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Erotika
Follia di mezza estate. · Cap. 1
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Capitolo 1 di 4 17 min di lettura

voglia di godere.

È follia quello che sto facendo!

pennabianca
1 anno fa · 1.3k letture · 1

«Sarai felice di aver vinto?»

Lui mi gira, mi guarda e ride divertito.

«No, di aver vinto, no! Ma di sapere che mi devi pagare due pegni, si!»

«Cosa devo fare per pagare i miei debiti?»

Mi guarda dritto negli occhi.

«La prima cosa è venire a cena con me, questa sera.»

Lo incalzo.

«La seconda?»

«La seconda è che ti devi vestire come ti dico io: con una mini, camicetta e sandali con tacco a spillo da dieci; ovviamente niente intimo, ne sopra, ne sotto.»

Lo guardo in maniera furente.

«Brutto impunito! Come ti permetti? Sono tua madre!»

Lo rimprovero, ma senza troppa convinzione. E lui di risposta mi chiede di onorare la parola data.

«Non vorrai mica mancare alla parola data?»

Resto un momento perplessa, poi accetto. Lui prende e torna a distendersi sul lettino e, per il resto del pomeriggio, ci rosoliamo al sole. La sera, dopo la doccia, mi preparo: indosso una mini nera di lino, che se si guarda in controluce, risulta esser trasparente, sopra una camicetta senza maniche, ma con un’ampia scollatura. Quando chiudo i tre bottoni, la stoffa si tende a tal punto che i miei seni, una terza abbondante, sembrano voler schizzare fuori, da un momento all’altro. Completo l’opera con i sandali dal tacco a spillo da dieci. Quando mi vede, i suoi occhi brillano di ammirazione. Mi tiene sottobraccio, insieme attraversiamo il paese a piedi, mi sento addosso tutti gli sguardi dei maschi che incontriamo; la cosa mi eccita, perché sono un po' esibizionista. La cena è deliziosa e divertente, gli chiedo di lui e Cinzia. Resta sul vago, mi dice che si sono dati un periodo di riflessione; lei è combattuta fra il desiderio di vivere con lui e la paura di lasciar solo suo padre, rimasto vedovo. Si sono sempre sentiti in questi mesi, ma, circa dieci giorni fa, lei l’ha invitato a cena a casa sua e, in quell’occasione, finalmente, sono riusciti a trovare un valido compromesso che soddisfa tutti. Vorrei saper di più, ma lui cambia discorso. Alla fine, quando stiamo per uscire, credo che abbia elaborato altre idee per completare la serata, ma un lampo nel mare, ci fa render conto che il cielo si è riempito di minacciosi nuvoloni neri: fra poco potrebbe piovere, quindi andiamo velocemente verso casa. Quando mancano pochi passi, poggio male un piede e rischio di cadere, solo la sua prontezza nel sorreggermi, lo impedisce, ma avverto una fitta alla caviglia destra. Mi sorregge, mi aiuta a sedermi su di una panchina nelle vicinanze, s’inginocchia e comincia a massaggiarmi la caviglia dolorante, ma vedo subito che rimane come ipnotizzato da ciò che vede fra le mie cosce. Per un momento resto titubante sul da fare, lui resta a bocca aperta. Poi, un tuono mi scuote, mi alzo, lui mi aiuta, entriamo in casa, mentre scoppia il temporale. Mi siedo sul divano, lui si precipita in cucina a prendere del ghiaccio in frigo, un momento dopo è di nuovo ai miei piedi. Mi tiene il ghiaccio alla caviglia, ma riprende a sbirciare fra le mie cosce. Lo assecondo, lo lascio guardare, anzi, di proposito apro un po' le gambe. Lui s’inumidisce le labbra. La sua mano comincia a risalire la gamba e valicato il ginocchio, s’insinua fra le cosce.

«No, basta!»

Chiudo decisa le gambe, mi alzo in piedi, ignoro il dolore, mi rifugio dentro la mia camera. Brucio, sento il mio corpo invaso da un fuoco che mi divora.

"Non posso, è una follia!"

