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Erotika
Papà ti amo! · Cap. 5
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Capitolo 5 di 10 21 min di lettura

Scopami papà!

Un fatto avvenuto tanti anni prima rivela una verità che porta la protagonista a scoprire che tutto non è come sembra.

pennabianca
1 anno fa · 597 letture · 0

Bruno è mio padre e costituisce l'intera mia famiglia. Mia madre ha divorziato che avevo quattro anni e, da allora, lui si è sempre preso cura di me. Mi ha fatto da madre, padre, amico, fratello ed ora, che lo guardo con occhi diversi, anche da amante. Lui ha trentanove anni. È un bell’uomo, non troppo alto, ma dal fisico tonico, capelli cortissimi, occhi scuri e mani forti. Ha un’officina meccanica con cinque operai che, nel tempo, sono diventati come fratelli, poiché ho passato tutti i pomeriggi della mia infanzia a studiare dentro l’ufficio di mio padre; poi, crescendo, ho cominciato a fargli da segretaria, prima rispondendo al telefono, in seguito anche ad aiutarlo con la contabilità e, per questo, in seguito ho scelto gli studi di ragioneria. Ora sono all’ultimo anno, devo dare gli esami di maturità. Mi sento molto preparata. Nella vita non ho molti amici, né amiche. Tutta la mia vita è stata con mio padre, a parte la conoscenza delle compagne di scuola, che però hanno sempre tanti impegni con ragazzi e feste, alle quali io, per una certa timidezza, non ho mai voluto partecipare. In sostanza, a diciassette anni, mi ritrovo vergine inesperta ed afflitta da un certo timore ad aprirmi con i ragazzi della mia età. Invece, con Bruno, mi sento sempre a mio agio. Lui è sempre comprensivo e disponibile, calmo. Mi spiega sempre le cose che devo sapere e mi sottrae dalle situazioni difficili, come quella volta che a scuola, tre anni fa, mi vennero per la prima volta le mestruazioni. Lo chiamai terrorizzata con il cellulare dal bagno e gli spiegai che mi usciva sangue “da sotto.” Lui arrivò, diede gli assorbenti ad una bidella, che venne a portameli nel bagno. La sera io ero distrutta, ma lui, dolcemente, mi spiegò tutto quello che c’era da sapere sulle mestruazioni e, visto che stavo malissimo, mi diede il permesso di dormir con lui, nel suo letto matrimoniale, da allora non ne sono più uscita. Fra tutte le persone che lui conosce, ce n’è uno che mi sta molto simpatico: si chiama Augusto. È un ricco industriale, che ha molti veicoli, che regolarmente vengono controllati dalla nostra officina. Ha quarantacinque anni, è un bellissimo uomo, molto curato sia nel fisico che nel vestire. Fra lui e Bruno vi è una fortissima amicizia, si conoscono e rispettano da sempre. Augusto viene molto spesso a trovarci. Lui è sempre molto dolce, gentilissimo, mi fa una discreta corte, che è di mio gradimento e, attraverso lui cerco di far ingelosire Bruno, ma non sembra sortire alcun effetto. Certo non sono una ragazza che passa inosservata per strada. Alta m. 1,85, capelli nerissimi, ocche azzurri, gambe lunghe e ben tornite, seno di una seconda misura, bocca ampia e labbra carnose.

Augusto dice che abbiamo in comune lo stesso colore degli occhi e che, appena sarò diplomata, mi vuole a lavorare nella sua azienda o, se vorrò, mi vorrebbe sposare. Io ci rido di gusto, mi piace, ma è Bruno il mio desiderio: per ora, voglio solo lui. Vivendo a contatto con motori di auto, camion e barche, sì, perché abitiamo in un posto di mare e la nostra officina è munita di un molo dove attraccano anche barche soggette a riparazioni, è stato ovvio per me amare i motori, in specie le moto. Lui ne ha avute tantissime, di belle e potenti, ma, da alcuni anni, ha una preferenza per quelle da "enduro": un tipo di moto che consente sia la circolazione su strada che sullo sterrato, in pratica nel massimo della libertà. Già dallo scorso anno, ho preso il patentino per il motorino e, questo, ha rappresentato per me un buon inizio; mi sento libera in sella e non vedo l’ora di poter avere la patente per la moto. Per quanto riguarda la mia conoscenza sul sesso, l’ho ricavata guardando, di nascosto, alcuni video su internet. Da un po’ di tempo, vedo mio padre come un maschio, un vero e proprio uomo da sedurre. Sentendomi a mio agio con lui, ho deciso che sarà lui il primo ad avere la mia verginità. Da tempo ho preso ad imbastire condizioni per raggiungere questo scopo. Mi vesto sempre più discinta quando siamo in casa, lascio la porta del bagno semiaperta e, la notte, spesso mi sveglio e lo osservo mentre dorme. Lui si è accorto di tutte queste manovre e, spesso, cerca di rimproverarmi. «Giusy, non sei più una bambina: copriti!» E allora io, con tono di sfida, gli rispondo: «Se non sono più una bambina, perché non mi tratti da donna?» Questo gioco va avanti da un bel po’. L’ultima volta ho volutamente lasciato la porta del bagno socchiusa e quando lui è entrato, io sono uscita nuda dalla doccia. «Ma che fai, scusa, non mi ero accorto che…» Le parole gli sono morte in gola, ma il suo sguardo continuava a indugiare sul mio corpo nudo. Mi son avvicinata, gli ho preso una mano e l’ho portata al mio seno; lui l’ha stretto un poco, donandomi un brividio di piacere. «Basta, rivestiti che prendi freddo!» Se n'è andato molto turbato; ho notato la patta dei pantaloni gonfiarsi. Sabato prossimo sarà il mio compleanno, lui mi ha detto che devo munirmi di un vestito molto elegante. «Ti voglio bellissima. Ti porto a cena al Vecchio Maniero.»

