Mi chiamo Giulia, ho 27 anni e sono una bella ragazza, dal fisico ben modellato da anni di danza classica. Sono esile, alta, capelli neri e lunghi fin oltre le spalle, occhi scuri, il seno di una seconda piena con dei capezzoli piccolissimi. Il culetto è ben tondo e sodo, posto al culmine di gambe dritte ed affusolate. Vivo e lavoro come impiegata nella biblioteca comunale multimediale della città, dove ho completato gli studi di scienza della comunicazione. Sono abbastanza lontana da casa e vivo qui perché, durante gli studi, ero fidanzata con un ragazzo che non piaceva ai miei genitori, in quanto lo ritenevano il classico figlio di papà viziato, che avesse fatto soldi in modo un po’ equivoco. In disaccordo con i miei genitori, ho preferito trovarmi un lavoro e restare qui, per non riconoscere con loro che, in fondo, potevano anche aver ragione. Per questo mio padre non mi rivolge la parola da più di tre anni. Anche la mamma si fa sentire poco, mentre l’unico con cui, ogni tanto mi sento al cellullare, è Luca mio fratello. Da poco è stato assunto in un centro informatico con la funzione di tecnico riparatore, essendo lui da sempre affascinato dal mondo dei computer e dell’informatica. È un mago anche con un semplice smartphone, quindi con un pc fa miracoli. Non lo vedo da tempo e me lo ricordo molto impegnato in uno sport molto duro, come il karate. Una sera, dopo le solite due ore di danza classica, mentre mi accingevo a tornare al mio appartamento, la mia vettura mi ha lasciato a piedi. Non vi è stato nulla da fare, il motore non ha voluto in nessun modo avviarsi e così sono stata costretta a prendere un taxi. Il giorno successivo, ho chiamato un carro attrezzi e sono andata a recuperare la mia vettura; quando il meccanico ha aperto il cofano ha potuto constatare che il motore era andato, perché non ero stata attenta a far la necessaria manutenzione. Praticamente ci voleva un motore nuovo, una spesa esagerata! Ero un attimo indecisa sul da farsi. La vettura è usata, ma in ottime condizioni, ne sto ancora pagando le rate e non mi potevo certo permettermi una spesa cosi eccessiva. Il meccanico mi ha suggerito di prendere un motore rigenerato, che avrebbe avuto un costo inferiore a quello nuovo, ma, in ogni caso, era una cifra tale che non ero in grado di sostenere. Avevo bisogno di soldi! La sera a casa, seduta sul divano, stavo sfogliando il giornale, cercando negli annunci qualche soluzione, quando una cosa ha attirato la mia attenzione.
“Cercansi modelle o modelli per catalogo di biancheria intima. Gli aspiranti devono esser giovani ed in forma. È richiesta una certa disinvoltura nel mostrarsi poco vestiti o addirittura nudi. Offresi compenso adeguato a fine servizio.”
Per un attimo ho avuto un sorriso sarcastico, pensando trattarsi di una bufala, ma poi la curiosità ha avuto la meglio su di me. Ho chiamato il numero indicato e, dopo aver risposto ad alcune domande, ho fissato un appuntamento per il sabato successivo per un colloquio ed eventuale lavoro, che, ha dire della persona con cui parlavo, era davvero semplice e ben remunerato. Era musica per le mie orecchie. Il giorno prescelto ho raccolto i miei capelli in uno chignon, perché faceva già abbastanza caldo. Ho indossato una gonna non troppo lunga, ma facile da togliere, in previsione del fatto che, per indossare della biancheria intima, mi sarei dovuta spogliare; sopra misi una maglietta semplice e, ai piedi, dei sandali dal tacco medio, legati alla caviglia con un cintino. Con un taxi, sono andata all’indirizzo che mi era stato fornito. Mi son trovata nei pressi di una palazzina di tre piani, ho cercato il nome sul campanello ed ho suonato. Alla risposta, una voce maschile mi ha detto: terzo piano. Esco dall’ascensore e vedo un uomo alto, molto distinto, che mi ha fatto cenno di entrare. Appena dentro mi son ritrovata in un appartamento trasformato in uno studio e, subito, lui si è presentato.
«Piacere sono Paolo.»
Ho notato che mi ha rivolto una bella occhiata e si è compiaciuto di quello che vedeva. Mi ha fatto accomodare in quello che doveva esser il suo ufficio e sedere davanti ad una scrivania sul cui lato opposto c’era lui che ha iniziato a far domande.
«Perché le interessa questo lavoro?»
L’ho guardato e l’ho anche trovato un tipo interessante. Ho cercato di esser abbastanza tranquilla.
«Ho bisogno di soldi. Devo sostenere una spesa esosa ed ho bisogno di soldi.»
Mi ha fissato intensamente.
«L’annuncio precisava di esser muniti di una certa disinvoltura nel mostrarsi poco vestiti o addirittura nudi. Come si sente a doversi spogliare davanti ad una fotocamera?»
L’ho guardato nutrendo qualche perplessità su ciò che mi aveva appena chiesto.
