Mi chiamo Anna, ho 37 anni, sono alta 1.70, lunghi capelli castani, grandi occhi castani. Seno di una bella quarta piena, corpo snello dalla forma sinuosa, culo tondo e sodo al culmine di cosce lunghe e tornite. Sono sposata con Marco, che ha cinque anni più di me. È un bel maschio, alto, biondo con occhi di un azzurro intenso, un po’ di pancetta che a me piace molto, ben dotato: è un ottimo amante a letto. Peccato che, da quando siamo sposati, sta poco nel letto con me. È ingegnere e lavora per una grossa compagnia petrolifera, per cui, spesso, resta per mesi, lontano da casa. Dopo la morte dei miei genitori, ho ereditato la loro villetta, costruita tanti anni fa. Marco ha detto che avrebbe trovato il tempo e il modo di eseguire una profonda ristrutturazione, ma, dopo la sua assunzione, è sempre via ed io devo combattere con continui problemi, una volta con l’impianto idrico, altre volte con quello elettrico e via discorrendo, insomma è un continuo malfunzionamento di cose che non so riparare. Fortunatamente c’è Mario, mio suocero, che però abita a circa mezz’ora da casa mia e, poiché è un ex impresario edile, riesce sempre a sistemare ogni problema. Ma, abitando un po’ distante, di volta in volta che lo chiamo, deve prendere l'auto e correre in mio soccorso. Mario è un bell’uomo. Ha cinquantacinque anni. Alto, spalle, larghe un fisico davvero invidiabile. Occhi azzurri come quelli di mio marito, capelli, ora, tutti bianchi, anche se in gioventù erano biondi; è sempre stato molto disponibile con noi e, con me, in particolare. Vedovo da sei anni, dopo la morte di mia suocera, lui ha venduto la sua azienda edile è si è ritirato dal mondo del lavoro. Saltuariamente, svolge qualche lavoretto, ma lo fa solo ad amici o parenti, cui non sa dir di no. Fin da quando l’ho conosciuto, ho notato che ha sempre avuto una particolare ammirazione per me, cogliendolo ad indugiare con lo sguardo sulle mie tette, che lo hanno sempre affascinato, forse perché, al contrario, mia suocera, buon’anima, di seno non ne aveva per niente; una seconda scarsa e, quindi, il suo interesse per il mio, era più che giustificato. A me non ha mai dato fastidio quel suo interessamento al mio seno, anzi mi ha sempre fatto sentire lusingata; poi, oltre lo sguardo insistente, non ha mai fatto nulla di sconveniente nei miei confronti, evitando galantemente di mettermi a disagio. Inoltre io, per abitudine, raramente indossavo il reggiseno e, spesso, lo sorprendevo a fissare, oltre le tette, le sporgenze offerte dai miei capezzoli, ben evidenti sotto gli abiti indossati. Per circa un semestre, Marco è rimasto via. Poco dopo la sua partenza, sono iniziati i guai con la casa. Quindi, ogni volta che qualcosa aveva bisogno di esser riparato, chiamavo mio suocero e lui provvedeva a riparare qualunque cosa. Era estremamente disponibile e non c'era cosa che non sapesse riparare. Non si è mai lamentato di dover affrontare circa mezz’ora di viaggio per venire a casa mia e sistemare i guasti. Quasi sempre capitava che si trattenesse per cena, per poi tornarsene a casa sua. Un sabato mattina, uscii per andar a fare la spesa e, al ritorno, scopro che la cucina è quasi allagata. Un tubo, sotto il mobile del lavello, era ceduto ed avevo acqua dappertutto. Disperata, l’ho chiamato. «Mario, sono di nuovo nei guai! Ho una perdita sotto il lavandino e non so come rimediare.» Lui, con una calma serafica, mi dice che, per prima cosa, devo chiudere la valvola per l'erogazione dell’acqua ed aspettare il suo arrivo. Ho fatto come mi ha detto e, quando è arrivato, si è subito messo disteso sulla schiena, all'interno del vano sotto il lavandino. Mi son seduta al tavolo della cucina ed ho chiacchierato con lui per tenergli compagnia, mentre lo guardavo lavorare. Potevo vedere solo la metà inferiore del suo corpo, mentre armeggiava con i tubi all'interno del mobiletto e son rimasta un po' sorpresa a ritrovarmi a fissare un certo rigonfiamento nei suoi pantaloni. Era sdraiato sulla schiena, con le gambe leggermente divaricate, ed il suo cazzo, piuttosto consistente, si profilava lungo una gamba dei jeans. Potevo vedere il contorno chiaro della sua asta che premeva contro il