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Erotika
I suoceri, le nuore e i generi. · Cap. 13
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Capitolo 13 di 14 13 min di lettura

Un torto riparato

i voglio! Non so da quanto ti desidero, ma ti voglio!

pennabianca
1 anno fa · 675 letture · 1

«Sì, così! Sì, chiavami ancora più forte! Scopami più forte. Mi stai facendo impazzire! Mi stai letteralmente sfondando!»

Ho avuto un orgasmo incredibile. Ho sentito il mio corpo svuotarsi di ogni energia per restare distesa inerte sul letto. Ero come svuotata. L’orgasmo mi aveva letteralmente tramortita. Lui ha continuato a muoversi lentamente dentro di me e, d'un tratto, mi ha rigirato, trascinandomi su di sé. Mi sono trovata sopra di lui, impalata su quella trave che mi stava letteralmente trapanando il ventre. Lo guardavo mentre lui mi infilzava in verticale ed afferrava i miei seni, strizzandone i capezzoli e facendomi gemere di piacere. Quel misto di dolore/piacere ha, in qualche modo, ridestato i miei sensi e fatto tornare la libidine nel mio corpo, così ho preso a godere ancora di quell’enorme cazzo piantato dentro di me. Ho goduto di un nuovo orgasmo devastante, per poi sdraiarmi su di lui e, dopo averlo baciato, l’ho implorato di godere dentro di me. Lui ha inarcato le gambe, ha preso a sbattermi dal basso, facendomi impazzire ogniqualvolta la punta del suo cazzo arrivava a sbattere contro il collo dell’utero, procurandomi quel misto di dolore che si trasformava in piacere puro. Ho avuto ancora un orgasmo, poi mi ha posto di lato, mi ha sollevato una gamba ed ha preso a sbattermi ancora più forte; poi, dopo avermi guardato negli occhi, ho capito che da lì a breve, sarebbe venuto

«Anna, sto per sborrarti nella figa: adesso ti farò sentire cosa si prova ad esser riempita!»

Era un toro scatenato, che mi dava dei colpi sconvolgenti. L’ho stretto a me quanto più possibile e l’ho implorato di riempirmi.

«Sì, ti voglio! Voglio sentire che vieni dentro di me! Riempimi!»

Un’ondata di calore ha cominciato a riempire il mio ventre, mentre lui continuava a stantuffarmi avanti/indietro, pompando ancora con la sua grossa verga che, ad ogni affondo, faceva schizzare fuori il seme che mi stava iniettando dentro. È stata una scopata con una sborrata incredibile! Sfiniti, siamo rimasti a guardarci un attimo, poi lui mi ha baciato intensamente. Mentre lo guardavo negli occhi, gli ho chiesto chi era che gli aveva raccontato che io ero una puttanella. Lui ha sorriso e mi ha raccontato tutto.

«Ricordi quando Luca è stato promosso dopo il corso per pompiere? Durante la festa, c’erano molte persone che avevano svolto questo lavoro e tu e Luca eravate abbracciati, quando un mio ex collega, di nome Giovanni, mi ha avvicinato e mi ha detto che eri una bella ragazza. Io gli ho sorriso, e gli ho detto che saresti anche diventata mia nuora. Allora lui mi ha guardato e mi ha detto che Luca doveva aver sicuramente una bella dotazione per soddisfare una femmina calda come te. Io mi sono incuriosito e, dopo un po’ di insistenza, lui mi ha raccontato come ti aveva reso donna e ti aveva iniziato ai piaceri del sesso. Non ho detto niente a Luca, ma avendolo visto sotto la doccia più di una volta, ho capito che non avrebbe mai avuto l’attrezzo giusto per soddisfare la tua voglia. Vorrei continuare a scoparti ancora, ma in maniera discreta, senza ferire nessuno.»

L'ho stretto a me, l'ho baciato dicendo che non avrei creato nessun problema, ma che avrei voluto scopare con lui ogniqualvolta se ne fosse presentata l’occasione. Per circa un anno siamo stati amanti discreti ed io, con lui, ho ritrovato il piacere di farmi veramente sbattere da un maschio possente e molto dotato. Poi un giorno, Luca mi ha chiesto di aver un figlio e allora ho pensato che fosse giusto e doveroso interrompere la nostra relazione. Ho smesso di assumere la pillola anticoncezionale e, insieme, abbiamo cominciato a mettere in cantiere un figlio. Nonostante gli sforzi, Luca, dopo tre mesi, non era ancora riuscito a mettermi incinta ed una mattina, mentre insieme a mia suocera eravamo al mercato, in qualche modo lei ha intuito la mia tristezza. Ne abbiamo parlato e lei, scrutandomi negli occhi, mi ha dato un suggerimento che non mi sarei certo aspettata da lei.