«Non voglio credere che saranno foto porno?»
Lui mi è sembrato a disagio.
«No, no, non è così! Ma, in parte, implica la nudità. Più di un po’. Abbiamo linee da reclamizzare che sono destinate alla vendita nei sexy shop e saranno fatte foto con modelli, sia femminili che maschili.»
Ero ancora più curiosa adesso. L’ho guardato e, a mia volta, gli ho rivolto una domanda ben precisa.
«In ogni caso non dovrò far sesso? Voglio dire che, anche se ci saranno dei modelli maschili, io non ci devo avere dei rapporti sessuali?»
Lui ha risposto con un tono molto conciliante.
«No, questo no. Ma ci saranno una serie di posizioni sessuali particolari e avremo bisogno di foto per ciascuna di quelle posizioni. Per questo non volgiamo attori professionisti, ma gente normale, che risulta molto più naturale e spontanea, anche in un eventuale condizione di imbarazzo.»
Ero davvero stupita. Un misto di curiosità ed imbarazzo mi faceva pensare che, forse, sarebbe stato meglio andarsene, ma il fatto di dove riprendere un taxi, mi ha riportato al vero motivo per cui ero lì.
«Posizioni sessuali? È molto più di una certa disinvoltura nel mostrarsi nudi. Non credo di esser interessata nel lasciare che uno mi ficchi il suo pene dentro, in modo da poter meglio illustrare una certa comodità o bellezza della lingerie da reclamizzare. Su questo vorrei maggiori certezze!»
Paolo ha alzato le mani.
«No, non fraintendermi. La maggior parte di questi scatti non deve mostrare nulla di così dettagliato. Sono le posizioni dei due corpi che contano. Non c’è assoluto bisogno di mostrare effettivamente la penetrazione. Al massimo lo potrai avvertire appoggiato addosso, ma possiamo usare sia un modello o qualcosa di finto.»
Gli ho fatto solo un’altra domanda, prima di decidere se accettare o meno.
«Presumo che tu sia il modello maschile per queste immagini.»
Lui è rimasto un attimo spiazzato dalla mia domanda. Ha reagito d’istinto.
«Purtroppo no! Voglio dire che mi piacerebbe, eccome, posare con te. Ma c’è un altro uomo. In questo momento sta in un’altra stanza a colloquio con la mia socia.»
Ero indecisa, ma sempre meno convinta della bontà della cosa; mi sembrava tutto alquanto assurdo, ma mi servono i soldi e quindi ho chiesto informazioni sul compenso.
«Mi sembra un po’ pazzesco quello che sto per fare, ma, dimmi, che compenso mi spetterebbe se accettassi?»
«Se accetti e se ci permetti di usare le immagini del tuo corpo liberamente, su tutti i mercati mondiali, il compenso sale moltissimo. Diciamo fra i 3.000 e i 5.000. Se poi accettassi anche qualche situazione un po’ più erotica, allora potresti arrivare ai 10.000 tranquillamente. Come vedi dipende da te. Aggiungo che oggi ci occupiamo del casting, ma il servizio sarà fatto in un altro luogo: una villa immersa nel verde in cima ad una collina, con intorno un parco immenso e assolutamente discreta.»
L’ho guardato e ho notato che lui sembrava abbastanza interessato alla mia figura; mi ha osservato con estrema attenzione e poi ha aggiunto una ulteriore domanda a quelle finora fatte.
«Hai un bel fisico, molto snello e ben proporzionato; sicuramente fai dello sport per mantenerti così in forma, ma vorrei sapere se hai cicatrici, tatuaggi, piercing o peli sul corpo.»
Gli ho risposto che ero una ballerina di danza classica e non avevo nulla di quello che lui mi aveva chiesto. Lui ha fatto un sorriso molto compiaciuto. Non ha aggiunto altro, si è alzato in piedi e ho notato che aveva un bel pacco gonfio. Ha aggiunto, mentre mi congedava, che mi avrebbe chiamata in settimana per dirmi se e quando si sarebbe proceduto al servizio fotografico. Sono uscita e, mentre andavo a casa, ripensavo a tutta questa storia che mi sembrava davvero insolita. Il giovedì mi chiama una voce femminile.
«Ciao, sono Nadia, la socia di Paolo, ti volevo chiedere se eri interessata al sevizio fotografico, perché abbiamo trovato la tua controparte maschile e, se non hai cambiato idea, sabato mattina vorremmo iniziare. Ti mando l’indirizzo del luogo dove faremo il servizio fotografico.»
Confermo la mia disponibilità ed aggiungo solo che non ho un mezzo per raggiungere il posto del sevizio. Lei resta un attimo in silenzio, poi mi dice che ci vedremo davanti all’edificio dove ho fatto il colloquio. Il sabato arrivo puntuale sul luogo dell’incontro e trovo ad aspettarmi Paolo. Mi sorride e poi mi invita a salire in auto, per raggiungere il luogo designato. Durante il viaggio iniziammo a parlare.