tessuto dei pantaloni. Sono rimasta stupita! Era la prima volta che notavo una cosa del genere. Con Marco lontano da tre mesi, l’unico passatempo erotico che mi ero concessa, erano stati una serie di rapidi orgasmi a settimana, con il vibratore personale. Insoddisfatta dal punto di vista sessuale, non mi son stupita più di tanto se mi son soffermata a guardare il suo pacco cosi voluminoso, capendo anche da chi Marco avesse ereditato quella dotazione: tale padre, tale figlio! Ammetto che, al solo dare un'occhiata al grosso pacco di mio suocero, mi stava provocando una certa eccitazione. Quando ha finito di riparare la perdita sotto il lavandino, era molto più tardi del solito ed i suoi vestiti si erano sporcati dato il fatto che il pavimento non era completamente asciutto. Gli ho suggerito di non tornare a casa e passare la notte da me; ha ritenuto che fosse una buona idea. «Perché non vai a farti una doccia e darti una ripulita, mentre io preparo qualcosa da mangiare. È il minimo che posso fare per ringraziarti di esser venuto fin qui, per aggiustare il lavandino. È il minimo che possa fare per sdebitarmi.» Lui mi ha sorriso e mi ha davvero colto di sorpresa, quando ha risposto alla mia proposta. «Chissà, forse il modo migliore per sdebitarti, sarebbe quello di farmi un pompino.» L’ho guardato e son arrossita fino alla radice dei capelli. Fingendo un disagio, che però non avvertivo, gli ho risposto: «Ma che dici, Mario? Da dove o cosa nasce questo tuo desiderio?» Lui si è reso conto di aver azzardato troppo e, con un sorriso timido, guardò le mie tette libere ed i capezzoli turgidi, che premevano sotto la canottiera. «Scusami, Anna. Maria se n'è andata da molto tempo e, ad esser sincero, non vado da nessuna parte. Ogni volta che vengo qui per sistemare qualcosa, non riesco a far a meno di osservare quei tuoi splendidi seni, che sono molto più belli di quelli di Maria. Se potessi avanzare una richiesta, ciò che mi piacerebbe davvero, sarebbe quella di ricevere un bel pompino. Capisco che, così dicendo, appaio ai tuoi occhi come un porco, ma non ho saputo resistere alla tua offerta.» L’ho guardato e non sono riuscita a mostrarmi offesa. Pensare di esser al centro dei suoi desideri, mi ha lusingato non poco, provocandomi un ulteriore rigonfiamento delle mie tette. Mi son portata le mani sul viso, nel tentativo di nascondere il mio finto imbarazzo, poi gli ho sorriso: «Intanto, che ne dici di andare a farti una doccia fredda, mentre io preparo la cena?» Ci abbiamo riso su, facendo in modo da sciogliere l’imbarazzo; poi lui se n'è andato in bagno, mentre io ho preparato una cena veloce, imbandendo la tavola per noi due. Finito di preparare, mi venne la bella idea di lavargli i vestiti, dato che si erano sporcati, nel mentre lavorava al lavandino. Sono scivolata silenziosamente nel bagno per prendere le sue cose ed ho avuto una piccola sorpresa, quando l'ho visto attraverso la parete di vetro della doccia. Era in piedi, sotto il getto della doccia, di profilo rispetto a dove mi trovavo io, con la testa all'indietro, gli occhi chiusi e le mani che strofinavano lo shampoo tra i capelli.
Non potevo credere a quello che vedevo: il suo cazzo era enorme! Non era del tutto duro, ma non era nemmeno flaccido. Un bel cazzone lungo, ma, soprattutto, di notevole spessore! Una cappella larga, tipo fungo porcino, che puntava verso il pavimento della doccia, di fronte a lui. Doveva esser lungo almeno venti centimetri e lo spessore mi ha ricordato quello di Marco. Il cazzo di Mario, però, sembrava esser un po' più lungo ed anche un po' più grosso, sebbene non fosse in completa erezione. Sono rimasta assolutamente ipnotizzata! Non riuscivo a distogliere lo sguardo! Era passato fin troppo tempo dall'ultima volta che avevo tenuto un pene in mano, in bocca o nella vagina. Dio, quanto mi mancava! Solo adesso me ne rendevo conto. Fissavo il suo pene sussultare e vibrare su e giù, mentre continuava a lavarsi i capelli. Poi lo guardai abbassarsi di nuovo e, con un lento movimento, oscillare ancora avanti/indietro, mentre eliminava il sapone dai capelli. Sono rimasta a bocca aperta, quando ho visto cosa ha fatto dopo. Con gli occhi ancora