«Capisco il tuo desiderio e l’amore che provi per mio figlio, ma, se non è ancora riuscito ad ingravidarti, dovrete trovare una soluzione alternativa.»

L'ho guardata, fingendo di non capire, ma lei, dopo avermi fissato un attimo negli occhi, è stata molto più esplicita.

«Se Luca non è in grado di ingravidarti, dovrai lasciare che lo faccia Carlo. Non credere che non mi sia accorta di come lo guardi e di come lui abbia un comportamento un po’ speciale nei tuoi confronti. Non sono certa che possiate già esser stati a letto insieme, ma, se fosse già accaduto, non te ne farei una colpa. Sono sempre stata gelosa di tutte le altre donne che gli gironzolavano intorno, ma di te non riesco assolutamente ad esserlo. Ti voglio bene come una figlia e, se dovesse esser lui a fecondare il tuo ventre, non ci troverei nulla da ridire. Son sicura che neanche Luca troverebbe nulla da ridire se ne venisse a conoscenza, anche perché, in qualche modo, a mio marito, questo glielo devo.»

L’ho guardata veramente sbalordita. Poi ho cercato di capire meglio.

«Scusami, ma non capisco: cosa significa che glielo devi?»

Lei ha fatto un profondo respiro, poi, guardandomi dritto negli occhi, ha continuato a parlare.

«Glielo devo perché Luca non è suo figlio, ma è figlio di mio padre. Appena sposati, Carlo è stato mandato con i soccorritori del terremoto su, in alta Italia. Prima di partire avevamo fatto delle belle scopate ed ero convinta di esser rimasta incinta, ma dopo una settimana che lui era partito mi son tornate le mestruazioni. Ero delusa e mi son ritrovata a piangere sulla spalla di mio padre. Lui mi ha sorriso e mi ha detto che avremmo potuto anche non dire niente a Carlo circa il mancato concepimento, e rimediare in qualche modo. Senza pensarci due volte, mi sono ritrovata lui fra le cosce che mi ha scopato per una decina di giorni, fin quando non ho poi capito che d'esser pregna. Ecco perché glielo devo. Carlo lo ha sempre saputo che Luca non era suo figlio, ma, in ogni caso, lo ha amato e cresciuto senza nessun limite.»

Ho abbracciato mia suocera e le ho detto che, in qualche modo, ci avrei pensato. Il pomeriggio dello stesso giorno, ho incontrato Carlo e, senza tanti preamboli, gli ho aperto i pantaloni, gli ho tirato fuori il cazzo e mi son fatta scopare. Mentre godevo, lo guardavo dritto negli occhi e gli ho fatto una speciale richiesta.

«Ingravidami! Riempi il mio ventre: finalmente avrai un figlio tutto tuo!»

Mi ha guardato un po’ sorpreso, poi ha preso a pomparmi come un pazzo scatenato, riversandomi dentro l’ingente quantità di sborra che sicuramente avrebbe potuto fecondare dieci donne. Abbiamo ripetuto la stessa cosa per altri giorni, fin quando mi son resa conto che ero gravida. Ero pronta a spiegarlo a Luca e, un pomeriggio che sono uscita prima dal lavoro, appena tornata a casa sono entrata in silenzio: appena però varcato l'ingresso ho sentito dei gemiti provenire dal salone. Mi son avvicinata all’angolo del muro e ho sbirciato oltre la parete. Distesa, a cosce aperte, c’era mia suocera che si stava facendo scopare da mio marito. Mi son eccitata nel vederli chiavare. Mi sono masturbata e, nel momento stesso in cui lui veniva dentro sua madre, anch’io ho avuto un orgasmo: il mio gemito ha rivelato la mia presenza. Si son girati guardandomi con occhi smarriti, stupiti, ma io non ho detto nulla; mi sono avvicinata e, dopo aver accarezzato la fronte di mio marito, mi sono inginocchiata fra le cosce di mia suocera ed ho preso a leccare la sborra che colava dalla sua fica. Lei mi ha sorriso, ci ha abbracciato e tutti e tre ci siamo stretti. La sera, a cena a casa nostra, dopo che tutti e quattro ci eravamo spiegati e chiariti, abbiamo fatto sesso ed è stato sconvolgente. Quella volta ho partorito due gemelli, un maschio ed una femmina; ora sono incinta di nuovo, ma non so se ad ingravidarmi sia stato Carlo o mio marito, perché dopo il parto, appena è stato possibile, hanno preso a scoparmi in doppia nella fica e contemporaneamente. È stata una cosa molto bella, che era nata quasi per caso, ma che in realtà ci rende molto felici, perché così possiamo far a meno di chiederci chi dei due possa avermi ingravidata.

 

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