carte di credito di quel conto? Perché il tiranno vende la nostra casa, la vita mia, sua, tua, vostra, nostra che in quella casa si è sviluppata per quasi trent’anni e non sente neppure il dovere di chiedere la mia opinione? Telefoni tu a Marika per chiarire che lei rappresenta anche me, difendendo quella società? Vuoi essere tu a denunciare tu padre perché mi ha tenuto nascosti i termini di questi conti segreti e della società?
Scherzo, amore mio; nessuno vuole la galera per nessuno; tu, se vuoi farmi una cortesia, avverti tuo fratello e tuo padre che stasera ci vediamo tutti insieme, anche la nuova compagna e l’ultimo suo figlio; facciamo chiarezza su certi equivoci e, forse, tentativi di imbroglio ... poi ognuno andrà per la sua strada!“
