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Erotika
Papà ti amo! · Cap. 8
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Capitolo 8 di 10 10 min di lettura

Non piangere, papà!

Un evento drammatico rivela l’amore fra padre e figlia che li unisce per la vita.

pennabianca
1 anno fa · 491 letture · 0

Mi chiamo Laura, ho 19 anni, sono alta, bionda con gli occhi azzurri. Ho un seno di una bella terza piena, un bel ventre piatto, ed un culetto che sembra attrarre gli sguardi di chi mi vede per strada. Lavoro come impiegata in uno studio di ragioneria. Vivo ancora in casa con mio padre, che è vedovo da oltre sei anni. Dalla morte di mamma, io sono per lui tutta la sua famiglia. Fra di noi c'è un bel rapporto: gli voglio tanto bene. È un bell’uomo, sulla cinquantina, ed ho sperato che si rifacesse una vita, ma lui non ha mai fatto nulla per farmi capire che si era trovato una nuova compagna. È dirigente di un'azienda di trasporti ed abitiamo in una bella villetta singola, posta su una collina che sovrasta la città. D'un tratto, casualmente, si è presentata la svolta nella nostra vita. Lo scorso anno, ero appena tornata a casa dal matrimonio della mia collega e indossavo un vestito blu. Entrai in casa, dopo aver pagato il taxi che mi aveva riportato a casa, in quanto avevo fatto a meno di servirmi dell'amica, cui mi ero accompagnata all'andata, perché ubriaca. Appena entrata, qualcuno mi mise una mano sulla bocca e fui portata nel salone, dove vedo mio padre immobilizzato e picchiato; c'era un uomo, con in mano un bastone, e gli chiedeva dove fossero i soldi. Mio padre continuava a negare che in casa vi fossero soldi o valori. I loschi figuri erano in tre e quello con il bastone sembrava esser il capo. Si gira verso di me, minacciando papà. «O mi dici dov'è il denaro, o uccido tua figlia!» Per render più efficace la sua minaccia, mi si avvicina e dice che ho un buon odore, che sembro carina con i capelli pettinati e ben truccata. Vuole sapere dove sono i soldi e lo ribadisce mettendosi dietro di me. Mio padre insiste nel dire che hanno sbagliato casa «Vi siete sbagliati, in questa casa non abbiamo soldi. Io lavoro come dipendente e lei come segretaria; quanti soldi puoi pensare che potessimo avere in casa? Forse un po' di spiccioli, qualche anello o catenina. Le due ville, poco oltre la nostra, sono abitate da gente molto ricca e lì, di sicuro, avreste trovato ciò che vi interessa.» I tre si guardano in faccia e sembrano non credere alle sue parole. Quello che mi ha immobilizzato, mi punta un coltello al collo e mi taglia appena un po', quel tanto che basta a farmi urlare. Nel sentirmi urlare, mio padre si alza e quello con il bastone lo colpisce di nuovo e gli ordina di non muoversi. Impaurita dal fatto che lo picchia, mi offro di aiutarli.

