Mi chiamo Paola, ho 25 anni e da tre sono sposata con Michele, che ha la mia stessa età. Bionda, capelli lunghi, di media statura, fisico sodo, terza di seno e fondoschiena invidiabile: sono considerata una bella ragazza. Prima di conoscere e sposare Michele, abitavo in un’altra città. Lui venne per un concerto ed io lavoravo nel bar vicino allo stadio. Ci siamo conosciuti e da subito lui mi ha corteggiato. Io, all’inizio, non ero molto interessata a stare con lui, anche perché abitava in una città distante alla mia, e poi, diciamocela tutta, ero già una bella puttanella. Il cazzo non mi mancava e ne prendevo tanto, con molta disinvoltura. Mi piaceva sentirmi riempire e poi inondare da una bella mazza e questo, per me, era molto importante. Michele era dolce, simpatico e anche ben messo fra le gambe, ma io ero abituata a scoparmi due maschi quarantenni, che mi sfondavano, a volte anche insieme, e mi lasciavano appagata e distrutta: dopo l'amplesso con loro, per due o tre giorni, restavo assolutamente soddisfatta dalle loro instancabili verghe. Così, tra una cosa e l’altra, ci ritrovammo fidanzati e, dopo circa sei mesi, mi invita a conoscere la sua famiglia. Un po’ titubante ho accettato. Mi ha portato nella sua azienda agricola e lì ho conosciuto Maria, sua madre, una bella donna, molto simpatica e solare, poi Luigi, suo fratello di due anni più giovane e poi Piero, suo padre. Devo riconoscere che, quando quest'ultimo mi ha dato la mano e mi ha guardato dritto negli occhi, mi son sentita scrutata fin nel profondo dell’anima. Un bel maschio, con un bellissimo e divertente carattere, sempre allegro, dalla battuta pronta e, a volte, maliziosa. Abituato a lavorare in campagna, ho subito notato le braccia forti, il fisico tonico, le spalle larghe, grandi mani da lavoratore. Moro, con gli occhi azzurri, capii subito da chi li aveva ereditati Michele, il mio moroso. Ne sono subito rimasta affascinata. Mi sentivo illanguidire, da quanto mi piaceva star in sua compagnia. Così, nel tempo, ho cominciato a frequentare la famiglia durante i soliti pranzi, cene, ricevimenti e fine settimana, in cui mi trasferivo a casa sua. Con Piero vi era sempre un bel rapporto, ma anche con gli altri elementi della famiglia e, una sera, Maria, mia suocera, mi chiese di restare per sempre in quella casa.
«Perché non vi sposate? Qui il posto non manca. Potete ristrutturare la casa adiacente a questa e ricavarne un vostro appartamento. Io e mio marito non vi saremo d’impaccio, perché con Luigi resteremo in questa parte della proprietà e così avrò il piacere di averti sempre in questa casa. Mi piaci molto ed anche gli altri ti vogliono bene, quindi, se tu ne vuoi a mio figlio e a noi, che aspetti?»
Già due giorni prima, ne avevamo parlato io e Michele e anche lui mi aveva chiesto di sposarlo. Inoltre la prospettiva di veder sempre Piero, mi intrigava molto, anche se lui non aveva mai fatto nulla di sconveniente nei miei riguardi, anzi, mi trattava sempre con molto rispetto, mi ha fatto decidere ad accettare. Fu un bel matrimonio. Molti invitati e tanta allegria. Una bella luna di miele, in cui Michele mi ha scopato davvero tanto ed in ogni buco. Con lui ero stata quasi sincera quando mi aveva chiesto di sposarlo, informandolo che mi ero divertita a sufficienza prima di lui, ma che, a partire dal mio fidanzamento con lui, mentendo, ero stata sempre fedele. A lui non era importato più di tanto, anzi mi scopava sempre con ardore e molto piacere. Tornati dal viaggio di nozze, ho iniziato la mia vita con loro e, devo ammettere, si è rivelata subito molto bella. Maria, più che una suocera, è da subito diventata un’amica e complice.