Mi ripeto mentalmente. Mi strappo i vestiti di dosso, mi sembrano incandescenti, ho bisogno d’aria. Nuda, apro il finestrone ed una ventata d’aria fresca mi colpisce, ma non ne ho sollievo, anzi, indurisce di più i miei capezzoli. Il rumore della pioggia è assordante, non lo sento entrare, ma quando le sue braccia mi cingono i fianchi, sento dentro di me che non desideravo altro. Mi stringe a sé, sento il membro durissimo appoggiarsi al solco delle natiche. Le sue labbra mi baciano il collo, dietro il lobo sinistro, alla base della nuca, è una cosa che mi fa morire di piacere. Alzo la mano sinistra, gli accarezzo la testa, mentre porto la destra dietro di me, afferro decisa il palo durissimo che preme fra le mie natiche. Lo stringo, lo sego, cerco di afferrarlo tutto, ma non riesco a congiungere l’indice con il pollice, ne deduco che ha uno spessore maggiore di quello di Carlo. Le sue mani risalgono i miei fianchi, afferrano decise i seni, stringono i capezzoli fra indice e pollice, mi fa impazzire, sotto sto colando in maniera indecente. Lo vorrei dentro, ma lui, improvvisamente, mi prende in braccio e, delicatamente, mi adagia due passi più in là, sul letto. Mi sale sopra, mi bacia il collo. Scende, afferra un capezzolo, lo succhia, lo morde in un misto di piacere/dolore terribile. Vorrei succhiarlo, ma non me lo consente, anzi, scivola verso il basso, indugia con la lingua sull’ombelico, io spingo in alto il mio corpo: lo voglio! Ma lui continua il gioco estenuante di baci e carezze, che mi portano al limite della sopportazione. Improvvisamente, la sua lingua colpisce decisa il mio durissimo clitoride, poi scende lungo lo spacco, s’insinua fra le grandi labbra, succhia e raccoglie i miei umori copiosi. Un gemito esce dalle mie labbra. Sento dentro di me un orgasmo che non tarderà ad esplodere, manca pochissimo, ancora poco e, quando sto per urlare il mio piacere, lui si solleva di colpo su di me. Appoggia il glande all’apertura fradicia, lo lascia scorrere su e giù, poi di colpo mi penetra in profondità, senza lasciarmi il tempo di rendermene conto. Lo sento sbattere in fondo all’utero. Il suo corpo aderisce perfettamente al mio, l’ho tutto dentro! Di colpo esce e rientra ancor più deciso e forte; mi colpisce di nuovo in fondo. Una doppia scarica di piacere sconvolge il mio cervello, ripete ancora e ancora questo va e vieni, sempre più forte, più veloce: urlo di piacere.

«VENGO! Sì, ora vengo!»

Sconvolta, sollevo le gambe dietro di lui, non voglio che esca. Mi lascia assaporare per un momento l’orgasmo, poi, con maggior impeto, torna a limarmi con un movimento ben cadenzato. Mi sbatte con forza l’addome contro il mio monte di Venere, mi schiaccia il bottoncino con il suo peso ad ogni affondo. Io assecondo i movimenti, lui prende le mie caviglie e le porta in alto, sulle sue spalle. Impazzisco, lo sento entrare con impeto e vigore, mi sconvolge.

«Sì, dai, vengo! VENGO! Vengo...mhmm…»

Sfinita, mi lascio girare.

«Appoggia il viso sul cuscino.»

Mi ordina ed io obbedisco. Mi prende da dietro, lo sento arrivarmi in gola. Mi pompa con più calma, ma sempre infilando tutto il meraviglioso palo di carne rovente, dentro di me. Sento un nuovo orgasmo montare, mi pompa più forte, ho bisogno di respirare, stacco il viso dal cuscino e mi giro. Il sangue mi si gela nelle vene, il respiro si ferma, rischio un infarto: in piedi, accanto al letto, c’è Carlo, nudo, che mi osserva e sorride. Lucio si è fermato, io non so cosa dire, lui s’inginocchia sul letto ed avvicina il suo membro, alla mia faccia.

«Dai, prendilo in bocca, ora godiamo; poi ti spiego.»

Senza aggiungere altro, m’infila il glande fra le labbra. Sbalordita, apro la bocca. Lucio ricomincia a sbattermi da dietro, succhio Carlo che mi tiene la testa fra le mani, mi scopa in bocca. Il piacere riprende a scorrere come il mio sangue nelle vene; avrei mille domande, ma ora è solo tempo di godere. Mi pompano in perfetta sintonia, mi prendono, mi usano a loro piacere. Questa sensazione di esser usata mi eccita, l’orgasmo non tarda a manifestarsi. Urlo con la bocca piena appena riesco a gridare, mentre vengo scossa dal piacere.

Prima di andare avanti…

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