«Non gli fate del male! Smettetela, per favore; sono disposta a fare qualsiasi cosa. Vi prego!» Il tizio con il bastone mi guarda ed ironizza su quanto da me detto. «Hai capito la piccola? Guarda quanto ti ama! Pur di non vederti soffrire, è disposta a fare qualunque cosa! Ok, dimmi dove sono i tuoi valori e/o preziosi che possano soddisfarmi; così ti lascerò andare.» Stupidamente abbocco. Li porto in camera mia, seguita da tutti gli altri, mio padre compreso. Gli mostro il mio porta gioie, essi lo aprono e si impossessano dei pochi monili d’oro che contiene, che effettivamente sono le uniche cose rimaste di mia madre. Osservano quelle poche cose ed il tizio con il bastone si gira verso di noi. «È poca cosa, non conviene nemmeno portarli via.» Lo guardo e gli dico che appartenevano a mia madre e che, a loro possono non interessare, ma, per noi, hanno un notevole valore affettivo. Il tizio guarda quello che mi tiene e gli dice di lasciarmi andare. Subito corro da mio padre. Papà mi dice che è dispiaciuto a vedermi coinvolta in quella brutta faccenda. Di colpo mi afferrano di nuovo. Il tizio si gira verso mio padre e detta nuove condizioni. «Tua figlia è bellissima, vero? Ti lascio questi pochi monili, ma in cambio dovrete fare tutto quello che vi chiederò e nessuno si farà male. Dai, sollevale il vestito e toglile le mutandine!» Papà ha una reazione più che sdegnosa. «Ma, vaffanculo! Porco! Che cazzo ti sei messo in testa?» Subito il ragazzo mi afferra, ribadendogli quanto ha appena detto. «Fate come dico e nessuno si farà male, altrimenti vi spacco le ossa!» Papà mi guarda, indeciso su cosa fare. Lo guardo con le lacrime agli occhi. «Ti prego, papà; per favore, papà, fallo e basta! Non ti preoccupare, fa quello che vuole.» Resto immobile quando sento le sue mani che salgono sulla mia calza bianca. Deve slacciarmi il reggicalze, per poter togliere le mutandine di seta bianca. Le sfila, le dà ad essi, che le raccolgono e se le mettono in tasca. Sogghignano soddisfatti, poi gli impartiscono un nuovo ordine. «Adesso bacia tua figlia e, poi, dovrai leccarle la fica!» Mi guarda incredulo, spaesato. Io gli sorrido e lo rincuoro. «Non ti fermare, vai avanti. Non pensare a nulla e fai quello che ti chiedono. Dai, ti voglio bene!»

Lui si avvicina a me, le sue labbra toccano le mie. Quelli ci spingono le teste con le mani, affinché il bacio sia completo. Dopo un attimo di incertezza, rispondo al suo bacio. La sensazione era fantastica. Ho sentito crescere l'eccitazione e non potevo impedire al mio corpo di reagire a questa insolita stimolazione. I miei capezzoli si stavano indurendo e mi sentivo umida fra le cosce. Il tizio ordina a papà di fare un’altra cosa. «Voglio che adesso le tolga il vestito. Dev'esser nuda!» Vedo lo sguardo di mio padre, che sembra un misto di dolore/piacere. Non saprei dire quale dei due abbia preso il sopravvento. Sento le mani di mio padre sulla mia schiena, mi aprono la cerniera del vestito che cade per terra. Ora indosso solo un reggiseno blu, calze bianche e reggicalze bianco. Uno di essi prende una sedia dal salotto e mi obbligano a sederci, per poi legarmi. Appena immobilizzata, mi tolgono il reggiseno. Ho i capezzoli duri, sono eccitata ed impaurita, ma loro non mi fanno del male e questo è già un bene. Si rivolgono a mio padre con ironia. «Scommetto che eri preoccupato, quando è uscita stasera, che potesse far sesso. Chissà se ha scopato con qualche bastardello: diamo un'occhiata nella sua borsa.» Prendono la mia borsa, la capovolgono, cade tutto ed essi esaminano il contenuto. «Vediamo cosa abbiamo qui: un paio di mutandine, alcuni preservativi, fazzolettini, un rossetto ed un assorbente.» Poi prende le mutandine, dice che gli sembrano pulite, le annusa ed afferma che hanno odore di pulito. Uno dei due si avvicina a me e mi guarda divertito. «Adesso mi voglio divertire con te, puttanella!» Sono colta dal panico. Cerco di divincolarmi e di non assoggettarmi ai suoi voleri, ma tutto quello che ottengo è che l’atro, quello con il bastone, picchia duro mio padre. Il porco rincara la dose. «Vedi, tesoro, più combatti, più tuo padre viene colpito forte, capisci? Se mi lasci fare, nessuno si farà male. Io mi voglio solo divertire e, stai tranquilla che, alla fine, ne resteremo tutti contenti.» Resto stupita da quelle sue parole e non comprendo bene il significato di quest'ultima affermazione. Con una mano, prende a strofinarmi la fica, si lecca le dita, dopo avermele inserite dentro. È dannatamente bravo e, ben presto, sono molto eccitata. Mentre mi masturba, vedo che l'altro apre i pantaloni a mio padre e gli tira fuori il cazzo.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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