«Ragazza mia, loro sono in tre e maiali, del resto come tutti gli uomini; quindi, se non uniamo le nostre forze, ci sottomettono ed io non voglio!»
Cosi scherzava allegramente, rivolgendosi al resto della famiglia. Ho anche notato che, in più occasioni, qualche scopata extra se la concedeva e lei mi aveva confidato che serviva a render sempre vivo il rapporto con suo marito.
«Piero è troppo dotato. Quando mi scopa, specie in culo, mi resta aperto per due giorni e me lo sento bruciare a lungo. Se mi capita di scopare qualche altro uccelletto, lo faccio perché mi piace sentirlo dietro, ma il suo non lo reggo più!»
Sentire che era anche ben messo, illanguidiva non poco la mia fantasia su di lui. Ero tentata, ma indecisa. Se lui avesse frainteso, ne sarebbe derivato un bel casino ed avrebbe rovinato l’armonia della famiglia, e questo non mi andava per niente di rischiare. Un giorno, Michele, Luigi e Maria erano assenti. Tutti e tre erano andati a scegliere il vestito da sposo per Luigi, che fra due mesi avrebbe convolato a nozze con Lisetta, una bella sgualdrinella, che ho avuto l’impressione non piacesse troppo a Piero. Non mi era chiaro bene il motivo, ma ho notato che, con lei, ha sempre avuto dei modi un po’ burberi. Ero stata in paese a far la spesa per il pranzo del giorno dopo, quando, cioè, sarebbero stati presenti anche i genitori di Lisetta. Quando son tornata, ho trovato la casa avvolta nel silenzio. Faceva caldo ed ho immaginato che Piero potesse essersi trattenuto nei campi. Ho sistemato le cose in frigo e poi mi son ritirata in camera mia. Ho deciso di farmi una doccia, prima di pranzo. Ho preso i vestiti di ricambio e son entrata decisa in bagno. Lì ho trovato Piero, con l'asciugamani in vita e chino, a testa in giù, ad asciugarsi i capelli. Si è sollevato e mi ha visto.
«Scusami, Piero! Non pensavo fossi in casa e che facessi la doccia!»
Ero imbarazzata e non riuscivo a staccar lo sguardo da lui. Aveva il torso nudo, bellissimo, le spalle larghe ed era massiccio, imponente come figura e decisamente tonico. Ho abbassato lo sguardo per non fissarlo, ma son rimasta colpita dalla sagoma del suo pene, che si profilava al di sotto dell'asciugamani: era enorme! Di cazzi ne ho presi e visti tanti, ma credo di non averne mai visto uno così! Si accorse che lo guardavo stupita. Ero inebetita. Non riuscivo né a dir qualcosa né tantomeno a ritornare sui miei passi. Ero lì immobile, che lo fissavo! Lui ha fatto un sorriso e poi se ne è uscito con una delle sue battute.
«Cosa c’è? Non ne hai mai visto uno? Uno, sicuramente sì! Quello di mio figlio, anche se mi risulta che, prima di lui, ne hai sicuramente assaggiati diversi e di diversa misura.»
Ho cercato di replicare.
«Veramente non è proprio la stessa cosa. Voglio dire che, sì, ne ho visti e anche presi, non lo nego, ma come quello che sembra celarsi sotto il telo, no, di sicuro!»
Lui si è girato verso di me ed ha ironizzato ancora.
«Capisco che son vecchio e, quindi, non sono un bello spettacolo!»
L’ho guardato stupita ed ho replicato seria alla sua affermazione.
«Direi proprio il contrario! Sei più giovane tu, di tanti altri giovani che ho conosciuto!»
Lui mi ha fissato, senza aver compreso.
«In che senso? Non capisco?»
Mi son resa conto che ero già un lago fra le cosce e, per non rischiare, non sapendo come avrebbe reagito, ho cercato di tagliar corto.
«Lasciamo perdere! Meglio non trattare certi argomenti! Credo di averti già importunato anche troppo.»