chiusi, ha versato altro shampoo in una delle sue mani ed ha preso ad accarezzare lentamente quel membro, che stava crescendo sempre più. Teneva la base della sua asta con una mano, mentre usava l'altra per scivolare su e giù per tutta la lunghezza del cazzo. Ha preso a strofinare la punta e poi si segava piano, mentre la verga era adesso al massimo della sua erezione. Sono rimasta a bocca aperta, mentre lo guardavo masturbarsi sotto la doccia. Non ci avevo mai pensato prima, ma, porca miseria, era dannatamente provocante. Indossavo un semplice vestito a fiori senza reggiseno ed un minuscolo perizoma. L’indumento era di un cotone sottile, scollato e piuttosto corto, perfetto per le prime giornate e notti calde, di questo inizio d'estate. Inconsciamente, ho messo una mano fra le gambe, ho scostato le mutandine ed ho trovato la mia fica umida. Ho concentrato le dita sul clitoride pulsante ed ho iniziato a massaggiarlo, facendo piccoli cerchi attorno alla punta, mentre mi godevo lo spettacolo che Mario, inconsapevolmente, mi stava offrendo. Mentre mi torturavo il bottoncino con una mano, ho allungato l'altra mano ed ho iniziato a stringermi delicatamente il seno, impastando la carne e tirando i miei capezzoli induriti per l'eccitazione. Non ero sorpresa da quanto fossi eccitata. Guardare Mario farsi una sega sotto la doccia, mi stava sbalordendo. Insistevo, con una mano, a titillarmi tra le gambe e con l'altra, mi accarezzavo le tette, gemendo piano e sicura che lui non potesse sentire, a causa del rumore prodotto dallo scorrere dell'acqua. Un piacere intenso ha pervaso il mio corpo, mentre giocavo con il mio clitoride gonfio e guardavo Mario accarezzarsi la sua spessa verga, ora in perfetta erezione e protesa in tutto il suo splendore. Con gli occhi ancora chiusi, Mario si voltò verso il getto caldo proveniente dal soffione della doccia ed emise un gemito roco, mentre esplodeva nel suo orgasmo. Lunghi schizzi di sperma bianco e cremoso erano finiti su tutto il pavimento della doccia. Vedere il suo sperma schizzare fuori dalla punta del suo cazzo duro, mi ha spinto oltre il limite, facendomi esplodere. Ho percepito un orgasmo intenso, frenetico, attraversarmi tutto il corpo, dal clitoride al capezzolo, lasciandomi senza fiato e facendomi tremare le gambe per il piacere. Con gli occhi spalancati e, fissando avidamente l'enorme erezione di Mario, ho continuato a muovere le dita, strofinandomi il clitoride molto sensibile, fino all’apice del piacere. Dato che Mario non riusciva a sentire i miei lamenti, perché soffocati dal rumore dell'acqua, ho continuato a giocare con il mio clitoride per qualche secondo in più, cercando di ritardare, quanto più possibile, il mio orgasmo. Poi, silenziosamente, ho raccolto i panni sporchi dal pavimento e son scivolata fuori dal bagno, prima che Mario finisse di venire; volevo uscire da lì, prima che aprisse gli occhi. Mentre uscivo dal bagno, ho guardato Mario, che si sporgeva in avanti con entrambe le mani sulla parete della doccia per sostenersi, i suoi occhi erano ancora chiusi, il suo cazzo, semiduro, sporgeva dal suo torso e penzolava liberamente tra le sue gambe. Mi son imposta di staccare gli occhi da quello spettacolo impressionante, che si era consumato nella mia doccia ed ho chiuso silenziosamente la porta dietro di me. Mario ritornò in cucina mentre stavo togliendo il cibo dal frigo. Indossava l'accappatoio di Marco, poiché i suoi panni erano in lavatrice; si sedette al tavolo mentre gli preparavo il piatto per la cena sul bancone dietro di lui. «Mario ho messo i tuoi panni sporchi nella lavatrice: ho pensato che non avresti voluto rimetterli sporchi, dopo la doccia.» Lui mi ha sorriso ed ha annuito. «Sì, ho visto che erano spariti. Ho preso l’accappatoio di Marco da dietro la porta. Spero di non aver fatto un casino.» Io l’ho guardato e gli ho sorriso rassicurandolo. «Nessun problema! In realtà avevo preso quell'accappatoio per Marco, lo scorso Natale, ma non lo ha mai indossato. A lui piace girare nudo, o quasi, per casa.» Abbiamo riso entrambi, mentre io finivo di mettere il cibo in tavola. Appena mi son seduta, lui mi ha fissato e parlato con voce un po’ rammaricata.