Questo locale è il più elegante che c’è nell’entroterra e ci andiamo sempre in occasioni speciali. Decido di andare in un centro commerciale, dove conto di trovare un vestito adatto allo scopo e mentre sto curiosando fra le vetrine, mi sento chiamare, mi giro e riconosco la nostra vicepreside. «Dolcissima Giusy, che ci fai qui?» La guardo e rispondo un poco sorpresa. «Signora vice preside.» Lei mi corregge. «Flavia, è così che mi chiamo e tu puoi chiamarmi sempre così.» La guardo: è proprio una bella donna. Sui quarantacinque ben portati, non sposata. Alta come me, ma ha il seno decisamente più grande, forse di una quarta abbondante. Capelli biondo naturale, ha gli occhi insolitamente scuri, che le danno un particolare fascino. Gli spiego cosa cerco, lei mi dice che c’è un solo posto dove andare. «Vieni con me, ci andiamo insieme!» Mi piace. È una donna energica, decisa e, a scuola, tutti la rispettano, anche il preside ha difficoltà a mettersi contro di lei. Entriamo insieme in un negozio che ancora non avevo mai visitato. Prendiamo più di tre capi e ci infiliamo insieme dentro un camerino. «Dai, spogliati che vediamo come ti stanno.» Io inizio a spogliarmi, provo uno, poi l’altro e solo alla fine ne troviamo uno che mi piace. Un vestito nero, elasticizzato che mi fascia il corpo come una seconda pelle. Flavia è dietro di me nel camerino, mi ha aiutato a indossare tutti i capi che ho provato. Le sue mani mi hanno toccato, sfiorato, lisciato ogni parte del corpo, tanto che, alla fine, mi sento stranamente eccitata; lei finge indifferenza e, quando provo l’ultimo capo, mi dice: «Questo non serve!» Con una mossa fulminea mi slaccia il reggiseno e, da dietro, infila le braccia sotto le mie ascelle, le sue mani afferrano e tirano via l’indumento, i suoi pollici sfiorano i miei capezzoli, regalandomi un brivido di puro piacere. La guardo, i nostri occhi si incontrano per un attimo. Mi sento eccitata, i miei capezzoli sono esposti, duri, sento lei appoggiarsi a me. Il contatto con il suo seno mi fa tremare di un piacere sconosciuto. «Aspetta, manca ancora un dettaglio.»

Esce dal camerino e, poco dopo, torna con due paia di sandali: uno ha il tacco altissimo, quasi proibitivo, mentre l’altro è di circa dieci centimetri e sembrano perfetti per il vestito che ho scelto. Lei mi osserva, poi mi dice di girarmi, si abbassa. «Neanche queste servono.» Con una mossa a sorpresa mi alza il vestito fino ai fianchi e, velocemente, mi abbassa le mutandine. La mia fica si ritrova proprio davanti a lei, che la osserva con occhi lucidi. Ora mi osservo nello specchio. L’immagine mi soddisfa. Mi trovo decisamente bella. Lei mi tira in alto i capelli e il mio collo slanciato sente le sue labbra che, quasi a baciarlo, sussurrano: «Sei stupenda, vorrei esser un maschio: ti farei una corte pazzesca.» Sorrido divertita. Due sere dopo, Bruno mi vede uscire dal bagno così vestita, il suo stupore mi dà grande soddisfazione. «Accidenti, quanto sei bella! Lo sei come, e forse più, di tua madre.» Io lo guardo divertita. Durante il tragitto tengo le gambe accavallate, lui ha una bella visione delle mie cosce, vedo gonfiarsi i suoi pantaloni all’altezza del pube, si sta eccitando e questo mi piace tantissimo. Il ristorante è un vecchio casale molto bello. Sorge su di uno sperone di roccia a strapiombo sul letto del fiume, che scorre sotto verso il mare. Ha un bellissimo giardino estivo con tavoli separati dalle piante di edera, un posto veramente molto chic. Noi lo attraversiamo diretti al nostro tavolo, quando sento chiamare Bruno, ci giriamo e vedo Augusto che viene direttamente verso di noi. «Ma questa bellissima fanciulla è…?!» Le parole gli muoiono in gola. «Accidenti, ma sei bellissima! Da togliere il fiato!» Io gli sorrido, lui elegantissimo mi fa quasi il baciamano e ci chiede per quale speciale ricorrenza siamo lì. Quando scopre che è il mio diciottesimo compleanno, insiste affinché ci sediamo a tavola con lui, che è solo. Fa una telefonata e poi ci viene servita una cena eccezionale. Sembra quasi che sia tutto combinato. Cibo buonissimo, vini speciali, poi, verso la fine, arriva un ragazzo che mi porta un bellissimo mazzo di rose rosse. «Sai, ho improvvisato, e questo è il minimo che ho potuto fare per omaggiare la tua bellezza.»

Prima di andare avanti…

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